
LUCA STEFFENONI:
"PRESUNTO COLPEVOLE"
LA
FOBIA DEL SESSO
E
I TROPPI CASI DI MALAGIUSTIZIA
IN
TUTTE LE LIBRERIE
DAL 18 SETTEMBRE 2009
Com’è nata l’emergenza pedofilia?
Come può il Tribunale per i minori togliere
due fratellini alla propria famiglia solo a causa di un disegno
sconcio trovato sotto il banco? Come si diffonde un contagio
psicotico che fa vedere orchi e stupratori ovunque, alimenta
teoremi giudiziari privi di qualsiasi riscontro, causa la
condanna di centinaia d’imputati a pene detentive abnormi,
giungendo dopo anni ad una tardiva assoluzione? Cos’è successo
nelle tante scuole nelle quali incolpevoli insegnanti sono messi
alla pubblica gogna con il marchio infame del pedofilo salvo poi
risultare del tutto estranei ai fatti? Come spiegare l’inferno
familiare nel quale seicento padri separati vengono denunciati
ogni anno per violenze sessuali sui propri figli solo in seguito
a rapporti conflittuali con l’ex moglie?
Un’inchiesta sulla via italiana alla
lotta alla pedofilia, lastricata di errori giudiziari, paure
furbescamente alimentate, dati falsi, ideologie preconfezionate,
conflitti d’interesse e finanziamenti a pioggia che sostengono
l’esistenza di vere e proprie lobby antiabuso.
Un sistema processuale viziato da forzature
di ogni tipo nel quale tanto è possibile che un colpevole sfugga
alla pena, quanto che un innocente sia condannato.
Come l’allarme pedofilia si è trasformato in
un gigantesco business sulla pelle dei bambini.
Un libro di storie drammatiche e di casi
giudiziari che hanno gettato nella disperazione famiglie intere
alla luce di un sistema che ha perso di vista il proprio
obiettivo per diventare persecutore di quei bambini che finge di
tutelare.
Un punto di riferimento giuridico e pratico
per tutti coloro che vivono al contatto con minori, perché c’è
una sola certezza: può capitare a ciascuno di noi!
Recensione del libro “Presunto
colpevole” a cura del quotidiano LIBERO
18
settembre 2009
Come ti creo il mostro
Interessi economici, giustizia malata, vendette, psicosi.
Cosi funziona la macchina che inventa i genitori pedofili
LUCIA ESPOSITO
Può capitare a chiunque di svegliarsi e scoprire di essere
diventato un mostro. Succede che un giorno, all’improvviso,
tutto quello che avevi fino alla sera prima –la famiglia, gli
amici, il lavoro– si trasforma in un grande buco nero che ti
ingoia e ti cancella. Non esisti più. L’accusa di aver molestato
un minore è più di una condanna penale. E una sentenza di morte.
Il criminologo Luca Steffenoni ha scritto un libro (“Presunto
colpevole”, edito da Chiarelettere) che tutti – insegnanti,
giudici, psicologi e genitori – dovrebbero leggere per cambiare
prospettiva e vedere cosa c’ è dietro l’allarme pedofilia.
Un libro che squarcia il silenzio e parla dell’interesse
economico mascherato dall’ amore per i più piccoli di molte
associazioni. Enti. Istituti ed esperti. Ci sono bambini
strappati alle famiglie che diventano adulti negli orfanotrofi,
un sistema giudiziario che non funziona, insegnanti che
finiscono in carcere vittime di psicosi collettive, uomini
sbattuti in cella solo sulla base di perizie psicologiche.
E perfino di sogni. Com’è successo a don Giorgio Carli,
condannato a sette anni e sette mesi dalla Corte d’appello di
Bolzano dopo un processo basato sull’ attività onirica della
donna che lo aveva denunciato. Incriminato perché uno
psicoterapeuta aveva interpretato i sogni della vittima. Ci sono
tante storie cominciate con un’accusa di molestie sessuale,
continuate con una condanna e terminate con un’assoluzione
troppo spesso tardiva. Vite annientate.
Basta poco per far scattare una denuncia. Salvatore Lucanto ha
passato due anni e mezzo in carcere per aver violentato la
figlia e la cugina. Poi è stato assolto. L’accusa, che si basava
sui disegni fatti dalla figlia davanti alla psicologa, cadde
quando divennero chiari i metodi utilizzati per ottenere le
prove: «La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e
chiamarlo pisello», aveva dichiarato la bambina all’uscita
dell’audizione protetta. Un altro imputato è riuscito a salvarsi
da un’accusa rivelatasi falsa solo perché aveva avuto l’idea
originale di farsi tatuare il pene con un’immagine che la
presunta abusata non ha saputo descrivere.
La situazione peggiora quando, nel ’96, cambia la legge sulla
violenza sessuale e viene introdotta una norma che disciplina
gli atti (come le molestie e tutte quelle azioni in cui non c’è
contatto genitale) che rischiavano di restare esclusi dal reato
di violenza. ‘Ma è atto sessuale lasciare in mutande i bimbi che
si sono bagnati durante una festa? Fare il bidet ai figli?
Osservare le parti intime se necessitano di cure? Fare la doccia
con il proprio bimbo? «Eppure», scrive Steffenoni, «tutti questi
fatti sono entrati nei processi come sintomo di abuso e ritenuti
spesso sufficienti a giustificare condanne o l’allontanamento
dei piccoli dai propri genitori». Nei processi si parte dal
presupposto che i bambini raccontano sempre la verità, ma spesso
le loro testimonianze sono confuse e condizionate dalle domande
degli psicologi che stanno sempre più assumendo il ruolo di
poliziotti. Il criminologo parte da un dato: ogni anno
arrivano 5 mila denunce da parte di scuole, centri d’ascolto,
servizi sociali e Asl. I casi concreti sono 845. Significa che
una buona fetta delle segnalazioni si rivelano se non false,
almeno fantasiose. Sovente frutto di psicosi o di vendette
contro l’ex coniuge. Chi viene accusato ha poche possibilità di
difesa e il processo ha quasi sempre un esito scontato. È
l’accusato che deve dimostrare la propria innocenza, non
l’accusa che deve portare elementi certi. Meglio essere
arrestati per omicidio: l’indulto si applica a chi uccide un
bimbo ma non a chi è accusato di averlo palpeggiato.
Sullo sfondo di “Presunto colpevole”, tutte le storie di bimbi
sottratti, di papà ingiustamente condannati, c’è l’inquietante
cornice entro cui si muovono i procedimenti giudiziari per abusi
sessuali: il cosiddetto “sistema antiabusi”, un mondo
autoreferenziale, fatto di consulenti, psicologi, esperti.
Spesso improvvisati, centri di assistenza ai quali compete la
prima e anche l’ultima parola nei procedimenti giudiziari. Ci
sono tra i 26mila e i 28mila bambini che vivono negli istituti
fino alla maggiore età. Strappati alle famiglie per mille cause:
perfino l’indigenza di genitori affettuosi e premurosi diventa
un buon motivo per portare via i piccoli. Stato, Regioni,
Province e Comuni danno finanziamenti per circa 200 euro al
giorno per ogni bimbo. Per un totale di 1898 milioni di euro
all’anno. Ogni bimbo in istituto costa 75mila euro all’anno.
Siamo sicuri che questi istituti facciano solo sempre
l’interesse dei piccolini?
Recensione del libro “Presunto
colpevole” a cura del settimanale VANITY FAIR
23
settembre 2009
di
Valentina Colosimo
ABUSI SUI MINORI
ATTENTI AL PUPO: C’E’ LA PSICOSI
PEDOFILIA
Dopo il caso dell’italiano accusato di molestie alla figlia in
Brasile, il criminologo Luca Steffenoni spiega perché, do noi,
appena uno denuncia su cinque risulto fondata. E perché, spesso,
dietro ci sono solo vendette personali.
Il caso non è ancora chiuso, ma l’imprenditore di Guidonia
arrestato in Brasile con l’accusa di molestie alla figlia di
otto anni, per un bacio sulla bocca, è .stato infine rilasciato
dalle autorità. «Errori simili sono all’ordine del giorno. Ma
più della notizia mi ha colpito un’altra cosa: in un sondaggio
del Tg5, il 20 per cento degli italiani sosteneva che un bacio
sulla bocca di un genitore a un bambino è sintomo di abuso.
Siamo alla psicosi». E quanto sostiene il criminologo Luca
Steffenoni, 48 anni, che sulla malagiustizia nei casi di abusi
su minori ha scritto il libro-denuncia Presunto colpevole,
da poco uscito in libreria.
Quanti errori giudiziari sono stati fatti, in Italia?
«È impossibile dare dei numeri. Posso solo dire che su 5mila
denunce che ogni anno vengono fatte, sono meno di mille quelle
che hanno un minimo di credibilità. E su queste, nel1’85% dei
casi si tratta di padri separati denunciati dalle ex mogli. Il
sospetto è che più che una battaglia contro la pedofilia, ci
siano in ballo vicende di vendette personali»,
Come si fa allora a individuare le vere violenze?
«Purtroppo il sistema è così malato che, se da una parte c’è la
psicosi, dall’altra c’è il silenzio. Nelle scuole, per esempio,
spesso gli insegnanti preferiscono tacere per il timore di
mandare nelle pesti una persona di cui hanno solo un sospetto».
Nel libro parla di presunzione di «colpevolezza», anziché di
«innocenza». Che cosa intende?
«I processi di abusi su minori non seguono la procedura
processuale classica: non è più il pm che, attraverso le prove,
dimostra la colpevolezza dell’imputato, ma è il genitore che
deve dimostrare di essere innocente. E tra mille difficoltà».
Quali, per esempio?
«Spesso si decidono le sentenze solo sulla base di quanto
dichiarano i bambini, che possono essere vittime di pressioni.
Non solo: il processo è “subappaltato” all’esterno, a tecnici,
alle case di accoglienza, agli psicologi, che spesso hanno
conflitti di interesse. A uno psicologo che vuole continuare
a lavorare per i tribunali, magari, conviene sostenere ciò che
il pm vuole sentirsi dire …».
Come uscire da questa situazione?
«C’è un solo modo: tornare al procedimento processuale classico,
che si basa sulla coincidenza delle prove».
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