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Viviamo in un’epoca ipertecnologica e frenetica, dove è
richiesto sempre meno lo sforzo di esercitare il pensiero
critico. Siamo tutti sedotti dal fascino delle tecnologie,
condizionati dalle culture del sospetto, del dominio, del
controllo. del possesso, dell’insicurezza, con tutte le
complicazioni, subculturali o patologiche. che da ciò derivano:
difficoltà ad immaginare il proprio futuro, vecchie e nuove
fobie, ansia, stress, paranoia, vuoto di sé. stupidità
divagante.
Intere generazioni si sono ormai abituate a ricorrere all’uso
del telecomando, sempre a portata di mano, dove lo sforzo più
critico del pensiero è quello d’indovinare qual è il bottone
giusto da pigiare. Giovani, il cui linguaggio, influenzato dai
mass media. dai video games e dalle crisi interpersonali,
è sempre più sintetico, freddo, sganciato dalla realtà reale e
persino dalla semantica e dalla sintassi.
La semiotica pone questo inquietante interrogativo: i giovani,
nel futuro prossimo. riusciranno a pensare in modo autonomo per
più di 30 secondi, l'equivalente della durata di uno spot?
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