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LA SVOLTA DEL VATICANO

 

 

Pubblichiamo con doveroso rispetto l’articolo che annuncia la presa di posizione del Vaticano contro quei sacerdoti che si macchiano di quel infamante reato che è la violenza sessuale sui minori, con una presa di posizione a livello ecclesiastico mediante la scomunica e successivamente assicurandoli alla giustizia ordinaria.

Questo sarà, ci auguriamo, la fine dei continui attacchi indiscriminati ai componenti della chiesa e non solo, con la speranza che la Giustizia persegua chi realmente si macchia del reato di pedofilia, purché le prove siano certe, concrete e non suffragate da inferenze giuridiche ad personam.

Oggi, purtroppo, dobbiamo assistere a condanne di innocenti fondate su basi irrazionali e contro ogni disciplina scientifica, per il solo fatto che vi è la presunzione che i minori sono sempre credibili e attendibili e le madri hanno le capacità di leggere nella mente del proprio figlio distinguendo la verità dalla menzogna.

Una cosa è certa, prima dell’entrata in vigore della legge sulla violenza sessuali minorile (66/96), le Istituzioni non si permettevano di denudare una bambina in Tribunale durante una audizione, i consulenti tecnici non si facevano toccare l’organo genitale, le dichiarazioni delle adolescenti, in merito a determinati gesti dei loro insegnanti, venivano valutati con grande dovizia, così come un racconto di una penetrazione anale in una pubblica piazza trovava riscontro solo dopo aver fugato ogni fantasia o visione di un film gay da parte della presunta vittima.

Se ad oggi è questo il clima, ben vengano anche le iniziative ecclesiastiche unitamente a quelle civili per far luce sugli innumerevoli veri o falsi abusi che costantemente si concretizzano da un semplice pregiudizio, o dall’orientamento della Giustizia che la suggestione consente di ottenere maggiori riscontri, che una denuncia per abusi - anche quando risulta infondata - non è perseguibile, o quando un minore non viene interrogato o non parla le dichiarazioni de relato (madre e parenti) sono una prova storica (Relazione Sinatra).

È altresì auspicabile che d’ora in poi tutti coloro che si cimentano nel procurare un continuo allarme sociale e odio fra la collettività, siano essi componenti di forze politiche, associazioni e blog, cessino di alimentare psicosi collettive e si impegnino a colmare la propria conoscenza scientifica.

Anche trent’anni fa i genitori dicevano ai propri figli di non accettare caramelle dagli estranei o quando un adulto si avvicinava che non era conosciuto gli si invitava ad allontanarsi, oppure un parente che aveva l’abitudine di comportamenti inusuali i genitori intervenivano, senza creare forme pedofilofobiche.

Quanto esposto non deve essere interpretato né in un senso né nell’altro, ma semplicemente nel considerare che i falsi abusi sono più devastanti di quelli veri e il buonsenso giova di più di ogni altra azione.

 

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LA REPUBBLICA

del 12 gennaio 2010 a cura di Orazio La Rocca

 

Preti pedofili, la svolta del Vaticano

"Se casi certi, sì a giustizia ordinaria"

 

CITTA' DEL VATICANO

Sui preti che si macchiano del "gravissimo crimine" della pedofilia, in Vaticano è scattata l'ora della svolta. D'ora in poi oltre ad essere sottoposti al giudizio delle leggi ecclesiastiche, saranno consegnati anche ai tribunali civili per essere giudicati e condannati dopo un regolare processo. Per i preti pedofili, quindi, oltre alle pene ecclesiastiche - vale a dire immediata riduzione allo stato laicale e scomunica dalla Chiesa cattolica - saranno comminate anche le punizioni previste dai Codici penali ordinari.

L'annuncio è stato dato ieri, dal cardinale prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Cláudio Hummes, il "ministro" vaticano incaricato da Benedetto XVI di intervenire "con la massima severità" nei confronti di quei sacerdoti che, tradendo il loro ruolo, vengono ritenuti colpevoli di violenze sessuali nei confronti dei minori che frequentano le loro parrocchie, come purtroppo è accaduto in diverse diocesi, specialmente negli Usa e nell'Irlanda del Nord.

Papa Ratzinger l'11 dicembre scorso, ricevendo in Vaticano i vertici della Chiesa irlandese, aveva preannunciato chiaramente che sui preti pedofili non ci sarebbe stata nessuna tolleranza. La conferma di tale proposito arriva ora - ad un mese esatto da quella drammatica udienza - dal cardinale Hummes attraverso una intervista all'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

"La dolorosa vicenda irlandese - per la quale tra l'altro alcuni vescovi si sono assunti le loro responsabilità e si sono fatti da parte - non può essere riferita a tutto il ministero episcopale", afferma il porporato in un passaggio di un'intervista al giornale pontificio. "I vescovi sono buoni padri per i loro sacerdoti. Certo, esistono alcune situazioni disdicevoli, ma sono molto limitate. Si tratta purtroppo di situazioni legate alla condizione umana. E' quanto accaduto in Irlanda. Un fatto dolorosissimo che colpisce prima di tutto, è vero, le vittime, ma ferisce anche profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo - conclude il cardinale Hummes - anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria". Al di là della prudente analisi fatta dal cardinale su un fenomeno tanto grave e sconvolgente come i casi di pedofilia tra i preti, è un fatto che per la prima volta un "ministro" della Santa Sede evoca per questi reati il ricorso alla giustizia ordinaria.

"Provo rabbia e vergogna; sono profondamente colpito, turbato e addolorato: chi ha sbagliato pagherà", aveva detto Benedetto XVI ricevendo a dicembre in Vaticano i vertici della Chiesa irlandesi per analizzare il Rapporto Murphy, l'inchiesta-choc fatta dal governo dell'Irlanda del Nord sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti della diocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Trenta anni di violenze compiute da 46 preti ai danni di centinaia di bambini. Dopo la pubblicazione del Rapporto, nei giorni scorsi sono stati costretti alle dimissioni due vescovi irlandesi accusati di omesso controllo sui casi di pedofilia denunziati nelle loro diocesi. Altre dimissioni per analoghi motivi potrebbero essere decise dal cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e dall'arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, i due più importanti prelati cattolici irlandesi a cui il Papa ha affidato il gravoso compito di fare "pulizia" tra i preti corrotti e di rilanciare la comunità cattolica del loro Paese. Un obiettivo che sarà oggetto anche di una prossima lettera ad hoc che lo stesso Benedetto XVI invierà ai vescovi irlandesi prossimamente. In attesa della lettera papale, nel frattempo il Vaticano ha aperto ai preti pedofili "colpevoli" anche la strada dei tribunali civili. Non è poco. Anche se forse ci si poteva arrivare prima.