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Blog- Il Messaggero

del 25 febbraio 2010 a cura di Corrado Giustiniani

 I NUOVI ITALIANI

 

Spose-bambine, una balla inventata dai giornali

 

Nota del Centro Falsi abusi:

In questi ultimi anni, e in particolare in questi periodi, siamo sommersi di notizie inerenti la pedofilia, in cui molte sono prive di fondamento scientifico e documentale.

In particolare alcune associazioni e blog si accaniscono nel ricercare attraverso il mondo mediatico notizie che riportano casi di pedofilia, senza avere un minimo di discernimento se la notizia possa essere fondata, oppure leggere una sentenza senza comprenderne i fatti e gli errori giudiziari. Questo perché hanno compreso che molta gente si limita a leggere i titoli e viene avvolta dalla fobia o dalla psicosi nel credere che il fatto sia vero.

Di recente un presidente di associazione (Onlus) ha sostenuto, in una pubblica trasmissione televisiva, che il corpo di un bambino o un suo comportamento è sinonimo di abuso, inducendo gli ascoltatori a credere che è un sintomo scientifico, quando, in realtà, il mondo accademico e la stessa Cassazione hanno affermato che è un fattore “aspecifico”.

Questo gli ha consentito di scagliarsi contro tutto e tutti, anche se molte volte i suoi scritti sono stati smentiti da altri blog, ma lui ha compreso che questo, grazie a una rete televisiva che cercava uno scoop mediatico, era l’unico mezzo per generare, eventualmente, un processo di pedofilofobia, incurante dei risvolti negativi che un simile messaggio può provocare.

Ecco dunque che l’articolo in calce conferma quanto da noi sostenuto già da molto tempo, che con i bambini si possono creare delle lobby di interesse economico, in cui tutti possono trarre dei vantaggi diretti o indiretti.

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L'articolo

Fa male riconoscere che non sempre noi giornalisti onoriamo il nostro mestiere. Non sempre è anzi un eufemismo, perché fretta, approssimazione, superficialità sono una minaccia quotidiana. Ed è grave che la deriva coinvolga ampiamente i giornali cartacei, che al contrario dovrebbero reagire con una maggiore offerta di qualità per difendere la propria esistenza da un destino tecnologico che li vede soccombenti.

Ci siamo già occupati di balle e montature varie, nella tematica che investe questo blog. Smontando, ad esempio, la leggenda popolare secondo la quale i nomadi rubano i bambini: un'indagine dell'Università di Verona ha analizzato 40 casi in cui gli zingari sono stati accusati di tale reato: in nessuno di questi si è giunti alla condanna. Ripeto adesso ciò che scrissi allora: non si sostiene qui che i rom siano immuni dal reato di furto in genere, ci mancherebbe altro. Ma è una totale montatura che siano ladri di bambini. Degli zingari la gente pensa tutto il male del mondo, e i giornalisti, trattando superficialmente una vicenda, non fanno altro che aumentare pregiudizi e fobie.

Ma, nel caso delle spose-bambine, i giornali possono fare addirittura di peggio: non amplificare, cioé, un pregiudizio, ma costruirlo di sana pianta. Così, l'Osservatorio nazionale sui minori presso il ministero del Lavoro è dovuto intervenire la settimana scorsa, per smentire che il fenomeno sia in crescita: «I casi accertati di matrimoni che coinvolgono minorenni nel nostro paese erano 156 al 2007, e non 2 mila, come rilanciato da più parti».

Poiché al Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, che rielabora dati Istat, risultavano, nel 1993, 1.562 nozze con il coinvolgimento di “under 18”, ecco che il fenomeno è in regresso, non in crescita, e la scoperta che nel nostro paese vivrebbero minorenni straniere costrette al matrimonio combinato, è in realtà un'autentica bufala. In particolare, vengono tirate le orecchie all'autorevole Corriere della Sera, che il 20 gennaio scorso ha dedicato al tema un'inchiesta di due pagine, citando dati pubblicati dall'altro autorevole quotidiano La Repubblica quasi un anno fa, e attribuendoli invece al Centro nazionale.

Ma la personalizzazione delle testate ha un'importanza relativa: come detto, se il modello è quello del giornalismo fast-food, l'errore capita a tutti. Un «Osservatorio contro le bufale» finanziato magari dall'Ordine dei giornalisti, sarebbe a questo punto quanto mai opportuno, se vogliamo salvaguardare una professione, la sua credibilità e il suo peso nel funzionamento della democrazia del nostro paese.