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Corriere della Sera del 4 febbraio Violentano ragazzina,
puniti i genitori.
Pagheranno 450 mila euro.
I giudici: «Non hanno educato i figli ai sentimenti»
MILANO
— Le colpe dei figli adolescenti devono ricadere sui
padri e sulle madri, fino a schiacciare il portafoglio
dei genitori sotto il peso di maxi-risarcimenti civili? Sì, perché le
sopraffazioni sessuali compiute dai loro figli sulle ragazze testimoniano che i
genitori non hanno trasmesso quella «educazione dei sentimenti e delle emozioni
che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro»; e non hanno
badato a che «il processo di crescita» dei loro figli «avvenisse nel segno del
rispetto dei sentimenti, dei desideri e del corpo dell’altra/o». Su questa
base il Tribunale civile di Milano, chiamato a esprimersi sulla vicenda di una
12enne più volte violentata dal 2001 al 2003
da ragazzini di appena 2-3 anni più grandi di lei, in un contesto di famiglie
italiane assolutamente "normali" e residenti nel centro di Milano, ha condannato
i genitori degli adolescenti a versarle quasi 450.000 euro di risarcimento. Non
tanto per non averli ben vigilati, quanto per non aver dato loro una «educazione
dei sentimenti e delle emozioni» nel rapporto con le ragazze. L’educazione dei
figli, premette il giudice della X sezione civile Bianca Di questa
educazione, «che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro,
non vi è traccia nel comportamento dei minori» violentatori.
Lo dimostra proprio il loro racconto dei fatti: «asettico, con parole non
espressive di emotività, usando per la ragazza espressioni che evidenziano come
nessuna considerazione vi fosse per la persona. Però gli stessi ragazzi, una
volta sollecitati a riflettere sull’impatto della loro condotta sulla coetanea,
hanno mostrato barlumi di consapevolezza e di empatia, mettendo in gioco anche
qualche emozione, a conferma dell’importanza di un’educazione anche dei
sentimenti». In chiave autoliberatoria, i genitori hanno provato a valorizzare
in Tribunale «il rispetto dell’orario di rientro a casa, i buoni o sufficienti
risultati scolastici, l’educazione nel rispetto delle persone e dei valori
cristiani propri della cultura occidentale, l’avvenuta frequentazione delle
lezioni di educazione sessuale a scuola, il fatto che prima di questi fatti
alcuni dei ragazzi non avessero dimostrato particolare interesse verso il genere
femminile». Ma per il
Tribunale queste sono tutte «circostanze generiche» e «comunque non idonee a
contrastare l’evidente carenza
o inefficacia di un’educazione al rispetto dell’altro, all’attenzione ai
sentimenti e desideri altrui». I ripetuti e prolungati abusi, insiste infatti il
giudice, «sono tali da rendere palese che, se messaggi educativi vi sono stati,
non sono stati adeguati o non sono stati assimilati, sicché deve ritenersi che
da parte dei genitori non sia stata prestata dovuta attenzione all’avvenuta
assimilazione da parte dei figli dei valori trasmessi. E in particolare,
trattandosi di figli preadolescenti o adolescenti, non è stata dedicata cura
particolare, tanto più doverosa in presenza di opposti segnali provenienti da
una diffusa cultura di mercificazione dei corpi, a verificare che il processo di
crescita avvenisse nel segno del rispetto del corpo dell’altra/o». Perciò tutti
i genitori sono condannati a risarcire in solido la ragazzina vittima dei loro
figli, per la quale gli avvocati Giuseppe Alaimo,
Luca Boneschi, Alessandra Merenda e Anna Grazia Sommaruga ottengono danni anche
per «i turbamenti psichici» legati alla «consapevolezza di essere stata lesa
nell’inviolabile diritto alla libertà sessuale», causa poi dell’«abbandono
scolastico» che «ha comportato una riduzione di possibilità nel lavoro». E, tra
i genitori dei figli violentatori, a pagare dovranno essere pure i padri
separati, perché «il legislatore riconosce al coniuge non affidatario non solo
il diritto, ma anche il dovere di vigilare sull’educazione del figlio». |