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L'EX PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO

DI ROMA  SALVATORE VECCHIONE INDAGATO PER ABUSI SESSUALI SULLA NIPOTE

 

 

 

 

Premessa

 

È interessante osservare come in questa vicenda la notizia sia trapelata solo dopo un anno circa dai presunti fatti, mentre in altri casi la cronaca è contestuale all’inizio delle indagini o all’arresto. Si evince, quindi, ancora una volta, che il rango sociale ha la sua importanza. Infatti i quotidiani che hanno riportato la notizia sono stati ben pochi, così come le associazioni e blog, che si ergono a difesa delle vittime di abuso sessuale, non si sono pronunciati.

La notizia è sfuggita al controllo perché è impossibile mantenere “la bocca cucita” dinanzi a un incidente probatorio, avvenuto, badiamo bene, quasi un anno dopo dai presunti eventi. In quest’arco di tempo, la scienza psicologica ci conforta sul fatto che per un minore di quella età, e non solo per lui, i ricordi possono essere modificati sia nel bene che nel male. Questo significa che i racconti dell’incidente probatorio sono divenuti neutri e privi di veridicità, in conseguenza degli innumerevoli interrogatori che la minore può aver subito sia dai genitori sia dagli operatori dei servizi sociali. Certamente, stante le poche notizie che sono filtrate dai giornali, riteniamo che queste siano insufficienti per ricostruire un quadro probatorio per una prova irrefutabile.

Tale situazione si verifica perché non vi sono regole o protocolli che impongano di raccogliere le prime dichiarazioni in un arco temporale molto breve (massimo una decade dalla denuncia), attraverso lo strumento dell’incidente probatorio.

Molto dipende dal modo in cui la bambina è stata intervistata dagli attori che ne sono venuti in contatto, in particolare se vi è stata audizione protetta o meno da parte degli inquirenti, perché la fase più critica, circa la veridicità dei fatti, sta proprio nel periodo intercorrente tra la denuncia e la richiesta dell’istituto dell’incidente probatorio.

Per di più non va dimenticato che nell’orientamento dell’ordine giudiziario, espresso in due relazioni presentate al C.S.M del novembre 2007 e marzo 2010 nella formazione e aggiornamento dei membri togati, vi è la tendenza a ritenere la suggestione un mezzo per ottenere maggiori riscontri nel racconto del minore, senza considerare che non vi sono regole che inibiscono o limitino tale azione. Allora ben si comprende come sia facile alterare i ricordi di un infante sostituendoli con altri che si presumono siano accaduti, il tutto associato al fatto che la condiscendenza del minore nei confronti dell’adulto è particolarmente elevata quando l’intervistatore si finge “l’uomo buono”.

Rimanendo pur sempre nell’ambito della formazione e contrapponendovi la memoria difensiva dell’indagato che manifesta l’intento calunniatore della mamma della piccola, si osserva che durante i lavori del 2007 è stato ribadito che il denunciante non deve temere denunce per calunnia in caso di infondatezza della notizia di reato o per aver dichiarato quanto appreso dal bambino.

Inoltre, importantissime si palesano le dichiarazioni de relato di coloro che hanno raccolto le confidenze della vittima.

Con questo non si vuole assolutamente difendere nessuno e tanto meno parteggiare per l’una o l’altra causa, ma sottolineare che fino a quando non vi sarà una norma che regolamenti il comportamento di tutti quanti partecipino alla tutela dell’infanzia, gli atti procedurali saranno inquinati con modalità improprie e non attinenti alla realtà fattuale.

Oltre a queste osservazioni, dobbiamo aggiungere altri aspetti inferenziali/giurisprudenziali che si aggiungono alle diverse teorie psicologiche estremiste o folli, come per esempio quello per cui ogni disagio è la retrospettiva di un abuso subito, che degenera in sofferenze e traumi permanenti.

Nessuno dubita che un abuso sessuale non possa avere delle ripercussioni future; allo stesso modo non si può sostenere che tutti siano avvolti da effetti collaterali. Questo è un dato di fatto scientificamente dimostrato, per cui è irragionevole sostenere una linea disfattista quando non si hanno le prove, ovvero rifarsi su alcuni casi, giungendo alla conclusione che tutte le violazioni sono alla mercé di future patologie, soprattutto traendo inferenze su profili clinici e non forensi.

Quello che qui ci preme osservare e che i giornali hanno riportato una dichiarazione della madre interessante e strategica: “Alla mamma, qualche ora dopo, aveva raccontato di palpeggiamenti nelle parti intime, che le avevano causato dolore”.

A tal proposito sembra opportuno richiamare due sentenze emesse dalla Corte d’Appello di Torino, una nel 2007 e l’altra il 17 gennaio 2008 e confermate dalla Cassazione, in merito alle dichiarazioni di una madre, in particolare l’ultima che recita:

Il pilastro portante del quadro probatorio, il filo conduttore, il collante, l’elemento unificate di tutti gli elementi indiziari raccolti è indubbiamente rappresentato dalle dichiarazioni dei familiari dei bambini.

[…]

Sul piano della credibilità soggettiva, unicamente ad altre considerazioni, s’è fatto leva su un dato logico e psicologico fondamentale, e cioè sulla già sottolineata capacità del genitore o del familiare stretto di «leggere» nell’animo e nella mente del bambino e di capire perfettamente quando egli dica la verità o la menzogna e quando simuli o provi autenticamente una certa emozione.

Se nella realtà si è consapevoli che la legge è uguale per tutti, non v’è alcun dubbio che la dichiarazione de relato è una prova irrefutabile, indipendentemente che la bambina abbia o meno fatto ammissioni, così come è avvenuto per gli imputati dei casi Torino (Scuola materna G. Bovetti e l’Istruttore di nuovo).

Tuttavia non possiamo soprassedere alla logica razionale della genuinità delle dichiarazioni della minore che si confonde e si sovrappone con quelle della fonte che ha ricevuto le dichiarazioni, nonché con il modo con cui sono state assunte ed ottenute le rilevazioni della piccola.

Altro aspetto interessante è l’arrossamento nelle parti intime della bambina, rilevato dagli operatori del nosocomio del Bambin Gesù.

In merito è opportuno osservare che sovente si è portati a fare delle associazioni in funzione dei nostri schemi mentali, che ci riflettono e condizionano la nostra esistenza. Ad esempio la vista di un martello viene associa al chiodo. La stessa cosa accade per l’arrossamento delle parti intime (aldilà che le cause possono essere diverse); se l’approccio è condizionato da un dubbio, più o meno sospettoso, non v’è interesse a considerare altri motivi, specie se l’ambiente esterno è già per se stesso impregnato da psicosi afferenti la pedofilia.

È sufficiente rammentare che già nel caso “Il mostro innocente di Roma” (pag 276 del libro di Federica Sciarelli che racconta la storia di Girolimoni del 1927), in occasione di un presunto abuso, i medici repertarono, già allora, che la minore era affetta da escoriazioni e arrossamenti, come se fosse stata succhiata e morsa nelle parti intime.

Non da ultimo, sarebbe interessante poter fare la "Scomposizione della testimonianza" (Incidente probatorio) utilizzando la videoregistrazione, per valutare le modalità di intervista, i condizionamenti psicologici e la gestualità di tutti gli attori. In effetti, le ricerche condotte su diversi casi esaminati di presunto abuso, ci confortano nel sostenere che, nella maggioranza dei casi, l’incidente probatorio altro non è che una riconferma di quanto già contenuto negli atti delle indagini preliminari, e le domande poste al minore seguono un canovaccio che non sono certamente allineate alle regole psicologiche del libero racconto. ۩

Stante il personaggio coinvolto, sarebbe interessante effettuare una scomposizione in fermo immagini per valutare l’ascolto della minore, rilevando gli atteggiamenti, le suggestioni, le domande, le posture, i lineamenti facciali e quant’altro possibile, in relazione alle conoscenze scientifiche psicologiche e agli orientamenti giurisprudenziali.

Non v’è dubbio che stante le poche ma significative notizie riportate dai quotidiani, per di più poste a raffronto con casi analoghi, gli indizi dell’arrossamento delle parti intime e la dichiarazione de relato sarebbero, forse, insufficienti per propendere verso una serena responsabilità.

Per altro verso, però, non si deve sottacere che dinanzi a casi di separazioni dei coniugi e alla psicosi dell’estrema tutela dell’infanzia, le denuncie e gli interventi d’ufficio sono suffragati da generici indizi, che nella maggioranza dei casi si rilevano dei falsi abusi.

Ci si è avvalsi di questa breve esposizione per dimostrare che un evento, come questo, può risolversi in un senso o nell’altro, in cui nella prima ipotesi un innocente subisce una carcerazione e nell’atro vi è un soggetto libero che può perpetrare i suoi intenti.

Inoltre, non si nasconde che vi è la sensazione, che stante l’assenza di protocolli nell’ascolto del minore a garantire un giusto ed equo processo, ci siano, anche, molte associazioni, mass-media, operatori del diritto e della psicologia che contribuiscono ad alimentare l’emulazione di falsi positivi.

A conclusione di quanto esposto possiamo dire con tutta tranquillità che sarebbe utile che il legislatore promulgasse delle norme a tutela di un giusto processo, senza violare i diritti dell’uomo, visto e considerato che chiunque e con semplicità, perché questo caso insegna, può essere denunciato e condannato.

Li, 3 luglio 2010 

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 IL MESSAGGERO.IT

del 24 giugno 2010 di Massimo Martinelli

 

 

Roma, l'ex pg Vecchione indagato

per atti sessuali su una bimba di 6 anni

 

 

 

ROMA - Dicono che quando gli è arrivato il fascicolo sul tavolo, il procuratore di Roma Giovanni Ferrara abbia preso carta e penna per evocare la ultratrentennale amicizia con l’indagato e abbia chiesto alla Procura Generale di astenersi. Dicono che lo stesso riverente imbarazzo lo abbiano provato alla Procura Generale, anche se alla fine hanno deciso di spedire l’incartamento a Perugia.

Perché all’epoca dei fatti contestati l’indagato era una toga della capitale. Forse la più potente di Roma: Salvatore Vecchione, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello e, prima ancora, capo della Procura della Repubblica di Piazzale Clodio. Ad iscrivere il suo nome nel registro indagati a Perugia sono stati il procuratore facente funzioni Federico Centrone e il sostituto ”anziano” Giuliano Mignini. Che poi è quello che ha condotto l’indagine su questa vicenda delicatissima, che vista l’età delle persone coinvolte può essere raccontata solo con moltissime cautele e qualche obbligata omissione.

L’ipotesi sulla quale si indaga è che l’ormai ex procuratore Vecchione (in pensione dallo scorso settembre) abbia compiuto atti sessuali su una bambina di sei anni. Gli episodi sui quali la procura di Perugia sta cercando di fare luce si sarebbero verificati nell’arco di alcuni mesi, fino allo scorso settembre. La bambina è figlia di una coppia che aveva una frequentazione assidua con la famiglia Vecchione; e il tenore dei rapporti era tale da consentire che molto spesso la piccola restasse sola con l’ex alto magistrato.

Proprio ieri, a Roma, nei locali protetti della Questura di San Vitale, si è svolta un’udienza forse importante per il prosieguo dell’indagine: il pm Giuliano Mignini e il gip Paolo Micheli sono venuti da Perugia per ascoltare con il rito dell’incidente probatorio la testimonianza della piccola. Oltre ad esperti in psicologia infantile, all’udienza hanno partecipato anche la mamma della bambina accompagnata dal suo legale, Francesco Caroleo Grimaldi, e il difensore di fiducia di Salvatore Vecchione, l’avvocato Giuseppe La Greca. Su quello che è accaduto nel corso dell’udienza è calato il segreto investigativo; anche l’avvocato Caroleo Grimaldi, che rappresenta gli interessi dalla bambina e della sua famiglia, si è trincerato dietro il più assoluto riserbo, limitandosi soltanto a confermare la pendenza del procedimento penale. Impossibile, invece, rintracciare l’avvocato Giuseppe La Greca, seppure informato indirettamente attraverso una sua collaboratrice.

Il procedimento è stato aperto d’ufficio, dopo l’invio a settembre scorso di un rapporto alla Procura di Roma che raccontava gli esiti di una visita effettuata sulla bambina all’ospedale Bambin Gesù. Le circostanze precise le ha raccontate la mamma della piccola nel corso di un interrogatorio reso al pm Mignini alcune settimane dopo quel controllo in ospedale. La donna riferì di aver notato già in passato che l’ex magistrato proponeva alla piccola giochi che comportavano contatti fisici che potevano essere equivocati. E che ne aveva parlato con il marito e con i suoi genitori. Fino a che, in quel giorno di settembre, dopo aver trascorso alcune ore in casa dell’ex magistrato, la bambina fu riconsegnata piangente alla madre. Più tardi, tornata nella sua abitazione, la piccola avrebbe fatto riferimento ad alcuni toccamenti che le provocavano dolore nelle parti intime. Di qui la decisione di condurla in ospedale, dove le furono riscontrati arrossamenti ma nessuna lacerazione. Nel corso dell’interrogatorio la mamma della piccola ha preferito non sporgere querela, lasciando che l’indagine facesse il proprio corso in maniera autonoma.

Da parte sua, l’ex Pg Vecchione ha inviato ai pm inquirenti alcune memorie difensive in cui respinge categoricamente tutte le accusa, addebitandole all’intento calunniatore della mamma della piccola. Secondo Vecchione, all’origine della vicenda ci sarebbe un rancore personale nei suoi confronti da parte della madre della bambina e da parte della sua famiglia. E anche la facile impressionabilità della piccola che soffrirebbe per la sua movimentata situazione familiare.

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Il Giornale.it

del 25 giugno 2010 di Diana Alfieri

 

 

 

Indagato per abusi sulla nipote l’ex PG di Roma che

“si difende: Tutte falsità di tensioni familiari”.

Un intero sistema che adesso sembra in “corto circuito”.

 

 

Ad accusarlo la madre della piccola che all’epoca aveva cinque anni. Ma Vecchione si difende: “Tutte falsità frutto di tensioni familiari”. I medici avrebbero rilevato degli arrossamenti nelle parti intime della bimba.

 

Presunti abusi sessuali nei confronti di una bambina di sei anni. Salvatore Vecchione, ex procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, e ancora prima al vertice della Procura della Repubblica di piazzale Clodio, è stato iscritto sa Perugia nel registro degli indagati dal procuratore facente funzioni Federico Centrone e dal sostituto “anziano” Giuliano Mignini.

Il fascicolo è stato spedito in Umbria perché il procuratore di Roma Giovanni Ferrara non se l’è sentita di procedere nei confronti dell’ex pg, in pensione da settembre, al quale è legato da trentennale amicizia.

Vecchione, inoltre, all’epoca dei fatti che gli vengono contestati, non era solo in servizio, ma era ancora una delle toghe più potenti della capitale. L’ipotesi sulla quale si indaga, dopo un esposto della madre della bambina, sua nipote, è che l’ex pg abbia compiuto atti sessuali sulla piccola.

La procura di Perugia deve far luce su alcuni episodi, iniziati nel dicembre 2007 e finiti nel settembre 2009, quando la nipote che aveva cinque anni e mezzo, su iniziativa della madre, è stata visitata dai medici dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che hanno rilevato arrossamenti nelle parti intime ma nessuna lacerazione.

Il referto medico, finito prima in Procura a Roma e quindi a Perugia, è stato supportato dalle parole della parente della bambina. Al pm Mignini ha raccontato che i rapporti con l’ex magistrato erano tali da consentire che spesso la nipote restasse sola con lui. Ma in più di una circostanza la donna aveva notato che Vecchione faceva giochi equivoci, che comportavano contatto fisico con la piccola. Tali, da spingerla a parlarne con il marito, dal quale era separata, e con i suoi genitori. L’ultimo fatto, quello che ha dato il via alle indagini, sarebbe avvenuto a settembre quando la figlia, dopo aver passato qualche ora con i coniugi Vecchione, era tornata a casa in lacrime.

Alla mamma, qualche ora dopo, aveva raccontato di palpeggiamenti nelle parti intime, che le avevano causato dolore.

E due giorni fa nei locali protetti della questura romana si è svolto l’incidente probatorio.

I pm di Perugia, alla presenza di esperti in psicologia, hanno ascoltato la piccola. In aula erano presenti anche l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, che rappresenta la bambina nel procedimento, e l’avvocato Giuseppe La Greca, legale dell’ex pg., Vecchione nega ogni responsabilità e parla di una vicenda «falsa e frutto di tensioni familiari».

Nelle scorse settimane ha inviato ai pm inquirenti alcune memorie difensive, nelle quali respingeva tutte le accuse addebitandole a un intento calunniatorio della mamma della piccola e dei suoi genitori.

L’avvocato La Greca, invece, ha sottolineato che l’episodio in questione sarebbe avvenuto intorno alle ore 14 del 27 settembre 2009 in una utilitaria nel percorso tra Roma e l’aeroporto di Fiumicino. Difficile, quindi, credere che possa essere accaduto qualcosa, anche perché Vecchione non era solo con la bambina. «Fuorviante è anche l’affermazione secondo cui il procedimento sarebbe dovuto a un’iniziativa del Bambino Gesù - aggiunge l’avvocato -. Trattasi invece di insistite iniziative della madre della bambina, causate dalla condizione personale e psicologica della donna. Una perizia psichiatrica disposta dall’autorità giudiziaria di Perugia ha, tra l’altro, sostenuto che sussistono dinamiche di sollecitazione psicologica da parte della madre in merito a quanto raccontato dalla figlia». Motivo per il quale l’ex pg ha denunciato per calunnia la donna. «La madre della bambina persegue l’unico fine dell’accertamento della verità - taglia corto l’avvocato Grimaldi - e la vicenda non è nata da una denuncia della mia assistita, ma da segnalazione dell’ospedale».