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Il Giornale.it del 12
aprile Medici contro
giudici: spietati e senso unico Le toghe rifiutano per sé la responsabilità civile, ma sono
inflessibili con le altre professioni. Il duello dopo una sentenza della
Cassazione proprio sulla responsabilità professionale dei camici bianchi Roma - Chirurghi
contro giudici. I magistrati alzano le barricate sulla questione della
responsabilità civile per la propria categoria, dicono i camici bianchi, ma poi
mettono sotto accusa quella dei medici senza tenere conto della specificità di
questa professione. I chirurghi scendono in guerra e minacciano lo sciopero dopo
la sentenza della Cassazione che ha condannato per omicidio colposo tre
operatori dell’ospedale San Giovanni di Roma. Il team aveva operato una malata
terminale deceduta poi in seguito all’intervento stesso. Intervento
espressamente richiesto dalla paziente. Per Pietro Forestieri,
presidente del Collegio Italiano dei chirurghi (Cic), si tratta di una «sentenza
schizofrenica che ribalta di fatto il valore del consenso informato». Ai
giudici, per i quali in questo caso sono stati violati i principi del codice
deontologico che vieta qualsiasi forma di accanimento terapeutico, Forestieri fa
notare che si è «ancora fermi al Codice Rocco del ’30 e non si è mai proceduto
ad una definizione dell’atto medico, evidenziandone la specificità». Forestieri sottolinea come
ci sia stata «una giusta insurrezione contro la colpevolezza del giudice,
riconoscendone la delicatezza del ruolo e la necessità della serenità di
giudizio» osservando che per la categoria dei magistrati «si è ben notato il
pericolo di una giustizia difensiva». Peccato però che non ci sia
stata la stessa attenzione per i medici. «Molti giudici hanno trovato spazio nei
media per spiegare la bontà delle loro tesi - osserva Forestieri - cosa che a
noi chirurghi è sempre stata pervicacemente negata». E Forestieri illustra la
differenza di trattamento. «I rappresentanti dei magistrati sono stati ricevuti
dal presidente della Repubblica invece i chirurghi non hanno mai avuto la
possibilità di una interlocuzione ufficiale con le istituzioni - denuncia il
medico - rivendichiamo di svolgere una professione che riveste un’importanza
pari a quella dei giudici e ci aspetteremmo un’eguale considerazione da parte
delle istituzioni dei media e dei cittadini». Anche Rodolfo Vincenti, presidente dei Chirurghi ospedalieri, Acoi, critica la sentenza e osserva che nella sua esperienza molti dei suoi pazienti sono ancora vivi anche perché non si è astenuto «dal tentare l’impossibile» |