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La Repubblica

del 8 giugno 2011 a cura di Angelo Aquaro

 

Texas: "Fossa comune con 30 morti"

Poi la smentita: era solo un falso allarme

 

 

Premessa del Centro falsi abusi

Questo è uno dei tanti articoli che crea una psicosi collettiva e uno sgomento generale quando si parla di bambini scomparsi o di pedofilia. Sarebbe demagogico pensare che queste cose non accadano, purtroppo anche queste vicende sono una componente della nostra esistenza, ed è squallido che tanti che si dichiarano persone di buon senso si adoperino a creare un procurato allarme sociale pur di ottenere visibilità e un interesse economico dalla diffusione di notizie false o tendenziose. È sufficiente rammentare, per esempio, che il fenomeno della pedofilia fino a qualche anno fa non destava alcun allarme, solo dopo la proclamazione di una legge in difesa dei minori e una sperequazione di risorse finanziarie ha assunto una dimensione sproporzionata, tale per cui oggigiorno la libertà individuale è compromessa da una semplice dichiarazione di una madre che affermi che il suo piccolo le avrebbe riferito che “un giorno…” per scatenare la caccia a dei colpevoli. E stante l’orientamento filosofico della giustizia sulle dichiarazioni “de relato”, secondo la quale sostiene che una genitrice ha le capacità di leggere nella mente del proprio figlio e distinguere la verità dalla menzogna, un qualsiasi soggetto, da un istante all’altro, si ritrova con la libertà compromessa e/o violentato da chi lo dovrebbe difendere.

Se poi associano alle informazioni infondate dei media, dichiarazioni di soggetti appartenenti ad associazioni (Onlus) o trasmissioni televisive che cercano solo audience, divulgando notizie altrettanto tendenziose che la pedofilia è strettamente legata alle sette, senza la pur minima conoscenza della storia settaria, il supporto di ricerche scientifiche e la raccolta di dati statistici ufficiali, il gioco è bello che confezionato. Allora sorge spontanea la domanda, leggendo l’articolo in calce, ma noi veramente difendiamo l’infanzia o è un mezzo strumentale per raggiungere i nostri personali interessi? Non siamo esseri spregevoli quando ci proclamiamo difensori delle vittime di pedofilia e nel contempo perdoniamo e difendiamo coloro che hanno ammesso la detenzione di materiale pedopornografico? Non siamo disdicevoli quando ci arroghiamo il diritto di sentenziare che un minore è stato violentato sessualmente senza prove irrefutabili? Non siamo meschini quando dalla nostra posizione autoritaria ci plagiamo di essere dei moralizzatori della società utilizzando inferenze illogiche, poste a motivazione di sentenze di condanna o assoluzione?

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L'annuncio del macabro ritrovamento dei corpi di 30 bambini smembrati e sepolti fa tremare al pensiero del Killer Clown, che 40 anni fa uccise 33 ragazzini. Poi il dietrofront delle autorità: "Nessun ritrovamento, era una pista falsa"

                                                                                                                                  Le auto della polizia sul luogo del presunto ritrovamento

 

NEW YORK - Il fantasma di John Wayne Gacy, il “Killer Clown” che quarant'anni fa violentò, uccise e seppellì nel giardino di casa 33 poveri ragazzini è tornato prepotentemente ad affacciarsi nella notte d'America. Decine e decine di cadaveri ritrovati in un cimitero in una fossa vicino a una casa di Hardin, Liberty County, nel cuore del cuore del Texas. Questa, almeno, la notizia che era stata lanciata da una tv locale. “Sono più di trenta i corpi finora ritrovati, molti bambini”. Una notizia agghiacciante rimbalzata di media in media e finita anche sul sito del New York Times.

Una scena dell'orrore che si sarebbe presentata agli uomini dello sceriffo di Liberty County accorsi in quell'abitazione all'incrocio delle County Roads 2048 e 2049: improvvisamente richiamati da una misteriosissima fonte che aveva segretamente avvertito di affacciarsi in quell'angolo di campagna.

Ad aggiungere mistero al mistero la testimonianza di una ragazza. Avrebbe 16 anni e direbbe di aver lasciato da appena una settimana quella casa che adesso già sembra maledetta. Tra gli occupanti ci sarebbe stata una sua amica che lì viveva con il fidanzato. Ma in quella casa ci sarebbero stati anche altri occupanti che avrebbero resistito agli agenti che chiedevano di ispezionare la zona. Sarebbero stati chiamati sul posto anche gli agenti federali.

Ma a una conferenza stampa prima lo sceriffo nega il ritrovamento dei cadaveri: “Non abbiamo nessuna prova, stiamo continuando a cercare”. Poi arriva la conferma definitiva da parte del giudice della contea di Liberty, Craig McNair. Era un falso allarme, come è stato possibile?

Dal momento in cui è stata diffusa la notizia, per ore si sono susseguite voci contrastanti: secondo l'Houston Chronicle l'invito a cercare i cadaveri sepolti sarebbe arrivato da una specie di veggente. Un'altra testimonianza avrebbe parlato di sangue ritrovato su una porta dell'abitazione. A un certo punto è saltato fuori anche il nome di un tizio, Joe Bankson, uno dei proprietari della casa. “Non ho ucciso nessuno - ha provato a scherzare Joe - e malgrado abbia anche un sacco di amici non ho aiutato mai nessuno a seppellire cadaveri”.

La ricerca è proseguita in un'altra intersezione di strade: uno di quelle migliaia di 'crossroads' - secondo la tradizione frequentati dal diavolo - che hanno fatto la storia dei misteri del Sud. "Cercate all'incrocio tra Hull e Diasetta". Una quindicina di poliziotti si sono lanciati fin lì: le telecamere delle tv a riprendere la scena. Anche qui, però, nulla.

Sospiro di sollievo? Il fantasma di John Wayne Gace fa troppo paura per essere rimosso: quel clown buono e famoso per le sue iniziative di carità che nascondeva quel segreto incredibile dietro la sua abitazione. Nulla deve essere lasciato intentato: non si può vivere con il sospetto dell'orrore. Anche quando a dare l'allarme è un veggente dalla vista fortunatamente mica tanto lunga.