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 Panorama

1 ottobre 2009

«COSI’ MI VENDO A SCUOLA»

di Alessandra Calderoni

Caterina ha 17 anni e ha avuto problemi con l’alcol. E anche con il sesso: si è prostituita con alcuni coetanei. Un comportamento le con un termine freddo e chirurgico si definisce microprostituzione. Gli esperti usano per indicare un fenomeno nuovo e riguarda gli adolescenti: vendere prestazioni sessuali ad altri coetanei in cambio di denaro o beni materiali. In Italia i protagonisti sono soprattutto ragazze e ragazzi italiani, minorenni, di estrazione sociale medio-alta. I loro contratti a base di sesso si consumano a scuola, specialmente nei licei delle grandi città. La microprostituzione non è organizzata né gestita da un racket, non prevede sfruttamento, non riguarda soggetti stranieri e non si rivolge una clientela adulta  E’ roba da ragazzi, insomma. I grandi, soprattutto genitori, sono letteralmente tagliati fuori e non sospettano nulla.

Luca Bernardo, pediatra, direttore del dipartimento materno e infantile dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, che contiene il primo centro di ascolto per adolescenti nell’ambito di un nosocomio pubblico, si è imbattuto in 12 casi in meno di un anno. «Quattro ragazze e otto ragazzi, di età compresa tra 15 e 17 anni. Tra le ragazze, una 1’abbiamo persa perché il padre si è opposto al trattamento psicologico, le altre tre hanno intrapreso un percorso di riabilitazione. I maschi invece sono tutti clienti di ragazzine coetanee. I numeri, bassi, non devono trarre in inganno. Nessuno dei 12 adolescenti conosceva gli altri, erano tutti di scuole diverse e tutti conoscevano altri ragazzi o ragazze coinvolte in sex affair scolastici. Questo significa che la moda del sesso a pagamento è già , piuttosto diffusa e di sicuro è sommersa, visto che nessuno dei teenager che ho incontrato è arrivato al Fatebenefratelli per questioni di sesso, ma per altri problemi: alcol, droga o episodi di bullismo».

A livello internazionale la microprostituzione è osservata ma ancora non studiata a fondo. I clinici ipotizzano un 1-4 per cento di adolescenti coinvolti. Uno studio svedese del 2007, basato su un campione di 4.339 studenti del terzo anno delle superiori, rileva che 1’1 per cento delle femmine ha venduto prestazioni in cambio di soldi, e che ben 1’1,8 per cento dei maschi coetanei ha fatto lo stesso. Una ricerca americana svolta nel 2006, invece, riguarda un campione di 13.294 studenti americani: il 3,5 per cento riferiva di avere fatto sesso per ottenere denaro o droga. E anche in questo caso i due terzi erano maschi.

L’analisi della microprostituzione in Italia è appena cominciata, dunque. Per capire meglio e da vicino come funziona, a quali disagi si unisce, quali problemi innesca, Panorama ha intervistato Caterina e Vittorio, una ragazza protagonista di alcuni episodi di microprostituzione e suo padre.

 

IL SESSO CORRE SUL WEB

 Adolescenti - Il rapporto con il loro corpo è sempre più distaccato. Ci sono quelle che si spogliano a tariffa sul telefonino. Quelli che si passano film porno a 12 anni e quelli che si portano in classe le Barbie per masturbarsi in gruppo.

 di Alessandra Calderoni

Durante l’adolescenza il sesso gioca un ruolo fondamentale: la corsa verso l’età adulta comincia con la pubertà, con 1’esplosione dei caratteri sessuali e della modificazione sensibile del corpo. La microprostituzione sembra uno dei tanti modi che certi giovanissimi di questo momento storico utilizzano per esprimere il proprio adattamento al mondo, per prendere possesso della loro esistenza. Certo non è il modo giusto, ma una corretta lettura della realtà non può evitare di constatare che sta avvenendo ovunque. All’estero, come dimostrano alcune ricerche il fenomeno è conosciuto. Ma non è l’unico: c’è il sexting (cioè sex più texting), l’abitudine di scattarsi e scambiarsi foto soft e hard con il telefonino. Un recente sondaggio del mensile Topgirl ha rivelato che più di una ragazzina su quattro lo ha praticato in Italia.

E poi le webcam girl, ragazze che vendono sesso digitale via pc a clienti che pagano con soldi reali; il fast porn, cioè la pornografia gratuita, studiata da appositi (e cliccatissimi) siti per poter essere guardata e condivisa attraverso cellulari e palmari. Il sesso insomma è diventato smodato, onnipervasivo, fine a se stesso.

Salvatore, 39 anni, è un impiegato statale. «L’anno scorso mio figlio era in quinta elementare. Ho controllato il suo cellulare e vi ho trovato più di una decina di video porno, la maggior parte dei quali disgustosi, con donne e animali. Gli ho chiesto come li avesse avuti, mi ha detto che lui e i suoi amici se li scambiavano a scuola e negli spogliatoi della squadra di calcio via bluetooth. I video si erano diffusi rapidamente a più di 30 bambini, il più grande dei quali aveva 12 anni»,

E rimasta parecchio sorpresa anche Patrizia Fea, 40 anni, insegnante, quando una madre separata, sui 45, insegnante pure lei, «mi ha confidato di aver trovato una Barbie nello zainetto scolastico del figlio di 10 anni. Quando gli ha chiesto cosa se ne facesse, lui le ha candidamente spiegato che tutti i suoi compagni di quinta ne avevano una e che durante la ricreazione facevano a gara a chi si eccitava prima e di più con la bambola».

Gli adolescenti discutono spesso di fotografie sui forum online: la tecnologia a basso prezzo e la condivisione sui social network ha reso l’immagine il vero volano del confronto a distanza fra teenager. Il loro corpo è sempre più fatto di pixel e sempre meno di carne. Fotografano tutto e si fotografano di continuo, postando centinaia di file sui loro profili, con un narcisismo del tutto sconosciuto ai genitori.

C’è chi ritiene naturale girare video piccanti nell’ambito della coppia, chi non si fiderebbe mai, chi se ne infischia se finiscono in rete, chi li mette apposta. Barbara, per esempio, oggi 22enne, torinese, racconta: «Sono stata con un ragazzo per 5 anni. Verso i 17 ho cominciato a scattare qualche foto piccante al mio corpo col telefonino e a mandargliela via mms. Lui riceveva e rispondeva con una sua immagine. Sarà successo almeno un centinaio di volte: era un po’ come una trasgressione intima fra amanti, un modo per stare vicini. Ora non stiamo più insieme ma io so di essere ancora in una cartella segreta del suo cellulare. E anche lui è nel mio».

Il rapporto degli adolescenti con il proprio corpo-immagine è lontano dalle concezioni adulte di sesso e piacere. È un pianeta diverso. Oggi l’asse del fenomeno è prestazione-vergogna, non piacere-tabù.

Come testimonia l’esemplare fenomeno delle webcam girl, che si situa su una fascia d’età più alta, tra 18 e 25 anni. Barbyangel è lo pseudonimo di un’avvenente ventenne napoletana che vende i propri show al Pc. «Tre anni fa il mio ragazzo ha letto un’intervista a una camgirl e mi ha suggerito di provare. Inizialmente ero molto riservata, timida e impacciata Adesso sono diventata più spinta, più sveglia, ho conosciuto lati di me che non immaginavo neppure. Certo, non è il lavoro della mia vita, ma mentre aspetto un’occasione dignitosa, continuo».

Luca Bernardo, direttore del centro di ascolto per adolescenti del Fatebenefratelli di Milano, non si scandalizza. «le ragazze ci dicono che si vendono perché sanno di piacere e vogliono qualche vantaggio materiale. I ragazzi chiedono e comprano perché le ragazze sono belle, disponibili e costano poco. Alcuni mostrano sul telefonino anche un tariffario con le prestazioni offerte dalle compagne di scuola. È un mercato, e lo considerano normale, A scuola nessuno vede anche se i ragazzi dormono sui banchi o sono stralunati. A casa i genitori non parlano con i figli e non notano nulla, nemmeno se c’è un odore di alcol o di cannabis da stare male. È come se la società si tappasse gli occhi».

Anche Bernardo, dopo aver visto tanti casi e ascoltato le loro storie, si è posto la domanda di tutti: perché? «I ragazzi hanno imparato da noi adulti che attraverso il sesso si possono saltare alcuni ostacoli. D’altronde i media nobilitano le prostitute rendendole personaggi pubblici. Vestono di pulito ciò che è sporco. Per tanti adolescenti il corpo non è più un bene da l conservare ma da usare con intelligenza».

Alberto Caputo, psichiatra e sessuologo, è uno tra i referenti scientifici dell’assessorato alla Salute del Comune di Milano, che ha prodotto un Quaderno della salute con 1’obiettivo di connettere i genitori anagraficamente predigitali con i figli, veri nativi digitali, cioè cresciuti insieme alle tecnologie. «Gli adolescenti hanno un modo di costruire oggi più che mai diverso dagli adulti. Il Quaderno fornisce alcuni suggerimenti per restare in contatto: aumentare il livello di. comunicazione, scambiare informazioni a proposito di internet, osservare la propria reputazione online, affrancare il disagio adolescenziale e la precoce erotizzazione. Oltre ai centri d’ascolto è prevista una serie di incontri tematici nelle scuole, con ragazzi, genitori e corpo docente».

Secondo gli esperti, la prossima frontiera sarà lo sbarco di una nuova moda statunitense: i braccialetti colorati per indicare i gusti sessuali. Sono una quindicina e li indossano i sedicenni americani. Nero sta per «Mi piace la posizione del missionario», blu è l’equivalente di «sesso orale a disposizione». I più pudichi lo portano arancione: «baciami pure». (Alessandro Calderoni)

  

E IN CASA E’ UN DIALOGO FRA MUTI

 Età evolutiva Padri e madri oggi sanno poco o nulla dei loro figli. E spesso sono essi stessi adolescenti mai cresciuti, incapaci di comunicare e di dare risposte nell’età più critica dei ragazzi.

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Sesso come cibo. Gli adolescenti hanno una precocità sessuale che annienta i genitori.

Incomunicabilità. Un disagio che colpisce prevalentemente i 40-50enni nel rapporto con i figli.

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 di Terry Marocco

Un’indagine in corso a Roma su un campione di 5 mila ragazzi segnala che alcune caratteristiche tipiche dell‘adolescenza sono anticipate rispetto al passato. Ma ciò che è apparso come il problema più subdolo e difficile del nuovo rapporto fra genitori e figli, secondo ricercatori dell’Istituto di ortofonologia della capitale, specializzato in problemi dell’età evolutiva, è proprio il doversi rapportare con adulti più adolescenti degli adolescenti, Il silenzio degli innocenti è dovuto alla mancanza di parole dei grandi: sono i genitori a non dare, a non raccontare nulla di se stessi ai figli. «Non hanno elaborato il ruolo. Si separano e sembrano ragazzini, si innamorano di nuovo e non gli importa se vivono le stesse emozioni sovrapposte alle prime cotte del figlio» racconta Magda Di Renzo, psicoterapeuta e fondatrice, con il marito Federico Bianchi di Castelbianco, dell’Istituto di oro fonologia.

Un’eterna adolescenza che coinvolge la generazione dei quaranta-cinquantenni e quella dei loro ragazzi impedendo una vera comunicazione. Generazioni sempre più vicine «dove scompare la differenza tra la figlia e la madre che si veste come lei. Come possono genitori così profondamente insicuri lamentarsi che non c’è dialogo con i figli?» si chiede Paola Marinelli, psicologa e consigliere dell’Ordine del Lazio,  chiede Paola Marinelli, psicologa e con- t’anni consulente nelle scuole. Per i ragazzi è l’ «età indecente», un virus dal quale tuttavia si può guarire. Così la giornalista e da trent’anni consulente nelle scuole.

Per i ragazzi è l’«età indecente», un virus dal quale tuttavia si può guarire. Così la giornalista e scrittrice Marida Lombardo Pijola ha ribattezzato l’adolescenza nel suo ultimo romanzo, appena uscito per la Bompiani (Letà indecente, 390 pagine, 18 euro). «I genitori non sanno nulla dei figli, è una situazione ordinaria e trasversale. Vite dissociate, che corrono su binari diversi».

E fra il tredicenne Niccolò protagonista del libro, e Caterina, madre cinquantenne, c’è una cortina di ferro fatta di blog scritti con linguaggi incomprensibili, di padri assenti e insegnanti distratti, di compagne di scuola «fashionissime» e irraggiungibili come Giulia, che però nel «cesso-sesso» (così sono chiamati i bagni della scuola) si vende per 200 euro. «Ho raccontato la realtà e per avere conferma ai genitori basterebbe iscriversi con un nickname sui siti frequentati dai loro figli. Da Netlog a Riv, ragazze in vendita, la chat. Erotica, dove si fa sesso virtuale a pagamento c’è un’infilata di foto oscene e appuntamenti al buio».

Intelligentissimi e nevrotici, collezionisti non più delle figurine ma di pratiche sessuali, i ragazzi vivono il sesso divorandolo come cibo, con una precocità che annienta qualsiasi genitore. Nel romanzo la madre di Giulia, davanti alla scoperta che la figlia si prostituisce a scuola, è incredula: pensava di sapere tutto di lei.

«I genitori? Un disastro … » dice un eccesso di sincerità Bianchi. «Non vedono i figli, né li vogliono vedere, non hanno la forza di prendersi carico delle responsabilità. Non è una volta si parlasse molto con i figli, ma c’era la coscienza dell’errore, di cosa era bene o male. Il 40 per cento dei genitori resta estraneo alla vita dei figli e ci sono più tabù di un tempo».

Certo oggi nessuno tira più fuori i libri sulla riproduzione delle api per parlare di educazione sessuale. «Sembra che in famiglia si parli di tutto, eppure gli adulti hanno grandi difficoltà a occuparsi di sesso e spesso si trincerano dietro a un laconico “tanto sanno già tutto” continua Di Renzo.

E’ quello che emerge da una recente’ ricerca dell’Istituto Coesis research, commissionata da Famiglia cristiana: il 36 per cento dei genitori italiani non ha mai affrontato il tema della sessualità con i figli. Il 46 pensa che l’età migliore sia tra 10 e 13 anni, mentre invece è già tardi, perché alle elementari l’educazione sessuale è stata completata sul web, su siti come Red tube o YouPorn, oppure con le foto a pagamento inviate dalle compagne di banco che a 10 anni a scuola si riceva un romantico bigliettino con scritto «Voglio fare l’amore con te».

Le questioni più complesse da affrontare in famiglia sono la contraccezione (52 per cento), con molti ragazzi convinti che bastino lavaggi con la Coca-Cola , il dentifricio per evitare rischi. Ma difficile è anche parlare di masturbazione (40), omosessualità (37) e rapporti pre- matrimoniali (36), «Nel nostro spazio web aperto ai giovani, su 1.000 domande 800 riguardano il sesso» continua Di Renzo. Dalle questioni più banali alle più assurde, come: «Se rimane uno spermatozoo su un’unghia, quanto vive? E si può restare incinta?».

«Vedo genitori troppo preoccupati, non parlano con i figli, perché l’ansia li divora. Sanno chiedere solo dove vanno e con chi. Non parlano con loro di sogni, di futuro» racconta Luca Stancheri, coach specializzat0 in problemi dell’adolescenza, ora con un. Reality sulla 7 dal titolo Adolescenti, istruzioni per l’uso. Nell’ultimo. Assai, assai acclamato, romanzo di Philip Roth, Indignazione (Einaudi), il protagonista è sconvolto da una fellatio che una compagna di campus gli «regala» per farlo felice. E’ il 1951. I problemi di oggi sembrano altri.