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Concorsi per giudici onorari

 

Premessa

Molte volte si è affrontato l’argomento del turnover degli operatori della salute mentale in seno alle istituzioni, in particolar modo presso il Tribunale dei minori e quello ordinario, in cui gli stessi soggetti compaiono spesso e sovente negli atti pubblici sia come giudici onorari dell’ente minorile, sia come consulenti dell’accusa nelle perizie penali, sia come dipendenti delle aziende sanitarie.

Oltretutto si è constatato che presso il Tribunale di Milano un operatore della salute mentale ha effettuato, nell’arco di due anni, ben 350 perizie con una media giornaliera 0,8 unità (esclusi i sabati, le domeniche e le ferie).

Questo significa che l’innovazione culturale e generazionale perché possa evolversi significativamente in modo costruttivo occorre come minimo un terzo di secolo, senza dimenticare, perlopiù, che la psicologia non essendo una scienza esatta consente lo sviluppo di diverse scuole di pensiero, che condizionano in un senso o nell’altro l’operato delle istituzioni.

Quindi, le domande che la dott.ssa Tiziana Corsini (Psicologa-Psicoterapeuta) si pone nella missiva inviata alla redazione del Messaggero sono più che giustificate e meriterebbero una giusta considerazione, in particolare una norma che vieti che un soggetto in forza a un ente assuma altri incarichi, anche se non retribuito, presso altri settori della pubblica amministrazione. Inoltre, le scelte dei consulenti tecnici di ufficio e giudici onorari dovrebbero avvenire dopo aver verificato che quanti sono iscritti nelle apposite liste depositate presso i tribunali regionali siano stati interpellati a rotazione progressiva per l’assegnazione dell’incarico, pena l’annullamento degli atti.

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Il Messaggero.it

del 26 luglio 2010

 

 

Gentile Redazione, vorrei raccontare una storia di ordinaria follia dell'Italia definita beffardamente "una repubblica fondata sul lavoro". Ho 30 anni, sono una psicologa, con una specializzazione, due master, un titolo equipollente al dottorato, ho scritto varie pubblicazioni nonché un libro ed ho lavorato tre anni in un ospedale romano con un contratto che poi è scaduto e mai rinnovato. Ora esercito la libera professione, ma con molta fatica.

Di recente ho presentato la domanda per partecipare alla selezione per la carica di Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori. Il giudice onorario minorile è una figura professionale che compendia funzioni giudiziarie e competenze psicologiche nonché socio-pedagogiche. Sul bando non è mai stato specificato quanti ne avrebbero presi, con che criteri di selezione, con che tempi e modalità. Inoltre, non era specificato quali erano le incompatibilità per accedere a quella carica...

Per caso scopro che anche un collega, psicologo, dirigente ASL, classe 1951 e con uno stipendio lordo annuo di 74.324,45 € ha potuto presentare la stessa domanda per fare il Giudice Onorario (le informazioni da me citate sono sul sito grazie all'Operazione Trasparenza, una delle poche cose buone del Ministro Brunetta). Inoltre, telefonando al Tribunale dei Minori, mi è stato risposto che non si sa quanti giudici prenderanno e che non sarà stilata una graduatoria.

Mi domando, ma come mai non risultano incompatibile la carica di Psicologo Dipendente del Servizio Sanitario Nazionale e il Giudice Onorario? Perché il Tribunale dei Minori dovrebbe scegliere un Giudice Onorario trentenne (uno dei requisiti è l'età compresa fra 30 e 65 anni), quando c'è un quasi sessantenne che può fare la domanda per la stessa carica e anche molto referenziato?

Quand'è che i giovani potranno iniziare a lavorare, dato che, se anche hanno molta esperienza nel settore, un sessantenne ne ha comunque di più? Perché tutti continuano a dire che c'è la disoccupazione, quando ci sono tanti poveri e pochi ricchi, ossia professionisti che non hanno incarichi ed altri che ne hanno 4 o 5 insieme? Perché nessuno vuole la legge sul conflitto d'interesse?

Faccio presente che io, nel 2005, appena laureata, ho vinto sia un dottorato, sia un contratto con un ospedale: ebbene, ho dovuto scegliere di rinunciare ad uno dei due perché incompatibili. Specifico inoltre che dal contratto avrei guadagnato 1000 euro netti e dal dottorato, 827 euro netti, quindi le mie entrate mensili sarebbe state di 1827 euro, cifra che non si avvicina nemmeno alla metà dello stipendio annuo del suddetto collega. Come si può uscire da questa situazione?

Non so più a chi chiedere aiuto in questa condizione misera in cui si trova la generazione dei trentenni oggi, super-preparata, super-specializzata ma sempre sovrastata da questi gerarchi coi capelli bianchi, che non vanno in pensione e che occupano i posti che invece potrebbero occupare i giovani. Provo schifo, rabbia, mancanza di rispetto, per una generazione che tra parentesi, ha molta più preparazione e più titoli di quanta ne avevano questi "senatori", quando sono entrati nei Servizi Pubblici, dato che non avevano nemmeno la Specializzazione Post Universitaria in Psicoterapia, che prima non era obbligatoria e che molti hanno preso per sanatoria.

Come si può uscire da questa situazione? Come si può chiedere reale trasparenza? come si fa a cambiare le regole di un paese sulla carta "cattolico e per la famiglia", ma di fatto contro i giovani, che non vengono valorizzati e tutelati? Grazie di tutto e buon lavoro.

Dott.ssa Tiziana Corsini

Psicologa-Psicoterapeuta