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Prima si soprassedeva ora si schiamazza

  

La prima cosa che ci viene in mente nel leggere l’articolo in calce, è come sia possibile che solo ora il mondo intero si sia indignato dinanzi a un scenario così grave. Solo adesso, cogliendo la palla al balzo dei comportamenti pedofili, si è scaricata una tensione così violenta da rinvangare il passato e voler condannare tutti coloro che si sarebbero macchiati di un così grave reato, senza, però, tirare in causa gli stessi governanti, che non hanno preso provvedimenti a tempo debito e hanno taciuto su tali crimini abominevoli. Intendiamoci, non si vuole difendere nessuno, ma sembra che non abbia senso voler colpire qualcuno solo per un sentito dire, soprattutto se si pensa che fino alla fine del mese di marzo 1996, in Italia, la legge sulla pedofilia non esisteva neppure! Ora, invece, si vogliono incriminare coloro che avrebbero commesso reati in tempi antecedenti, quando già allora si denunciava e non si prendevano le giuste misure cautelari, rifugiandosi dietro al paravento dell’assenza di norme.

Tutto questo costituisce certamente una vera ipocrisia nella tutela dell’infanzia.

Perché nessuno prima di quella data si è adoperato a normare una situazione che certamente era conosciuta? Forse, allora, faceva comodo non esporsi, ora invece tutti voglio salire sul carro della pedofilia per ottenere visibilità, senza accorgersi che, nel contempo, la legge, date le sue numerose falle, porge il fianco a valutazioni ad personam del presunto abuso. E’, infatti, risaputo da tempo che gli operatori della giustizia hanno un’ampia discrezionalità nel valutare un reato.

Questa è un’amara constatazione, soprattutto se si pensa che un giudice arriva a sorvolare sulla denudazione di una bambina o un palpeggiamento che un infante deve fare al consulente per dimostrare il presunto abuso subito, il tutto senza un minimo di riscontro esterno, solo perché queste sono le linee che serpeggiano in seno alla giustizia; peggio ancora, è leggere in una sentenza che la madre ha le capacità di leggere nella mente della propria figlia distinguendo la verità dalla menzogna.

Forse è il momento di riflettere profondamente sull’attuale operato, valutando la realtà dei fatti e non gli schiamazzi dei media e quant’altri siano saliti sul carro del giustiziere per avere la possibilità di raccontare delle situazioni strappa lacrime senza aiutare effettivamente quelle vittime che sono state colpite, senza rinvangare il passato per farlo credere attuale.

V.A.

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Il Giornale

del 8 aprile 2010 a cura di Salvo Mazzolini

 Dalla Germania

Così i verdi insabbiarono

gli abusi nella scuola per vip

 

Finite in un cassetto le denunce sugli orrori perpetrati in un noto istituto laico

Ma a coprire fu la numero due del Bundestag incaricata di migliorare la politica scolastica

 Berlino

Vescovi e sacerdoti non furono gli unici ad aver taciuto sulle violenze che avvenivano nelle . scuole tedesche. Hanno taciuto anche presidi e insegnanti di molti istituti laici che in passato sono stati teatro di maltrattamenti e abusi su ragazzi e ragazze. E ora alla catena di chi preferiva insabbiare anziché denunciare si è aggiunto un soggetto del tutto inaspettato: un esponente di spicco del partito dei verdi, Antje Vollmer, che ai tempi della coalizione rosso-verde del cancelliere Schröder era non solo vicepresidente del Bundestag ma anche alla guida di una tavola rotonda creata per migliorare la politica scolastica governativa. E proprio perché ricopriva questi due incarichi ricevette nel novembre del 2002 un dettagliato rapporto sugli orrori che avvenivano alla Odenwaldchule, un istituto laico considerato la Eton tedesca. Ma nonostante la gravità delle accuse, la Vollmer decise di non prendere provvedimenti e di chiudere le denunce in un cassetto.

L'esistenza del rapporto, redatto da un gruppo di insegnanti della stessa Odenwaldschule, è emersa durante le indagini avviate dalla magistratura dopo una serie di rivelazioni da parte di ex allievi dell'istituto. E il fatto che sia stato completamente ignorato è destinato ad allargare il dibattito in corso in Germania sui responsabili del silenzio che per tanti anni ha coperto la triste realtà di molte scuole tedesche, religiose e laiche. Per i verdi comunque è un fatto estremamente imbarazzante poiché in questi giorni di infuocate polemiche il loro partito è in prima fila nel puntare il dito contro le responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche coinvolgendo lo stesso Benedetto XVI.

Eppure quel rapporto non solo conteneva la denuncia di una sede di atrocità ma indicava anche chi, secondo gli autori, era il principale responsabile: lo stesso preside dell'istituto negli anni tra il '72 1'85, il professore Gerold Becker, un pedagogo che godeva di una certa autorevolezza negli ambienti accademici ed ora, con otto anni di ritardo, indagato per maltrattamenti con ad altri sette insegnanti della Odenwaldschul.

Secondo le testimonianze di ex-allievi che hanno deciso di raccontare le loro esperienze, Becker era un pedagogo che aveva grande fiducia nella efficacia delle pene corporali e nell'importanza che i giovani venissero educati nel rispetto delle gerarchie. Due indirizzi educativi che possono diventare pericolosi se a metterli in pratica sono insegnanti che approfittano del loro ruolo per scaricare impulsi sadici e frustrazioni contagiando gli stessi allievi come avveniva alla OdenwaIdschule. Violenze e abusi non erano infatti commessi solo dagli insegnanti ma soprattutto dai ragazzi più grandi sui più piccoli. Nelle testimonianze degli ex internati si parla di episodi raccapriccianti tra gli stessi allievi: bruciature sugli organi genitali, stupri con banane e manici di scopa. Un inferno.

L'attuale direttrice dell'istituto, Margarita Kaufmann, si domanda come sia stato possibile che torture del genere siano avvenute senza che un insegnante o un sorvegliante sentisse le grida dei torturati.

Le indagini hanno accertato finora che negli anni in cui Becker dirigeva l'istituto sono avvenuti ben trentatré casi di violenze gravi:omesse in gran parte dagli stessi allievi. E ancora da chiarire è la pagina delle morti misteriose: quattro ragazzi dopo aver abbandonato la OdenwaIdschule. Come spiegarlo? Complicità? Sottovalutazione della gravità di quanto accadeva? Forse.

Ma non si può escludere che molti abbiano taciuto  e insabbiato per non distruggere lì immagine di una scuola che fino a ieri era un fiore all'occhiello del sistema scolastico tedesco.