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Il Gironale.it
del 21 dicembre 2010 a cura di Andrea Tornielli
Ratzinger: «Sulla pedofilia
la Chiesa ha sbagliato Ma la società è amorale»
Il Papa denuncia l’ipocrisia di chi critica i preti ma «ha fatto del permissivismo una bandiera»
«Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel
nostro annuncio... Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di
tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio». Benedetto XVI ha
il volto segnato mentre pronuncia le parole sofferte dedicate all’esplodere
dello scandalo pedofilia. Ripercorrendo il 2010, nel corso del tradizionale
incontro con la Curia per lo scambio degli auguri natalizi Ratzinger è tornato a
dirsi «sconvolto» per il fatto che proprio nell’Anno Sacerdotale sia emerso «in
una dimensione per noi inimmaginabile» questo scandalo. Ma Benedetto XVI, che
non ha mai sminuito la sua portata, questa volta invita a guardare al contesto
più ampio, cioè all’ipocrisia di una società che ha fatto del permissivismo la
sua bandiera.
I preti pedofili ha spiegato, stravolgono «il
Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente
la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita». Il
Papa, citando una visione di sant’Ildegarda, che parlava della Chiesa con il
volto coperto di polvere per la colpa dei sacerdoti, dice: «Dobbiamo accogliere
questa umiliazione come un’esortazione alla verità e una chiamata al
rinnovamento. Solo la verità salva». «Dobbiamo interrogarci – prosegue –su che
cosa possiamo fare per riparare il più possibile l’ingiustizia avvenuta.
Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell’intero
nostro modo di configurare l’essere cristiano, così che una tale cosa potesse
accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo
essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci aggiunge – di tentare tutto il
possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più
succedere». Benedetto XVI non scarica le responsabilità altrove: «Siamo
consapevoli della particolare gravità di questo peccato commesso da sacerdoti e
della nostra corrispondente responsabilità». Invita però a non tacere «circa il
contesto del nostro tempo in cui è dato vedere questi avvenimenti». Esiste
infatti, spiega, «un mercato della pornografia concernente i bambini, che in
qualche modo sembra essere considerato sempre più dalla società come una cosa
normale. La devastazione psicologica di bambini, in cui persone umane sono
ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi». I vescovi del
Terzo Mondo raccontano in continuazione al Papa come «il turismo sessuale
minacci un’intera generazione e la danneggi nella sua libertà e nella sua
dignità umana».
Ratzinger cita l’Apocalisse, che annovera tra
i grandi peccati di Babilonia il fatto di esercitare il commercio dei corpi e
delle anime e di farne una merce. Ma Benedetto XVI invita a guardare anche ai
«fondamenti ideologici» di tali atteggiamenti.
«Negli anni Settanta – ricorda – la pedofilia venne teorizzata come una
cosa del tutto conforme all’uomo e anche al bambino. Questo, però, faceva parte
di una perversione di fondo del concetto di ethos. Si asseriva – persino
nell’ambito della teologia cattolica – che non esisterebbero né il male in sé,
né il bene in sé».
A seconda degli scopi e delle circostanze,
tutto potrebbe essere bene o male. «La morale viene sostituita -aggiunge – da un
calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere. Gli effetti di tali
teorie sono oggi evidenti». Ratzinger, che come ha fatto notare il direttore de
L’Osservatore Romano Gian Maria Vian, «per oltre un ventennio» da cardinale «ha
operato in ogni modo per contrastare lo scandalo degli abusi», nel discorso alla
Curia ha parlato anche del mondo in crisi perché, come alla fine dell’Impero
romano, si sta «dissolvendo il consenso morale», «senza il quale le strutture
giuridiche e politiche non funzionano». E ha nuovamente citato le violenze
subite dai cristiani in Medio Oriente: non è la diversa fede, ha spiegato, a
produrre cristiano fobia dove per secoli si è convissuto fianco a fianco, bensì
«l’avidità di lucro e l’accecamento ideologico». Si levino dunque, ha chiesto il
Papa, le «voci della ragione», ancora «troppo deboli», e si impegnino i leader
religiosi e politici.
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