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Libero

del 3 aprile 2010 di Massimo Introvigne

 

 

Abusi e bugie: tolleranza zero

 

Sacrosanto perseguire gli episodi di violenza dei sacerdoti.

Ma in troppi casi la caccia alle streghe ha distrutto innocenti: serve rigore anche contro le calunnie

  

I preti pedofili esistono. Come ha ricordato il Papa, sono «una vergogna» per la Chiesa e nei loro confronti non è giustificata nessuna tolleranza. Ma è davvero ora di finirla con le statistiche bugiarde e le accuse generiche come ti quelle del procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, e di plaudire semmai al ministro Alfano che ha mandato a Milano gli ispettori per indagare sul «carattere potenzialmente diffamatorio» delle «pericolose generalizzazioni» di Forno.

In Italia compilare statistiche sul numero di sacerdoti accusati di abusi è più difficile che negli Stati Uniti, a causa delle leggi sulla privacy. Ci Sono però i siti degli anticlericali e dei cattolici del dissenso, che da anni spulciano le cronache anche dei più remoti giornali di provincia. In dodici anni, dal1998 al2010, hanno raccolto una settantina di casi, ma attenzione: si tratta di accusati, non di condannati, e di accuse di abusi su minorenni che possono avere anche sedici o diciassette anni.

La pedofilia per definizione è l'abuso di bambini prepuberi. Se il parroco scappa con una diciassettenne il vescovo certo non lo applaude, ma la pedofilia non c’entra.

I a casi di condanne per vera e propria pedofilia si contano sulle dita di una mano:. Più numerosa è  un'altra categoria che non dev'essere dimenticata in questo lungo venerdì santo della Chiesa:quella dei preti accusati ingiustamente, martiri di un lungo calvario di:menzogne.

Ricorre quest'anno il decimo anniversario di una vicenda dolorosissima, già evocata da questo giornale, che ha coinvolto un sacerdote italiano, don Giorgio Govoni (1941-2000). Questo parroco della Bassa Modenese - un prete esemplare, amatissimo dai suoi parrocchiani - è accusato nel 1997 da un'assistente sociale di guidare un gruppo di "satanisti pedofili" che avrebbero praticato riti satanici in diversi cimiteri tra Mirandola e Finale Emilia, violentando e talora uccidendo bambini di cui peraltro non si sono mai trovati i corpi. Rinviato a giudizio, è ritenuto su colpevole dal pubblico ministero che chiede per lui quattordici anni di carcere.

La Curia di Modena si schiera fin dall'inizio con don Giorgio e ne sostiene la difesa, facendo appello come esperto anche a chi scrive, il quale crede di avere dimostrato il carattere assolutamente inverosimile delle accuse. Ma, dopo l'arringa del pubblico ministero, don Giorgio muore stroncato da un infarto nell'ufficio del suo avvocato il 19 maggio 2000. La morte del sacerdote estingue le accuse contro don Giorgio, ma la sentenza nei confronti dei coimputati mostra che i giudici del Tribunale di Modena credono nonostante tutto agli accusatori.

La situazione però si rovescia in sede di appello, interposto anche dai difensori del sacerdote defunto per riabilitarlo. L'11 luglio 2001 la Corte d'Appello di Bologna dichiara che don Giorgio è stato ingiustamente calunniato sulla base di fantasie indotte in bambini molto piccoli da un'assistente sociale che ha letto una certa letteratura su casi americani. Nel 2002 la sentenza di appello è confermata dalla Cassazione, con soddisfazione delle autorità ecclesiastiche e dei fedeli che hanno sempre visto in don Giorgio un eccellente sacerdote travolto da accuse inventate.

Ogni anno i suoi parrocchiani, spesso con la presenza del vescovo di Modena, si riuniscono alla tomba di don Giorgio. Io, che l'ho conosciuto personalmente, sono rimasto sia edificato dalla sua testimonianza di sacerdote e di uomo d'intensa preghiera, sia spaventato dalla facilità con cui un bravo prete - magari dopo essersi scontrato con un'assistente sociale sulla gestione di alcune famiglie in difficoltà - può essere umanamente e moralmente distrutto da accuse infamanti immediatamente riprese dai media prima di ogni verifica. Ricordare a dieci anni dalla morte il martirio di don Giorgio Govoni non assolve certamente nessun sacerdote davvero colpevole di abusi. Ma ci ricorda che esistono pure i fabbricanti di calunnie. Anche . nei loro confronti è giusta la tolleranza zero.

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Libero

del 3 aprile 2010 di Lucia esposito

 

Alfano stoppa la pedofilia-spettacolo

 

Il ministro manderà i suoi ispettori a Milano per fare luce sulle gravi accuse del procuratore Pietro Forno contro le gerarchie ecclesiastiche. Intanto la Curia ha precisato di “non aver coperto nessuno o ostacolato le indagini”

 

«Verificare se siano stati violati «i doveri di correttezza, equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati in procedimenti , delicati come quelli per pedofilia». Per questo il ministro della giustizia Angelino Alfano ha incaricato gli ispettori di via Arenula di indagare sull'intervista che il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno, capo del pool stupri e molestie, ha rilasciato giovedì scorso al Giornale.

Dichiarazioni molto forti, in cui .il magistrato parla della pedofilia dei preti e, soprattutto, accusa le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia. Ha detto: «In tanti anni in cui ho trattato l’argomento non è mai arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti, e questo è un po’ strano».

Gli 007 del guardasigilli non arriveranno fisicamente a Milano, ma indagheranno anche sull'eventuale carattere diffamatorio delle parole di Forno, attraverso la procura generale della Corte d'Appello di Milano che chiederà al procuratore se «riconosce come proprie le affermazioni riportate dal Giornale e se le conferma. Non è escluso che in un secondo momento gli ispettori decidano di ascoltare Forno per poi decidere se il suo comportamento è sanzionabile. L'ispezione partirà dopo le vacanze di Pasqua, molto probabilmente martedì, nel frattempo la Curia di Milano ha precisato di «non aver in nessun modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini».

Non esistono dati certi sul numero di sacerdoti condannati per pedofilia (nel suo libro" Viaggio nel silenzio" Pubblicato da Chiarelettere Vania Lucia Gaito parla di 130 sacerdoti rinviati a giudizio o condannati in due anni), il pm Forno sostiene di aver condannato una decina di prelati, da una ricerca d'archivio risulta che negli ultimi otto anni a Milano sono stati condannati per pedofilia due sacerdoti e un terzo è sotto processo. Proprio il 31 marzo scorso si è svolta un'udienza in cui il prete, 75 anni, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di sette anni, si è difeso dicendo di non aver mai fatto nulla di male. La prossima udienza è stata fissata per il 21 aprile.

Il criminologo Luca Steffenoni, autore del libro "Presunto colpevole" afferma che non si possono negare dei casi di pedofilia tra i preti, ma non esiste un'emergenza. Secondo lui la colpa della chiesa è quella di «non voler andare a vedere caso per caso per caso. E oggi paga la sua assenza nel dibattito sui falsi abusi che stanno corrompendo la lotta alla pedofilia». Incrociando i dati del Ministero dell'interno e quelli di Telefono Azzurro il criminologo ha dimostrato come la maggior parte della denunce per pedofilia si rivelino poi infondate. «In media, ogni anno, vengono presentate 5mila denunce. Di queste 4mila vengono archiviate per insussistenza degli elementi probatori, i rimanenti mille casi finiscono davanti al gip. Per 150 di questi procedimenti viene decisa l'archiviazione, gli altri 850 vanno avanti (di questi 1'80% sono denunce di ex mogli contro i padri separati)».

In Sicilia vive un prete che da vent' anni ha fatto della lotta alla pedofilia la sua missione: si chiama Fortunato Di Noto (associazione Meter) e, prima di commentare l'intervista del pm Forno, premette: «la pedofilia nelle chiese è un fenomeno che esiste, che c'è e nessuno può dire che non è cosi.

Tuttavia, ho la sensazione che si sia un attacco strumentale contro il clero. Per quanto riguarda l'intervista di Pietro Forno se un magistrato dice delle cose così gravi deve chiarire, deve dirci il numero esatto di sacerdoti coinvolti in inchieste giudiziarie e, per correttezza, anche come sono finite le loro vicende. Magari una condanna in primo grado diventa un'assoluzione in secondo». Don Di Noto denuncia che allo stato solo sulla pedofilia online esistono dei dati grazie al flusso di informazioni raccolte dalla polizia postale: «Al 31 maggio 2009 sono stati trovati 451 siti pedofili, ci sono stati 5.145 denunciati e 244 arresti».

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Il Giornale.it

del 2 aprile 2010 – La redazione

 

 

Pedofilia, gli ispettori del Guardasigilli a Milano

La Curia assicura: "Mai coperto presunti abusi"

 

Ispettori a Milano dopo le dichiarazioni del capo del pool specializzato in stupri rilasciate al Giornale sui sacerdoti coinvolti in reati sessuali. Il pm Forno: "Dalla Chiesa mai ostacolate le indagini"

 

Roma - Il ministro della giustizia Angelino Alfano invia gli ispettori a Milano.

Dopo le dichiarazioni rese ieri al Giornale dal procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno (leggi l'intervista), che ha accusato le gerarchie ecclesiastiche di coprire i sacerdoti responsabili di gravi fatti di pedofilia, il Guardasigilli ha dato mandato al suo ufficio ispettivo di verificare il carattere potenzialmente diffamatorio delle dichiarazioni del pm. Forno assicura: "Sono assolutamente tranquillo, fornirò agli ispettori tutte le spiegazioni necessarie". posizione confermata dalla stessa Curia di Milano che assicura: "Mai coperto i presunti abusi".

 

L'intervento di Alfano Partirà dopo le festività pasquali, probabilmente martedì prossimo, la verifica dell’ispettorato del minisetro della Giustizia sulle dichiarazioni di Forno. L’accertamento - viene sottolineato in ambienti del dicastero di via Arenula - non avverrà con l’invio in loco degli 007 del Guardasigilli, ma attraverso la procura generale della Corte di Appello di Milano che, per conto dell’ispettorato, chiederà a Forno se riconosca come proprie le affermazioni riportate dal Giornale e se le confermi. Non è escluso che, sulla base di ciò che sarà precisato dal procuratore aggiunto, gli ispettori possano decidere di ascoltarlo successivamente per valutare se il suo comportamento sia sanzionabile dal punto di vista disciplinare. Nell’incarico attribuito all’ispettorato, il ministro premette che le parole di Forno sembrano avere un "carattere potenzialmente diffamatorio" e che si dovrà ora stabilire se il magistrato "con tale condotta abbia violato i doveri di correttezza equilibrio e riserbo che devono essere particolarmente osservati nella trattazione di procedimenti delicati come quelli per reati di pedofilia", evitando "pericolose generalizzazioni".

 

La Curia di Milano "La Curia di Milano non ha in nessuno modo coperto i presunti abusi o ostacolato le indagini", ha fatto sapere la Diocesi Ambrosiana a cui fa eco l’ispettore dei Salesiani di Milano, don Agostino Sosio. La Curia ha, infatti, attestato "di essere convinto della sua innocenza e di avere rigettato la richiesta di denaro da parte del padre della presunta vittima". "Il sacerdote indagato - si legge nella nota della Curia - appartiene ad una Congregazione religiosa e non ha incarichi diocesani. Interpellata dalla Procura di Milano nel settembre 2008 a proposito di questo caso, la Curia ha provveduto a indirizzare gli inquirenti all’ordine religioso di competenza". L’ispettore dei Salesiani di Milano sottolinea inoltre che la congregazione ha preferito "difendere in tribunale l’innocenza del sacerdote: è stata talmente trasparente e collaborativa la nostra azione che il prete - saputo delle indagini - è di sua iniziativa rientrato dall’estero per mettersi a disposizione degli inquirenti".

 

Forno: "Sono tranquillo" "Sono assolutamente tranquillo, fornirò agli ispettori tutte le spiegazioni necessarie", ha assicurato il procuratore Forno senza tuttavia entrare nel merito dei fatti. "Riguardo il merito dei fatti non dico nulla - ha spiegato all’Ansa Forno - sono però tranquillissimo e fornirò agli ispettori tutte le spiegazioni necessarie". "Non ho inteso fare alcuna generalizzazione e anzi ho dato atto che migliaia di preti compiono con scrupolo la loro missione", ha continuato Forno constatando che "le vicende che ho trattato non sono nate da denunce da parte dell’autorità ecclesiastica". Forno ha, tuttavia, ribadito che, "una volta iniziate le indagini, non ho mai incontrato ostacoli di alcun tipo da parte delle gerarchie ecclesiastiche".

 

Il capo dei pm "Gli ispettori del ministro faranno il loro lavoro con grande senso di responsabilità e professionalità come in tante altre occasioni. Avevo già chiesto al collega Pietro Forno di precisare e puntualizzare e l’ha fatto". Parla Nicola Cerrato, procuratore capo di Milano facente funzione in assenza del titolare Manlio Minale. "Il Giornale aveva enfatizzato le dichiarazioni di Forno.

Alcune parole del mio collega sono condivisibili altre dovranno essere spiegate ulteriormente e lo farà lui. Io non posso impedire la libera manifestazione del pensiero - dice Cerrato -, lo stesso Forno successivamente ha precisato di aver trattato nella sua vita professionale soltanto una decina di casi di preti sottolineando che migliaia di sacerdoti fanno scrupolosamente il loro lavoro.

Forno - continua Cerrato - non voleva generalizzare. Comunque il collega agli ispettori darà ogni spiegazione delle parole dette al Giornale".