IL
SUSSIADIARIO.NET
Il quotidiano approfondito
giovedì 2 luglio 2009
preti bersaglio
Roberto Fontolan
Attualmente non esiste bersaglio
più facile di un prete accusato di
pedofilia. Ormai, dopo le
diocesi americane, dopo l’Irlanda,
dopo i film e le denunce planetarie
si è diffuso un sospetto, un dubbio
radicale. Non sarà che quel parroco,
quell’insegnante di religione,
quell’organizzatore di campeggi…
Quelli con cui siamo cresciuti,
quelli con cui crescono i nostri
figli: non sappiamo se ci si può
ancora fidare… Ormai quando si parla
di chiesa e oratorio vediamo in
tanti conoscenti e amici l’ombra
dell’incertezza, di un moto di
sfiducia. Occasioni di
anticlericalismo vieto per alcuni,
per altri di scetticismo
dispiaciuto. E quando partono le
accuse si diffonde l’inclinazione
alla colpevolezza comunque.
Recentemente è scoppiato il caso di
un celebre missionario, padre Renato
Kizito Sesana (ne dava notizia il
Corriere della Sera), in Kenya
da moltissimi anni. Durante una sua
assenza due suoi stretti
collaboratori hanno diffuso voci di
abusi sessuali, ottenendo immediata
risonanza sui media, locali e non.
Per il missionario è iniziata una
storia che chissà come e quando
finirà. In questo come in altri
casi, ad esempio quello di don Conti
a Roma (di cui si sono occupati con
articoli “controcorrente” Gian
Micalessin sul Giornale di
domenica scorsa, Renato Farina su
Libero e Chiara Rizzo su
Tempi) gli ingredienti sono
gli stessi: gli accusatori sono
persone vicine o vicinissime al
sacerdote, che è piuttosto famoso,
magari impegnato in opere sociali;
le accuse hanno una loro credibilità
data la vicinanza dell’accusato con
giovani e bambini; il caso esplode
sugli organi di stampa, che tranne
rare eccezioni amplificano e
diffondono le accuse, rendendo
automatica la coincidenza
accusato-colpevole; si apre una fase
processuale lunga e molto complessa
nella quale le garanzie giuridiche
per l’imputato, già devastato dalla
più infamante delle presunte colpe,
si mostrano fragilissime; si scatena
il partito dei colpevolisti, che
gode di un grande potere di
interdizione e di pressione su
politici e istituzioni; le autorità
ecclesiastiche scelgono generalmente
il silenzio.
Il caso del sacerdote Julio Grassi
ha occupato a lungo le cronache
argentine. Persona notissima,
sicuramente non simpatica ai
giornali e a qualche vescovo perché
ambiziosa ed egocentrica, fondatore
di un’opera di assistenza
all’infanzia tra le più grandi di
tutta l’Argentina, frequentatore
trasversale di poteri e di potenti,
nel 2002, dopo una clamorosa lite
con gli autori di un programma
televisivo che doveva sponsorizzare
la sua opera, padre Grassi viene
accusato di abusi da un giovane da
lui accolto nel 1996 (particolare
curioso: la denuncia avviene prima
in un programma televisivo e dopo
davanti al magistrato). Poco dopo si
aggiunge un secondo accusatore, che
poi ritratta, e nel 2006 un terzo,
che risulterà attendibile solo in
parte. La vicenda processuale
iniziata nel 2004 è confusa e
drammatica e mentre il clamore
mediatico aumenta l’opera declina.
Nel corso del primo dibattimento,
terminato poche settimane fa, a
oltre sette anni dalla prima
rivelazione, vengono dimostrati come
falsi 15 dei 17 fatti di abuso
contestati. A questi due
“superstiti” si deve la condanna di
padre Grassi a quindici anni.
Ma la formula adottata dal tribunale
è strana e foriera di polemiche: il
sacerdote rimane libero, anche di
frequentare con certe restrizioni la
sua opera, fino a che la condanna
non sia definitiva. Naturalmente gli
avvocati pensano di “smontare” i
fatti “superstiti” nei prossimi
gradi di giudizio. Uno riguarda una
data: l’accusatore ne ha indicata
una con precisione, ma in quella
data è stato dimostrato in che il
padre non era nel luogo citato;
l’accusatore ha poi detto che si
trattava in realtà del giorno dopo e
questo è bastato alla corte. Padre
Grassi, intervistato a lungo da
giornali e tv (a differenza che in
Italia, dove di fatto l’accusato non
ha diritto di parola) ha commentato
che è molto difficile difendersi da
una accusa di questo genere se i
dati in essa contenuti sono vaghi o
se addirittura continuano a
cambiare. Argomentazione
ragionevole, ma chi è disposto a
usare la ragione quando è così
semplice sbattere il mostro in
galera (e in prima pagina)?