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da "LA STAMPA" del 2 marzo 2007
di Massimo Numa
La denuncia
SENZA COLPEVOLI I CASI DI LUSERNA SAN GIOVANNI, MONBERCELLI E BIELLA
Le vittime della fabbrica dei mostri
A scuola e in famiglia storie di vite rovinate dalle accuse di molestie sui minori
Contro l’emergenza un corso in tribunale dedicato agli abusi sui minori
E' in atto una «caccia al falso mostro»? Alcuni avvocati sono convinti di sì, dopo una serie di processi sul controverso tema della pedofilia. Sono emersi fatti sconcertanti. Ottobre 2001: segretario e direttrice dell'asilo «Bovetti» di La Loggia arrestati dopo uno spettacolare blitz. Accusati di abusi sessuali ai danni di alcuni bimbi. Una storia confusa e a tratti anche bizzarra. Perché gli «abusi» sarebbero avvenuti nelle stanze della scuola, in pieno giorno, con le porte aperte, in modalità sconcertanti. Alla fine, in primo grado, imputati assolti e una scia infinita di polemiche. E due vite, quelli degli ex (per il momento) pedofili, distrutte. Pm e gip avevano creduto alle perizie firmate dal team di psicologi, che hanno pure video-registrato gli «interrogatori», infine riversati su cd, dove le presunte piccole vittime vengono denudate, costrette a mimare orribili atti osceni e a rievocare sevizie forse mai avvenute.
Da Torino ad Asti. Anno 2001. Due insegnanti di Mombercelli accusate di «toccare» alcune allieve e ree di altri «atteggiamenti sessualizzati». Sei anni dopo, gennaio 2007, doppia assoluzione dai reati sessuali, condanna per «abuso di mezzi di correzione». L'incidente probatorio si tenne non in tribunale ma in un centro privato di Moncalieri. Poi c'è la storia di Pinerolo, dove un ex studente delle medie di Luserna San Giovanni, ha accusato un certo numero di professori di «avere violentato un gruppo di ragazzini, nel corso di messe nere in luoghi sacri e nel cimitero e di avere pure sgozzato un bambino». La famiglia del medesimo adolescente aveva già fatto arrestare, alcuni mesi prima, un docente della stessa scuola, con l'accusa di avere molestato sessualmente il figlio nella palestra dell'istituto, episodio accaduto alle 10 di mattina; fatti analoghi anche in biblioteca, sempre nell'orario scolastico, sempre con protagonisti gli stessi professori. Quelli delle orge sataniche. Inutile dire che tutta la scuola, a partire dal preside, ha respinto con sdegno ogni possibile collegamento. Già nel '96, a Biella, le perizie di un gruppo di psicologi -sempre gli stessi - erano state al centro di durissime contestazioni. Quattro persone di una sola famiglia, accusate di abusi sessuali nei confronti dei figli, si erano suicidate con l'ossido di carbonio, chiuse in auto. Ultimo messaggio: «Il nostro processo è truccato, siamo innocenti». E oggi, in Tribunale, a cura del Consiglio dell'ordine degli avvocati (secondo appuntamento il 7 marzo), un corso di formazione per gli avvocati. Tema «Il processo per reati di abuso sessuale su minori».
Intervista Un padre accusato e assolto
“Mi dissero lei ha molestato sua figlia”
Luciano B., 54 anni, ex manager, nel '99 fu indagato per pedofilia, nei confronti della figlia. Solo nel 2005, difeso dall'avvocato Elena Negri, ha avuto l'ultima assoluzione. Può raccontare che si prova a scoprirsi pedofilo? “Mi ritrovo nella cassetta una comunicazione del Tribunale dei minori, un giorno qualunque. Acquisisco i documenti. Mi dicono che ho molestato la mia piccola. Le risparmio i particolari. Posso solo dire che si muore dentro, in un istante. Una mazzata che non si può descrivere a parole.Mantengo la calma, vado dal mio datore di lavoro, dai miei colleghi, spiego tutto e mi cero un avvocato. Loro mi conoscevano, hanno testimoniato per me. Sono stato fortunato, almeno in questo. Ho speso tanti soldi per le cause. Chi è povero, lo scriva, non ha speranze. Verrà stritolato dalla macchina giudizi aria. Comunque, so che quello che mi sta succedendo è una cosa orribile. Dopo il primo crollo, decido di lottare. Mi hanno fatto a pezzi. Per anni sono costretto a vedere mia figlia in un ufficio delle assistenti sociali, sotto scorta, a ridere e giocare a nascondino tra scrivanie e finestre. A fingere una normalità che non esisteva». L'indagine passò alla procura. Che accadde? «Il primo pm che si occupò di me studiò le carte, capì che non c'era niente, oltre alle strampalate perizie di una psicologa, neo laureata e alle dichiarazioni confuse, ma micidiali della mia ex moglie. Chiese l'archiviazione, ma nel frattempo fu trasferito a Grosseto e il fascicolo passò ad un altro pm. Costui fece proprio il ricorso della parte civile e tutto ricominciò». Quindi? «D'accordo che il pm deve accusare a tutti i costi, ma perché non ascoltò mai le mie ragioni? Chissà se, in tutti questi anni, ha mai riflettuto su come si può spezzare per sempre l'equilibrio di una vita. E anche gli interrogatori, quelle pseudo perizie condotte da persone che pretendono di utilizzare sistemi scientifici, hanno provocato danni incommensurabili a mia figlia. I veri abusi li ha subiti dalle istituzioni». Massimo Numa
“In questa nebulosa si confondono i veri pedofili”
5 Domande a Elena Negri
Avvocato Elena Negri, c’è il rischio di indebolire l'azione giudiziaria criticandone gli errori? «Assolutamente no. Anzi. In questa nebulosa si confondono i veri pedofili. C’è il doppio rischio di vedere assolti i colpevoli e condannati gli innocenti». Nel caso di Luciano B., quali errori? «In questocaso lo psicologo ha sbagliato grossolanamente la metodologia; ha sottoposto il minore a un vero proprio fuoco d’assedio; ha posto domande suggestive e puntato sui giochi che faceva con il papà, interpretandoli come un abuso sessuale. Insomma, una serie di gravi errori». Dopo questi processi, c’è più attenzione per le ragioni della difesa? «Allo stato attuale non si può ancora parlare di un miglioramento, possiamo parlare solo di una maggiore consapevolezza di coscienza da parte dell'accusa». Lei critica anche il comportamento di alcuni pm. «C'è un altro rischio: quello che il pm pretenda di combattere il fenomeno, trascurando però i singoli casi. Per esempio, il caso della scuola di Mombercelli. Se il pm fosse stato più attento e avesse valutato la situazione in modo più approfondito, forse, non si sarebbe arrivati nemmeno al dibattimento». E il centro Hansel & Gretel? «Contesto le loro metodologie, il ruolo giocato dai consulenti del centro, legati a teorie discutibili e non ispirate da criteri affidabili». Massimo Numa |