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L’orrore della pedofilia e la cultura del sospetto

Gli errori giudiziari in Belgio e Portogallo hanno devastato intere famiglie

Zincone Giuliano

 

tratto dal quotidiano "Corriere della Sera"" del 6 giugno 2004

 

Sappiamo bene che la pedofilia è un vizio orrendo, un crimine ripugnante molto antico e severamente condannato. Disse Gesù Cristo: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare» (Matteo, 18,6).

Contrariamente a quel che si racconta, il Salvatore non era affatto un buonista.

E, ancora oggi, chi corrompe i bambini suscita il meritato ribrezzo delle moltitudini. Però ci vuole un minimo di prudenza.

Intorno a questo pericolo, s’arroventa un allarme sociale che minaccia di produrre vittime innocenti. Ormai è difficile accarezzare un bambino senza rischiare il linciaggio.

Ciò è già avvenuto molte volte, in Italia, dove qualcuno s’è anche ammazzato, perché non sopportava l’infamia delle calunnie.

In Portogallo e in Belgio, troppe famiglie sono state devastate da false accuse, da giudizi sommari che hanno infamato intere città, intere regioni.

E adesso tocca alla Francia, cioè al Paese chiamato Outreau, dove si sono abbattute le complici apocalissi dei giudici e dei mass media.

Perché, in seguito alle denunce di qualche ragazzino, una comunità è stata svergognata con il marchio della pedofilia. Tredici cittadini sono stati incriminati (uno di loro s’è ucciso), trenta bambini sono stati sottratti ai genitori e affidati ai servizi sociali.

Molti innocenti hanno perso il lavoro e il rispetto dei vicini.

S’è parlato perfino di «una rete internazionale di pedofili», con base a Outreau, e di stretti legami con il famigerato Belgio che, grazie alle tv, è diventato il simbolo dei peggiori abusi sessuali nei cervelli di tanti telespettatori.

Che cosa accade, nella piccola Outreau? Qualche bimbo ha ritrattato le accuse, confessando: «Ho detto bugie». Tra i presunti pedofili, otto sono stati scagionati con tante scuse, ma le loro vite sono state distrutte.

La sorte degli altri è appesa a qualche testimonianza minorile. È ancora imputato anche un «prete operaio», l’abate Dominique Wiel, che si proclama innocente. Lui giocava a bocce e a ping pong con i ragazzi. E adesso dice: «Tutto quello che nella mia vita mi sembrava normale, è diventato sospetto. Ora capisco che chiunque mi può ferire». Per carità, nessuno sostiene che questo sacerdote abbia ragione. Ma bisogna pur ammettere che la famosa «presunzione d’innocenza», garantita dalle nostre leggi, subisce una clamorosa sconfitta, quando le facce e i nomi dei (probabili?) rei vengono spalmati sui teleschermi. La pedofilia è odiosa.

Ma micidiale può essere anche la cultura del sospetto diffuso, la caccia ai criminali che non esistono, il massacro morale di tanti innocenti.