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* RadioRadicale.it 


Pedofilia ed errori giudiziari:

i precedenti sono decine


I conflitti di interessi dei consulenti dei pm che dirigono gli orfanotrofi dove si mandano i minori



Quando si parla di inchieste sulla pedofilia l’errore giudiziario sta diventando la regola più che l’eccezione. Tanto che oramai le vittime si sono organizzate per fare conoscere le proprie terribili storie anche attraverso un sito internet (http://www.falsiabusi.it ) pieno zeppo di documenti in cui vengono fuori gli assurdi metodi di induzione al ricordo dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi.

Per non parlare del conflitto di interessi di molti operatori del settore che spesso fanno da consulenti per i pm e contemporaneamente dirigono le varie “case del fanciullo” in cui vengono mandati i figli minori di un genitore accusato a torto o a ragione di pedofilia. E siccome si tratta di strutture convenzionate con la regione a pagamento, molto lauto per giunta e commisurato a ogni infante ricoverato, ci si può immaginare con che piede partano certe inchieste.

I casi universalmente più famosi furono quelli del pm Forno a Milano che accusò un padre di avere violentato il bambino basandosi su perizie superficiali sull’ano del ragazzino di meno di tre anni che poi si scoprì soffrire di un tumore congenito al retto del quale morì. Il padre fu trattato da mostro e sbattuto in galera e ovviamente nessuno lo risarcì come nessun magistrato pagò. Poi c’è il caso di don Giorgio Govoni a Finale Emilia, un sacerdote che morì di crepacuore il 19 maggio 2000, prima che venisse celebrato il processo d’appello che lo avrebbe sicuramente scagionato (visto che nel frattempo il bambino che lo accusava e che già aveva mandato in carcere anche il genitore per questo motivo aveva ritrattato le accuse e si era scoperto che era stato istigato dallo psicologo a fare il nome del parroco del paese), episodio che viene spesso ricordato dal deputato dell’Udc Carlo Giovanardi autore di molte interrogazioni al proposito e ancora prima c’era stato il caso, con risvolti grotteschi, di Marco Dimitri, accusato di avere avuto riti pedofili con bambini di un anno sulla base della testimonianza di una spogliarellista che cercava di vendere un servizio a un giornale per soli uomini caratterizzandosi come la strega dei Castelli Romani e che in aula venne in lacrime a dire che si era inventata tutto per farsi pubblicità. Clamoroso anche il caso di quella figlia che si inventò a otto anni una violenza subita dal padre e che poi chiese la grazia a Ciampi. Spesso le madri inducono i figli a denunziare violenze per ottenere l’affidamento in cause di divorzio o separazione.

Ora l’ultima frontiera dell’errore giudiziario e della psicosi collettiva sulla pedofilia (negli ultimi tre anni i casi denunciati si sono moltiplicati del mille per cento in tutta Italia, specie nella provincia) è quello di Rignano Flaminio. Con un paese spaccato in due tra innocentisti e colpevolisti e con genitori che diventano investigatori fai da te con telecamera e interrogatorio a luci rosse dei figli piccoli. Cinque scarcerati su sei a dieci giorni degli arresti, mentre mezzo paese dichiara di volersi fare giustizia da solo. Per non parlare del rischio corso in carcere dagli imputati dato che gli altri detenuti non sono molto garantisti con questo tipo di accuse.

Ma le inchieste sulla pedofilia fatte in questa maniera, cioè solo per mandare una procura di provincia in prima pagina, hanno come principali accusati, quando si verificano questi errori giudiziari, i magistrati e gli esperti che, per italico vizio di negare al merito e al demerito qualunque significato, non pagano mai e in nessun caso per gli errori commessi.

Dimitri Buffa