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Per chi ragiona: il corso della
giustizia, a proposito della
pedofilia.
Il tanto invocato corso della
giustizia, onore a magistrati e
avvocati, pare proprio volgere
al termine. E non vale
appellarsi ai primi infausti
processi del Maggioni che hanno
comunque l’utile scopo di
mostrare come l’ambiguità del
giudizio, prima accusati e poi
assolti e viceversa, in questo
caso altro non è che il
risultato di una diversa
applicazione del diritto.
La prima, infausta, mette in
moto pre-comprensioni e
pregiudizi, in poche parole
abbiamo appreso dall’esperienza
che l’ansia della madre,
l’illazione della psicologa,
l’isteria di qualche collega, la
grossolanità degli inquirenti,
l’insipienza del pubblico
ministero, le ambizioni del
procuratore capo, la morale
demagogica della Lega e di parte
del centro destra, in pochi
giorni, hanno creato documenti
che il pigro tribunale ha
considerato delle prove,
incapace di avvertire
l’illogicità intrinseca
dell’accusa. E’ da notare allora
che noi non accusiamo i bambini
di mentire, accusiamo piuttosto
gli adulti, e tra loro eccellono
gli psicologi, di aver
sovrapposto il loro linguaggio e
le loro preoccupazioni a quelle
dei bambini, nel nostro caso
fortunatamente inconsapevoli e
inviolati. La realtà dei fatti
inoltre ci costringe ad
affermare che non sempre tutto
questo maleficio nasce dalla
buona fede. Per molti infatti la
pedofilia o, come nel nostro
caso la presunta pedofilia,
costituiscono un pascolo
particolarmente florido per chi
vive da esperto senza un vero
lavoro, o nel caso di alcuni
genitori, vive problemi di
semplice gestione della propria
vita e del proprio menage
famigliare. Auspichiamo dunque
che cessi lo scempio e che la
procura non sfoderi un ulteriore
appello che avrebbe ancora una
volta un effetto sconcertante
sull’opinione pubblica e non
farebbe che sancire l’idea che
Brescia è la città dei pedofili,
la città dove i pedofili
decideranno di venire ad
abitare, il covo di un satanismo
organizzato nelle scuole e
nelle parrocchie così come si
esprime da anni l’emblema
vivente della stupidità e
dell’esibizionismo antipedofilo.
Sappia che siamo tutti contro la
pedofilia e che per
salvaguardare i bambini con i
loro genitori siamo certi che la
giustizia proprio con lui farà
il suo corso. Chi ammira la sua
abilità consideri anche l’abisso
in cui si sta precipitando.
La seconda applicazione del
diritto, che appare ormai
risolutoria, si disciplina e si
obbliga a percorrere la via
stretta ed esigente della
scienza dei fatti esaltando la
connessione tra causa ed effetto
e rifiutando, in nome del
rispetto della verità la deriva
irrazionale. Basterebbe
considerare, con il professor
Gulotta, il fatto che nei casi
per i quali ci stiamo battendo
tanto a Brescia quanto in tutta
Italia, il disagio dei bambini
si manifesta e si accresce
progressivamente quando le
indagini prendono il via e
diventano pubbliche. Prima di
questo momento i disagi che
danno il via al contagio sono
facilmente riconducibili a cause
prossime, non necessariamente
alla pedofilia, anche solo
famigliare. Naturalmente in
questa considerazione ci stiamo
limitando alle questione degli
asili o collettive, come nel
caso paradossale di Torino La
Loggia, Cazzano Sant’Andrea,
Rignano Flaminio e Brescia.
Vogliamo affermare che starebbe
nella logica dei fatti che i
bambini, peraltro secondo
l’accusa narcotizzati,
denarcotizzati e violentati
(sic) avrebbero dovuto
manifestare immediatamente il
loro disagio, disagio che nel
tempo, cessati gli abusi,
avrebbe dovuto comprensibilmente
diminuire. Qui invece da anni il
disagio sta crescendo e i
bambini subiscono la violenza
psicologica di genitori e di
psicologhe che li trattano da
abusati. Inoltre per poter
esercitare atti di violenza così
organizzati tutto l’asilo deve
essere d’accordo, una via questa
di interpretazione che solo
l’insipienza dei procuratori
poteva reggere così a lungo e in
modo così perverso, infatti
secondo l’adagio sbagliare è
umano, perseverare è diabolico.
La razionalità del diritto
imponeva piuttosto un
atteggiamento giuridico
certamente disatteso nei primi
mesi della vicenda: dinanzi alle
accuse gravi di questo peso vale
la considerazione sulla vita
degli inquisiti, fino a prova
contraria da considerarsi
innocenti quando non ci sono
prove eclatanti, aldilà delle
semplici emozioni, che li
dimostrano colpevoli. Nessuna
prova, nessun disordine, nessuna
collaborazione ad un comune
progetto criminoso. Solo persone
normali, semplici, in alcuni
casi competenti e dedite alla
scuola con indubbie capacità
didattiche e pedagogiche. Un
vero scempio di valori che ha
rischiato di travolgere
l’eccellenza della scuola
bresciana in un mare di fango.
Sarà inevitabile nei prossimi
giorni raggiungere una per una
le agenzie, personali e
collettive, di questa disfatta e
di questa deriva
dell’intelligenza.
Con questo manifestiamo una
volontà di riconciliazione che
passa attraverso la verità e la
giustizia, fortunatamente
ricostituita nel suo valore. Che
qualcuno si decida ed ammetta
serenamente di avere sbagliato.
Il comitato liberi nella verità |