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PER CHI RAGIONA...

 

 

 

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato del Comito Liberi nella Verità, emesso all'indomani dell'assoluzione dell'ultimo imputato del caso della scuola materna Abba di Brescia, nel giugno del 2008.

 

Per chi ragiona: il corso della giustizia, a proposito della pedofilia.

 

Il tanto invocato corso della giustizia, onore a magistrati e avvocati, pare proprio volgere al termine. E non vale appellarsi ai primi infausti processi del Maggioni che hanno comunque l’utile scopo di mostrare come l’ambiguità del giudizio, prima accusati e poi assolti e viceversa, in questo caso altro non è che il risultato di una diversa applicazione del diritto.

La prima, infausta, mette in moto pre-comprensioni e pregiudizi, in poche parole abbiamo appreso dall’esperienza che l’ansia della madre, l’illazione della psicologa, l’isteria di qualche collega, la grossolanità degli inquirenti, l’insipienza del pubblico ministero, le ambizioni del procuratore capo, la morale demagogica della Lega e di parte del centro destra, in pochi giorni, hanno creato documenti che il pigro tribunale ha considerato delle prove, incapace di avvertire l’illogicità intrinseca dell’accusa. E’ da notare allora che noi non accusiamo i bambini di mentire, accusiamo piuttosto gli adulti, e tra loro eccellono gli psicologi, di aver sovrapposto il loro linguaggio e le loro preoccupazioni a quelle dei bambini, nel nostro caso fortunatamente inconsapevoli e inviolati. La realtà dei fatti inoltre ci costringe ad affermare che non sempre tutto questo maleficio nasce dalla buona fede. Per molti infatti la pedofilia o, come nel nostro caso la presunta pedofilia, costituiscono un pascolo particolarmente florido per chi vive da esperto senza un vero lavoro, o nel caso di alcuni genitori, vive problemi di semplice gestione della propria vita e del proprio menage famigliare. Auspichiamo dunque che cessi lo scempio e che la procura non sfoderi un ulteriore appello che avrebbe ancora una volta un effetto sconcertante sull’opinione pubblica e non farebbe che sancire l’idea che Brescia è la città dei pedofili, la città dove i pedofili decideranno di venire ad abitare, il covo di un satanismo organizzato nelle scuole  e nelle parrocchie così come si esprime da anni l’emblema vivente della stupidità e dell’esibizionismo antipedofilo. Sappia che siamo tutti contro la pedofilia e che per salvaguardare i bambini con i loro genitori siamo certi che la giustizia proprio con lui farà il suo corso. Chi ammira la sua abilità consideri anche l’abisso in cui si sta precipitando.

 

La seconda applicazione del diritto, che appare ormai risolutoria, si disciplina e si obbliga  a percorrere la via stretta ed esigente della scienza dei fatti esaltando la connessione tra causa ed effetto e rifiutando, in nome del rispetto della verità la deriva irrazionale. Basterebbe considerare, con il professor Gulotta, il fatto che nei casi per i quali ci stiamo battendo tanto a Brescia quanto in tutta Italia, il disagio dei bambini si manifesta e si accresce progressivamente quando le indagini prendono il via e diventano pubbliche. Prima di questo momento i disagi che danno il via al contagio sono facilmente riconducibili a cause prossime, non necessariamente alla pedofilia, anche solo famigliare. Naturalmente in questa considerazione ci stiamo limitando alle questione degli asili o collettive, come nel caso paradossale di Torino La Loggia, Cazzano Sant’Andrea, Rignano Flaminio e Brescia. Vogliamo affermare che starebbe nella logica dei fatti che i bambini, peraltro secondo l’accusa narcotizzati, denarcotizzati e violentati (sic) avrebbero dovuto manifestare immediatamente il loro disagio, disagio che nel tempo, cessati gli abusi, avrebbe dovuto comprensibilmente diminuire. Qui invece da anni il disagio sta crescendo e i bambini subiscono la violenza psicologica di genitori e di psicologhe che li trattano da abusati. Inoltre per poter esercitare atti di violenza così organizzati tutto l’asilo deve essere d’accordo, una via questa di interpretazione che solo l’insipienza dei procuratori poteva reggere così a lungo e in modo così perverso, infatti secondo l’adagio sbagliare è umano, perseverare è diabolico. La razionalità del diritto imponeva piuttosto un atteggiamento giuridico certamente disatteso nei primi mesi della vicenda: dinanzi alle accuse gravi di questo peso vale la considerazione sulla vita degli inquisiti, fino a prova contraria da considerarsi innocenti quando non ci sono prove eclatanti, aldilà delle semplici emozioni, che li dimostrano colpevoli. Nessuna prova, nessun disordine, nessuna collaborazione ad un comune progetto criminoso. Solo persone normali, semplici, in alcuni casi competenti e dedite alla scuola con indubbie capacità didattiche e pedagogiche. Un vero scempio di valori che ha rischiato di travolgere l’eccellenza della scuola bresciana in un mare di fango.

Sarà inevitabile nei prossimi giorni raggiungere una per una le agenzie, personali e collettive, di questa disfatta e di questa deriva dell’intelligenza.

Con questo manifestiamo una volontà di riconciliazione che passa attraverso la verità e la giustizia, fortunatamente ricostituita nel suo valore. Che qualcuno si decida ed ammetta serenamente di avere sbagliato.

 

Il comitato liberi nella verità