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L’area che tocchiamo è quella del Tabù.
Si sa che ci sono abusi di adulti nei
confronti dei bambini, è molto triste e
non si deve negare. Tali abusi avvengono
statisticamente soprattutto in famiglia.
Esistono poi forme di patologia pedofila
per cui l’adulto cerca luoghi
frequentati da bambini. Si prestano a
questo naturalmente i luoghi
dell’educazione dell’infanzia e
indiziati, oltre ai genitori, sono gli
educatori, insegnanti, assistenti e
religiosi. Nell’immaginario il pedofilo
è sempre un uomo e maschio. Ma
ultimamente la sfera di accusa pedofilia
raggiunge sempre più anche il mondo
femminile.
Innumerevoli studi sono stati sviluppati
sull’argomento ma come è facile
immaginare non sono studi conclusivi,
studi del senno di poi. Solo a fatti
realmente avvenuti diventa possibile
spiegare perché sono successe le cose.
Un’enorme parte del problema riguarda il
presunto abuso, la fase cioè di
accertamento, con i suoi risvolti etici,
psicologici e soprattutto giuridici. Non
esiste una scienza del prima. Questo
riguarda in genere tutti i Tabù, dal
suicidio all’omicidio e all’incesto.
Questo vale soprattutto nel caso della
pedofilia. Il dopo impone la riflessione
sul prima e rende l’area di indagine
particolarmente insidiosa.
Ma ecco, e qui sta il problema: come è
possibile stabilire che c’è stato
davvero abuso? In questo luogo giuridico
giocano un ruolo potente le suggestioni,
le aspettative, la buona fede e talvolta
la cattiva predisposizione, non ultimo
la malvagità. La pedofilia è l’unico
spazio giuridico nel quale si può aprire
una inchiesta o addirittura addivenire
ad una condanna senza prove. Bisogna
aggiungere che nella coscienza comune la
pedofilia assume una dimensione di tale
malvagità da autorizzare qualsiasi
reazione nei confronti del pedofilo. In
questo contesto si legge la stessa frase
evangelica che consiglia l’uso della
macina.
Questo detto, dobbiamo purtroppo
affrontare un corollario della questione
che attinge forza e significato proprio
dal regime di Tabù del problema e dalla
interazione degli elementi sopra citati.
Ci riferiamo alla consistente e
paradossale fioritura di casi di falso
abuso, di pedofilia cioè perseguita ed
inesistente, casi che travolgono da anni
nel mondo, e ora anche in Italia, una
quantità esorbitante di cittadini onesti
e ‘normali’ che non hanno niente a che
fare con la pedofilia.
I casi hanno occupato le pagine della
cronaca e sono ancora in percorso
giudiziario ma la loro verità è ormai
certa e soprattutto accertabile per
tutti i cittadini onesti, capaci di
raziocinio. Ci riferiamo ai casi di
Modena Mirandola, Torino, Bergamo,
Brescia, Verona…l’elenco potrebbe
facilmente continuare.
Quale molla fa scattare un percorso
giuridico così perverso? Proviamo a
formulare un elenco rapsodico.
Nei casi delle false accuse di abuso
famigliare ha un peso decisivo il
dissidio dei coniugi, l’amore
trasformatosi in odio nelle separazioni
tende a giustificarsi, soprattutto nella
madre, descrivendo ‘l’altro’, il marito
naturalmente, come un mostro. Meno
agevole è decifrare perché le accuse
scattino in ambienti educativi. Qui la
casistica del dopo ci porta a segnalare
disagi infantili di origine famigliare
trasferiti in luogo pubblico, meccanismo
di autodifesa; ancora ci sono climi di
dissidio all’interno delle strutture
scolastiche fatti di odio e invidia tra
colleghi, nei nostri casi di colleghe.
Dobbiamo indicare anche la presenza nel
mondo di personalità squilibrate
desiderose di canalizzare il
risentimento nei confronti della società
affrontando a viso aperto e in modo
estremo una caso sul quale peraltro
tutti convengono. Ci riferiamo
naturalmente ad alcuni paladini della
lotta contro la pedofilia e al loro
risentimento nei confronti del mondo e
di tutti quelli che a loro si oppongono.
Potremmo parlare anche di coloro che si
danno alla politica, all’arte, alla
musica in modo mediocre e che riversano
nella campagna contro la pedofilia lo
smacco del loro fallimento personale. Un
caso particolare spiega il perché di
accuse radicali contro le realtà
ecclesiali; fermo restando che la
pedofilia è un atto odioso da chiunque
perpetrato e particolarmente odioso e
inaccettabile quando causato da
religiosi. Dobbiamo constatare che
esiste l’odio e il risentimento nei
confronti della compagine ecclesiale,
odio nel quale convergono spiritualità
estremiste tendenzialmente manichee,
pauperismi, pregiudizi,
strumentalizzazioni politiche. I casi di
Bergamo e Brescia sono emblematici. Come
è facile osservare abbiamo sollevato un
coperchio, una questione molto grave,
soprattutto per chi ha subìto accuse,
carcerazioni, tracolli finanziari,
azioni giudiziarie alcune delle quali
ancora in corso.
Ma tutto questo non sarebbe niente se
non ci fossero anche da sopportare
giudici incapaci, in qualche caso
desiderosi di piazzare il colpo grosso
della loro vita, psicologhe e psicologi
al loro livello, esperti di abusi, tutte
persone che da anni stanno collaborando
tra loro nel mondo dei minori; essi di
fatto gestiscono un potere senza
controlli, con il transito di ingenti
somme di denaro pubblico, suffragati in
questi ultimi anni da una classe
politica moralizzatrice alla ricerca di
colpi di scena per autocelebrarsi
dinanzi al popolo che vota. Un capitolo
a parte meritano i risarcimenti danni
per abusi che non sono accaduti. Qui è
la vergogna a insediarsi tra le pieghe
della società civile e soprattutto è
l’intenzione profonda a palesarsi.
Un enorme patetica tenerezza suscitano
infine tutte le istituzioni, civili,
ecclesiali e culturali che, quando sono
scoppiati casi di falso abusi, come
quelli sopracitati, si sono fatte
paladine della difesa dei bambini con
iniziative, convegni, pubblici
finanziamenti, progetti di sostegno. In
questo caso si sono fatti implicitamente
assertori di un errore grave e
portatori sani di un contagio.
L’impegno comune deve essere ora quello
di cercare e dire la verità. Soprattutto
di liberare i bambini dall’aggressione
che si è scatenata nei loro confronti
quando a tutti i costi hanno dovuto
raccontare ai genitori quello che
semplicemente non era accaduto,
sopportando per anni la violenza
invasiva di medici e psicologi.
Taluni invocano leggi adeguate allo
scopo ma queste sono vane se una società
non decide onestamente di crescere
spiritualmente e culturalmente.
don Mario Neva |