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Tabù e Falsi abusi

di Don Mario Neva

 

 

 

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L’area che tocchiamo è quella del Tabù. Si sa che ci sono abusi di adulti nei confronti dei bambini, è molto triste e non si deve negare. Tali abusi avvengono statisticamente soprattutto in famiglia. Esistono poi forme di patologia pedofila per cui l’adulto cerca luoghi frequentati da bambini. Si prestano a questo naturalmente i luoghi dell’educazione dell’infanzia e indiziati, oltre ai genitori, sono gli educatori, insegnanti, assistenti e religiosi. Nell’immaginario il pedofilo è sempre un uomo e maschio. Ma ultimamente la sfera di accusa pedofilia raggiunge sempre più anche il mondo femminile.

Innumerevoli studi sono stati sviluppati sull’argomento ma come è facile immaginare non sono studi conclusivi, studi del senno di poi. Solo a fatti realmente avvenuti diventa possibile spiegare perché sono successe le cose. Un’enorme parte del problema riguarda il presunto abuso, la fase cioè di accertamento, con i suoi risvolti etici, psicologici e soprattutto giuridici. Non esiste una scienza del prima. Questo riguarda in genere tutti i Tabù, dal suicidio all’omicidio e all’incesto. Questo vale soprattutto nel caso della pedofilia. Il dopo impone la riflessione sul prima e rende l’area di indagine particolarmente insidiosa.

Ma  ecco, e qui sta il problema: come è possibile stabilire che c’è stato davvero abuso? In questo luogo giuridico giocano un ruolo potente le suggestioni, le aspettative, la buona fede e talvolta la cattiva predisposizione, non ultimo la malvagità. La pedofilia è l’unico spazio giuridico nel quale si può aprire una inchiesta o addirittura addivenire ad una condanna senza prove. Bisogna aggiungere che nella coscienza comune la pedofilia assume una dimensione di tale malvagità da autorizzare qualsiasi reazione nei confronti del pedofilo. In questo contesto si legge la stessa frase evangelica che consiglia l’uso della macina.

Questo detto, dobbiamo purtroppo affrontare un corollario della questione che attinge forza e significato proprio dal regime di Tabù del problema e dalla interazione degli elementi sopra citati. Ci riferiamo alla consistente e paradossale fioritura di casi di falso abuso, di pedofilia cioè perseguita ed inesistente, casi che travolgono da anni nel mondo, e ora anche in Italia, una quantità esorbitante di cittadini onesti e ‘normali’ che non hanno niente a che fare con la pedofilia.

I casi hanno occupato le pagine della cronaca e sono ancora in percorso giudiziario ma la loro verità è ormai certa e soprattutto accertabile per tutti i cittadini onesti, capaci di raziocinio. Ci riferiamo ai casi di Modena Mirandola, Torino, Bergamo, Brescia, Verona…l’elenco potrebbe facilmente continuare.

Quale molla fa scattare un percorso giuridico così perverso? Proviamo a formulare un elenco rapsodico.

Nei casi delle false accuse di abuso famigliare ha un peso decisivo il dissidio dei coniugi, l’amore trasformatosi in odio nelle separazioni tende a giustificarsi, soprattutto nella madre, descrivendo ‘l’altro’, il marito naturalmente, come un mostro. Meno agevole è decifrare perché le accuse scattino in ambienti educativi. Qui la casistica del dopo ci porta a segnalare disagi infantili di origine famigliare trasferiti in luogo pubblico, meccanismo di autodifesa; ancora ci sono climi di dissidio all’interno delle strutture scolastiche fatti di odio e invidia tra  colleghi, nei nostri casi di colleghe. Dobbiamo indicare anche la presenza nel mondo di personalità squilibrate desiderose di canalizzare il risentimento nei confronti della società affrontando a viso aperto e in modo estremo una caso sul quale peraltro tutti convengono. Ci riferiamo naturalmente ad alcuni paladini della lotta contro la pedofilia e al loro risentimento nei confronti del mondo e di tutti quelli che a loro si oppongono. Potremmo parlare anche di coloro che si danno alla politica, all’arte, alla musica in modo mediocre e che riversano nella campagna contro la pedofilia lo smacco del loro fallimento personale. Un caso particolare spiega il perché di accuse radicali contro le realtà ecclesiali; fermo restando che la pedofilia è un atto odioso da chiunque perpetrato e particolarmente odioso e inaccettabile quando causato da religiosi. Dobbiamo constatare che esiste l’odio e il risentimento nei confronti della compagine ecclesiale, odio nel quale convergono spiritualità estremiste tendenzialmente manichee, pauperismi, pregiudizi, strumentalizzazioni politiche. I casi di Bergamo e Brescia sono emblematici. Come è facile osservare abbiamo sollevato un coperchio, una questione molto grave, soprattutto per chi ha subìto accuse, carcerazioni, tracolli finanziari, azioni giudiziarie alcune delle quali ancora in corso.

Ma tutto questo non sarebbe niente se non ci fossero anche da sopportare giudici incapaci, in qualche caso desiderosi di piazzare il colpo grosso della loro vita, psicologhe e psicologi al loro livello, esperti di abusi, tutte persone che da anni stanno collaborando tra loro nel mondo dei minori; essi di fatto gestiscono un potere senza controlli, con il transito di ingenti somme di denaro pubblico, suffragati in questi ultimi anni da una classe politica moralizzatrice alla ricerca di colpi di scena per autocelebrarsi dinanzi al popolo che vota. Un capitolo a parte meritano i risarcimenti danni per abusi che non sono accaduti. Qui è la vergogna a insediarsi tra le pieghe della società civile e soprattutto è l’intenzione profonda  a palesarsi.

Un enorme patetica tenerezza suscitano infine tutte le istituzioni, civili, ecclesiali e culturali che, quando sono scoppiati casi di falso abusi, come quelli sopracitati, si sono fatte paladine della difesa dei bambini con iniziative, convegni, pubblici finanziamenti, progetti di sostegno. In questo caso si sono fatti implicitamente assertori di un errore grave e  portatori sani di un contagio. L’impegno comune deve essere ora quello di cercare e dire la verità. Soprattutto di liberare i bambini dall’aggressione che si è scatenata nei loro confronti quando a tutti i costi hanno dovuto raccontare ai genitori quello che semplicemente non era accaduto, sopportando per anni la violenza invasiva di medici e psicologi.

Taluni invocano leggi adeguate allo scopo ma queste sono vane se una società non decide onestamente di crescere spiritualmente e culturalmente.

                                                                                                                                                                                      don Mario Neva