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Alcuni genitori ,
alcune psicologhe e magistrati, hanno
sposato la tesi dogmatica secondo la
quale i bambini dicono
necessariamente e spontaneamente la
verità; in modo particolare, la
loro situazione di innocenza originaria,
non permetterebbe loro, sempre secondo
questa tesi massimalista, di conoscere
situazioni sessuali tipiche del mondo
adulto.
Quando attraverso le
loro parole dei bambini, i loro disegni,
gli incidenti probatori, le confessioni
alle madri scrittrici di diari, affiora
la descrizione di atti sessuali, di
autentiche manipolazioni e perversioni
sessuali, tutto ciò viene considerato
come una autentica esperienza
traumatica, un abuso., certamente subito
dal bambino.
Si crea così un
atteggiamento psicologico, morale e
giuridico che valorizza in modo estremo
e indiscutibile le pseudo prove addotte,
pseudo prove che, una volta trascritte,
ratificate dai periti psicologi,
timbrate e assunte nell'indagine
preliminare, acquisiscono un
valore probante apparentemente
schiacciante nei confronti degli
indagati.
In questo modo ci si
illude di reagire in modo corretto alle
innegabili violenze alle quali numerosi
bambini disgraziatamente sono sottoposti
nel mondo; si pensa inoltre di sopperire
in tal modo al fatto che una violenza di
un adulto su un minore, soprattutto in
età prescolare è per forza di cose una
violenza occulta, mascherata,
tatticamente organizzata per non farsi
scoprire.
La lettura degli
atti dei processi in corso è veramente
eloquente: non essendoci prove, dati
certi, luoghi e tempi precisi, non
essendoci referti medici persuasivi,
conti correnti gonfiati, intercettazioni
telefoniche persuasive…l'unica prova che
rimane è la testimonianza dei bambini,
ai quali bisogna credere.
E quando
scopri con certezza che in realtà i
bambini hanno subito la violenta
suggestione degli adulti?
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