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Le false accuse di
abuso su minori e la predisposizione
giuridica alla condanna
Rileviamo
che già l'enunciazione di un problema
come quello relativo ai falsi abusi
non gode di uno spontaneo interesse
od approvazione presso l'opinione
pubblica poiché sembra andare contro lo
sdegno diffuso contro gli abusi
sessuali nei confronti di minori. La
pedofilia è una tragica realtà che
merita giustamente riprovazione, decisa
condanna e attenta prevenzione.
Affermare che esistono calunnie,
inchieste e condanne per abusi non
realmente accaduti, viene inteso
comunemente come una approvazione della
pedofilia. Siamo già dunque
controcorrente.
Il fenomeno sempre più diffuso si può
così riassumere: persone che non
hanno nulla a che fare con la pedofilia
vengono travolte da indagini giudiziarie
che destabilizzano radicalmente la loro
vita, con grave danno morale e
pecuniario, sottoposte ad un giudizio
che pregiudica per anni la loro vita,
quando il tutto non si risolve nella
tragica condanna al carcere e al
risarcimento dei danni.
Sarebbe molto importante raccogliere
una documentazione ufficiale e
scientifica su questo fatto; la quantità
e qualità dei casi in gioco è tale da
poter sopportare una rilevazione
statistica indicativa di una tendenza
che è importante ostacolare. Già questo
sarebbe un grande passo avanti.
Occorre precisare che, con queste
affermazioni, non si intende
delegittimare a priori le inchieste
giudiziarie che contrastano la
pedofilia; si vuole solo affermare che
le indagini, peraltro facilmente
individuabili, condotte in modo
maldestro, creano danni contro
innocenti, mettono in rilievo una
carenza oggettiva nel modo in cui il
sistema giudiziario recepisce e subisce
una tensione sociale così viva e
problematica, il tutto a scapito della
verità.
La segnalazione di casi di
pedofilia avviene sul punto alto di un
piano già inclinato e il destino comune
di questo avvio è l'accelerazione
rovinosa verso il basso che tutto
travolge.
Gli imputati e i loro difensori sono
posti nella condizione di chi si vede
piombare addosso una valanga e sono
posti nella necessità di dover dipanare
un accusa che si è costruita con estrema
rapidità; tutto parte generalmente da
uno stato di disagio della madre, del
bambino e della bambina che viene
catalizzato da psicologhe e
neuropsichiatre e specialisti in
materia, da associazioni per la difesa
dei diritti dei bambini preoccupate più
della loro attività che della verità; tutti
sembrano già pronti e predisposti
coralmente a riconoscere e combattere
l'abuso. Il denaro entra quale fattore
di spinta decisivo sebbene inconfessato.
A questo si deve aggiungere che
l'ambiente da cui emerge l'accusa di
pedofilia è il più delle volte alterato
da conflitti, dissidi e talvolta da odi
profondi.
Giovani PM e GIP guidano l'attività
di Ispettori abituati a trattare crimini
reali; le denunce, le rilevazioni
psicologiche, le rilevazioni di
ambiente, si trasformano rapidamente in
atti processuali accusatori. Questo è il
fatto decisivo per tutta la questione.
Si costruisce in tal modo
progressivamente quel materiale
giudiziario per cui il processo, che può
successivamente conoscere un percorso
chiarificatore e rasserenante, sarà
destinato ad un esito del tutto
inatteso. Il fatto si è ormai ripetuto
più volte ed è documentabile:
nell'incertezza infatti i giudici
preferiscono condannare, asserendo di
stare dalla parte dei bambini. Errori
clamorosi avvengono continuamente senza
che ai PM-GIP, agli Ispettori e infine
ai Magistrati venga attribuita la minima
responsabilità sulle decisioni assunte.
Ciò avviene particolarmente in occasione
degli incidenti probatori. E'
sufficiente analizzare alcune
testimonianze registrate dei bambini con
la presenza dei genitori e del GIP,
metterle a confronto con la relazione
scritta e le relative valutazioni del
CTU per prendere coscienza di un vero e
proprio allontanamento dalla verità,
dell'affermarsi di una assoluta
distanza, che si costruisce a metà
strada tra gli psicologi e i PM, per cui
la realtà fattuale viene trasformata in
una nuova realtà, quella processuale.
Questa riflessione non pregiudica la
necessità di trasformare la realtà di
fatto in una adeguata verità
processuale, compito proprio dei
tribunali.
I Giudici del tribunale diventano
gli arbitri assoluti di una situazione
sostanzialmente ambigua: possono
riferirsi ai dati emersi dal
dibattimento sostenuto dalla difesa,
difficilmente in grado di dipanare
l'intrigata matassa, oppure accettare
gli atti dell'indagine, trasformati
arbitrariamente in realtà di fatto.
Ci si può
allora chiedere come sia possibile un
così alto numero di casi di travaso
ingiustificato di indagine psicologica
erronea in atti giuridici e processuali.
Da un lato occorre mettere in rilievo
l'aleatorietà del lavoro di molti
psicologi i quali si mostrano
disponibili a trasformare ogni traccia
di disagio in abuso, mentre pare proprio
annullata la realtà del disagio
infantile inteso in senso lato e reale.
Inoltre è decisamente carente, in epoca
di liberalizzazione della sessualità,
una autentica e serena concezione della
sessualità umana. In molti casi il
disagio dei genitori, in modo
particolare quello della madre, oppure i
dissidi tra genitori, vengono
trasformati in un ingiustificato caso di
pedofilia. La pressione poi dei genitori
accusanti viene facilmente assunta come
prova inconfutabile che non necessita di
alcuna giustificazione.
Fino ad oggi è mancata la piena
consapevolezza della entità del problema
e la volontà di affrontarlo a viso
aperto. Anche se i veri esperti, che
fortunatamente esistono, i quali operano
quotidianamente nell'area di
frequentazione giudiziaria tra psicologi
e giuristi, avvertono da anni la
pericolosità della situazione e
l'accumularsi di veri e propri abusi nel
settore. Che cosa fare? Non si chiede
certo di abbassare la guardia nei
confronti della pedofilia e la coscienza
e l'intervento su un problema così
grave. Formuliamo ugualmente alcune
proposte.
* Una interpellanza parlamentare sul
tema falsi abusi su minori e ingiuste
condanne…
* Una proposta di legge che regolamenti
la difficile casistica in modo più
stretto e rigoroso…
* Una inchiesta sui casi passati e
sull'attività di psicologi e
associazioni.
* Il risarcimento danni economico nei
confronti degli imputati, indagati e
accusati.
* Un convegno con veri esperti del
settore che mettano in comune il frutto
di una continua presenza in campo
psicologico giudiziario
* La messa in atto di strumenti di
informazione e formazione sul tema e
sulla sua oggettiva complessità.
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