TORNA ALLA HOMEPAGE

 

 

 

 

CON UNA PERIZIA DI 45 MINUTI

MI HANNO STRAPPATO MIO FIGLIO

 

 

 

La denuncia: molti degli abusi in campo minorile hanno origine da perizie psichiatriche soggettive

 

 

Premessa

Non si può non condividere la missiva che ci è pervenuta, perché sempre più si assiste a sentenze che giustificano un dato evento sulla base di impressioni psicologiche e psichiatriche in barba alle prove e alla realtà fattuale. La giustizia sempre più avvinghiata alle pseudo scienze umanistiche e ai guru che per capacità di mistificazione fanno breccia fra i disinformati prospettando realtà e letteratura che non può essere condivisa. Tale aspetto era già emerso sin dall’origine dei primi laboratori psicologici del 1850 in cui molte teorie, come ai nostri giorni, trovano riscontro su un caso particolare, che non può essere generalizzato o assunto come assolutistico, in quanto le variabili sono infinite e le impressioni soggettive.

Anche nel libro di recente pubblicazione di Umberto Eco in “Il cimitero di Praga”, ambientato tra il 1860 al 1900, permaneva allora come oggi lo stesso scetticismo sulle pratiche e studi psicologici e psichiatrici, di cui riportiamo un brano:

“-Vedete, monsieur Simonini, mi spiegava Bourru, il dottor Charcot sta studiando a fondo l'isteria, una forma di nevrosi che si manifesta con varie reazioni psicomotorie, sensoriali e vegetative. In passato era ritenuta fenomeno esclusivamente femminile, dovuta a disturbi della funzione uterina, ma Charcot ha intuito che le manifestazioni isteriche sono ugualmente diffuse nei due sessi, e possono comprendere paralisi, epilessia, cecità o sordità, difficoltà a respirare, parlare, inghiottire.

- Il collega, interveniva Burot, non ha ancora detto che Charcot pretende di aver messo a punto una terapia che ne guarisce i sintomi.

- Stavo per arrivarvi, rispondeva piccato Bourru, Charcot ha scelto la via dell'ipnotismo, che sino a ieri era materia per ciarlatani come Mesmer. I pazienti, sottoposti a ipnosi, dovrebbero rievocare episodi traumatici che sono all'origine dell'isteria, e guarire col prenderne coscienza.

- E guariscono?

- Qui sta il punto, monsieur Simonini, diceva Bourru. Per noi quello che spesso avviene alla Salpêtrière sa più di teatro che di clinica psichiatrica. Intendiamoci, non per mettere in questione le infallibili qualità diagnostiche del Maestro...

- Non per metterle in dubbio, confermava Burot. È la tecnica dell'ipnotismo in sé che...

- Bourru e Burot mi hanno spiegato i vari sistemi per ipnotizzare, da quelli ancora ciarlataneschi di tale abate Faria (mi ha fatto rizzare le orecchie quel nome dumasiano, ma si sa che Dumas saccheggiava cronache vere) a quelli ormai scientifici del dottor Braid, un vero pioniere.

- Ormai, diceva Burot, i bravi magnetizzatori seguono metodi più semplici.

- E più efficaci, precisava Bourru. Davanti al malato si fa oscillare una medaglia o una chiave, dicendogli di guardarle fissamente: nell'arco da uno a tre minuti le pupille del soggetto hanno un movimento oscillatorio, il polso si abbassa, gli occhi si chiudono, il volto esprime un senso di riposo e il . sonno può durare sino a venti minuti.

- Va detto, correggeva Burot, che dipende dal soggetto, perché la magnetizzazione non dipende dalla trasmissione di fluidi misteriosi (come voleva quel buffone di Mesmer) ma da fenomeni di autosuggestione. E i santoni indiani ottengono lo stesso risultato guardandosi attentamente la punta del naso o i monaci del monte Athos fissandosi l'ombelico.

- Noi non crediamo granché a queste forme di autosuggestione, aveva detto Burot, anche se non facciamo altro che mettere in pratica intuizioni che erano state proprie di Charcot, prima che cominciasse a prestare tanta fede all'ipnotismo. Ci stiamo occupando di casi di variazione della personalità, cioè di pazienti che un giorno pensano di essere una persona e un altro giorno un' altra, e le due personalità s'ignorano l'una con l' altra. L’anno scorso è entrato nel nostro ospedale tale Louis.

- Caso interessante, aveva precisato Bourru, accusava paralisi, anestesie, contratture, spasmi muscolari, iperestesie, mutismo, irritazioni cutanee, emorragie, tosse, vomito, attacchi epilettici, catatonia, sonnambulismo, ballo di san Vito, malformazioni del linguaggio…

- Talora si credeva un cane, aggiungeva Burot, o una locomotiva a vapore. E poi aveva allucinazioni persecutorie, restrizione del campo visivo, allucinazioni gustative, olfattive e visive, congestione polmonare pseudotubercolare, cefalee, mal di stomaco, stitichezza, anoressia, bulimia e letargia, cleptomania ...

- Insomma, concludeva Bourru, un quadro normale. Ora noi, invece di ricorrere all'ipnosi, abbiamo applicato una sbarra d'acciaio sul braccio destro del malato ed ecco che ci è apparso come per incanto un personaggio nuovo. Paralisi e insensibilità erano scomparse dal lato destro per trasferirsi sul lato sinistro.

- Eravamo di fronte a un' altra persona, precisava Burot, che non ricordava nulla di quello che era un istante prima. In uno dei suoi stati Louis era astemio e nell'altro diventava addirittura incline all'ubriachezza.

- Noti, diceva Bourru, che la forza magnetica di una sostanza agisce anche a distanza. Per esempio, senza che il soggetto, lo sappia si pone sotto la sua sedia una bottiglietta che contenga una sostanza alcolica. In questo stato di sonnambulismo il soggetto mostrerà tutti i sintomi dell'ubriachezza.

- Voi capite come le nostre pratiche rispettino l'integrità psichica del paziente, concludeva Burot. L'ipnotismo fa perdere conoscenza al soggetto, mentre con il magnetismo non vi è commozione violenta su di un organo ma una carica progressiva dei plessi nervosi.

- Ho tratto da quella conversazione la persuasione che Bourru e Burot fossero due imbecilli che tormentavano con sostanze urticanti dei poveri dementi, ed ero stato confortato, nella mia persuasione vedendo il dottor Du Maurier, che seguiva quella conversazione dal tavolo vicino, scuotere il capo più volte”.

Il brano ci descrive una realtà che certamente non è mutata nel tempo, fatte salve le ricerche condivise a livello internazionale. L’aspetto inquietante è il trasferimento di responsabilità dai giudici ai “professionisti” della salute mentale. Allora sorge un altro dubbio e cioè: se le scienze psicologiche e psichiatriche hanno la capacità di determinare un profilo di personalità dei genitori, tale per cui un bambino può essere sottratto dal proprio nucleo familiare, perché, ad esempio, i magistrati, le forze dell’ordine, gli psicologi, gli psichiatri, gli operatori dei servizi sociali…, non vengono sottoposti periodicamente a perizia comportamentale e di personalità per determinare l’idoneità al servizio pubblico e alla loro professione?

Quello che oggi manca realmente, oltre l’umiltà, è la capacità di sapere ascoltare, e per ascoltare ci si deve dedicare molto tempo. Oggigiorno il tempo è concepito come fonte di denaro, perciò è evidente che la valutazione di un comportamento, di una personalità…, pur essendo soggettiva, non gli si può dedicare più di 45 minuti.

 

 

 

Trento. Oggi, tramite il suo legale, la mamma di un bambino trentino ha presentato una denuncia all’ordine dei medici su uno psichiatra trentino per segnalare l’assurda e superficiale perizia che ha fatto sì che il figlio di quattro anni venisse strappato al nucleo famigliare in cui viveva con lei e altri tre fratelli per essere assegnato al padre. Dopo che in primo grado il bambino era stato assegnato alla madre, che vive in un’altra regione, la Corte d’appello ha ribaltato la decisione sulla base di una perizia psichiatrica dove in un’intervista di soli 45 minuti le è stata diagnosticata una malattia psichiatrica.

Non vogliamo entrare nel merito della correttezza del provvedimento del tribunale, ma contestiamo l’eccessivo valore delle perizie psichiatriche soggettive. Come più volte denunciato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, un genitore di fronte a psicologi e psichiatri può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o “scientifico”. Tramite valutazioni soggettive e opinabili, psicologi e psichiatri possono indurre il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici. Nella maggioranza dei casi si è totalmente impotenti di fronte a questo sistema, soprattutto se non si hanno dei mezzi economici.

Quanto sopra è stato espresso esemplarmente dal dottor Giuseppe Raspadori in una sua relazione: “...quando ci addentriamo nel campo indefinito della psicologia, al di fuori cioè di fattispecie certe di reato, quando noi decidiamo di valutare modi, comportamenti, sentimenti, espressioni, collegate al carattere, a tratti di personalità, a stati d’animo, a tutto quell’insieme, cioè, spesso contraddittorio di ansie, paure, sicurezze, aspettative, gelosie, dipendenze, orgogli, che compongono la psiche umana, noi entriamo inevitabilmente nel campo della discrezionalità. La discrezionalità dei nostri valori, sentimenti, vissuti, visioni della vita, e molto più semplicemente del nostro modo di amare e di crescere i figli. E quando la discrezionalità delle valutazioni psicologiche si accompagna al potere di irrorare il massimo della pena, la perdita di tuo figlio e la negazione di te stessa, il rischio di passare dalla discrezionalità all’arbitrio è enorme, e foriero di danni e drammi di molto maggiori di quelli che astrattamente si dichiara di volere evitare. Dichiarare un genitore, ed in particolare una madre, ‘incapace’ e sottrargli i figli, ed oggi, assai frequentemente, l’unico figlio, è lacerante ben più della galera, molto più vicino ad una pena di morte...”.

Ecco che cosa ci ha raccontato la mamma che per tutelare i figli non ha voluto rivelare pubblicamente la sua identità: “Sono una mamma di quattro figli. Il più grande è un adolescente, il secondo frequenta le elementari, il terzo ha 4 anni e l’ultimo figlio ha meno di un anno. Alcuni anni fa ho lasciato il mio ex marito e in seguito ho iniziato una relazione con il mio attuale compagno da cui ho avuto l’ultimo figlio.

Non sono una mamma perfetta ma come tutte le mamme i miei figli vengono prima di tutto. Non ho mai negato al padre la possibilità di vedere suo figlio, aveva ampie possibilità di visita e poteva vederlo quando voleva, ma purtroppo lui ha deciso di chiedere che il bambino vivesse con lui. In primo grado il tribunale ha ritenuto che il terzo figlio dovesse restare con la sua famiglia ma in appello il giudice ha chiesto una perizia psichiatrica. E qui è iniziato il mio incubo. Gli psichiatri, uno nominato dal tribunale e uno pagato dal mio ex marito, mi hanno visitato assieme. Nel corso della visita, che è durata soltanto 45 minuti, avevo addirittura in braccio mio figlio appena nato. Come possono due persone emettere una sentenza talmente negativa in così poco tempo e in presenza di tante fonti di distrazione?

Per amore di mio figlio non presenterò appello perché comunque potrebbero passare anni e non vorrei strapparlo nuovamente alle sue amicizie e abitudini nel caso in cui il giudice dovesse darmi ragione. Per fortuna, nonostante la mia presunta malattia mentale (non ho mai visto uno psichiatra in tutta la mia vita e sto crescendo amorevolmente altri 3 figli), il giudice mi permette di vedere mio figlio nei fine settimana, e con la morte nel cuore cercherò di accompagnarlo in questo cambiamento per fare in modo che sia comunque felice e cresca bene.

Ho deciso di presentare questa denuncia spinta da un senso di giustizia, per evitare che altre mamme e papà possano subire quello che è successo a me. Mi auguro che l’ordine possa accogliere questa mia denuncia per garantire che i loro membri siano professionali e coscienziosi, soprattutto quando devono decidere il futuro di un bambino.”

Questa non è l’unica segnalazione ricevuta dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Un papà ci ha persino riferito di essere stato visitato da uno psichiatra trentino che in qualità di CTU si è presentato in pantaloncini corti e ciabatte. Anche questo papà ha avuto il coraggio di denunciarlo. Al giorno d’oggi un genitore rischia di perdere un figlio per uno schiaffo, perché ha dato un pugno sul tavolo, perché non riesce a essere emotivamente vicino al figlio, perché è troppo accuditivo e protettivo, perché un’amica della figlia ha fatto un disegno osceno, ecc. Sono tutti esempi realmente accaduti. Abbiamo assegnato un potere troppo grande a questi “esperti" della vita che dall’alto del loro scanno possono decidere della nostra vita, in base alle loro opinioni personali e soggettive senza un briciolo di scientificità e di umiltà. È giunta l’ora di cambiare, di uscire dalla discrezionalità delle perizie psichiatriche e psicologiche e di tornare alle prove oggettive. Le perizie psichiatriche non dovrebbero più essere ammesse in tribunale se non come mera opinione, e nessuna sentenza dovrebbe essere basata su queste valutazioni.

Paolo Roat

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus