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Tratto da "L'Indipendente
- Tutto quello che gli altri non vi dicono"
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Roma, 27 gennaio 2008
VIDEODENUNCIA DI 4 FRATELLINI
Un classico caso di Sindrome di Alienazione
Genitoriale
e di denuncia di Falso Abuso
di Mario Andrea Salluzzo (*)
Il presente articolo fa
riferimento al caso dei quattro fratellini che hanno
pubblicato su You Tube due filmati in cui accusavano
la madre e il suo nuovo compagno di pedofilia.
L'accusa è poi risultata falsa, ma il problema di
fondo resta, perché comunque alla base della vicenda
esiste un forte disagio sociale che troppo spesso
non viene affrontato correttamente dalle istituzioni
e dagli addetti ai lavori. I due video non sono più
presenti su You Tube, essendo stati rimossi. Ai fini
tuttavia di comprendere il contenuto dell'articolo,
abbastanza tecnico ma comunque a carattere
divulgativo, abbiamo riportato una trascrizione
parziale dei video in appendice. Sempre in fondo
all'articolo sono riportate una bibliografia e
una sitografia.
Le associazioni di genitori
separati - invariabilmente ignorate, tanto dall'
avvocatura e dalla magistratura che dalla psico/pato/logia
istituzionale - hanno più volte denunciato le
aberrazioni del degrado dei rapporti affettivi a seguito
della gestione giudiziaria delle separazioni. Ora gli
addetti ai lavori e la stampa devono renderne atto: è
da anni che vengono denunciate dalle inascoltate
associazioni simili disumanità senza che i media abbiano
mai dato il giusto risalto alle quotidiane tragedie che
affliggono migliaia di famiglie italiane.
Eccoli i veri eroi della
contesa familiare: i bambini. Stritolati dalla
sofferenza della coppia
genitoriale che esplode
incontrollabilmente (ce ne sono tante ormai), sono
costretti a scendere in campo per dirimere i contenziosi
che il mondo sempre più grottesco dei sedicenti adulti
non riesce a gestire. La più grande dei 4 fratelli - R.
- deride gli esperti che dovrebbero tutelare l'infanzia
accusandoli di non esser capaci di fare altro che stare
"seduti dietro una scrivania a fare i maestri di
vita".
In due anni nessuno ha mai
creduto alla loro versione, e allora mercoledì 23 u.s.
la più grande ha preso il telefonino, si sono chiusi
nella loro stanzetta da letto e hanno iniziato le
riprese.
Pochi minuti e poi hanno
postato il video su You Tube. Due giorni di attesa e
silenzio, e allora il 25 ham10 iniziato a chiamare le
redazioni dei giornali. E finalmente qualcuno ha
ascoltato il loro video.
La loro versione dei fatti
è difficilmente credibile per ciò che riguarda la
pedofilia.
Ma di fronte alla inutile e
dannosa tutela giudizi aria e alla inutile scienza degli
adulti che è collusa con un assurdo e disumano sistema
giudiziario, perché mai i bambini non dovrebbero
adoperare la più semplice delle difese che la natura
offre all'uomo nei momenti di emergenza: la bugia.
E se devono salvarsi dall'essere rinchiusi in
una casa famiglia, allora scelgono la bugia che è per
loro più utile, quella che gli consente di stare col
genitore che sentono più vicino a loro, ed insieme al
quale ricreare un simulacro del focolare domestico un
tempo esistente ed andato distrutto.
Scelgono il genitore che è
rimasto più fedele a quel patto che un tempo univa tutta
la famiglia.
Forse la madre, pur essendo
si dedicata ad un nuovo compagno in modo lecito e con
sani propositi, tuttavia potrebbe avere per i figli un
comportamento affettivamente più distaccato rispetto al
padre.
Oppure potrebbe essere più
normativa e pedagogicamente più esigente. Può darsi che
la madre si sia inimicati i figli pretendendo da loro
una capacità eccessiva di sopportazione del cambiamento.
Può darsi che la spaccatura familiare abbia creato una
linea di frattura che fin dall'inizio della separazione
ha escluso la madre dagli affetti dei figli, alleatisi
invece col padre. Forse la coppia di ex coniugi avrebbe
avuto bisogno di un tutoraggio che gli spiegasse come
non dissestare ulteriormente i loro rapporti familiari.
E qualora il tutoraggio non fosse bastato avrebbero
avuto bisogno di un intervento psicologico/psichiatrico
obbligatorio, forte ed efficace, che li inducesse a
riflettere su se stessi e a non perdere il controllo del
loro rapporto coi figli! Certo è che non gli ha giovato
molto sfidarsi a duello nell'arena giudiziaria.
Richard Gardner, che
è stato Clinical Professor di psichiatria infantile alla
facoltà di medicina e chirurgia della Columbia
University di New York City, nonché psichiatra forense,
ed ha studiato e descritto, coniandone il termine, la
"PAS - Parental Alienation Syndrome"
ha sostenuto che:
"... se le aule dei
tribunali fossero assolutamente inaccessibili per questo
tipo di giudizi e che se le famiglie non avessero altro
posto per risolvere questi conflitti che casa loro,
tutto sommato sarebbe meglio. Ovviamente, vi sarebbero
alcuni bambini completamente indifesi di fronte ai loro
genitori in guerra, che rischierebbero di essere
utilizzati come corde da tiro alla fune nelle battaglie
fra i due genitori. Comunque il loro numero sarebbe
minore di tutti quelli che invece proteggeremmo dalla
crudeltà del sistema che contrappone i genitori come
avversari in tribunale.
Per di più, anche i
genitori starebbero meglio. Sebbene l'essere
continuamente in battaglia sia, con certezza,
psicologicamente traumatico, spostare il campo di
battaglia nelle aule di tribunale lo è ancora di più"
(Gardner, 2002b, p. 83).
Il prescelto dai 4
fratellini, spavaldamente capitanati dall'irruenta R., è
il fortunato papà, il quale nelle interviste rilasciate
in televisione non appare preoccupato da una scelta così
estrema: quella dei figli di apparire su You Tube. Alla
domanda della intervistatrice risponde con pacata
dolcezza, dicendo che non se l'è sentita di sgridare i
figli. Anzi li ha lodati per il loro coraggio.
La libertà concessa dal
genitore prescelto ai figli nel rifiutare e odiare
l'altro genitore è un tema classico che si ritrova in
moltissimi casi di Sindrome di Alienazione Genitoriale
(PAS).
Spesso, dopo la
separazione, il genitore preferito dai figli sfrutta il
loro naturale risentimento.
Anche se non dice nulla,
col suo tacito assenso avalla ed incoraggia di fatto
l'avversione dei figli per l'altro genitore. In questo
caso è il padre a fare lo gnorri. Ma non è questo il
caso più frequente.
Più frequentemente è la
madre ad essere preferita dai figli, e quando il padre
si lamenta sostenendo che i figli sono plagiati dalla
madre, ci si può anche sentir rispondere: "Guarda
che in casa non si parla proprio di te!".
Cosa vera senza dubbio, ma
che conferma il fatto che in casa c'è un clima di tacito
ostracismo. Il nome del genitore non convivente diventa
tabù. Non funziona così anche il mobbing?
E' un mobbing genitoriale (Giordano,
2004; 2005; 2007)
Non si può nominare quella
persona perché si sa che è sgradita, e si ha paura di
incrinare il fragile equilibrio di un'armonia
miracolosamente ricompostasi.
E' apprezzabile che in
questo caso giudici e psicoprofessionisti si siano
accorti delle falsità utilizzate per mobbizzare uno dei
genitori. Ma in molti altri casi non accade.
Cito un altro caso
analogo, quello del Sig. X, giudicato pochi
anni fa dalla Corte di Appello di Roma Sezione per i
Minorenni, Presidente Dr. Luigi Fadiga. Il decreto
recita: "... il Sig. X addebita alla moglie
le difficoltà mostrate dai figli nei suoi confronti dopo
la separazione, e il loro attuale rifiuto di
incontrarlo. Ma la Corte osserva che manca del tutto la
prova di un comportamento materno diretto a svilire la
figura paterna o a farla scomparire, mentre sono
addirittura sovrabbondanti le prove del pregiudizievole
comportamento paterno, di per sé bastante a spiegare
l'atteggiamento dei figli nei suoi confronti".
E' superfluo specificare
che le "prove sovrabbondanti" provengono unicamente
dalla madre e dai figli con lei schierati, che sono
disposti a mentire pur di non rovinare il loro nucleo
familiare residuale. Nello stesso decreto,
inspiegabilmente, il giudice Fadiga trascura e travisa
la relazione della ASL RMI A che propendeva per il
riavvicinamento del padre ai figli, e non accoglie la
richiesta di consulenza tecnica d'ufficio, invocata dal
padre per dimostrare l'influenzamento della madre sui
figli. La Sindrome di Alienazione Genitoriale invocata
dal padre non viene presa minimamente in considerazione.
A nulla è valso il ricorso in Cassazione, in quanto la
Suprema Corte _ con giurisprudenza ormai consolidata -
ritiene questo genere di ricorsi inammissibili.
Verrebbe da chiedersi
perché, nel caso dei 4 fratellini, la tesi della P AS
viene presa in considerazione e in tanti altri casi no?
Soggettività del giudice? Cosa vuoI dire che alcuni casi
sono più fortunati e altri no? E' così che funziona la
giustizia?
Ma allora ha ragione R. -
la più grande dei 4 fratellini - nel non sentirsi
tutelata dai grandi e a deridere sprezzantemente la
risposta ad una lettera dell' assessore che fa le veci
del Sindaco Valter Veltroni: "Confida negli adulti".
Ha ragione di criticare gli adulti che, lungi
dall'esser capaci di risolvere le difficoltà
concretamente, "stanno seduti dietro una scrivania
afare i maestri di vita".
Che è come dire che gli
adulti pontificano ma non capiscono nulla.
Penso che abbiano ragione i
4 fratellini. Anche se, difficilmente si può credere che
siano stati realmente abusati sessualmente.
Vi sono indizi che almeno
la più piccola sia stata indottrinata dalle sorelle
maggiori. Infatti, nella dichiarazione sugli abusi
subiti, la più piccina ha due sequenze di pausa in cui
diventa incerta nel racconto e, in una, si corregge come
se avesse ricordato male la versione da raccontare;
nell'altra, invece, riprende più speditamente il
racconto come se avesse ricevuto il suggerimento sul
copione da recitare. In entrambi i casi si sente
qualcosa che sembra essere un bisbiglio di sottofondo,
come un suggerimento fatto da una delle sorelle
(andrebbe verificato con strumenti più sofisticati di
quelli di cui dispone l'autore).
Inoltre, l'accusa di
rituali satanici o simili viene adombrata chiaramente
dal maschietto, ed anche questo fa parte delle
caratteristiche tipiche delle denunce di falso abuso.
Anche il tono disteso della
voce con cui i bambini più piccoli concludono le
dichiarazioni degli abusi subiti (in particolare la
bambina), che se fossero veri avrebbero dovuto lasciarli
agghiacciati, inducono seri dubbi sulla validità delle
accuse anche nell'osservatore più ingenuo.
Infine, i 4 fratellini non
sembrano aver subito un trauma in cui sono stati vittime
passive. Sembrano solo molto sofferenti e arrabbiati.
Tuttavia, difficilmente i bambini abusati affrontano con
tanta spavalderia e sprezzo del pericolo i loro
carnefici; né tanto meno i giudici, gli
psicoprofessionisti e l'opinione pubblica. Spesso i
bambini sessualmente abusati devono superare il senso di
assoggettamento ai loro abusatori e cedere a malapena,
con timore, all'opportunità che gli viene offerta di
confessare gli abusi subiti ad un adulto. Adulto nel
quale, per arrivare a confessarsi devono riporre estrema
fiducia. Figurarsi una dichiarazione pubblica di sfida
al sistema giudiziario su You Tube!
In questo caso gli
operatori del settore hanno sbagliato coi bambini
perché, smascherando le loro bugie, hanno infranto le
loro difese, ferendone l'orgoglio e destabilizzandoli.
Hanno ferito l'orgoglio di esseri umani deboli e
disperati che, anche se bugiardi, mentivano per salvarsi
e per ritrovare un equilibrio. Indipendentemente dal
dubbio di una loro calunniosa versione dei fatti (di cui
siamo quasi certi), non andavano umiliati, minacciati,
né, tanto meno, mandati in casa famiglia, lontani dal
loro papà che tanto li rassicurava. Addirittura -
recrimina tuonando la più grande, che ormai è destinata
a diventare la leader, l'eroina o la martire della
vicenda - si sono permessi di mandarli in casa famiglia,
lontani dal loro papà col quale stanno tanto bene.
Il processo di
indebolimento delle facoltà di giudizio, memoria e senso
etico, nei bambini (e non solo nei bambini) è
progressivo ma inevitabile in questi casi. Più dura la
lite, più dura il contenzioso giudiziario, o le perizie
dei tecnici ai fini del giudizio, e più i bambini
entrano in uno stato di disperazione ingestibile. Si
accorgono che i genitori, fino ad allora fantasticati
come i loro giganti protettori, altro non sono che
ridicoli fantocci nelle mani di un sistema ancora più
grottesco e disumano di quanto non venga diffuso dai
mass media.
Nel nostro caso, i fratelli
si coalizzano in gruppo agguerrito capeggiato da una
sorella coraggiosa.
E' lei l'eroina della
vicenda. Colei che ha preso in mano la situazione.
Certo, le
psicoprofessioniste Dott.sse Ester Di Rienzo
(l) e Simona Trillo
(2) - che sono tra le principali accusate dai 4
fratellini - hanno indovinato la diagnosi, ma il sistema
nel suo complesso non si è disposto nel giusto modo
verso di loro. La bugia era la loro difesa. Il loro
passaporto per mantenere viva l'illusione di poter
ricreare un nucleo affettivo felice. Levarglielo è
servito solo ad inasprire l'odio per la madre e per gli
amici e parenti di lei, e a rinforzare la loro richiesta
di essere creduti nelle accuse di pedopornografia.
Quando si è presi dal
dolore per la distruzione in ciò che si credeva buono,
eterno e immutabile – la famiglia _ dalla rabbia, dalla
disperazione e dalla paura, si finisce con l'inventare e
col credere qualsiasi cosa, soprattutto se le proprie
risorse mentali ed il proprio sviluppo sono limitati
(come nel caso dei soggetti in età infantile) e logorati
da un prolungato stress.
Alla fine, in un gruppo in
cui non si riesce a trovare una via d'uscita, emerge
sempre un condotti ero che indica la risoluzione, anche
se la risoluzione è fondata su argomentazioni
improbabili, risibili, e se le conseguenze per il
genitore accusato ingiustamente e rifiutato - proprio da
chi gli è più caro, cioè i figli - sono spaventose e
annichilenti. La più grande - R. - diventa la vera
condotti era che promette ai fratellini una salvezza che
aspettano da due anni. Anche a costo di sacrificare sul
campo la madre. La sorella più grande è il messia che,
se necessario, si difende e attacca a suo n di menzogne,
e che guida in un'impresa di eroica falsità i
fratellini, il suo gruppo di superstiti da salvare in un
mondo che non esita a definire "lo schifo più
totale".
Che nessuno osi infierire
su quella ragazza coraggiosa che ormai è l'unica ad
incarnare lo spirito dell 'unità familiare ed attorno
alla quale i fratellini si sono raccolti!
D'ora in avanti non si
faranno gestire dagli adulti. E' all'interno della
fratria - della loro generazione - che troveranno
fiducia, amore e solidarietà. Il rapporto di fiducia con
la generazione precedente è distrutto, e con esso il
rapporto di genitorialità che le generazioni precedenti
hanno con le successive. Questo perché la società da
anni è cieca sul problema degli affidamenti e delle
separazioni. Da anni il sistema giudiziario risolve i
problemi di contesa sui figli rinforzando il rapporto
col genitore preferito e distruggendo i rapporti tra il
figlio e l'altro genitore. Una tecnica disumana ma
semplice ed economica in termini di dispendio di
risorse.
Da anni i tecnici del
settore si sono abituati a giocare con le vite di
genitori e bambini come coi soldatini, e giustamente i
bambini dicono: "Siamo stufi di sentirei trattati
come delle bambole ... di pezza". Finalmente
il funzionamento del sistema si inceppa ed i bambini non
ci stanno più a farsi trattare come oggetti inanimati e
si ribellano.
Se appare incredibile tutto
il loro racconto di abusi sessuali, francamente non si
può dubitare che questi bambini soffrano per il
trattamento reificante inflitto loro dal!'
establishment socio giudiziario. Non vogliono
essere marionette che devono subire astruse teorie
psicologiche e disumani provvedimenti giudiziari!
"Voi il cuore non ce l'avete" dichiara alla fine
del secondo filmato la più piccina.
La ragazza più grande
conclude il suo appello lanciando una sfida al mondo
degli adulti incapaci di garantirgli gli affetti
familiari: "Noi siamo coraggiosi. Ci vogliamo
bene. Perché siamo un gruppo. Molto forte!"
E' evidente che il gruppo è
"molto forte" perché è forte lei. Ne ha di
carattere da vendere quella fanciulla! Sarà un osso duro
per tutti, padre compreso, amato o non amato che sia. Il
futuro di leader nella società per R. sembra garantito!
E' una persona che difficilmente demorderà nel portare a
compimento ciò che si prefigge.
La verità è che figli così
brutalmente disillusi riguardo alle capacità gestionali
dei loro genitori, sbandati e alla mercè delle
valutazioni dei tecnici che vivono come spietati e
fasulli intellettualismi, torturati da provvedimenti
giudiziari che vivono come deportazioni in campi di
sterminio, difficilmente potranno ancora considerarsi
figli di qualcuno, né tanto meno fidarsi in futuro di
adulti, insegnanti, psicoprofessionisti, giudici,
avvocati, assistenti sociali e quant'altro.
Che sia stato o meno il
padre ad iniziare il gioco delle accuse infondate (o che
sia stato un gioco al massacro reciproco) non importa,
perché ormai di tale strategia se ne sono impossessati i
figli, in particolare le due figlie più grandi, R. e P.
di 13 ed 11 anni che guidano i fratellini più piccoli
con la maestria del regista e dell'aiuto regista. Ormai
sono loro che conducono i giochi, non più gli adulti.
Gli adulti hanno fallito perché non hanno capito che le
famiglie distrutte dal conflitto non vanno portate nei
tribunali a farsi ulteriormente distruggere con la
conflittualità legale, le dissezionanti perizie che
lasciano aperte le ferite inflitte nei corpi vivi dei
periziati, senza nulla garantire sul loro
risanamento.
Di cure hanno bisogno le
famiglie separate,
non di provvedimenti
giudiziari, né di imputazioni penali!
Da anni l'autore sostiene -
e così altri colleghi psicoprofessionisti - che le
famiglie separate conflittuali vanno sottoposte a
trattamenti psicologico/psichiatrici obbligatori mirati
a risolvere la conflittualità, e non ad andare in
tribunale. Perché la conflittualità familiare è una vera
e propria forma di psicopatologia.
La più grossa
mistificazione da parte del sistema è che la colpa della
sofferenza dei figli sia dei genitori immaturi,
conflittuali, o malati di mente da allontanare dai
figli. Nulla di più falso! E' il sistema che cerca capri
espiatori. E' sempre più facile per chi occupa posti di
potere prendersela con i sottoposti - nel nostro caso i
cittadini che entrano in crisi familiare - piuttosto che
accorgersi degli errori del sistema in cui operano ed al
cui mantenimento contribuiscono quotidianamente col
proprio lavoro. Il sistema non funziona perché pretende
di risolvere in ambito giudiziario ciò che è
psicopatologico.
Se una persona è disturbata
mentalmente non la si porta da un giudice per farle fare
un decreto che le imponga di essere sana di mente, bensì
da uno psichiatra e/o da uno psicoterapeuta.
Al tempo stesso non si
finisce di distruggere la vita di un figlio levando gli
le uniche persone di cui dovrebbe fidarsi prima di ogni
altro: i propri genitori, anche se temporaneamente
destabilizzati da una crisi familiare. Né si può
togliere un figlio ai genitori solo a causa di una crisi
matrimoniale.
Ma, piuttosto che
rottamarla, si deve aver cura della famiglia, con ogni
mezzo che le scienze psicopedagogiche e psicopatologiche
hanno a disposizione. Metodi studiati in modo da essere
utilizzati gradatamente a seconda dell' entità del
disturbo di cui soffre la famiglia, e che vadano dai
corsi di preparazione alla separazione al tutoraggio
mirato persona per persona e alla mediazione familiare;
dalla psicofarmacologia alla psicoterapia in tutte le
sue forme; e dal ricovero psichiatrico alla
frequentazione di comunità dove apprendere stili inediti
e modalità diverse di interazione.
Questi due video dimostrano
la sofferenza dei figli (ma anche i genitori stanno
male), la palese inadeguatezza del sistema giudiziario e
la mancanza di servizi sanitari idonei ad affrontare le
crisi familiari. Non si può pretendere che a
responsabilizzarsi e normalizzarsi magicamente siano
solo i genitori, e che gli operatori del sistema delle
separazioni continuino imperterriti a credere che i loro
metodi siano adeguati allo scopo. E' una mistificazione
imperdonabile, alla quale bisogna sottrarsi, diventando,
invece, i promotori di un movimento di rinnovamento
culturale e sociale. Altrimenti non sarà più il mondo
degli adulti a gestire il disagio dei figli delle
famiglie separate, ma essi stessi saranno costretti a
sostituirli, continuando a tappare le falle del sistema
raccontando le loro incredibili - ma pur sempre comode -
bugie (Salluzzo, 2006b).
Appendice
Vengono di seguito
riportati i resoconti sintetici dei video di denuncia.
Sono stati rimossi i nomi dei minori e dei due genitori,
lasciati tutti gli altri. Questa è una semplice
trascrizione dei video e quindi non entra in merito
sulla veridicità dei fatti o sul reale coinvolgimento
degli individui nominati, ma è riportata solo a supporto
del presente articolo.
1° video
"Caso di pedofilia"
annuncia con un tono duro e sprezzante la più grande dei
quattro. Si presenta e presenta i suoi fratelli, ne dice
i nomi veri che però non verranno riportati. Dice anche
il quartiere di Roma in cui abitano. Stando alle
cronache comparse sui quotidiani, hanno
approssimativamente 7 P., 9 M., Il P. e 13 almi R..
Il video prosegue con il
seguente messaggio:
"Da due anni viviamo
nello schifo più totale. siamo delle persone che si
dovrebbero tutelare e siamo maltrattati e questa è una
denuncia alle persone che ci hanno trattato male come la
D.ssa. Maria Monteleone (3),
la D.ssa. Ester di Rienzo, la D.ssa Simona Trillo e il
giudice Ianniello, in più mia madre, nostra madre P. Z.,
e il suo compagno M. V:, che ... e queste
due persone sono due pedofili, che hanno fatto del male
ai nostri due fratelli piccoli, M. e P. ".
La sorellina più piccola
mostra una serie di disegni, grandi fogli a quadretti
sui quali lei ha rappresentato i ricordi dei presunti
abusi attraverso figure di adulti e bambini (in verità
non molto chiare nel video):
1° disegno:
"Questo sono io quando M. (il compagno della
madre) mi leccava, e non era piacevole quello che mi
ha fatto".
Altro disegno:
"Questo è un disegno che parla di ... la mamma
e M. e zia che leccavano me (si sente un
bisbiglio di sottofondo, come se qualcuno stesse
suggerendo e correggendo la bambina che ricorda male il
tema del disegno) M. (il compagno della madre)
... lecca, M. (il compagno della madre) lecca
zia e ... qualcuno anche filmava, no? Così per
metterlo sul computer, e potevano vederlo
".
Altro disegno: “Al
secondo vediamo che la mamma e M. (il compagno della
madre) si baciano in bocca (si sente più di un
bisbiglio al! 'interno di una pausa prolungata dopo il
quale la bambina
riprende più
speditamente il racconto). Questo è un tipo così per
dire che... mamma era veramente uno schifo e faceva
piangere tutti. Lui che beone che era (audio poco
chiaro), con il sasso infilato, con il fuoco, che
bruciava tutti. Hum! (la bambina si schiarisce la
voce, e conclude con tono disteso, Grazie".
E' la volta di M. che
mostra i suoi disegni raffiguranti gli abusi subiti:
1° disegno: “Io
mi chiamo M., ho 9 anni, e che questa storia va
avanti da quando andavo
all'asilo. Allora,
qui ... eravamo con M. (il compagno
della madre) la mamma e zia, che ci avevano rinchiusi
a chiave (in una stanza si presume) e noi
piangevamo molto, che ci hanno lasciato chiusi, ed ho
pianto molto".
Altro disegno: “Qui,
quando R. (presumibilmente amico o parente
della madre o del compagno), quello che filmava,
faceva... filmava le cose schifose tra mamma e M. (il
compagno della madre), ed io le dovevo guardare".
Altro disegno: "Qui
è quando M. (il compagno della madre) mi butta
nudo dal letto e mi fa
wrestling, e mifa
molto male, e io mi sento molto male".
Altro disegno: "Qui
è quando giocano e fanno questi riti un po' brutti, e
... si mettono queste maschere molto
brutte. E ... io ... sogno tante cose
brutte, non ce la faccio più a vivere.
Grazie per aver
sentito. Grazie ".
2° video
"Avete sentito
- esordisce sdegnata R. - questi due bambini
sono maltrattati non solo dalla loro mamma ma anche da
quelli che non li hanno voluti ascoltare".
Ed ancora i 4 fratellini si
scagliano contro coloro "che non credono ai bambini".
"C'è qualcuno che
proprio non capisce" dice P. di Il anni.
"Ci hanno ridotti
come bambole" dice il maschi etto di 9 anni.
La più grande prosegue
raccontando l'agghiacciante vicenda in cui il PM Dott.ssa
Monteleone l'ha portata in procura "sola, senza un
avvocato, senza uno psicologo, mi sentivo come il
peggior criminale che ci fosse al mondo".
Ce n'è anche per il "genio"
giudice Ianniello (4) che si è
"permesso" di mandarli in casa famiglia, dice
la più grande.
"Noi siamo stati
duri, abbiamo combattuto, con le nostre due sorelle
grandi che sono state molto brave - dice la
sorellina più piccola - abbiamo fatto tutto per
risolvere questi problemi, ma la mamma ... ".
I bambini si rifiutano di
tornare in casa famiglia e vogliono rimanere in casa del
padre.
R., la più grande, deride
la risposta dell' assessore data a seguito di una
lettera da lei scritta al Sindaco di Roma Valter
Veltroni. L'assessore le risponde rassicurando la: "confida
negli adulti".
Ma R. spara a zero sui
tecnici dell'infanzia i quali sono solo capaci di stare
"seduti dietro una scrivania afare i maestri di
vita ... e pretendono di tutelare 4
bambini".
La conclusione del loro
secondo video è un appello alla ricerca di un aiuto
dall'opinione pubblica:
"Questo e' un appello
- dice la più grande - cerchiamo persone che
ci aiutino.
Abbiamo bisogno di
aiuto. Le persone a cui abbiamo chiesto di essere
ascoltati, hanno chiuso le orecchie e gli occhi. Noi
adesso non ei interessa. Vogliamo farei ascoltare.
E lo faremo per
forza. Siamo stufi di sentirei trattati come delle
bambole... "
"Di pezza!
"soggiunge la più piccola. "Senza cuore. Voi il
cuore non ce l'avete. Anche mandato la mia sorella, per
farla spaventare, in un 'auto della polizia? Non credo
sia giusto. E' una sorella molto coraggiosa".
Il gran finale di R.: "Noi
siamo coraggiosi. Ci vogliamo bene. Perché siamo un
gruppo. Molto forte!".
(*)
Mario Andrea Salluzzo è psicologo del SSN,
psicoterapeuta. Segretario Fe.N.Bi. - Federazione
Nazionale per la Bigenitorialità. Segretario S.I.R.AD.S.
- Società Italiana Ricerca e Assistenza Disagio da
Separazione.
Per contatti e-mai!:
marioandreasalluzzo@virgilio.it. CelI.: 3336571164.
(1)
Psicologa, psicoterapeuta sistemica presso i! 'Centro
Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia' del Comune
di Roma, diretto da Luigi Cancrini (si veda http://giustiziaintelligente.blogspot.com/).
(2)
Nota Neuropsichiatra Infantile, esperta di abusi di area
CISMAI -Coordinamento Italiano dei Servizi contro il
Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia (si veda http://giustiziaintelligente.blogspot.com/).
(3)
Risulta esservi un PM Maria Monteleone Sostituto
procuratore presso il Tribunale di Roma.
(4)
Probabilmente trattasi del giudice Roberto Ianniello,
del Tribunale dei Minorenni di Roma.
Bibliografia
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Syndrome,
Australian
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-
Canevelli
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Boringhieri, Torino.
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Pedofilia & satanismo: Risorge l'inquisizione. Quel
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disponibile sulla pagina web
http://www.falsiabusi.it/Modena/cortelloni.htm
-
Del Guerra R. e altri
(1996) Separazione dei genitori: I processi di
lutto nella
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Prospettive
psicoanalitiche nel
lavoro istituzionale, voi, 14, n. 2, pp. 204-215.
-
Dicks H. V.
(1967) MaritaI Tensions, Routledge & Kegan Paul
Ltd., London.
Trad. it. (1992) Tensioni
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Edizioni Boria, Roma.
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Dolto F. (1985) Le
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Alcuni tra gli svariati
siti web che è possibile consultare:
www.falsiabusi.it
www.fenbi.it
www.psychomedia.itl
www.sindromealienazionegenitoriale.tk
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