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Il Tribunale di Verona - presieduto dal Giudice Dario Bertezzolo - ha assolto tre insegnanti di scuola materna accusati di avere molestato sessualmente sei bambini che frequentavano lezioni di psicomotricità.

Una mamma aveva ricevuto quella che le appariva come una confidenza di abusi subiti.

Allarmata aveva trasmesso la propria preoccupazione ad altre mamme, alcune delle quali ritenevano di aver trovato conferma delle loro paure.

Secondo il racconto delle madri i bambini avrebbero subito abusi sessuali non solo all'interno dell'asilo ma anche al di fuori dello stesso accompagnati da uno degli abusanti senza che altri insegnanti se ne avvedessero -a parte un'insegnante imputata.

Gli psicologi poi, richiesti di valutare la credibilità dei racconti dei bambini, l'avevano confermata.

Per questo due degli imputati erano stati posti agli arresti domiciliari.

Occore dire che alcune mamme non avevano riscontrato però segni o sintomi che potessero accreditare l'abuso subito dai loro figli.

Nel processo con l'intervento di numerosi psicologi sia per l'accusa che per la difesa si sono scontrati ritenendo gli uni, che quello che era sostenuto dagli accusanti era credibile e per gli altri che non lo era.

I difensori , tra cui Claudio Avesani, Lorenza Bombonati, Francesco Delaini, Marianna Vacca, hanno sostenuto l'assoluzione anche grazie alla serrata difesa dell'Avvocato Guglielmo Gulotta Professore di Psicologia Giuridica dell'Università di Torino -che già era uscito vittorioso in un altro processo in cui due suore erano state accusate di fatti analoghi.

L'arringa difensiva è stata pronunciata anche avvalendosi di una moderna tecnologia multimediale per cui tra l'altro si mostravano i sopralluoghi video-registrati che i bambini non potevano uscire dall'asilo senza essere visti.

Inoltre si mostrava come le interviste ai bambini fossero state fatte in maniera suggestiva.

Per riprendere le parole del difensore: "questo fattoide (cioè un fatto che non esiste ma appare tal) è stato costruito dalla preoccupazione delle mamme prima e dalle aspettative degli psicologi poi, che interrogavano dando per scontato che il fatto fosse avvenuto: se i bambini lo confermavano avvaloravano l'ipotesi di abuso, se lo negavano si consideravano reticenti o spaventati".

Per il difensore si tratta di un effetto di contagio come quello che avveniva per gli untori e le streghe; eventi inesistenti creati dalla paura e dalla suggestione.


da quotidiano "Il Verona"

Venerdì 2 Marzo 2007

Dopo quattro anni, assolti tutti e tre gli imputati accusati di molestie sessuali su sei bambini

Scagionati i maestri di Ponton

I magistrati: non ci furono abusi

Il primo commento: «Una liberazione».

I genitori sono usciti dall'aula in silenzio 

 

Manuela Trevisani

 

Possono finalmente tirare un sospiro di sollievo i tre protagonisti del processo per presunti abusi sessuali nell'asilo di Ponton. Assolti tutti con formula piena, perché il fatto non sussiste.

Secondo i magistrati del tribunale, presieduti dal giudice Bertezzolo, non ci sarebbe stato alcun abuso nei confronti dei bambini da parte di Claudio Corradini (difeso dagli avvocati Francesco Delaini e Guglielmo Gulotta), Massimo Pettenati, insegnante di psicomotricità (assistito dall'avvocato Maria Anna Vacca), e di Sara Savoia, ex maestra d'asilo, difesa da Claudio Avesani.

I fatti risalgono al 2003. Sei bambini della scuola materna del paese, di età inferiore ai cinque anni, avevano raccontato ai genitori le “particolari” attenzioni di cui sarebbero stati oggetto all'asilo.

Da lì partirono le perizie e gli interrogatori per capire se i piccoli potevano essere in grado di percepire la realtà.

La risposta di sette psicologhe era stata affermativa. Tutte le udienze del difficile processo, fatto di lunghi interrogatori, si sono svolte, rigorosamente, a porte chiuse.

Ieri, poco prima che il giudice leggesse la sentenza, l'aria fuori dal corridoio era palesemente pesante. Si respiravano agitazione e attesa sia fra gli imputati, sia fra i genitori dei bambini.

«Agonia fino all'ultimo. Quattro anni e quattro ore: avevano detto che la sentenza l'avrebbero data a mezzogiorno e invece... »: mormorava una mamma. E invece il responso è arrivato alle 16: da alcuni atteso, da altri meno.

 Di certo, a gioirne sono stati gli imputati. «Una liberazione», hanno detto in coro. Lacrime agli occhi, sorrisi, abbracci dentro e fuori dall'aula, telefonate agli amici più cari per raccontare dell'assoluzione.

«Scaramanticamente non l'avrei detto», commenta l'avvocato Vacca. Per Luigi Sancassani, uno degli avvocati di parte civile, bisognerà attendere le motivazioni per poter valutare: «L'unica cosa certa è che i bambini sono da sempre delle vittime predestinate, fragili e purtroppo poco credibili».

C'è chi dice che si sarebbe potuto fare di più dal punto di vista delle indagini, c'è chi invece fin da subito era certo degli esiti del processo, come l'avvocato Gulotta: «Sapevo che la sentenza sarebbe stata di assoluzione, anche perché il tribunale di Verona mi è apparso particolarmente attento».

 


da quotidiano "L'Arena"

Venerdì 2 Marzo 2007


Dopo un processo durato cinque mesi e una camera di consiglio

 lunga quattro ore il giudice Bertezzolo ha letto la sentenza


Abusi all’asilo di Ponton: assolti
Per tre imputati la pubblica accusa aveva chiesto 20 anni di reclusione

 




A mezzogiorno il collegio si è ritirato in camera di consiglio e quattro ore dopo la lettura del dispositivo che ha ammutolito i presenti in aula: «assolti perchè il fatto non sussiste», seppur con la formula della prova mancante o non raggiunta. Ma Claudio Corradini, Massimo Pettenati e Sara Savoia dall’aula Dusi al primo piano del tribunale sono usciti, al termine di un processo durato cinque mesi, sollevati da quell’accusa tremenda. Ovvero di aver abusato sessualmente di cinque piccoli che frequentavano l’asilo di Ponton.
E dopo che il presidente del collegio Dario Bertezzolo ha letto il dispositivo il silenzio ha accomunato tutti, coloro che erano finiti sotto processo, parti civili, ovvero i genitori che denunciarono gli abusi, e difensori. Un silenzio sostenuto da motivazioni diverse: una doccia fredda per chi per anni ha lottato in nome di una violazione che ha ritenuto di aver subito, una sorta di «sogno» per le tre persone che si sono sempre professate innocenti e che hanno negato di aver abusato dei piccoli.
Una doccia fredda per coloro che in questo procedimento erano le parti offese e che dall’aula sono usciti senza un commento e un silenzio interrotto dal pianto del padre di Claudio Corradini che ha accusato un leggero malore ma che poi si è ripreso. «Prima di criticare leggete le motivazioni» l’unica affermazione del presidente Bertezzolo prima di sciogliere l’udienza.
«Un processo estenuante basato su fatti inconcepibili per le modalità con cui si sarebbero svolti», il commento dell’avvocato Francesco Delaini che insieme al collega Gullotta assiste Corradini, «e stando alla ricostruzione della procura sulla base dei racconti gli episodi si sarebbero verificati all’interno della palestra la cui porta è tenuta aperta e che permette a chiunque di andare e venire oppuro all’interno dell’ex ospedale psichiatrico che si trova a trecento metri e che è raggiungibile o scavalcando un muro o attraverso una rete oppure passando dalla porta che però è controllata».
Un processo lungo e difficile, come ha più volte sottolineato lo stesso presidente Bertezzolo nel corso delle udienze. «Il collegio ha avuto una perfetta conoscenza del processo, questo è un reato odioso, infamante per chi lavora con i bambini e per questo, a distanza di anni, considerando le spese e anche il periodo di detenzione patito da due degli indagati, sono completamente d’accordo con la proposta del collega Guariente Guarienti», ha concluso l’avvocato Delaini, «circa l’istituzione di un fondo per le spese affrontate da chi poi da un procedimento così complesso e costoso esce con l’assoluzione».
Nessun altro commento tranne le conclusioni alle quali erano giunti gli altri difensori, Claudio Avesani per l’ex maestra, Maria Anna Vacca e Lorenza Bombonati per il compagno dell’inserviente. Non è escluso che tra tre mesi, quando si conosceranno i motivi della decisione che toglie qualsiasi responsabilità circa abusi sessuali su bimbetti, questa vicenda possa non chiudersi.
Non è escluso che il pm appelli la sentenza. Era convinto della loro responsabilità (e chiese in tutto 20 anni di reclusione) così come lo sono i genitori dei bimbi. Perchè altrimenti nulla giustificherebbe la lotta di cinque famiglie per vedere riconosciuta una responsabilità per tutto quello che i bimbi hanno raccontato di aver patito. (f.m.)