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Accusato di pedofilia
per un errore dei medici

Un tremendo equivoco

lo separa da moglie e figlia

 

GIAMPIERO MAGGIO

TORINO


Lui che in un momento di debolezza tradisce la moglie ma contrae la gonorrea. La stessa infezione che, alcuni mesi dopo, colpisce anche la figlia, di cinque anni. Gliel’ha trasmessa lui, ma in modo del tutto fortuito: attraverso un asciugamano, accerteranno i periti quasi un anno e mezzo dopo l'avvio di un'inchiesta giudiziaria che ha travolto, in un caso di mala giustizia, un'intera famiglia dell'Eporediese. Per la Procura di Ivrea, infatti, quell'uomo aveva abusato della figlia con la complicità della moglie. Una convinzione smontata pezzo per pezzo dalla difesa, fino all'archiviazione del caso. Alessandro e Francesca (i nomi sono di fantasia) sono marito e moglie, hanno una figlia che ha gli stessi occhi azzurri della mamma, possono permettersi una bella casa in un paese vicino ad Ivrea, una bella macchina, una vita agiata, i corsi di equitazione per la bambina e le vacanze in Sardegna. Una famiglia da «Mulino Bianco», verrebbe da dire, senza scossoni.

Fino a un giorno di dicembre di due anni fa, quando portano Matilde, 5 anni, al pronto soccorso di Ivrea per un'infezione vaginale. Sembra una formalità. Invece quel sospetto dei medici, subito dopo la visita, è un sassolino che diventa una valanga e che tutto travolge. E' l'inizio di un incubo, che inizia con la confessione del tradimento e porta allo smembramento della famiglia per decisione dei magistrati. La vita della coppia viene passata ai raggi X. Intervengono le assistenti sociali e iniziano gli interrogatori al Tribunale dei minori. Il 12 gennaio arriva pure l'avviso di garanzia, firmato dal sostituto procuratore Francesco Saverio Pelosi, per abuso sessuale nei confronti di minori. Il giorno successivo la polizia mette a soqquadro la loro casa in cerca di prove, i telefonini di entrambi, marito e moglie, vengono intercettati. «Sequestrano i computer di lui, le videocassette, le fotografie in cerca di materiale pedopornografico - dice Andrea Bertano, il legale che fin dall’inizio ha creduto alla loro innocenza - e la bimba viene sottoposta ad accertamenti ginecologici e psicologici. Non trovano nulla».
 

 

Un incubo che termina quasi un anno e mezzo dopo. «La gonorrea si può contrarre anche attraverso lo stesso asciugamano, non per forza con un contatto sessuale. Le dottoresse che avevano visitato la bambina avrebbero dovuto saperlo», commenta il legale della famiglia. Tutto finito? Niente affatto. Tra l'avvio dell'indagine e l'archiviazione c'è «un anno rubato alla nostra vita che nessuno potrà più restituirci», dice Francesca. Era stata portata con la bambina nella «Casa Vesco» di Pavone Canavese: per tre mesi ha vissuto insieme ad altre madri con problemi di droga e alcol alle spalle, vittime della violenza dei mariti, costretta a «rubare» il latte per poterlo dare a Matilde la notte. Una stanza quattro per quattro con la porta chiusa col lucchetto, una sorta di comunità-prigione, lontana anni luce dalle loro abitudini. Per due settimane non ha potuto comunicare con il resto del mondo, tanto meno col marito, l'uomo che secondo la Procura aveva abusato della bambina. Lui ha potuto rivedere la piccola solo cinque mesi dopo, a luglio. Ora, con l'archiviazione, torneranno insieme. Tutti e tre.