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UN DOCUMENTO ESCLUSIVO, UN CASO DI FALSO ABUSO RACCONTATO DIRETTAMENTE DALLE PERSONE COIVOLTE, PRESUNTE VITTIME E PRESUNTI ABUSATORI.
Scopo del nostro Centro di documentazione è raccogliere documenti e testimonianze a proposito del grave problema sociale riguardante i falsi abusi sui minori e, quando è possibile, incrociare dati e documenti per proporre una ricostruzione il più completa possibile dei fatti e delle circostanze.
Ciò di cui parliamo oggi è appunto un caso in cui, grazie alle segnalazioni di due nostri collaboratori, siamo riusciti a ricollegare e a descrivere un intera vicenda attraverso le parole dirette dei protagonisti, raccolte in due distinti filmati lontani tra di loro nel tempo.
Andiamo con ordine: il 24 maggio scorso un nostro collaboratore ci segnala un servizio mandato in onda dal telegiornale "Studio Aperto" del canale nazionale Italia1. Il servizio, diviso in due brani andati in onda in due distinti notiziari, riporta un'intervista a una ragazza che rivela al giornalista di essere stata sottratta, quando ancora era bambina, dalla propria abitazione e affidata a un orfanotrofio. Tutto ciò a causa di una falsa accusa di pedofilia mossa verso suo padre che, secondo le accuse, l'aveva abusata. Il padre venne poi assolto dall'accusa, ma il tribunale dei Minori non volle comunque consentirle il ritorno a casa. La ragazza rivela come le accuse sulle quali psicologi, consulenti e magistrati costruirono il processo erano basate su dichiarazioni che lei fece sotto ricatto, forzata chi l'aveva in custodia attraverso la minaccia di non farla tornare mai più a casa. Ma nulla di ciò che disse era vero. Ora, adulta, lo può finalmente dire e finalmente può tornare a riabbracciare il padre Salvatore, anche lui intervistato nel medesimo servizio. Le dichiarazioni della ragazza sono state anche riprese dal blog "Giustizia Intelligente", ma su questo torneremo dopo.
Il nostro Centro registra il filmato mandato in onda da "Studio Aperto" e lo pubblica su Youtube. Esso viene visto da un altro collaboratore del Centro, che ricorda di aver visto in archivio il video una trasmissione del 2002 di Canale5, precisamente il talk-show di Maurizio Costanzo, che trattava di un caso molto simile a quello descritto. Una rapida verifica ci fa capire che si tratta dello stesso caso, ma "visto" più di sei anni prima. Un caso in cui ora la presunta vittima smentisce tutto e accusa chi accusava.
A questo punto decidiamo di pubblicare su Youtube anche l'intera trasmissione del 2002. E scopriamo che essa è estremamente interessante: fa parte di un ciclo di almeno quattro serate che il noto giornalista Mediaset dedicò ai casi di falsi abusi che suscitarono in quegli anni enorme scandalo a seguito dell'opera del magistrato milanese Pietro Forno. In sala, con Costanzo, ci sono i genitori e il fratello della ragazza (allora bambina, che chiameremo d'ora in poi Sonia, nome ovviamente di fantasia). Il padre, Salvatore, ripreso di spalle, ha trascorso anni in carcere prima di venire assolto per insussistenza del fatto. Sentenza che, nel 2002, era da poco passata in giudicato ma nonostante la quale il tribunale dei minori rifiuta di rendere la bambina ai genitori.
In sala è presente l'allora ministro della Giustizia Castelli, voluto da Costanzo per dare delle risposte concrete a una famiglia disperata. Ci sono due esperti di livello internazionale, Guglielmo Gulotta e Luisella De Cataldo, c'è un giornalista che seguì il caso, ci sono gli avvocati della famiglia e gli avvocati del tribunale.
La trasmissione, molto intensa e a tratti drammatica, si sviluppa dal racconto tremendo della madre e del padre di Sonia, Salvatore: Sonia all'epoca delle prime accuse frequentava i primi anni delle scuole elementari. Aveva solo sei anni. Su iniziativa di psicologi incompetenti e di magistrati d'assalto, venne creduta abusata e venne prelevata all'uscita da scuola dai Carabinieri, e non tornò più a casa. A nulla valsero le proteste e le lotte dei due genitori. Il padre, arrestato, venne tradotto in carcere. La madre rivendicò comunque il diritto di riavere la figlia. Le venne proposto di "collaborare" e di confermare le accuse al marito, così avrebbe riavuto la figlia. Lei si rifiutò con fermezza e con coraggio, certa dell'innocenza del consorte. Le venne impedito di riavere la figlia, sentenziando nei suoi confronti l'"incapacità genitoriale", ovvero per non essere stata in grado di impedire gli abusi, in realtà mai avvenuti. Poi, il processo, l'ingiusta condanna in primo grado, la piena assoluzione in Appello e in Cassazione. Il padre completamente riabilitato dalla giustizia, ma il tribunale che ignora anche il pronunciamento definitivo della Suprema Corta di Cassazione e decide che la bambina deve comunque rimanere in orfanotrofio e la nomina "adottabile".
Qui entriamo nel vivo della questione, in una vicenda che è paradigmatica, che si ripete con insospettabile frequenza, in modi più o meno simile, in tutti i tribunali d'Italia. Oggi, avendo sentito le parole di Sonia più di sei anni dopo, lo possiamo ben dire. L'avvocato che difende gli interessi della bambina afferma che le perizie svolte su Sonia (guarda caso periziata solo dopo la prima sentenza di assoluzione, e non prima...) dicono che la piccola, ormai undicenne, ha capacità di discernimento e autodeterminazione e che ha espresso la volontà di non tornare a casa. A questo punto la domanda puntuale del prof. Gulotta: "Ma voi avete detto a Sonia del perchè è stata sottratta dalla sua casa, del processo, dell'assoluzione?". L'avvocato prima glissa. Poi, incalzato, fornisce la risposta. E la risposta è "No". Qui scatta l'ira di Costanzo, l'ira del pubblico in sala e senz'altro anche l'ira di coloro che sono stati colpiti da false accuse e che queste situazioni le hanno vissute nel segreto delle aule giudiziarie, senza poter raccontarle in televisione. Ma come, si chiede all'avvocato, dite che Sonia è in grado di discernere, ma non le viene detto nulla ciò su cui dovrebbe discernere? Ma come è possibile? Voi allontanate Sonia dalla sua famiglia, dai suoi cari, per cinque anni, senza darle una spiegazione, e dopo cinque anni vi aspettate che lei voglia tornare a casa? Ma ci si rende conto di cosa significa strappare un bambino alla madre, al padre, al fratello e rinchiuderlo senza una ragione in un orfanotrofio? Ci si rende conto del danno fisico e psicologico devastante che si è procurato? Qualcuno dei consulenti del tribunale ha tenuto conto di tutto questo? L'avvocato della bambina in precedenza aveva dichiarato che Salvatore era stato assolto per "insufficienza di prove", dichiarazione contestata dagli altri ospiti per un motivo formale (l'assoluzione per insufficienza di prove non esiste più nel nostro ordinamento dal 1989) e per un motivo sostanziale (le motivazioni della sentenza di assoluzione parlavano di non sussistenza del fatto). Questa dichiarazione, però, unita alle perizie che riportavano il disagio esistenziale della bambina (dopo 5 anni di orfanotrofio si potrebbe pure capire) erano sufficienti per il tribunale dei Minori per mantenere il divieto di rientro in famiglia e per mandarla in adozione! Quante volte, dopo una sentenza di assoluzione, o dopo un'archiviazione, in casi di cui conosciamo bene l'assoluta insussistenza delle accuse, sentiamo dire dalle parti civili, da una certa stampa, dalle sedicenti associazioni antipedofilia, che "i bambini su queste cose non mentono"? Oppure, altra frase tipica, che "dopo questa sentenza sarà più difficile credere ai bambini?" Frasi semplicistiche e scorrette, ma che possono avere impatto su chi non vuole approfondire. Già l'idea di trasporre su un bambino l'atto della menzogna, tipicamente adulto, può far discutere. Mettere in discussione interi processi, lunghi, laboriosi e intricati, al termine dei quali bravi giudici riescono finalmente a ricostruire la verità, utilizzando allo scopo il dogma indimostrato (anzi, è dimostrato il contrario...) per il quale "i bambini non mentono" è un'operazione che ci sentiamo di criticare. Intendiamoci, i bambini sanno essere ottimi testimoni se ascoltati in tempi ravvicinati e da personale esperto e capace di porsi davanti a loro in atteggiamento assolutamente neutro. Cosa che, purtroppo, non avviene affatto nei casi di cui ci siamo occupati. Così come nel caso in questione, come nel caso McMartin negli USA, come nel già citato caso di Modena dove abbiamo raccolto interessanti testimonianze, i bambini presunti abusati, una volta adulti, raccontano cose totalmente diverse, fino a smentire con forza le accuse e puntando il dito su chi li indusse con la forze della suggestione a raccontare cose mai accadute.. E qui è proprio Sonia a dirlo. E' proprio lei a confermare ciò che affermiamo, con parole che, dopo aver visto il documento del 2002, fanno rabbrividire e fanno riflettere. Le riportiamo così, come riportate dal blog "Giustizia Intelligente", esattamente come Sonia, oggi, le ha dette...
A questo punto, il servizio
mostra una pagina autografa della ragazza, datata ottobre 2005,
in cui campeggia in alto una grande scritta "BASTA,
VOGLIO ANDARMENE DA TUTTO & TUTTI" e in
cui leggiamo:
Si conclude il servizio:
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