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IL CASO "RIGNANO FLAMINIO"
Il caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio a Roma, nonostante avesse visto la sua genesi nel luglio 2006, esplode con grande fragore la mattina del 24 aprile 2007, quando tutte le agenzie di stampa e i telegiornali (i giornali il giorno successivo) riportano la notizia dell'arresto di sei persone (tre maestre, una bidella e due personaggi esterni alla scuola). Terribili le accuse: violenza sessuale reiterata su bambini, minacce, percosse, sequestro di persona, produzione e commercio di materiale pedo-pornografico. Nessuno mostra dubbi: esistono prove, riscontri, video e fotografie compromettenti, testimoni, certificati medici. "Asilo degli orrori", "streghe", "orchi", "mostri". Questi gli aggettivi utilizzati per descrivere lo scenario. In serata, il centro di documentazione emette un comunicato stampa che, sulla scorta delle esperienze passate, invita alla prudenza. Non passano più di 48 ore, ed i media cambiano radicalmente atteggiamento. Gli abusi diventano "presunti", i colpevoli diventano "indagati". Con il passare dei giorni, aumentano sempre di più i dubbi, e in corrispondenza diminuiscono le certezze. Del colpevolismo esasperato del 24-25 aprile non c'è più traccia. Ad oggi, nessuno sembra più disposto a credere ciecamente alle accuse della prima ora. Cosa è accaduto? Nulla di particolare: sono semplicemente emersi diversi particolari dell'indagine, che mostrano tutto sotto una luce completamente differente: spariscono i testimoni (una vigilessa e una colf, che smentiscono di aver visto alcunchè), spariscono i riscontri medici (si apprende che tutti sostanzialmente negativi), spariscono foto e filmati pedopornografici (negli atti non c'è alcun ritrovamento) e i riscontri mostrano grande fragilità (la presenza di pelouches nelle abitazioni degli indagati, ad esempio, non stupisce certo più di tanto...). Ma non solo: emergono numerosi fatti che tendono a discolpare gli arrestati: l'incredibilità delle accuse, paradossali e illogiche, rivolte a persone note e stimate da tutto il paese (difficile immaginare tre nonne, vestite da conigli, che fanno riti satanici tagliando le braccia dei bambini), la concreta impossibilità di realizzare quanto ipotizzato dal PM (nessun testimone, nè dentro nè fuori l'asilo ha mai visto nulla), la consapevolezza che tutto si basa esclusivamente sui racconti dei bambini, perdipiù riportati in prima istanza dai genitori, la comparsa di agghiaccianti video dei bambini girati dai genitori stessi su cui ogni commento è superfluo (se non per rimarcare l'enorme induzione svolta dai genitori stessi, induzione incredibilmente sfuggita agli inquirenti), le modalità (criticatissime) con le quali l'anziana psicologa scelta dai Carabinieri per interrogare i bambini ha steso le sue perizie. La Procura appare in difficoltà: nasce un comitato in difesa degli arrestati, viene organizzata una fiaccolata sotto il carcere romano di Rebibbia, dove sono rinchiusi gli arrestati. Contestualmente il comitato invia una lettera alle autorità. In essa viene fatto presente, tra l'altro, come nessuno dei colleghi della scuola sia mai stato sentito dagli inquirenti. Il giorno dopo, i Carabinieri interrogano presso la loro caserma tutti i colleghi della scuola, mai sentiti negli otto mesi precedenti. Serviva che lo chiedesse il comitato? Arriviamo al 10 maggio, il Tribunale del Riesame si pronuncia sulla richiesta di scarcerazione presentata dalle difese. La decisione è netta: scarcerazione per tutti gli arrestati per mancanza di gravi indizi. Il giorno prima, intervistato al proposito, il PM Mansi, autore dell'indagine, dichiara che l'impianto accusatorio è forte e che la scarcerazione equivarrebbe a mettere in discussione l'intero impianto e porterebbe sostanzialmente l'indagine verso l'archiviazione. Il 25 maggio vengono rese note le motivazioni della sentenza di scarcerazione: come implicitamente richiesto dal PM, i giudici vanno oltre la semplice valutazione dell'esistenza dei presupposti per la custodia cautelare. Essi entrano nel merito della questione, ma probabilmente non nel modo che il PM avrebbe desiderato: la bocciatura dell'intera impalcatura dell'accusa, infatti, è netta. Mancanza di riscontri, contraddizioni, errori nelle indagini, errori nello svolgimento delle perizie psicologiche, racconti soltanto "de relato" (ovvero riferiti da terzi e non dalla viva voce dei bambini), evidenti e indebite pressioni da parte dei genitori sui bambini stessi, condotte di vita assolutamente specchiate e ineccepibili da parte degli indagati. Poi, in ottobre, la Suprema Corte di Cassazione, respingendo il ricorso del PM avverso alla scarcerazione attraverso una sentenza superbamente motivata, scardina totalmente l'intero impianto accusatorio. Giungono gli esiti degli accertamenti della Polizia scientifica e dei RIS. Tutto negativo, Nessuna traccia, nessuna prova, nessun indizio. Insomma, c'è quanto basta per la richiesta di archiviazione. Ma temiamo che non sarà così: la Procura di Tivoli pare intenzionata a proseguire lungo la medesima strada e, ha concluso gli incidenti probatori sui minori (quanto mai tardivi) e, a oltre tre anni di distanza dall'inizio delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro indagati.
La scuola materna di Rignano
Prof. avv. Guglielmo Gulotta
avvocato, psicologo, psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia Giuridica presso l’Università degli Studi di Torino
COMUNICATO STAMPA
In relazione ai molteplici dibattiti e discussioni radiotelevisivi suscitati dall'interesse esploso intorno alla vicenda di Rignano Flaminio, con la quasi totale assenza di accademici esperti della materia nonché dei firmatari della Carta di Noto - riconosciuta come il documento guida nei casi di sospetto abuso sessuale - esprimo alcune considerazioni, innanzitutto nella mia veste di psicologo, psicoterapeuta e Professore ordinario di Psicologia Giuridica - unica cattedra del Paese - e di avvocato che si è occupato, in qualità di difensore, di ben quattro casi di pretesi asili a luci rosse; due di questi si sono conclusi con l'assoluzione di tutti gli imputati, uno è ancora in fase di indagine e il quarto, per cui siamo inattesa della Cassazione, con l'assoluzione di 4 imputati e la condanna di un bidello.
- mio fratello/sorella oppure il mio amichetto: in
questo caso il genitore può accontentarsi della risposta;
Quando la madre non riceva la risposta paventata può convincersi che il piccolo sia reticente e così insiste finché il bambino ingenuamente la segue assecondandola nella sua ipotesi temuta. A questo punto la madre, ottenuta quella che lei reputa una rivelazione (si tratta in realtà di una ammissione pilotata!) innescherà il contagio tra gli altri genitori attraverso un'azione incontrollabile. Nel caso di Verona - uno di quelli conclusi con l'assoluzione di tutti gli imputati- la madre responsabile per così dire dell'innesco dell'intera vicenda giudiziaria, d'accordo con il proprio marito iniziò ad avvisare, nel cuore della notte, tutti i genitori degli altri bambini scatenando in loro, come è facile immaginare, quel terrore e quell'angoscia che a loro volta diedero vita agli interrogatori degli altri bambini (alcuni svegliati in piena notte perché raccontassero!). Nel caso di Bergamo (anche questo concluso con l’assoluzione delle imputate) l’innesco è provocato da una madre che trae la convinzione che il proprio bambino sia stato abusato all’interno della scuola materna dopo averlo esplicitamente interrogato con il ciuccio in bocca: interpretava i gesti e i cenni del bambino come affermazioni o disconferme alle sue domande. Ciò che più di ogni altra cosa la convinse del patito abuso era la mancanza di “indignazione” sul volto del figlio (un piccolo di appena 4 anni) rispetto alle domande oscene che lei gli faceva!
da "IL FOGLIO" del 15 maggio 2007 di Cristina Giudici
PEDOFILIA E ILLUSIONE DELLA VERITA',
PARLA GIULIANA MAZZONI
Rignano e le trappole della memoria dei bambini: ecco come evitarle
Milano. "Diciamolo in inglese, che così magari ci prendono più sul serio: questi processi si basano su un meccanismo che nella psicologia cognitiva viene definito illusion of truth: l'illusione della verità, un concetto caro anche a Spinoza. Costruiti sui rumours (dicerie) che diventano reali nel momento in cui vengono espressi verbalmente e finiscono nel circuito mediatico. Il resto non conta".
Giuliana Mazzoni è una studiosa delle trappole delle memoria nell'età evolutiva e ha insegnato Psicologia cognitiva applicata all'indagine giudiziaria sia in America che in Gran Bretagna. In Italia però è conosciuta per la sua indefessa caccia agli "abusologi": psicologi che spesso, sostituendosi all'autorità giudiziaria, ricostruiscono i fatti sulla base dei racconti dei minori, poi smentiti. E dopo aver osservato il processo (per ora solo mediatico) alle maestre della scuola Olga Rovere, ha subito pensato a un altro caso giudiziario, celebrato a Brescia e conclusosi con l'assoluzione di un gruppo di maestre dove la sua consulenza è stata determinante, che aveva lo stesso copione.
"A Rignano Flaminio le testimonianze dei bambini non erano state registrate e non mi sono sorpresa", spiega al Foglio. "La violazione di ogni ragionevolezza con cui si dovrebbe costruire una prova accade spesso (solo in Italia però) nei processi per abusi sessuali sui minori. Ma non dobbiamo giudicare troppo severamente i genitori. Io comprendo e giustifico la loro paura che li spinge a diffondere un contagio emotivo e a scatenare una serie di fraintendimenti all'origine dell'errore giudiziario. Ci si può chiedere come possa un genitore arrivare al punto di indurre il proprio figlio a masturbarsi davanti a un videoregistratore per simulare gli abusi subiti (come è accaduto a Rignano, a Asti eccetera, ndr), ma il paradosso è proprio questo: quando scoprono che la violenza non era reale, i genitori, invece di tirare un sospiro di sollievo, rimangono delusi perché sono così ossessionati dalla loro idea da non riuscire a prendere in esame altre ipotesi alternative. Ma se non ci fossero stati loro, a intervenire in modo pesante anche se ingenuo, noi non avremmo mai potuto capire come si crea un processo sommario, indiziario".
Infatti oggi Giuliana Mazzoni ha un obiettivo: elaborare delle linee guida concrete che diventino obbligatorie nei processi per pedofilia. Come già accade in Inghilterra, dove nel 1990 il ministero degli Interni ha adottato una serie di regole per evitare errori giudiziari. Lei in Inghilterra viene spesso incaricata dai pubblici ministeri di valutare i racconti dei testimoni, vittime di presunte violenze sessuali, mentre in Italia il suo nome appare solo fra i consulenti della difesa, avvocati di presunti pedofili, per individuare gli errori giudiziari. Un fatto, questo, che spiega bene la filosofia giuridica a cui si ispirano molti dei nostri processi in materia.
"Prima regola: i bambini non dicono sempre la verità, anzi. Tendono a dire bugie per liberarsi dalle pressioni degli adulti", dice. "Bisogna utilizzare interviste cognitive con domande dirette che non contengano suggestioni e con stratagemmi per verIficare la loro attendibilità. Seconda regola: mai fare pressioni. Chi ha subito una violenza, lo ammette quasi sempre spontaneamente. Terza regola: non fare interpretazioni forzate dei disegni (a Rignano i disegni erano accompagnati dai commenti dei genitori, ndr). Infine bisogna sempre rivolgersi a consulenti affidabili che non sposino a priori la tesi dell'accusa".
Ma per tornare al caso della scuola Olga Rovere (ieri sulla Flaminia sono stati trovati due striscioni sui quali era scritto: "Morte ai pedofili"), la professoressa Mazzoni ha una convinzione, surrogata dalla sua esperienza:
"I processi nelle scuole materne hanno evidenziato quanto la verità non sia accertata, ma solo accettata grazie all'intervento dei media che invece di usare cautela ricorrono a ciò che in inglese chiamiamo sloppyness, trascuratezza: genitori terrorizzati, consulenti impreparati, metodologie giudiziarie inadeguate creano una macabra orchestra di giustizieri e quando ci si rende conto dell'errore la responsabilità viene diluita fra i diversi attori mentre la gravità del misfatto viene sminuita. E i danni sono irreversibili: la vittima, che non è stata vittima, sarà sempre tale, così come un pedofilo, che colpevole non è, lo rimarrà per sempre"
AGI) - Roma, 26 mag. - "Non sono
ravvisabili seri e robusti elementi di riscontro" nell'inchiesta della
procura di Tivoli sui presunti abusi sessuali compiuti su alcuni bambini
della scuola materna 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio nell'anno scolastico
2005-2006. Anzitutto perche' sono 'de relato' le dichiarazioni accusatorie
fatte dai piccoli, poi perche' "il materiale indiziario che emerge dagli
atti, pur sussistente, appare insufficiente ed anche contraddittorio", e,
infine, perche' la vita degli indagati coinvolti risulta assolutamente
specchiata. Sono alcune considerazioni del tribunale del riesame di Roma
contenute nelle 39 pagine dell'ordinanza con la quale e' stata disposta
l'immediata scarcerazione delle maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti,
Patrizia Del Meglio, del marito di quest'ultima Gianfranco Scancarello
(autore televisivo) e del benzinaio cingalese Kelum Da Silva, arrestati dal
gip Elvira Tamburelli assieme alla bidella Cristina Lunerti (poi rimessa in
liberta' su richiesta del pm Mansi) per violenza sessuale di gruppo
pluriaggravato, maltrattamenti in famiglia, atti osceni in luogo pubblico,
sottrazione di minore e sequestro di persona ai danni di sei bambini
(diventati poi 19 con il prosieguo delle indagini). "Rileva il tribunale -
scrive il collegio presieduto da Bruno Scicchitano - come l'approccio alla
vicenda debba essere serio e meditato e del tutto scevro di pregiudizi e
preconcetti. Le dichiarazioni dei bambini devono essere valutate per quelle
che sono dal punto di vista processuale: 'de relato'. Nessuna suggestione e'
ammessa anche in questa sede cautelare".
"Come sia stato possibile che diversi 'giochi'
di natura sessuale siano avvenuti nei bagni ed in altri locali della scuola
e, soprattutto, nel giardino della scuola (che per definizione è accessibile
e visibile a chiunque si trovi nella struttura e, parzialmente, anche da
fuori), ma nessuno se ne sia accorto". E' uno degli interrogativi posti dal
tribunale del riesame nei motivi della scarcerazione degli indagati di
Rignano Flaminio.
Da "Repubblica" del 9 giugno 2007 Nei pc analizzati non sono state trovate foto
o
altro materiale compromettente e nella "casa dell'orrore"
Rignano,
nei computer dei 5 imputati
di FEDERICA ANGELI
ROMA - Nessuna traccia di materiale
pedopornografico nei 12 computer sequestrati a cinque degli indagati per
l'inchiesta sulla pedofilia a Rignano Flaminio. I carabinieri della sezione
informatica del nucleo operativo di via In Selci dopo aver passato al setaccio
gli hard disk e il contenuto dei personal computer delle tre maestre dell'asilo
Olga Rovere, del marito di una di loro e della bidella della materna, hanno
presentato una dettagliata relazione alla procura di Tivoli. E, a quanto pare,
né filmati né file dal contenuto pornografico sono stati rinvenuti. Neanche
l'ombra, poi, delle fotografie che avrebbero scattato ai bambini durante i
presunti incontri sadomaso nei loro appartamenti. Nessuna traccia, infine, di
movimenti e scambi di e-mail, né di ricerche in Internet che possano far pensare
a un giro legato al mondo della pedofilia.
CORRIERE DELLA SERA
(Del 5/5/2007 Sezione: Cronache Pag. 25) I DVD CON IL RACCONTO DEI BIMBI: «PAPÀ, NON INSISTERE PIÙ» di Fiorenza SARZANINI ROMA - La stanza è piena di giocattoli, la bambina è al centro. Indossa soltanto le mutandine. Ride, scherza. Davanti a lei, seduto per terra, c’è il padre. È vestito con un paio di boxer e una maglietta. Comincia a parlare. La interroga. È lui a descrivere «i giochi con le maestre», a fare i nomi dei grandi. E quando la bambina dice che «non è vero», la incalza: «Allora sei bugiarda». La mamma tiene la telecamera, filma tutto. L’orologio segna il tempo. Quando sono trascorsi 45 minuti la piccola appare esausta. «Basta papà, sono stanca». Lui insiste, fa altre domande. Lei gli tappa la bocca con la mano: «Basta, non parlare più». I FILM DEI GENITORI Ecco i dvd consegnati dai genitori di Rignano ai carabinieri. Tre lunghi filmati riprendono due femmine e un maschio, che avrebbero subito abusi e violenze. Sono stati i genitori a girarli, poi li hanno allegati alle denunce. Ma adesso in quei video la cosa che più colpisce è la ricerca spasmodica, a tratti ossessiva, per trovare riscontri. Lunedì prossimo, quando il Tribunale del riesame dovrà rispondere all’istanza di scarcerazione delle tre maestre, della bidella e dei due uomini accusati di essere pedofili, la difesa batterà proprio questo tasto. Gli avvocati Franco COPPI, Roberto BORGOGNO, Giosuè Bruno NASO e Ippolita NASO li mostreranno ai giudici per dimostrare «come i minori siano stati suggestionati e indotti a raccontare falsità». È un pomeriggio di luglio, le immagini scorrono. «Ci sono state persone grandi che ti hanno fatto fare cose brutte?» chiede il padre. «No» risponde la bambina. «Tu li conosci?». «No papà». «Allora sei bugiarda. Chi dice le bugie lo sai chi è?». «Tu». «Allora sei proprio bugiarda». La bambina resta buona per terra. Il padre insiste. «Allora è vero che c’erano persone che ti facevano la bua?». «Non è vero». «Non c’era una persona grossa, con i segni?». «Non è vero». Il colloquio va avanti, l’uomo ora ha in mano una papera di peluche. Fa finta che sia lei a porre le domande, ma la bambina non cambia atteggiamento: «Ti devi fare gli affari tuoi. Sei tu bugiardo». Lui prende due cavallini di plastica, una Barbie nuda. Mette la bambola sul cavallo. Chiede alla figlia se è questo il gioco che fanno con le maestre. «No, papà. Basta con i nomi, sono stanca». In un altro spezzone di video, mentre è con la mamma, la bimba porta il dito verso le mutandine, mima una masturbazione. La mamma la fa continuare, le fa altre domande per sapere chi le ha insegnato questo gioco. Questa volta è il padre a filmare. Poi arriva un cuginetto di undici anni. La bambina è sul letto a pancia in giù. Il bambino le si stende sopra. La bacia sul collo. Le tira giù gli slip. La ripresa viene effettuata dalla finestra, dura quasi dieci minuti. Il 2 agosto, quando è ormai passata la mezzanotte, i genitori girano un nuovo video. C’è un altro bimbo con la mamma. Fanno ancora domande, sembra quasi che li mettano a confronto. I piccoli rispondono a monosillabi. Finché non chiedono di andare a dormire. C’è poi un dvd che contiene la registrazione audio di un colloquio della terza bimba con la mamma, nessuna immagine. «Sei mai uscita da scuola?» chiede la donna. «Mai» risponde la figlia. «Ma mi hai detto di sì». «A casa di Patrizia». La mamma descrive i giochi, fa i nomi delle maestre, cerca conferme. Quando chiede «dove Giovanni infilava il pipino», la bimba mostra i propri organi genitali, poi il sedere. GLI INTERROGATORI «Giovanni» dicono i giudici è Gianfranco SCANCARELLO, l’autore televisivo finito in carcere insieme alla moglie, la maestra Patrizia DEL MEGLIO. Il 3 febbraio scorso entrambi si presentano davanti al pubblico ministero per giurare di essere innocenti. «Non frequento la realtà di Rignano - afferma lui - perché esco la mattina alle 8,30 e torno a casa circa 12 ore dopo». Nega che i bambini della scuola siano mai stati a casa sua, nega di conoscere il benzinaio cingalese accusato per i suoi stessi reati. Nega anche di conoscere la preside della «Olga Rovere», ma in questo viene smentito dalle intercettazioni. «Le famiglie - afferma il giudice - si conoscono da vent’anni». La moglie entra nei dettagli per dimostrare di non aver mai portato i bimbi fuori dalla scuola: «Sottolineo la mancanza di coincidenza oraria tra la mia classe e quella dell’insegnante PUCCI (anche lei poi arrestata ndr), non vedo quindi come potevo vederli in orario scolastico». Poi aggiunge: «Non ho mai denudato i bambini per dare loro delle botte, che non sono comunque nella consuetudine e ovviamente non l’ho fatto a fini sessuali. Ho una buona reputazione, tanto che molti genitori all’inizio del ciclo triennale hanno chiesto di affidare i propri figli a me».
LA REPUBBLICA
(Del 5/5/2007 Sezione: Cronache Pag. 21) RIGNANO, VIDEO CHOC DEI BAMBINI “FAI VEDERE IL GIOCO DELLA SCUOLA” di Carlo BONINI I filmati girati dai genitori. Il gip: ecco la prova ROMA - Un tinello, un divano, il lettone di mamma e papà, un tappeto di morbida moquette ingombro di giochi. Due bimbe che sorridono, scherzano, giocano con la telecamera che sanno le sta riprendendo. La storia nera della “Olga Rovere” comincia da qui. Dalle immagini e le confidenze domestiche raccolte, nel luglio-agosto del 2006, in due dvd (ora agli atti dell’istruttoria), dai genitori di due dei bambini che si vogliono abusati. Per il gip Elvira TAMBURELLI, «la prova» incontrovertibile della verità sconvolgente di quei racconti, «grazie all’apprezzabile sforzo dei genitori nell’astenersi da domande suggestive o “risposte messe in bocca”». Per Franco COPPI, difensore di due degli arrestati, «la prova di come le affermazioni dei magistrati vengano smentite dagli stessi atti che ne dovrebbero essere fondamento. Perché in quelle immagini è evidente e sconcertante tanto la violazione delle norme più elementari dell’approccio ai racconti di un bambino quanto la manipolazione dei suoi ricordi». Abbiamo visto entrambi i video. La trascrizione dei loro passaggi salienti è sufficiente perché ognuno possa giudicare se, come e fino a che punto le sollecitazioni dei genitori hanno formato e indirizzato il racconto dei loro bambini. Se i loro racconti sono sufficienti a rispondere con certezza a una domanda: chi e come ha esposto questi bimbi a un’esperienza sessuale che non è e non può essere della loro età? Luglio 2006, dunque. Giorno 16. Una domenica. Ore 13.26. La madre (M) fa le domande, il padre (P) riprende e interviene quando ritiene necessario. La bimba si infila un asciugamani nelle mutandine. M: «Guarda un po’, ci riprende pure Papino… insegnaglielo un po’ a papino. Ecco così. E poi? Al sederino cosa ti mettevano? Un asciugamani avevano?». La bimba mostra l’asciugamani e si rivolge verso il padre. M: «Fa vedè papà, fa vedè. E come si chiamava la maestra che te insegna queste cose?». La bimba non risponde. M: «E diglielo un po’ a papà. Chi ti insegna? Parla co’ papino. Te devi mette davanti alla telecamera. E parla. E dillo che dopo se rivedemo (nella telecamera ndr)». P: «Lo vedi che non lo sa com’è il giochino?». M: «Il giochino che fate a scuola come si chiama?». La bimba: «Non me lo ricordo». M: «Come non te lo ricordi?». La bimba: «Non mi va di dirlo». Quindi simula la masturbazione. M: «Lo devi fare pure agli altri bambini? A chi glielo fai? Chi te lo ha insegnato?». La bimba non risponde. M: «Senti, chi te lo ha insegnato il giochino a mamma? Dove spingi? Alla patatina o al sederino?». La bimba: «Al sederino». M: «Al sederino. E allora come si chiama questo giochino?». La bimba continua a non rispondere. M: «Come non lo sai? Me fai vedè? Me fai vedè?». Il video si interrompe per riprendere con le stesse insistite domande della madre. La bimba dice: «Il giochino del dottore». M: «Diglie un po’ a papà, dov’è che lo facevate sto gioco?». La bimba: «Lasciami stare». P: «Non parla più, porco zio». Ancora un’interruzione. Ora la telecamera fissa il lettone dei genitori, dove è stesa la bimba, nuda. M: «Chi te l’ha fatto vedere questo buchino nella patata? Chi vi faceva fare il giochino? Con il termometro? Con la siringa? Quanti eravate?». La bimba dice: «Due». Poi si mette a saltare sul letto. M: «Stamme a sentiì! Hai capito che me devi sta a sentì?». Ora la telecamera fissa il tinello. È trascorsa già più di un’ora. Sono le 14.22. M: «Tu dovevi toccà la patatina a Patrizia (la maestra DEL MEGLIO ndr)?». La bimba cerca il padre per giocare. M: «Tu non te impiccià». P: «Chi è sta Patrizia?». La bimba: «Una bidella». P: «Sai pure come ha le sise? Come?». La bimba: «Grandi». P: «Come?». «Grandi». P: «Di che colore?». «Blu». P: «Scure. Ed è secca secca o grossa grossa?». «Grossa». La domenica se ne sta andando. E le domande continuano. Il nastro segna le 15.28. P: «Allora a cosa giocavate? Al peluche? Dillo ad alta voce che non ho capito!». La bimba: «Dentro al culo e alla patata». P: «Il peluche Leo? Dillo a papà che è stupido e non capisce. E come si chiama sto’ gioco? Peluche?». La bimba: «Pinocchio». Ancora trenta minuti. Le 15.58. Padre e figlia sono soli nella stanza della bimba. Il padre impugna con la destra una barbie (la fatina). Quindi, con la sinistra, un peluche a forma di papero: i pupazzi amici della figlia. P: «Chi faceva la bua agli amichetti tuoi?». «Il drago». P: «La fatina ti ha fatto una domanda: vuoi fare questi benedetti nomi di chi faceva la bua agli amichetti tuoi?». «Il drago e Polifemo». P (imitando la voce della fatina): «Sei una bugiarda, sei una bugiarda…». La bimba: «Sei tu un bugiardo. Io non so una bugiarda». P: «No?». «No». P: «E allora perché prima hai detto che le conoscevi? Lo vedi che sei bugiarda?». «Allora me ne vado». P: «Lo sai chi le dice le bugie?». «Tu dici le bugie». P: «A mamma. Hai voglia. Tante glie ne ho dette a mamma». La bimba: «Non si fa». Ci sono quindi tre minuti di immagini rubate. Da una porta finestra, una telecamera inquadra la bimba stesa sul tappeto e un amichetto (anche lui si vuole abusato) che le si strofina sulla schiena, le solleva la maglietta, prova a darle un bacio sul collo. Le solleva le mutandine rapidamente. Altro giorno di luglio. Altra casa. Una madre (M) con la figlia, ripresa sul divano con le sole mutandine. M: «Fammi vedere dove ti infilava il pipo “Giovanni”». La bimba si schiaffeggia il sedere. M: «Dove te lo metteva? Fammelo vedè con il dito. Fammelo vedere. Dai raccontami di questo “Giovanni”». «C’era anche Adriana». M: «E che faceva?». «Spicciava con i biberon». M: «C’era un altro maschio?». «No, c’era la nonna». M: «La nonna? Facciamo finta che questo cuscino è Giovanni. Fammi un po’ vedere che faceva?». La bimba si mette a saltare sui cuscini del divano. M: «Faceva finta che tu eri un cavallo?». «No. Io facevo clop, clop, clop». M: «A chi lo metteva nel culo il pipo Giovanni?». La bimba mostra il cuscino: «A questo». M: «Ti è uscito il sangue?». «Un po’, dalla pipetta». M: «Il pipo chi te lo infilava, il pipo?». «Il pipo è mio». M: «No, tu non ce l’hai. “Giovanni” te lo infilava». «No». M: «Si, va beh, te lo faceva mettere lui. E dimmi un po’, che usciva dal pipo?». «Delle bollicine». M: «Cosa?». «Una magia». M: «Mi dici che usciva?». «Coca cola». M: «Cosa usciva?». «Una cosa stranissima». M: «Cosa usciva dal pipo di “Giovanni”?». «Del sangue. Ma ci ho messo un po’ di scotch». M: «Va beh, ho capito». IL MESSAGGERO
(Del 5/5/2007 Sezione: Cronache Pagg. 1 e 11) «MAMMA, TI DICO COSA MI FA LA MAESTRA» ECCO I RACCONTI SHOCK CHE FANNO DISCUTERE di Valentina ERRANTE e Massimo MARTINELLI Il video girato dai genitori che ha portato in carcere sei persone La mamma registra e incalza con le domande. Vuole che la sua bambina lo ripeta chiaro, davanti a una videocamera, quello che solo lei ha sentito. E che serve a incastrare i “mostri”: i giochi, gli abusi, Giovanni, la maestra Marisa e la macchina rossa. Ma la piccola Barbara (il nome è di fantasia) saltella in mutande sul divano con la naturalezza, l’allegria e l’indifferenza di una bambina di quattro anni. È serena e non sempre ubbidisce al copione, dà risposte confuse. Così alla fine non fornisce più quei particolari che la mamma vorrebbe sentire. La signora continua a incalzarla, alza la voce, si innervosisce. Vuole che Barbara racconti. Suggerisce le risposte, insiste. E Barbara saltella ancora. Si mette a cantare una canzoncina. C’è questo video e altri come questo, agli atti dell’inchiesta che ha portato in carcere le tre maestre, la bidella della scuola “Olga Rovere”, l’autore televisivo Gianfranco SCANCARELLO e un cingalese che lavorava da un benzinaio di Rignano. Quelle girate dalle mamme, sono le uniche registrazioni dalle quali è possibile capire lo stato d’animo dei bambini che avrebbero subito gli abusi. E tutte rimandano voci e volti di bimbetti sereni, che sembrano annoiarsi per l’insistenza e la troppa attenzione alle loro risposte, tanto da modificarle ogni volta. Il video che ha dato il via all’indagine parte proprio da qui. Da Barbara che saltella sul divano e dalla sua mamma che le chiede insistente: «Dove ti infilava quello?». «Al culetto» risponde Barbara continuando a giocare, quasi non si rendesse conto della gravità di quella risposta. «E poi anche alla patatina?» chiede la madre. E Barbara: «Sì, no». La registrazione sembra non finire mai, in un crescendo d’ansia e angoscia della madre e nella tranquilla e divertita indifferenza della figlia. «Dove ve lo metteva, Barbara, fammelo vedere». La registrazione continua: «Sì ma dimmi, racconta, raccontami cosa faceva questo Giovanni». Barbara non risponde e saltella. La mamma la rimprovera, alza un po’ la voce: «dai però stai ferma». «Però sta Adriana… che faceva questa Adriana com’era piccola sta Adriana…». «No grande» … «E poi chi altro c’era con voi?», chiede la mamma: «ci stava Adriana un Giovanni», «un altro maschio?», chiede la mamma. «Sì Giovanni» è la risposta, «Sì Giovanni - dice la mamma - e poi chi altro c’era un altro maschio?». «No, ci stava Adriana e la nonna». «La nonna?» risponde la mamma. E Barbara: «Pure la nonna c’era… pure la nonna c’era ma’». «Che faceva la nonna?», «La nonna voleva giocà coi bambini… hanno detto sì puoi giocare con ma non fare pasticci». «A che giocavate?». A questo punto le domande diventano sempre più pressanti. Barbara racconta che giocavano «al leuccio… e a cavalli». Ma la mamma vuole di più, pretende di più. Porge un cuscino alla bambina e le dice: «Facciamo finta che questo cuscino sia Giovanni, fammi un po’ vedere». Ma Barbara continua a saltellare. La mamma insiste: «Sì ma voglio sapè il pipo Giovanni dove te lo metteva a te». «A me», chiede Barbara. «Sì a te e alle altre bambine, a chi lo metteva?». «Booh», risponde Barbara. «Non vuoi più parlà, dimmi la verità come mi hai detto già». Ma Barbara chiede delle caramelle mentre la mamma pone sempre le stesse domande. Qualche minuto più avanti Barbara dirà di avere paura della maestra Marisa che «le strilla». Le domande continuano e la mamma va oltre: «che ti succedeva quando Giovanni ti infilava il pipino? … usciva qualcosa», «Sì le bollicine, la coca cola». Il ritmo è sempre più incalzante e Barbara dà risposte sempre più confuse. La registrazione si interrompe improvvisamente. Ma quello di Barbara non è l’unico dvd consegnato ai carabinieri. Anche i genitori di Carla (anche questo è un nome di fantasia, ndr) hanno provato a farle raccontare davanti a una videocamera «quei giochi che faceva a scuola». Domande seguite da altre domande, la bimba si innervosisce, non vuole parlare, grida. Per la piccola Carla c’è quasi un set cinematografico: la fanno stendere sul letto, le mandano vicino un altro bambino che si stende su di lei, le abbassa un po’ i pantaloni. Ma Carla sembra non accorgersene, assorta nei suoi pensieri di bambina. Quella che doveva essere una scena hard, resta solo il gioco di due piccolissimi amici. Spiato però dal buco della serratura, con l’attenzione di un voyeur. Ma a fronte di tanto orrore, dagli atti saltano fuori anche le testimonianze di tre pediatri di base di Rignano. I medici che da anni seguono i bambini vittime dei presunti abusi: «Tutti i bambini di cui mi chiedete - dice Giuseppino BIANCINI ai carabinieri - non hanno mai presentato un quadro clinico particolarmente negativo». Il dottore poi entra nel dettaglio. Esamina ciascun caso singolarmente: una delle bambine ha avuto infezioni broncopolmonari, un’altra un’intolleranza alimentare. Una ha avuto infezioni alle vie urinarie. Nient’altro. I bambini - spiega un altro pediatra - hanno avuto solo «malattie tipiche dell’infanzia». E adesso anche sul ruolo dei genitori infuriano le polemiche tra avvocati. Il penalista Franco MERLINO, difensore di parte civile, minaccia le dimissioni dalla Camera penale. Voleva che fosse affisso un suo comunicato nella bacheca in Tribunale, dopo quello dei colleghi penalisti che condannavano la spettacolarizzazione dei processi, ma gli è stato negato. Sulla vicenda, taglia corto il presidente dei penalisti romani Giandomenico CAIAZZA: «Non assumiamo posizioni innocentiste, ma rifiutiamo la spettacolarizzazione dei processi». IL GIORNALE
(Del 5/5/2007 Sezione: Cronache Pag. 15) NEI VIDEO LE RISPOSTE «SUGGERITE» AI BAMBINI di Massimo MALPICA Una bambina: «Non ricordo chi mi ha insegnato questo gioco». La madre: «Non mi avevi detto che è stata una maestra». Due pediatri assicurano di non aver riscontrato alcun segno di violenza sui piccini. ROMA - Nei video girati dai genitori di Rignano Flaminio per dimostrare i comportamenti anomali dei bambini e per registrare i loro racconti degli abusi subiti, alcune risposte sono «quasi suggerite dalle domande», rilevano i difensori dei sei arrestati. E da quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, sottolineano ancora gli avvocati, gli indagati tra loro non si parlano, non si frequentano, non hanno precedenti penali né «segnalazioni di problematiche portate all’attenzione dei servizi sociali» o «precedenti di natura sanitaria psichiatrica». Quanto basta per contestare con forza la tesi della procura di Tivoli, secondo cui le tre maestre e la bidella dell’asilo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio, Patrizia DEL MEGLIO, Marisa PUCCI, Silvana MAGALOTTI e Cristina LUNERTI, l’autore tv e marito della DEL MEGLIO Gianfranco SCANCARELLO e il benzinaio cingalese Kelum DE SILVA sarebbero pedofili e avrebbero abusato per mesi, forse anni, di decine di piccoli allievi della scuola materna. Proprio grazie agli atti che hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare per i sei, gli avvocati sono più che mai convinti di poter dimostrare le incongruenze dell’indagine. A cominciare dai filmati allegati alle denunce dai genitori di tre bambini. In uno c’è una mamma che chiede alla figlia «chi ti portava in giro», e alla risposta della piccola («da sola») la incalza: «Ma non salivi su una macchina?». In un altro una bimba sul letto mima «un giochino» e il padre le chiede chi le ha insegnato a farlo ma per due volte lei dice «non lo so», poi la madre le domanda se è «il gioco del dottore» che le aveva insegnato la maestra, quello «col termometro». Ma anche alcune delle attività di indagine dei carabinieri di Bracciano «danno esito negativo» o risposte sorprendenti. Come nel caso delle dichiarazioni messe a verbale dai pediatri di alcuni dei bambini di Rignano. C’è il dottor Giuseppino BIANCINI che ai carabinieri dice di non aver mai notato, nel corso delle visite ai suoi piccoli pazienti «particolari presenze di ematomi», «alcuna infezione all’apparato genitale», «tracce di percosse o violenze». C’è un altro pediatra, Samir GABER, che mette a verbale, a proposito di una bambina presunta vittima di abusi: «Non sono a conoscenza di particolari problemi di candida alla bocca che voi mi dite la bambina ha». Anche le consulenze psicologiche sui genitori denuncianti disegnano un quadro meno idilliaco di quello tratteggiato dal gip. Ecco invece il padre che mostra «inibizione nell’espressione emozionale» e «basso autocontrollo», indicato come potenziale soggetto con difficoltà «a rispettare standard e regole», con un «problematico vissuto della sessualità». E sua moglie con un «nucleo dell’Io che sembrerebbe caratterizzarsi in senso istericoforme», vista «l’eccessiva attenzione all’altro», e con «mancanza di integrazione della componente sessuale». Pure l’ultima informativa dei carabinieri di Bracciano, del 14 marzo, lascia spazio a dubbi. Il rapporto per esempio, pur identificando la «bidella tatuata» con la LUNERTI grazie alle «dettagliate descrizioni da parte dei minori dei disegni incisi sul corpo» aggiunge: «Tuttavia una minore (…) ha indicato uno raffigurante uno scorpione/serpente che invece non era presente sul corpo della donna». Le intercettazioni telefoniche? Hanno consentito solo «di acclarare la frequentazione extralavorativa tra le famiglie di PUCCI e DEL MEGLIO». Quanto ai legami tra gli indagati, «non si hanno particolari elementi oggettivi tali da acclarare rapporti o frequentazioni extralavorativi». E «si precisa al riguardo che null’altro è emerso sul conto del “Maurizio” (De Silva, ndr) con gli altri indagati». Anche le testimonianze della ex donna di servizio di casa SCANCARELLO e della vigilessa che avrebbe sorpreso bambini fuori dall’asilo non vengono rafforzate dall’informativa. Nel primo caso la donna «aveva visto la DEL MEGLIO condurre in casa due bambine indossanti i completini dell’asilo», ma «le era stato detto dalla stessa che erano la figlia V. e una sua compagna di scuola». Nel secondo caso, le poliziotte municipali mettevano a verbale «che casualmente avevano notato che due classi erano uscite dal retro della scuola per recarsi a una gita; una era accompagnata dalle maestre M.F. e C.E. (estranee alle indagini, ndr), nulla riferivano sull’altra classe».
CASO "RIGNANO FLAMINIO"
Intervista a uno degli avvocati difensori del processo "Sorelli" di Brescia da "Bresciaoggi"
La Corte ha stroncato l'indagine:
Rignano, la
Cassazione:
ROMA Vacilla anche la prova del test tricologico che è, dice la Suprema Corte, «ha una valenza labile perchè effettuato a distanza da molti mesi dai fatti». Pertanto la Cassazione sposa la tesi del Tribunale osservando che «l’esito degli accertamenti medici non è in armonia con le vere e proprie atrocità fisiche patite dai piccoli secondo il racconto dei genitori». Che dire poi del riconoscimento da parte dei minori dei giocattoli esistenti nelle case delle maestre. Per inciso piazza Cavour dice che «trattasi di oggetti di uso comune abitualmente esistenti nelle case e negli asili per cui il loro riconoscimento pone ampi margini di incertezza e solo gli accertamenti in corso potranno chiarire se sono stati a contatto» con i bambini della Olga Rovere.
Ancora in base alla
descrizione fatta dai piccoli delle abitazioni delle insegnanti, come
giustamente dice il Tribunale, «non si può desumere con certezza che i bambini
siano stati effettivamente qui condotti in orario scolastico». Anche perchè si
fa notare ancora nella sentenza, «non è stato accertato che le maestre
potessero uscire dall’asilo senza che la loro assenza fosse notata dal personale
scolastico e a chi venivano affidati i piccoli rimasti senza assistenza».
Rignano, bimba "smonta" accuse"Mamma mi ha parlato di giochi cattivi"da TgCom
Dal racconto di una bambina di cinque anni arriva un duro colpo per l'accusa nell'ambito dell'inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni dei minori della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio. Interrogata dalla neuropsichiatra infantile Angela Gigante, la piccola ha parlato di "maestre cattive che dicevano cose brutte ai bambini", ma ha anche sottolineato di aver saputo di tali situazioni dalla madre.
La piccola sarebbe venuta a conoscenza dei cosiddetti "giochi cattivi" dalla mamma la quale lo aveva saputo dalla madre di un altro bambino. La bimba ha inoltre negato di aver partecipato alle "gite scolastiche" (il trasporto dei bambini in casa di una delle maestre a bordo di pullmini gialli) di cui ha riferito di averne sentito parlare dai suoi compagni di scuola. La piccola è la sesta dei 19 bambini ritenuti sessualmente abusati e sentiti dalla neuropsichiatra infantile Angela Gigante, l'esperta che fa da tramite con il gip di Tivoli Elvira Tamburelli magistrato che sta ascoltando il resoconto dei bambini in sede di incidente probatorio.
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