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Il caso McMartin

Il processo più sensazionale celebrato in USA e riguardante un caso clamoroso di falsi abusi sui minori fu quello contro i proprietari e gli insegnanti della scuola materna McMartin di Manhattan Beach, California. Fu il più lungo processo penale della storia statunitense (6 anni, dal 1983 al 1989), oltreché il più costoso ($15.000.000 spesi dallo stato di California), e si concluse con la piena assoluzione degli imputati.

 

La McMartin Pre-School era di proprietà di Peggy Buckey e di sua madre, Virginia McMartin. Ray Buckey (25 anni) figlio di Peggy, lavorava alla scuola come assistente part-time. Il 12 agosto 1983 la trentenne Judy Johnson, introversa ex-studentessa di teologia, si rivolse alla polizia dicendo che suo figlio Matthew di due anni era stato molestato a scuola da Ray Buckey. Incredibilmente, benché non ci fossero segni di violenza fisica né conferme da parte di altri bambini, Ray fu arrestato il 2 settembre, e la sua casa perquisita in cerca di prove e/o di materiale pornografico. Non fu trovato niente, Ray negò con forza ogni accusa e venne rilasciato.

 

Il capo della polizia di Manhattan Beach fomentò il panico spedendo una lettera "strettamente riservata" a circa 200 genitori di alunni ed ex-alunni della McMartin. Nella lettera si riteneva "possibile" che Ray, "fingendo di misurare la loro temperatura", avesse sottoposto i bambini a "sesso orale, palpazioni dell'area genitale e delle natiche, sodomia". I genitori erano invitati a cercare conferma interrogando i bambini.

 

Più tardi, centinaia di bambini furono esaminati dal CII, Children's Institute International. Entro la primavera 1984, a 360 di essi venne diagnosticato un trauma psicologico da subite violenze sessuali.

Una TV locale affiliata all'ABC venne a sapere della cosa, e trasmise un servizio su un possibile collegamento tra la scuola e giri di pornografia infantile e di "industria del sesso" nei paraggi di Los Angeles.

 

L'intera città, in primis i genitori delle presunte vittime, fu presa dall'isteria: i bambini furono sottoposti a pressioni continue da parte dei genitori e del CII, e ricompensati se davano le risposte "giuste" a domande sempre più subdole e capziose. Ne venne fuori che erano stati stuprati; che erano stati costretti a partecipare a film pornografici e a farsi fotografare; che avevano assistito alla mutilazione e all'uccisione di animali; che erano stati costretti a partecipare a rituali satanici, compreso l'omicidio rituale di bambini dei quali Ray aveva bevuto il sangue e bruciati i cadaveri; che avevano visto partecipare ai riti noti attori come Chuck Norris e uomini politici; che erano stati chiusi in una bara e calati in una fossa; che erano stati molestati in un mercato e in un autolavaggio; che erano stati costretti a guardare mentre Ray Buckey uccideva una testuggine piantandole un coltello nel guscio, dimostrazione di cosa sarebbe successo loro se avessero parlato; che erano stati portati in aereo a Palm Springs, violentati e riportati indietro; che erano stati portati in tunnels sotto la scuola e violentati (non fu mai trovato alcun tunnel); che avevano visto streghe volare.

 

Per ciascun interrogatorio lo Stato di California (e quindi i contribuenti) pagò al CII 455 dollari. Poiché furono esaminati più di 400 bambini, la cifra totale è di quasi cinque miliardi di lire, soldi che finirono per buona parte nelle tasche dei dirigenti e operatori dell'istituto.

 

Oltre a Ray, vennero arrestati anche Peggy Buckey, Virginia McMartin e quattro insegnanti. Nel 1986, poco prima del primo processo, un sondaggio presso i residenti nella contea di Los Angeles mostrò che il 90% dei potenziali giurati riteneva Ray e Peggy colpevoli. Gli avvocati difensori chiesero che il processo si svolgesse in un'altra contea, ma il giudice rifiutò. Intanto Judy Johnson continuava a rilasciare deposizioni: tra l'altro, dichiarò che il suo ex-marito aveva sodomizzato Matthew, che ignoti erano penetrati in casa sua per sodomizzare il suo cane, che Matthew era stato ferito da un elefante e da un leone durante una gita scolastica, nonché torturato dai suoi insegnanti che gli avevano cucito orecchie, capezzoli e lingua con punti metallici e gli avevano ficcato le forbici in un occhio. Inutile dire che sul corpo del bimbo non furono trovati segni di nessuna di queste violenze. Più tardi Judy dichiarò di avere poteri divini, e le venne diagnosticata un'acuta paranoia schizofrenica. Dopo la perdita della potestà su Matthew e una convalescenza in clinica, morì di cirrosi epatica, a pochi giorni dall'inizio del processo. La Procura Distrettuale cercò di nascondere alla difesa la documentazione della sua malattia mentale.

 

Nel frattempo la polizia ispezionò 11 dei luoghi indicati dai bambini, senza trovare niente. Gruppi di genitori scavarono nel cortile della scuola in cerca dei famosi tunnels, di ambienti sotterranei e/o di resti di bambini e animali sacrificati. Trovarono solo la carcassa di una testuggine, ma una perizia dimostrò che la sabbia trovata all'interno del guscio era diversa da quella dell'area circostante. Ciò indicava che qualcuno aveva trovato la carcassa in una spiaggia più distante, e l'aveva sotterrata nel cortile.

 

Nel marzo 1984, sui 7 imputati si abbattè una gragnuola di capi d'accusa (per la precisione 208) riguardanti abusi su 40 bambini. Dopo 20 mesi di udienze preliminari, l'infondatezza del teorema era più che evidente. L'accusa fece offerte di sconti di pena a ciascun imputato perché testimoniasse contro gli altri, ma nessuno accettò. In aula vennero prodotte ben poche "prove": un paio di orecchie di coniglio, candele nere ed un mantello. Gli avvocati difensori non ebbero difficoltà a provare che tali oggetti non erano minimamente collegati al caso McMartin.

 

Nel gennaio 1986 fu eletto il nuovo Procuratore Distrettuale, Ira Reiner, che fece cadere tutte le accuse contro 5 degli imputati. Restavano solo 52 capi d'imputazione contro Ray Buckey e 20 contro Peggy Buckey, più un'accusa comune di associazione a delinquere. Secondo un sondaggio telefonico, il 96% dei residenti nella contea aveva sentito parlare del caso, il 97% di quanti si erano fatti un'opinione riteneva Ray Buckey colpevole, mentre "solo" il 93% pensava lo stesso di Peggy Buckey.

 

Il 18 gennaio 1990, dopo quasi 3 mesi di udienze e 9 di discussione, la giuria assolse Peggy Buckey dagli ultimi 13 capi d'accusa e prosciolse Ray per 39 capi d'accusa su 52, spaccandosi però sui rimanenti (ma con la maggioranza dei giurati schierata per l'assoluzione). Per questi ultimi Ray fu ri-processato nell'agosto successivo e assolto una volta per tutte.

 

Peggy querelò immediatamente il Comune, la Contea, il CII e la ABC. Pochi mesi dopo, anche Virginia McMartin e altri due imputati intentarono una causa. Questi tentativi fallirono perché una legge statale e diversi precedenti giuridici sancivano l'assoluta immunità di enti e associazioni come il CII nel caso collaborassero con la Pubblica Accusa.

 

Gli eventi di Manhattan Beach hanno rovinato molte vite. Centinaia di bambini, oggi teenagers, credono ancora di essere stati stuprati e seviziati durante grotteschi rituali. Sette adulti sono finiti sul lastrico. La scuola è stata chiusa e demolita. L'irresponsabilità dei media ha terrorizzato l'intera regione, e molti casi-fotocopia si sono verificati in Nordamerica e nel mondo.

 

http://www.law.umkc.edu/faculty/projects/ftrials/mcmartin/mcmartin.html

www.debbienathan.com

www.ncrj.org

 


 

Riportiamo di seguito un documento straordinario, tradotto dall'inglese a cura del Centro di documentazione.

Si tratta di un'intervista a Kyle Zirpolo, uno dei bambini che tra il 1983 e il 1989 fu protagonista del primo e più celebre caso di falsi abusi in un asilo statunitense (a Manhattan Beach, in California), ovvero il caso dell'asilo McMartin.

 

Kyle fu uno dei bambini che accusò i suoi insegnanti di averlo abusato. Ci vollero otto anni e un processo lungo e doloroso per fare in modo che l'innocenza degli imputati fosse riconosciuta. Essi furono infine totalmente scagionati da ogni accusa.

Ora quei bambini sono cresciuti e uno di loro ha deciso di togliersi il peso che si porta dentro da anni, chiedendo pubblicamente scusa agli insegnanti per le menzogne che raccontò su di loro.

  

Le dichiarazioni di Kyle Zirpolo, ora trentenne, sono state raccolte poco più di un anno fa da Debbie Nathan, una giornalista che si occupò a lungo del caso McMartin. E' co-autrice del voluminoso saggio “Il Silenzio di satana: abusi rituali e caccia alle streghe nell’ America di oggi” (presente nella biblioteca del Centro di documentazione). Al termine delle dichiarazioni di Kyle, Debbie ci racconta in che modo è avvenuto il contatto con Kyle e quali furono le circostanze che fecero nascere le false dichiarazioni che sconvolsero la vita di un intero paese.

 

Crediamo che questa testimonianza abbia anche valore tranciante verso l'opinione semplicistica (e ormai sostenuta da pochi) per la quale "i bambini su queste cose non mentono".

Circostanza smentita dai più autorevoli studi accademici e, ora, anche da uno dei diretti interessati.

 

(il testo in lingua originale è reperibile qui)

 

 

Chiedo scusa

 

 

Le scuse, da tempo dovute, di uno degli accusatori

del famoso caso di presunte molestie dell’asilo McMartin.

 

 

Parla Kyle Zirpolo:

 

Mia madre divorziò da mio padre quando avevo 2 anni e lei incontrò il mio patrigno, che era un poliziotto di Manhattan Beach. Ebbero altri 5 figli dopo di me. Il mio patrigno aveva già tre figli dal precedente matrimonio. Nella combinazione delle due famiglie, io sono il solo dei nove ragazzi di cui lui non è il padre. Mi ricordo sempre di come volevo che lui mi amasse. Ci mettevo un grande impegno per compiacerlo. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui.

 

I miei fratellastri e sorellastre andarono al McMartin, e così feci anche io. Io ho solo ricordi felici di quel posto. Non ho mai avuto cattive sensazioni su quella scuola – nessuna aura o vibrazione o altro. Fino ad oggi, parlarne, vedere disegni o lavori fatti al McMartin non mi fa alcun cattivo effetto. Tutti i miei ricordi sono positivi.

 

La cosa che ricordo sul caso è stato come esso coinvolse l’intero paese e danneggiò l’intera famiglia. I miei genitori iniziarono a chiedermi: “Gli insegnanti ti hanno mai fatto qualcosa?” Mi parlarono di Ray Buckey (il principale accusato – ndr), ma io non l’avevo mai nemmeno incontrato. Non ho alcun ricordo di lui che lavorasse a scuola per il periodo in cui ho frequentato.

 

La prima volta che andai al CII (Children's Institute International, ora noto come Children's Institute, Inc., una rispettata e centenaria istituzione di Los Angeles che si occupa di salute dei bambini, dove circa 400 bambini del McMartin furono interrogati e subirono visite genitali e dove molti furono diagnosticati come vittime di abusi), ci andai con tutta la mia famiglia. Mi ricordo che aspettai per ore mentre i miei fratelli e sorelle venivano interrogati. Non mi ricordo se furono uno o più giorni, ma la mia memoria mi dice che furono settimane, sembrò tutto così lungo. Fu un complotto. Mi ricordo che mi dissi: “Non riuscirò ad andarmene da qui fino a quando non dirò loro ciò che essi vogliono sentire”.

Fummo esaminati da un medico. Mi spogliai completamente e mi sdraiai sul lettino. Controllarono il mio sedere, il mio pene. C’era una stanza con un sacco di giochi, animali di peluche e bambole. Le bambole erano bianche con del pelo dove c’erano le parti intime. Ci fecero spogliare le bambole. Fu una cosa veramente da pazzi.

 

Ricordo che loro mi facevano domande poco simpatiche chiedendomi se Ray mi aveva toccato e cosa facevano gli altri insegnanti e mi ricordo che dissi che non mi era accaduto nulla. Mi ricordo che loro quasi gongolavano e ridevano, dicendo: “Oh, noi lo sappiamo che queste cose ti sono state fatte. Perché non ce lo dici? Usa queste bambole se hai paura.”

 

Ogni volta che davo una risposta che loro non gradivano, mi rifacevano la domanda spingendomi a dare loro la risposta che cercavano. Era molto evidente quello che volevano. Mi ricordo il linguaggio che usarono: cose del tipo che ero in gamba, o che potevo aiutare altri bambini che erano impauriti.

 

Mi facevano sentire male e mi facevano un po’ vergognare perché stavo diventando disonesto. Ma allo stesso tempo, visto la persona che ero, visto anche quello che i miei genitori volevano da me, lo feci. E pensai che loro volessero che io proteggessi mio  fratello e mia sorella più piccoli che andavano al McMartin.

 

Più tardi i miei genitori mi chiesero se gli insegnanti scattavano fotografie e facevano giochi con noi. Giochi come “Star del cinema nuda”. Mi ricordo mia madre chiedermi questo. Mi chiese se loro cantavano questa canzone, e io non sapevo di cosa stesse parlando, così lei cantò qualcosa del tipo “Chi sei tu, tu sei una star del cinema nuda”. Sono sicurissimo che quella fu la prima volta che la sentivo: da mia madre. Poi lei me lo chiese altre cento volte. Probabilmente alla fine dissi “va bene, facevamo quel gioco”.

I miei genitori mi incoraggiavano quando dicevo che queste cose erano accadute. Era come se dire che le cose erano accadute aiutasse a tenere in prigione quelle persone e impedirgli di provare a fare quelle cose ai bambini. Inoltre, c’erano molti bambini che dicevano che quelle cose erano accadute e tu non volevi essere l’unico a dire che nulla era successo. Non saresti stato creduto se l’avessi detto.

 

Mi ricordo di aver avuto la sensazione di non essere stato scelto a caso, ma presero me perché avevo una buona memoria su quanto volevano ottenere, e loro potevano puntare su di me per poter fare un buon lavoro. Io non penso che loro pensassero che stavo dicendo la verità, ma semplicemente che stavo dicendo le stesse storie in modo consistente, facendo quello che serviva per far condannare gli insegnanti. Mi sentivo speciale. Mi sentivo importante.

 

Sembrava sempre che io stessi pensando. Ascoltavo quello che i miei genitori dicevano quando conversavano, o anche ascoltavo chiunque altro parlasse a proposito dei nostri interrogatori alla stazione di polizia o altrove. E io ripetevo le cose. E se non era una storia che avevo già sentito, pensavo a qualcosa con la mia testa. Provavo a pensare alla cosa più brutta possibile che potesse spaventare un bambino. Ricordo che una volta dissi che se ti facevi un taglio, invece di metterti il cerotto, gli insegnanti ti ricoprivano il taglio di sporco e poi mettevano il cerotto sopra. Mi sembrava una cosa brutta. Mi venne in mente così e la dissi [agli investigatori].

 

Io penso di aver preso i dettagli riguardanti il satanismo pensando alla nostra chiesa. Andavamo alla American Martyrs, che era una chiesa cattolica enorme. Andavamo ogni domenica e la messa durava almeno un’ora, un’ora e mezza. Nessuno di noi aveva voglia di andarci. Scalciavamo e gridavamo per tutta la strada. Seduti, in piedi, seduti, in piedi. Ciò che avrei voluto fare era dipingere l’altare, i banchi e le finestre fatte di vetrate, e [gli investigatori] dicevano “Descrivici un altare”, e io descrivevo quello della nostra chiesa. O al posto di “C’era un prete con un vestito verde” – qualcuno che era reale – io dicevo “Un uomo vestito di rosso come fosse un uomo di culto”. Andando in chiesa impari che Dio è buono e il diavolo è cattivo, ha le corna e ha a che fare con il male, il rosso e il sangue. Io devo aver fatto un po’ un miscuglio con Satana e l’adorazione del diavolo.

 

Mi ricordo che andavamo con il nostro furgone con tutti i miei fratelli e sorelle a vedere case e aeroporti e ci chiedevano se eravamo stati [abusati] in quei luoghi. Mi ricordo di avergli detto che [gli insegnanti del McMartin] ci portarono al Harry’s Meat Market e di aver descritto come io pensavo che fosse il negozio. Non ero mai stato lì dentro prima, ed ero certo mi sarei messo nei guai per ciò che dicevo perché con ogni probabilità non l'avrei descritto in modo accurato. Immaginavo che qualcuno mi dicesse “Non hanno quel tipo di freezer che dici, qui”, e in effetti qualcuno lo disse, ma qualcun altro disse “Beh, probabilmente lo hanno cambiato..”. Era come se qualsiasi cosa io dicessi o potessi dire sarebbe stata creduta.

 

Gli avvocati ebbero copia scritta di tutti i miei racconti e sapevano esattamente ciò che avevo già detto. Così io sapevo che avrei dovuto dire ancora le stesse identiche cose e nulla di differente, altrimenti avrebbero capito che stavo mentendo. Mi misi da solo molta pressione addosso. La notte, a letto, pensavo molto a tutto ciò che avevo detto in passato e provavo a ripetere solo le cose che sapevo di aver già detto in precedenza.

 

Ricordo di aver descritto il viaggio verso un aeroporto e Ray che ci portava da qualche parte in aeroplano. Realizzai che i genitori avrebbero capito che gli alunni venivano fatti uscire dalla scuola. Sentivo di essere fregato e la mia bugia sarebbe stata scoperta. Ero fregato! Ero così sconvolto. Ricordo di essere crollato  piangendo. Sentii che tutti sapevano che stavo mentendo. Ma i miei genitori dissero: ”Stai andando bene. Non preoccuparti.”. E tutti dicevano che erano orgogliosi di me, e che non dovevo preoccuparmi.

 

Non sto dicendo che niente accadde ad alcuno alla scuola McMartin. Non lo posso dire io, io posso solo parlare per me stesso. Forse qualcosa accadde. Forse altri bambini costruirono storie su cose che non furono mai accadute, e poi iniziarono a credere di aver detto la verità. Può darsi che fossero spaventati perchè gli insegnanti avrebbero chiamato le famiglie, perchè loro stavano raccontando buglie. Ma io non ho mai dimenticato che stavo mentendo.

Il mio patrigno era un poliziotto e aveva delle pistole in casa. Mi ricordo che quando tutto iniziò fu messo in aspettativa dal lavoro perché stava per essere indagato per presunte minacce alla famiglia McMartin [proprietari della scuola- ndr]. Fu prosciolto dalle accusa, apparentemente non era vero. Avevo solo 9 anni all’epoca dei fatti, ma credo che mio padre avesse detto che voleva uccidere i McMartin. Nella mia mente, mi immaginai che nessuno della scuola avrebbe osato litigare con lui perché lui li avrebbe colpiti per primo. Questo mi fece sentire al sicuro. Ma io ho sempre saputo che stavo mentendo.

Ma le menzogne mi angosciavano. Mi ricordo di una notte in particolare. Avrò avuto 10 anni e provai a dire a mia madre che non era accaduto nulla. Mi sdraiai sul letto e piansi istericamente. Volevo aprire il mio cuore e dirle la verità. Mia madre mi disse di dirle quale mai fosse il mio problema. Le dissi che non mi avrebbe creduto. Lei insistette: “Ti prometto che ti crederò. Ti amo così tanto! Dimmi quello che ti sta angosciando”. Questo andò avanti a lungo: io dicevo che lei non mi avrebbe creduto, lei mi assicurava che lo avrebbe fatto. Alla fine lo dissi: “Non è successo niente! Non mi è mai successo niente a scuola!”.

Non mi credette.

 

Eravamo una famiglia che non funzionava bene. Litigavamo spesso. Mia madre ha sempre dato la colpa di ogni aspetto negativo al fatto che eravamo andati in quella scuola dove fummo molestati. Fino ad oggi, lei crede che queste cose siano accadute. Perchè se non l’avesse fatto, in quale altro modo poteva spiegare tutti i problemi familiari? Da quel giorno, non potei più parlare con lei dei miei problemi personali. Mi ha sempre chiesto come mai non lo facessi. E’ perché quella notte ha distrutto la nostra relazione.

 

Una volta che il caso fu chiuso, fu chiuso, era passato. Gli imputati furono liberati e basta.. I genitori dei bambini non hanno mai chiesto: “Perchè erano innocenti? Perché non sono stati capaci di trovare prove per imprigionare questa gente?”

 

La mia famiglia non ha letto i libri e non ha visto i film che indagavano sui fatti. E’ come se tu avessi uno scheletro nell’armadio che non vuoi certo tirar fuori. Sono stato il solo a mantenere vivo l’argomento e ad ammettere che non mi era accaduto nulla. Ho detto di aver mentito su tutto, ma non ho mai realmente avuto qualche risposta da parte di mia madre e del mio patrigno. Sembra davvero molto strano vedere le loro reazioni al fatto che nulla mi è accaduto. Se avessi trascorso la mia vita pensando che mio figlio è stato abusato, sarei sollevato dal fatto di sapere che lui o lei in realtà non è stato abusato. Mi piace pensare che apprendere che tuo figlio non fu molestato potesse passar sopra ogni cosa. Dopo tutto, tutto ciò che abbiamo è il nostro domani. Sarebbe un vero peccato vivere il resto della tua vita continuando a pensare che le molestie ci sono state e potendo sapere che in realtà esse non ci furono.

McMartin è qualcosa di negativo nella mia vita e lo sto cercando di rendere positivo. Ho due figli che adoro, essi hanno cambiato le priorità della mia vita. Il mio obbiettivo è di farli crescere al meglio e voglio provare ad essere per loro un esempio. Voglio essere assolutamente sincero con loro dicendogli: “Questo è ciò che mi è accaduto. Ho fatto qualcosa di disonesto, ma a un certo punto sono stato capace di tornare ad essere onesto”. Vorrei che i miei figli vengano da me come io avrei voluto poter fare con i miei genitori.

 

Gestisco un supermercato, e penso che la cosa più bella del mio lavoro sia il rapporto con i figli dei miei clienti. Mi piace parlargli ed ascoltarli. Mi hanno detto che sarei perfetto per aprire un asilo! E questo è molto ironico. Mi piacerebbe molto poter incontrare gli accusati della scuola McMartin e dire loro “Vi chiedo scusa”.

 

 

 

 

Come e perché Kyle si fece avanti

di Debbie Nathan

 

 

Sentii per la prima volta Kyle Zirpolo via email all’inizio dell’estate. Mi contattò perché apparivo nel film-documentario “Capturing the Friedmans” (uscito anche in Italia con il titolo “Una storia americana” – ndr) che egli aveva appena visto.

Alcuni componenti della famiglia Friedman furono accusati di molestie di massa su bambini a Long Island (New York) negli anni Ottanta. Le ricerche che io feci anni fa portavano a pensare che molte (o anche tutte) le accuse fossero false, e nel film io parlavo di ciò. Citai anche il caso McMartin. Io me ne occupai come co-autore del libro “Satan’s Silence”, un libro sul panico nazionale a proposito di abusi sessuali in asili e scuole negli anni Ottanta.

 

Zirpolo trovò il mio sito web e scrisse che fu agghiacciato dalla ricostruzione fatta nel film di come la famiglia Friedman fu distrutta dalle false accuse dei bambini: “E’ praticamente lo stesso del caso McMartin. Anche io lo feci. Provo molta vergogna per questo”.

 

Aggiunse che niente di ciò che disse alla polizia e agli accusatori circa il fatto di essere stato abusato era vero. Lo rimpianse per anni.

Ora voleva scusarsi con gli accusati in persona. Dissi a Zirpolo che volevo ascoltare la sua storia. Mi offrii anche di metterlo in contatto con gli accusati della famiglia McMartin.

 

Qualcuno di loro era morto, tra i quali Virginia McMartin e sua figlia Peggy McMartin Buckey. Ray Buckey e sua sorella, Peggy Ann, così come un ex-insegnante della scuola McMartin, Babette Spitler, declinarono l’invito ad incontrare Zirpolo. Avevano già decisamente proclamato la loro innocenza e dissero che non avevano bisogno delle scuse degli ex-alunni, che erano bambini e non poterono fare nulla. Peggy Ann disse che avrebbero voluto sentire le scuse dalla polizia, dagli assistenti sociali, dai terapisti, dagli accusatori, dottori e genitori che alimentarono il caso.

 

Zirpolo dice che sua madre e il suo patrigno divorziarono anni fa. Non ho rintracciato il patrigno e quando ho contattato sua madre per un commento, lei ha declinato. Zirpolo dice che lei “non era d’accordo” con la sua decisione di raccontare la sua storia. Per quanto riguarda il suo patrigno, tutto quello che Zirpolo dirà è che lui è molto malato.

 

Come la storia di Kyle crebbe.

 

James M. Wood, uno psicologo ricercatore dell’università di El Paso in Texas ha studiato gli interrogatori fatti dal Children's Institute International nel caso McMartin. Wood dice che, dando ai bambini bambole e pupazzi durante le perizie, essi furono incoraggiati a fingere e fantasticare invece di attenersi ai fatti. Quando uno degli interroganti rifiutava di accettare un “no” come risposta, faceva capire che era richiesta una risposta diversa, anche se questa non era la verità. Dicendo che uno degli accusati come era Ray Bucker era pedinato da poliziotti in borghese implicava il fatto che egli era pericoloso e i bambini dovevano aiutare per farlo arrestare. E, afferma Wood, dire ai bambini che “tutti parlavano” del crimine “creava pressioni diffuse che erano altamente scorrette”.

 

Pochi anni fa, Wood fece un esperimento nel quale dei bambini venivano interrogati usando i metodi di interrogatorio usati nel caso McMartin. Dopo due o tre minuti, la maggior parte dei bambini inizio a raccontare storie bizzarre. D’accordo con Maggie Bruck, una professoressa di psichiatria della John Hopkins University e ricercatrice nel campo della memoria e della suggestionabilità dei bambini, gli esperimenti di Woods e altri esperimenti trovarono consenso tra gli psicologi. Essi ora si trovano d’accordo nell’affermare che i metodi usati dal Children's Institute International nel caso McMartin furono inappropriati.

 

Il vice presidente del Children's Institute International Steve Ambrose oggi dice che la sua organizzazione “non è un’organizzazione che fa affari promuovendo false accuse, e non lo è mai stata. McMartin fu il primo caso di questo tipo. [Gli esperti] hanno imparato molte cose [da allora] su come interrogare bambini in sospetto di abuso sessuale in modo da venire incontro al sistema di giustizia penale. Rimane comunque una cosa molto difficile. Ma ora siamo molto più attenti nell’assicurarci che il modo in cui interroghiamo i bambini possa reggere davanti alla corte e nel fare in modo che tutto ciò che diciamo non venga tolto dal suo contesto”.

 

Di seguito trovate alcuni brani della trascrizione dell’interrogatorio con Kyle Sapp, ora noto come Kyle Zirpolo. Sapp viene interrogato da due componenti del Children's Institute International.

 

Debbie Nathan

 

 

KYLE: il signor Ray (Ray Buckey) non lavorava là quando c’ero io.

 

INTERROGANTE 1: Cosa vuoi dire?

 

KYLE: Sì, lui non era là.

 

INT 1 : tanto tempo fa alcuni dei bambini dissero che c’erano dei segreti su quella scuola- qualcosa di brutto era successo. E, ehm, così noi, proprio qui, abbiamo parlato loro della nostra macchina dei segreti e dei nostri pupazzi che sono tipi molto svegli , tipo Mr.Snake o  ecco Pac-man e, ehm, abbiamo detto loro come erano furbi i nostri pupazzi e  come aiutavano qualche volta i bambini a parlare di alcune cose e abbiamo giocato al detective….. e forse Pac-man può parlare per te, oppure Snake, così tu non devi……Che ne pensi?

 

KYLE (annuisce)

 

INT 1 : Pac-man, ora possiamo parlare di quei segreti. E tu puoi aiutare Kyle……tutti  ne parlano adesso…..E sai una cosa? Noi stiamo per dirti uno dei nostri segreti speciali perché noi abbiamo un segreto da dire a tutti i bambini, e questo è- ti piacerà questo, Pac-man, perché il papà di Kyle è un poliziotto….Noi sappiamo che qualche volta Mr. Ray era in quella scuola. Allora non era un insegnante, ma noi sappiamo che era a scuola. Ti ricordi questo, Pac-man?

 

 KYLE : non lavorava lì, ma so che quando [un altro bambino] era lì è successo.

 

INT 1 : beh, sai una cosa? Noi sappiamo che perfino prima che Kyle fosse lì [Ray] c’era. E sappiamo che c’era anche quando c’era Kyle.

 

KYLE: in tv hanno detto che ha fatto qualcosa.

 

INT 1 : noi sappiamo questo su Mr. Ray : che seduto fuori dalla casa di Mr. Ray c’è un poliziotto speciale in una macchina normale. Non indossa un’ uniforme o nulla del genere, ma, ehm, siede in una macchina che sembra normale fuori dalla casa di Mr. Ray… Lo osserva tutto il tempo, e se Mr. Ray esce di casa, allora il poliziotto segreto lo segue …. Gli starà sempre dietro e lui non lo saprà mai… Pensi che sia una buona idea, Pac-man?

 

KYLE: uh-huh.

 

INT 1 : abbiamo una montagna di bambole qui. Questa è una bambina. E’ facile dire che è una bambina. Ha un incavo, e sotto la sua vagina…..I bambini le lanciano, le picchiano, e tutto. Avresti dovuto vedere [un altro bambino] picchiarle. Ragazzi, ci siamo divertiti-

 

INTERROGANTE 2 :  a picchiare la bambola di Mr. Ray.

 

 

INT 1 : e, uhm, vediamo. Mi chiedo, Pac-man, se ricordi qualche gioco che di solito facevate a scuola.

 

KYLE: sì.

 

INT  1 : sì? Tipo quali ti ricordi?

 

KYLE : tipo  che Mr. Ray – prendeva - prendeva la macchina fotografica, e poi lui- loro tiravano – loro tiravano- lui tirava via i loro pantaloni, e- e poi andavano nella loro piscina  e loro- poi lui faceva le foto.

 

INT 2 : la tua mamma e il tuo papà conoscono già questo gioco perché lo hanno sentito dalle mamme e dai papà degli altri bambini.

 

INT 1 : giocavano altri insegnanti, Pac-man?

 

KYLE : sì, …. facevano foto anche loro.

 

INT 1 : accidenti! Caspita, adesso sì che abbiamo capito. Che grande aiuto sei stato. Oddio.

 


Kyle Zirpolo ha 30 anni ed è un ex-alunno dell’asilo McMartin che ora dirige un supermercato sulla costa centrale della California.

Debbie Nathan è una scrittrice di New York e coautrice, con l’avvocato dell’appello Michael Snedeker, di “Il Silenzio di satana: abusi rituali e caccia alle streghe nell’ America di oggi”. E’ anche membro del consiglio del “National centre for reason and justice” , un gruppo nonprofit che lavora per informare il pubblico sulle persone accusate per falsi abusi sui minori.