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Il caso McMartin
Il processo più sensazionale celebrato in USA e riguardante un caso clamoroso di falsi abusi sui minori fu quello contro i proprietari e gli insegnanti della scuola materna McMartin di Manhattan Beach, California. Fu il più lungo processo penale della storia statunitense (6 anni, dal 1983 al 1989), oltreché il più costoso ($15.000.000 spesi dallo stato di California), e si concluse con la piena assoluzione degli imputati.
La McMartin Pre-School era di proprietà di Peggy Buckey e di sua madre, Virginia McMartin. Ray Buckey (25 anni) figlio di Peggy, lavorava alla scuola come assistente part-time. Il 12 agosto 1983 la trentenne Judy Johnson, introversa ex-studentessa di teologia, si rivolse alla polizia dicendo che suo figlio Matthew di due anni era stato molestato a scuola da Ray Buckey. Incredibilmente, benché non ci fossero segni di violenza fisica né conferme da parte di altri bambini, Ray fu arrestato il 2 settembre, e la sua casa perquisita in cerca di prove e/o di materiale pornografico. Non fu trovato niente, Ray negò con forza ogni accusa e venne rilasciato.
Il capo della polizia di Manhattan Beach fomentò il panico spedendo una lettera "strettamente riservata" a circa 200 genitori di alunni ed ex-alunni della McMartin. Nella lettera si riteneva "possibile" che Ray, "fingendo di misurare la loro temperatura", avesse sottoposto i bambini a "sesso orale, palpazioni dell'area genitale e delle natiche, sodomia". I genitori erano invitati a cercare conferma interrogando i bambini.
Più tardi, centinaia di bambini furono esaminati dal CII, Children's Institute International. Entro la primavera 1984, a 360 di essi venne diagnosticato un trauma psicologico da subite violenze sessuali. Una TV locale affiliata all'ABC venne a sapere della cosa, e trasmise un servizio su un possibile collegamento tra la scuola e giri di pornografia infantile e di "industria del sesso" nei paraggi di Los Angeles.
L'intera città, in primis i genitori delle presunte vittime, fu presa dall'isteria: i bambini furono sottoposti a pressioni continue da parte dei genitori e del CII, e ricompensati se davano le risposte "giuste" a domande sempre più subdole e capziose. Ne venne fuori che erano stati stuprati; che erano stati costretti a partecipare a film pornografici e a farsi fotografare; che avevano assistito alla mutilazione e all'uccisione di animali; che erano stati costretti a partecipare a rituali satanici, compreso l'omicidio rituale di bambini dei quali Ray aveva bevuto il sangue e bruciati i cadaveri; che avevano visto partecipare ai riti noti attori come Chuck Norris e uomini politici; che erano stati chiusi in una bara e calati in una fossa; che erano stati molestati in un mercato e in un autolavaggio; che erano stati costretti a guardare mentre Ray Buckey uccideva una testuggine piantandole un coltello nel guscio, dimostrazione di cosa sarebbe successo loro se avessero parlato; che erano stati portati in aereo a Palm Springs, violentati e riportati indietro; che erano stati portati in tunnels sotto la scuola e violentati (non fu mai trovato alcun tunnel); che avevano visto streghe volare.
Per ciascun interrogatorio lo Stato di California (e quindi i contribuenti) pagò al CII 455 dollari. Poiché furono esaminati più di 400 bambini, la cifra totale è di quasi cinque miliardi di lire, soldi che finirono per buona parte nelle tasche dei dirigenti e operatori dell'istituto.
Oltre a Ray, vennero arrestati anche Peggy Buckey, Virginia McMartin e quattro insegnanti. Nel 1986, poco prima del primo processo, un sondaggio presso i residenti nella contea di Los Angeles mostrò che il 90% dei potenziali giurati riteneva Ray e Peggy colpevoli. Gli avvocati difensori chiesero che il processo si svolgesse in un'altra contea, ma il giudice rifiutò. Intanto Judy Johnson continuava a rilasciare deposizioni: tra l'altro, dichiarò che il suo ex-marito aveva sodomizzato Matthew, che ignoti erano penetrati in casa sua per sodomizzare il suo cane, che Matthew era stato ferito da un elefante e da un leone durante una gita scolastica, nonché torturato dai suoi insegnanti che gli avevano cucito orecchie, capezzoli e lingua con punti metallici e gli avevano ficcato le forbici in un occhio. Inutile dire che sul corpo del bimbo non furono trovati segni di nessuna di queste violenze. Più tardi Judy dichiarò di avere poteri divini, e le venne diagnosticata un'acuta paranoia schizofrenica. Dopo la perdita della potestà su Matthew e una convalescenza in clinica, morì di cirrosi epatica, a pochi giorni dall'inizio del processo. La Procura Distrettuale cercò di nascondere alla difesa la documentazione della sua malattia mentale.
Nel frattempo la polizia ispezionò 11 dei luoghi indicati dai bambini, senza trovare niente. Gruppi di genitori scavarono nel cortile della scuola in cerca dei famosi tunnels, di ambienti sotterranei e/o di resti di bambini e animali sacrificati. Trovarono solo la carcassa di una testuggine, ma una perizia dimostrò che la sabbia trovata all'interno del guscio era diversa da quella dell'area circostante. Ciò indicava che qualcuno aveva trovato la carcassa in una spiaggia più distante, e l'aveva sotterrata nel cortile.
Nel marzo 1984, sui 7 imputati si abbattè una gragnuola di capi d'accusa (per la precisione 208) riguardanti abusi su 40 bambini. Dopo 20 mesi di udienze preliminari, l'infondatezza del teorema era più che evidente. L'accusa fece offerte di sconti di pena a ciascun imputato perché testimoniasse contro gli altri, ma nessuno accettò. In aula vennero prodotte ben poche "prove": un paio di orecchie di coniglio, candele nere ed un mantello. Gli avvocati difensori non ebbero difficoltà a provare che tali oggetti non erano minimamente collegati al caso McMartin.
Nel gennaio 1986 fu eletto il nuovo Procuratore Distrettuale, Ira Reiner, che fece cadere tutte le accuse contro 5 degli imputati. Restavano solo 52 capi d'imputazione contro Ray Buckey e 20 contro Peggy Buckey, più un'accusa comune di associazione a delinquere. Secondo un sondaggio telefonico, il 96% dei residenti nella contea aveva sentito parlare del caso, il 97% di quanti si erano fatti un'opinione riteneva Ray Buckey colpevole, mentre "solo" il 93% pensava lo stesso di Peggy Buckey.
Il 18 gennaio 1990, dopo quasi 3 mesi di udienze e 9 di discussione, la giuria assolse Peggy Buckey dagli ultimi 13 capi d'accusa e prosciolse Ray per 39 capi d'accusa su 52, spaccandosi però sui rimanenti (ma con la maggioranza dei giurati schierata per l'assoluzione). Per questi ultimi Ray fu ri-processato nell'agosto successivo e assolto una volta per tutte.
Peggy querelò immediatamente il Comune, la Contea, il CII e la ABC. Pochi mesi dopo, anche Virginia McMartin e altri due imputati intentarono una causa. Questi tentativi fallirono perché una legge statale e diversi precedenti giuridici sancivano l'assoluta immunità di enti e associazioni come il CII nel caso collaborassero con la Pubblica Accusa.
Gli eventi di Manhattan Beach hanno rovinato molte vite. Centinaia di bambini, oggi teenagers, credono ancora di essere stati stuprati e seviziati durante grotteschi rituali. Sette adulti sono finiti sul lastrico. La scuola è stata chiusa e demolita. L'irresponsabilità dei media ha terrorizzato l'intera regione, e molti casi-fotocopia si sono verificati in Nordamerica e nel mondo.
http://www.law.umkc.edu/faculty/projects/ftrials/mcmartin/mcmartin.html
Riportiamo di seguito un documento straordinario, tradotto dall'inglese a cura del Centro di documentazione. Si tratta di un'intervista a Kyle Zirpolo, uno dei bambini che tra il 1983 e il 1989 fu protagonista del primo e più celebre caso di falsi abusi in un asilo statunitense (a Manhattan Beach, in California), ovvero il caso dell'asilo McMartin.
Kyle fu uno dei bambini che accusò i suoi insegnanti di averlo abusato. Ci vollero otto anni e un processo lungo e doloroso per fare in modo che l'innocenza degli imputati fosse riconosciuta. Essi furono infine totalmente scagionati da ogni accusa. Ora quei bambini sono cresciuti e uno di loro ha deciso di togliersi il peso che si porta dentro da anni, chiedendo pubblicamente scusa agli insegnanti per le menzogne che raccontò su di loro.
Le dichiarazioni di Kyle Zirpolo, ora trentenne, sono state raccolte poco più di un anno fa da Debbie Nathan, una giornalista che si occupò a lungo del caso McMartin. E' co-autrice del voluminoso saggio “Il Silenzio di satana: abusi rituali e caccia alle streghe nell’ America di oggi” (presente nella biblioteca del Centro di documentazione). Al termine delle dichiarazioni di Kyle, Debbie ci racconta in che modo è avvenuto il contatto con Kyle e quali furono le circostanze che fecero nascere le false dichiarazioni che sconvolsero la vita di un intero paese.
Crediamo che questa testimonianza abbia anche valore tranciante verso l'opinione semplicistica (e ormai sostenuta da pochi) per la quale "i bambini su queste cose non mentono". Circostanza smentita dai più autorevoli studi accademici e, ora, anche da uno dei diretti interessati.
(il testo in lingua originale è reperibile qui)
Chiedo scusa
Le scuse, da tempo dovute, di uno degli accusatori del famoso caso di presunte molestie dell’asilo McMartin.
Parla Kyle Zirpolo:
Come e perché Kyle si fece avanti di Debbie Nathan
Sentii per la prima volta Kyle Zirpolo via email all’inizio dell’estate. Mi contattò perché apparivo nel film-documentario “Capturing the Friedmans” (uscito anche in Italia con il titolo “Una storia americana” – ndr) che egli aveva appena visto. Alcuni componenti della famiglia Friedman furono accusati di molestie di massa su bambini a Long Island (New York) negli anni Ottanta. Le ricerche che io feci anni fa portavano a pensare che molte (o anche tutte) le accuse fossero false, e nel film io parlavo di ciò. Citai anche il caso McMartin. Io me ne occupai come co-autore del libro “Satan’s Silence”, un libro sul panico nazionale a proposito di abusi sessuali in asili e scuole negli anni Ottanta.
Zirpolo trovò il mio sito web e scrisse che fu agghiacciato dalla ricostruzione fatta nel film di come la famiglia Friedman fu distrutta dalle false accuse dei bambini: “E’ praticamente lo stesso del caso McMartin. Anche io lo feci. Provo molta vergogna per questo”.
Aggiunse che niente di ciò che disse alla polizia e agli accusatori circa il fatto di essere stato abusato era vero. Lo rimpianse per anni. Ora voleva scusarsi con gli accusati in persona. Dissi a Zirpolo che volevo ascoltare la sua storia. Mi offrii anche di metterlo in contatto con gli accusati della famiglia McMartin.
Qualcuno di loro era morto, tra i quali Virginia McMartin e sua figlia Peggy McMartin Buckey. Ray Buckey e sua sorella, Peggy Ann, così come un ex-insegnante della scuola McMartin, Babette Spitler, declinarono l’invito ad incontrare Zirpolo. Avevano già decisamente proclamato la loro innocenza e dissero che non avevano bisogno delle scuse degli ex-alunni, che erano bambini e non poterono fare nulla. Peggy Ann disse che avrebbero voluto sentire le scuse dalla polizia, dagli assistenti sociali, dai terapisti, dagli accusatori, dottori e genitori che alimentarono il caso.
Zirpolo dice che sua madre e il suo patrigno divorziarono anni fa. Non ho rintracciato il patrigno e quando ho contattato sua madre per un commento, lei ha declinato. Zirpolo dice che lei “non era d’accordo” con la sua decisione di raccontare la sua storia. Per quanto riguarda il suo patrigno, tutto quello che Zirpolo dirà è che lui è molto malato.
Come la storia di Kyle crebbe.
James M. Wood, uno psicologo ricercatore dell’università di El Paso in Texas ha studiato gli interrogatori fatti dal Children's Institute International nel caso McMartin. Wood dice che, dando ai bambini bambole e pupazzi durante le perizie, essi furono incoraggiati a fingere e fantasticare invece di attenersi ai fatti. Quando uno degli interroganti rifiutava di accettare un “no” come risposta, faceva capire che era richiesta una risposta diversa, anche se questa non era la verità. Dicendo che uno degli accusati come era Ray Bucker era pedinato da poliziotti in borghese implicava il fatto che egli era pericoloso e i bambini dovevano aiutare per farlo arrestare. E, afferma Wood, dire ai bambini che “tutti parlavano” del crimine “creava pressioni diffuse che erano altamente scorrette”.
Pochi anni fa, Wood fece un esperimento nel quale dei bambini venivano interrogati usando i metodi di interrogatorio usati nel caso McMartin. Dopo due o tre minuti, la maggior parte dei bambini inizio a raccontare storie bizzarre. D’accordo con Maggie Bruck, una professoressa di psichiatria della John Hopkins University e ricercatrice nel campo della memoria e della suggestionabilità dei bambini, gli esperimenti di Woods e altri esperimenti trovarono consenso tra gli psicologi. Essi ora si trovano d’accordo nell’affermare che i metodi usati dal Children's Institute International nel caso McMartin furono inappropriati.
Il vice presidente del Children's Institute International Steve Ambrose oggi dice che la sua organizzazione “non è un’organizzazione che fa affari promuovendo false accuse, e non lo è mai stata. McMartin fu il primo caso di questo tipo. [Gli esperti] hanno imparato molte cose [da allora] su come interrogare bambini in sospetto di abuso sessuale in modo da venire incontro al sistema di giustizia penale. Rimane comunque una cosa molto difficile. Ma ora siamo molto più attenti nell’assicurarci che il modo in cui interroghiamo i bambini possa reggere davanti alla corte e nel fare in modo che tutto ciò che diciamo non venga tolto dal suo contesto”.
Di seguito trovate alcuni brani della trascrizione dell’interrogatorio con Kyle Sapp, ora noto come Kyle Zirpolo. Sapp viene interrogato da due componenti del Children's Institute International.
Debbie Nathan
KYLE: il signor Ray (Ray Buckey) non lavorava là quando c’ero io.
INTERROGANTE 1: Cosa vuoi dire?
KYLE: Sì, lui non era là.
INT 1 : tanto tempo fa alcuni dei bambini dissero che c’erano dei segreti su quella scuola- qualcosa di brutto era successo. E, ehm, così noi, proprio qui, abbiamo parlato loro della nostra macchina dei segreti e dei nostri pupazzi che sono tipi molto svegli , tipo Mr.Snake o ecco Pac-man e, ehm, abbiamo detto loro come erano furbi i nostri pupazzi e come aiutavano qualche volta i bambini a parlare di alcune cose e abbiamo giocato al detective….. e forse Pac-man può parlare per te, oppure Snake, così tu non devi……Che ne pensi?
KYLE (annuisce)
INT 1 : Pac-man, ora possiamo parlare di quei segreti. E tu puoi aiutare Kyle……tutti ne parlano adesso…..E sai una cosa? Noi stiamo per dirti uno dei nostri segreti speciali perché noi abbiamo un segreto da dire a tutti i bambini, e questo è- ti piacerà questo, Pac-man, perché il papà di Kyle è un poliziotto….Noi sappiamo che qualche volta Mr. Ray era in quella scuola. Allora non era un insegnante, ma noi sappiamo che era a scuola. Ti ricordi questo, Pac-man?
KYLE : non lavorava lì, ma so che quando [un altro bambino] era lì è successo.
INT 1 : beh, sai una cosa? Noi sappiamo che perfino prima che Kyle fosse lì [Ray] c’era. E sappiamo che c’era anche quando c’era Kyle.
KYLE: in tv hanno detto che ha fatto qualcosa.
INT 1 : noi sappiamo questo su Mr. Ray : che seduto fuori dalla casa di Mr. Ray c’è un poliziotto speciale in una macchina normale. Non indossa un’ uniforme o nulla del genere, ma, ehm, siede in una macchina che sembra normale fuori dalla casa di Mr. Ray… Lo osserva tutto il tempo, e se Mr. Ray esce di casa, allora il poliziotto segreto lo segue …. Gli starà sempre dietro e lui non lo saprà mai… Pensi che sia una buona idea, Pac-man?
KYLE: uh-huh.
INT 1 : abbiamo una montagna di bambole qui. Questa è una bambina. E’ facile dire che è una bambina. Ha un incavo, e sotto la sua vagina…..I bambini le lanciano, le picchiano, e tutto. Avresti dovuto vedere [un altro bambino] picchiarle. Ragazzi, ci siamo divertiti-
INTERROGANTE 2 : a picchiare la bambola di Mr. Ray.
INT 1 : e, uhm, vediamo. Mi chiedo, Pac-man, se ricordi qualche gioco che di solito facevate a scuola.
KYLE: sì.
INT 1 : sì? Tipo quali ti ricordi?
KYLE : tipo che Mr. Ray – prendeva - prendeva la macchina fotografica, e poi lui- loro tiravano – loro tiravano- lui tirava via i loro pantaloni, e- e poi andavano nella loro piscina e loro- poi lui faceva le foto.
INT 2 : la tua mamma e il tuo papà conoscono già questo gioco perché lo hanno sentito dalle mamme e dai papà degli altri bambini.
INT 1 : giocavano altri insegnanti, Pac-man?
KYLE : sì, …. facevano foto anche loro.
INT 1 : accidenti! Caspita, adesso sì che abbiamo capito. Che grande aiuto sei stato. Oddio.
Kyle Zirpolo ha 30 anni ed è un ex-alunno dell’asilo McMartin che ora dirige un supermercato sulla costa centrale della California. Debbie Nathan è una scrittrice di New York e coautrice, con l’avvocato dell’appello Michael Snedeker, di “Il Silenzio di satana: abusi rituali e caccia alle streghe nell’ America di oggi”. E’ anche membro del consiglio del “National centre for reason and justice” , un gruppo nonprofit che lavora per informare il pubblico sulle persone accusate per falsi abusi sui minori.
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