Luserna San Giovanni:
niente violenze
nella scuola dei "satanisti"
da "LA STAMPA"
del 27 luglio 2007 – Sezione: Cronaca di Torino Pag.
61
di Antonio
Giaimo
Il
caso
La media Edmondo De
Amicis di Luserna San Giovanni non è la scuola degli
orchi e dei mostri.
Nella biblioteca del
primo piano non sono mai avvenuti rapporti sessuali
fra insegnanti e alunni, nessuno studente è stato
minacciato di morte, di una bocciatura, di avere la
casa bruciata.
Non sono mai stati
girati filmini hardcore da mettere su Internet ed
infine cade anche l’ultimo mattone di un castello di
bugie o di suggestioni: non ci sono mai state messe
nere con bambini vittime sacrificali.
Si chiude così, per pm
pinerolesi Ciro Santoriello e Vito Destito,
l’inchiesta penale: con una richiesta di
archiviazione. Le indagini avevano preso il via il 2
febbraio dello scorso anno, quando la mamma di un
bambino aveva denunciato ai carabinieri di Luserna
violenze sessuali subite dal figlio nello
spogliatoio della palestra, ad opera dell’insegnante
di ginnastica, Gianfranco Cantù.
Accuse pesanti, che il
ragazzino aveva poi confermato alla squadra «Abusi
su minori e reati sessuali» della Questura di Torino
e che per due mesi avevano portato il professore in
prigione.
Nel novembre dello
scorso anno si arriva ad una svolta: il ragazzo
racconta che gli abusi sessuali erano all’ordine del
giorno, che gli insegnanti coinvolti erano cinque e
una decina gli alunni che partecipavano ai festini.
Tutto sarebbe dovuto finire su Internet, ma quando
la polizia postale ha perquisito la sede del sito
incriminato - www. e il resto del nome non lascia
nulla all’immaginazione - di quegli amplessi non si
trova traccia. In un primo tempo il racconto del
primo alunno aveva trovato riscontro nelle
dichiarazioni di altri due, ma a gennaio di
quest’anno ecco emergere gli elementi che hanno
insinuato i primi dubbi.
Gli abusi, oltre che a
scuola, sarebbero avvenuti anche a casa di una
professoressa, in una cripta sotterranea del
santuario di Monte Bruno a Garzigliana e nel
cimitero di Barge.
Il tutto in un
contesto di satanismo, con tanto di sacrifici umani.
Racconti decisamente sopra le righe. Durante
l’istruttoria altri ragazzi hanno negato e gli
stessi inquirenti non hanno mai creduto che la
biblioteca potesse offrire la privacy necessaria per
compiere delle orge.
L’archiviazione della
Procura è una doccia fredda per il legale della
famiglia, Andrea Coffari, e per il centro studi
Hansel e Gretel
di Moncalieri, che aveva sempre sostenuto la tesi
dei bambini.
Dice l’avvocato:
«Deciderò se fare ricorso, non voglio anticipare
nulla, se lo faremo sarà un atto pubblico». A
convincere i magistrati che si trattava di pura
fantasia hanno contribuito anche le consulenze
mediche, che non hanno evidenziato segni
riconducibili ai rapporti sessuali.
Altri esiti negativi
sono arrivati dagli scavi intorno al santuario di
Monte Bruno, alla ricerca del luogo dove sarebbero
avvenuti i sacrifici umani; mentre i tatuaggi
descritti da alcuni ragazzi sul corpo degli
insegnanti sono risultati inesistenti.
Si è persa nel nulla
pure l’unica pista che sembrava far pensare al
satanismo: intercettando i telefoni dei professori
indagati, la Procura aveva registrato una specie di
preghiera tipica dei rituali di esorcismo. Da un
rapido accertamento si è però appurato che all’altro
capo del filo c’era un sacerdote del convento di San
Bernardino di Saluzzo: si trattava di una
manifestazione di fede, non di un rito satanico.
Domande
M.
Armand Hugon preside
La decisione della
Procura di Pinerolo di chiedere l’archiviazione
dell’inchiesta è accolta con grande soddisfazione
dagli insegnanti della scuola media di Luserna San
Giovanni. Il primo a manifestare il proprio
compiacimento è il dirigente scolastico, Marco
Armand Hugon.
Lei era sicuro dell’esito di questa vicenda?
«Non ho mai avuto il
benché minimo dubbio. Conosco da anni i miei
docenti, quelle accuse erano solo spazzatura,
fantasie, suggestioni, bugie».
Ma
l’inchiesta era partita da un altro episodio, quello
di un insegnante che avrebbe abusato di un allievo
durante l’ora di ginnastica: in questo caso il
professore era giunto nella sua scuola solo da pochi
mesi.
«Certo, due vicende
differenti che impongono delle riflessioni, ma per
me conta la decisione della magistratura, che ha
chiuso un incredibile storia che ha visto portare in
carcere, per le accusa di un allievo, un docente».
Forse siamo nel terreno degli psicologi, ma secondo
lei come si può arrivare a tali accuse?
«Penso che si vada da
patologie specifiche a suggestioni generate dalla
visione di alcuni film. Un problema certamente di
difficile soluzione per gli insegnanti, ma non per
questo motivo dovrà essere accantonato».
L’immagine della sua scuola ne è uscita danneggiata?
«Forse nelle
primissime battute, ma i genitori si sono subito
riuniti in assemblea e hanno capito, la fiducia non
è mai venuta meno».
I
tempi dell’inchiesta sono stati troppo lunghi?
«No, si doveva
verificare ogni ipotesi: le indagini si sono svolte
con una grande attenzione verso i minori».
"In quella scuola
bambini sgozzati e riti satanici"
Ma ad accusare i
prof è rimasta una sola famiglia
ANTONIO GIAIMO e MASSIMO NUMA
TORINO
Come costruire un «mostro». Non è poi
così difficile. Basta il racconto
fantasioso di un adolescente, un paio di
particolari «agghiaccianti», una dotta e
spesso costosa consulenza ad hoc
dell’esperto di turno e il gioco è
(quasi) fatto. In altre occasioni, il
bilancio della falsa «caccia al
pedofilo» è stato tragico: i finiti in
galera e anche catene di suicidi.
Potrebbe essere accaduto qualcosa del
genere - ma l’inchiesta non è ancora
conclusa - nella scuola media «Edmondo
De Amicis» di Luserna San Giovanni,
descritta da cinque famiglie di ex
studenti come il teatro di presunte
violenze da parte di uno, o alcuni,
professori, ai danni dei minori. Poi c’è
il ruolo di un ente privato, L’HanselGretel
di Moncalieri, presieduto dal dottor
Claudio Foti, che ha fatto da supporto e
guida nel labirinto delle indagini
giudiziarie, affidate dalla procura di
Pinerolo alla sezione minori della
mobile.
Primo elemento: la storia «di un bambino
sacrificato e sgozzato» su una pietra
tombale del cimitero di Barge. Però,
quando ai testimoni vengono chiesti
qualche particolare in più, le «vittime»
non ricordano niente. Non sanno il nome
del bambino sgozzato e poco di più sugli
autori del sacrificio umano. Secondo: in
un primo tempo, i ragazzini si erano
dilungati a rivelare i particolari di
messe nere, avvenute nei dintorni del
Santuario di Monte Bruno, a Garzigliana.
C’è un’altra vistosa crepa. Raccontano
che uno di loro «aveva registrato con
una telecamera le immagini di sesso
avvenute nel cimitero e le avrebbe poi
riversate in un sito web». Le indagini
della polizia postale di Torino non
hanno però dato alcun esito. Non
potevano mancare i professori-orchi che
tentano approcci di natura sessuale
sugli allievi, proprio nella luminosa
biblioteca della scuola o che
addirittura se li portano a casa per
completare l’opera. Gli investigatori
della Mobile hanno affrontato e
approfondito ogni aspetto: ci sono stati
sopralluoghi e interrogatori, ma di
indizi veri, nessuna traccia. Quando gli
inquirenti hanno provato a vederci un
po’ più chiaro, dei cinque minori che
compaiono negli atti giudiziari, almeno
quattro hanno fatto dietro front. Solo
un nucleo famigliare è rimasto a
difendere con ostinazione
l’horror-racconto del figlio. Tutelati
dallo studio legale Coffari, di Firenze,
dicono seccati di «non avere nulla da
dire, ci siamo affidati alle
istituzioni, aspettiamo i risultati».
C’è un precedente: nell’aprile scorso,
la stessa famiglia di Luserna aveva
fatto arrestare Gianfranco Cantù, 52
anni, ex professore di ginnastica della
«De Amicis». Il 21 dicembre 2005,
durante l’ora di ginnastica,
l’insegnante senza farsi accorgere dagli
altri ragazzi e dal collega con il quale
condivide l’ora di lezione, avrebbe
adescato il ragazzino con la scusa di
mostrargli una rivista ografica. Lì ci
sarebbe stato il presunto episodio di
violenza. Il professore negò
disperatamente, ma fu tenuto in cella
per tre mesi e poi liberato. Adesso
attende il processo.
I genitori si rivolsero, anche in questo
caso, all’onnipresente centro
HanselGretel, che tra l’altro si avvale
di finanziamenti pubblici, compresa la
Regione Piemonte. La sede è in corso
Roma 8 a Moncalieri, al terzo piano di
un condominio. Gli inquirenti, allora,
non avevano avuto dubbi sulla veridicità
della denuncia dello studente, nel
frattempo trasferito in una scuola di
Pinerolo. Oggi, cominciano a filtrare le
prime perplessità. Anche perchè la
seconda ondata di denunce, quelle delle
messe nere e del sesso praticato nei
cimiteri, segue solo di poco la prima.
Il preside della «De Amicis», Marco
Armand Hugon, di fronte agli scenari
descritti con dovizia di particolari dai
suoi ex alunni, cade letteralmente dalle
nuvole: «Episodi in biblioteca? Ma non
scherziamo. L’anno scorso era accaduto
quel fatto grave e cercammo di valutarlo
con la massima obiettività possibile. Ma
adesso rischiamo di finire nel
grottesco. Nessuno è mai venuto a
raccontarmi nulla. Questa è una scuola
normalissima, dove l’atmosfera è serena,
molto serena. Qualcuno, alla fine, dovrà
rispondere di queste false accuse». Ma
anche il pm Vito Destito sta seguendo
con la massima attenzione ogni passo
dell’indagine. Le persone che hanno
fatto nomi e cognomi dei «mostri»,
dovranno dimostrare di avere raccontato
la verità; in caso contrario rischiano
pesanti conseguenze. Alcuni si
difendono: «Non siamo stati noi a
decidere di firmare le denunce. Ci siamo
ritrovati coinvolti. Stanno
strumentalizzando la vicenda, non
riusciamo a capire il perchè».
LA STAMPA
(Del 24/2/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 52)
Alla ricerca (vana) della stanza degli orrori
C’è un sottile filo rosso che lega i libri di storia
locale e una montagna di fascicoli giudiziari. Un filo
per due leggende: la prima che parla di sotterranei e
cunicoli che collegano castelli e ruderi del Pinerolese.
Segrete dove, la fantasia vuole, sia murato il corpo di
una giovinetta che non si piegò mai ai voleri di un
signore. La seconda è meno romantica, ed è fonte di
sofferenze per tutti. Una storia senza capo né coda di
pedofilia, abusi e ragazzini. Una «leggenda moderna» che
racconta di un manipolo di professori di una scuola
media finiti sulla graticola e con un’assurda appendice:
un ragazzino morto durante una messa nera. «Una
leggenda», dicono tutti, ormai convinti che i racconti
di un adolescente - che narrò di quegli abusi - siano
soltanto fandonie. Partorite da una fantasia fin troppo
fervida, oppure malata. Non ci crede più nessuno, ormai,
a questa storia. Ma, tant’è: c’è ancora da scavare.
Anche con il piccone. «Là, nelle catacombe del santuario
di Monte Bruno, a Garzigliana, c’è una stanza segreta,
una stanza degli orrori» aveva raccontato qualcuno a
verbale, davanti ai magistrati della Procura di Pinerolo.
E allora, per scacciare gli ultimi fantasmi di una
vicenda giudiziaria che ormai non sta proprio più in
piedi, si sono mossi in forze magistrati, investigatori
e tecnici. E sono andati, nei giorni scorsi, a bussare
alla porta di don Lino Merlo, pacato sacerdote della
chiesa di Garzigliana. E si sono fatti accompagnare al
santuario dedicato alla Consolata, a due passi da quel
resta del castello dei conti Rorengo Luserna di
Campiglione. Ed hanno iniziato a sondare. Botte sul
terreno ed apparecchiature sofisticate, in modo da
scovare un’improbabile cripta. Ci hanno lavorato fino
all’altro giorno quelli della Polizia ed i geologi,
sotto la supervisione attenta delle videocamere della
Scientifica. Ore e giorni di investigazioni, inseguendo
il filo di un racconto che ormai è chiaro: non porterà a
nulla. Scavi che fanno scuotere la testa a quelli di
Garzigliana, stufi di essere al centro dell’attenzione.
Accertamenti che spingono don Lino Merlo a dire, in
mezzo piemontese: «Queste sono tutte “buricade”».
Stupidaggini. Roba senza senso. Ma hanno scavato? «Hanno
sondato il terreno. Ma hanno capito che lì sotto non c’è
nulla. Del resto non potrebbe essere altrimenti. Se mai
ci fosse reticolo di gallerie che si snoda sotto la
collina il santuario sarebbe già crollato. Si sarebbe
infilato lì dentro il fiume e avrebbe fatto saltare
tutto». Invece il santuario è ancora lì: solido e forte
come sempre. Della rocca, invece, non c’è quasi più
nulla: qualche muro coperto di edera, rampicanti e tanta
suggestione. «Si sono inventati tutto inseguendo quella
leggenda» dice adesso Mario De Stefanis, ex consigliere
comunale di Garziagliana e critico, anzi ipercritico, su
questa faccenda. «Hanno letto i libri di storie popolari
e si sono studiati questa storia che ha messo alla gogna
della brava gente che lavora nella scuola» insiste De
Stefanis. E intanto mostra libri e racconti di leggende
locali: «Tutto è tratto da qui». E allora, se leggenda
è, cali il sipario sulle violenze mai avvenute. «E i
professori linciati vengano riabilitati» dicono in corso
a Garzigliana. Ma la strada perché tutto questo avvenga
è ancora lunga. Troppo lunga. Prima della parola «fine»
ci devono essere altri accertamenti e altre verifiche
tecniche. Come quella alla quale sono stati sottoposti
cinque insegnati, la scorsa settimana. Si sono dovuti
presentare davanti ad un medico legale nominato dalla
Procura, spogliarsi e far cercare sui loro corpi quelle
tracce e indicate da chi li aveva denunciati. Tatuaggi e
cicatrici: segni indelebili che nessuno avrebbe mai
potuto cancellare. Ma ciò che i bambini - o chi per loro
- avevano indicato non è stato trovato. O, quantomeno,
non era così. Fine della storia. O meglio: la «leggenda
brutta» e per nulla romantica di Garzigliana, è
destinata a terminare qui. «Buricade» liquiderebbe in
dialetto il pacato don Lino. Stupidaggini. L’unica
leggenda degna di essere letta è quella della giovinetta
che ha resistito al signorotto e che, passata a miglior
vita, giace adesso nei pressi dell’antico castello.