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Da "Avvenire" del 12 Agosto
2007
Provocazioni, ricatti,
intimidazioni: c’è di tutto dietro le decine di presunti
casi di pedofilia che hanno scosso l’Eire e fatto il
vuoto intorno agli imputati.
Nel 2002 il governo varò una
commissione per risarcire le potenziali vittime: 14mila
le richieste arrivate, solo lo 0,4% fu respinto
Preti irlandesi, ora le
scuse
Dopo le assoluzioni,
anche la stampa
cambia registro
A giugno Paul Anderson è
stato condannato a 4 anni per calunnia:
aveva denunciato Padre X,
dell'arcidiocesi di Dublino.
Il sacerdote: ringrazio gli
agenti che con le indagini mi hanno restituito la vita.
E ha chiesto clemenza per il suo
accusatore
Le persone che avevano intentato una causa civile contro
padre Kinsella, uno dei prelati finiti nello
scandalo della diocesi di Ferns (fu al centro del
contestato documentario della Bbc trasmesso anche in
Italia) hanno fatto marcia indietro
Dal
Nostro Inviato A Dublino Andrea Galli
C'è chi ha citato in questi
giorni l'Irlanda come esempio di Paese europeo che ha
affrontato il problema degli abusi sessuali commessi da
sacerdoti o religiosi. Un'occhiata a quello che è
successo nell'Isola di smeraldo, dopo che l'orgia di
accuse durata una decina d'anni si va ormai placando,
può effettivamente insegnare qualcosa.
Il 7 giugno scorso, Paul Anderson, 34 anni, è stato
condannato a quattro anni di carcere per avere accusato
Padre X, un sacerdote dell'arcidiocesi di Dublino
rimasto anonimo, di aver abusato sessualmente di lui 25
anni fa, durante la preparazione alla prima comunione.
Il giudice Patricia Ryan ha spiegato nella lettura della
sentenza come Anderson, personaggio segnato da
tossicodipendenza, tendenze suicide e debiti personali,
avesse costruito racconti infamanti contro Padre X per
un fine molto semplice: estorcere quattrini alla Chiesa.
«Avrei preferito che mi sparassero in testa, piuttosto
che costringere me e la mia famiglia a vivere le
sofferenze che abbiamo vissuto», ha detto Padre X, in
una testimonianza finale davanti alla corte. Il
sacerdote non ha risparmiato parole taglienti nei
confronti dell'Arcidiocesi, che in nome di una malintesa
"tolleranza zero" l'aveva costretto ad abbadonare
immediatamente qualsiasi attività pastorale, senza
aspettare gli accertamenti giudiziari, costringendolo a
quattro anni di isolamento gravati dalla vergogna e dal
pubblico sospetto: «una reazione da Baia di Guantanamo».
Ha voluto ringraziare solamente alcuni agenti di
polizia, che con le loro indagini accurate hanno
smontato una a una le accuse - «mi hanno restituito la
vita» - , ha parlato di una sua maggiore comprensione
della Passione di Gesù Cristo, primo sacerdote a essere
condannato fra gli sputi e gli oltraggi della folla, e,
perdonando Anderson, ha chiesto per lui un gesto di
clemenza.
La storia è parsa talmente eclatante che anche la
"grande" stampa dal piglio anticlericale, Irish Times
in testa, non ha potuto non dare i l debito spazio alla
vicenda e chiedersi se qualcuno non si sia lasciato
prendere la mano sulla questione dei "preti pedofili".
Joe Duffy, popolare conduttore della nazionale RTE Radio
1 e giornalista solitamente acido nei confronti della
Chiesa, il 28 giugno ha dedicato un'ora e un quarto di
trasmissione alle storie di religiosi falsamente
accusati di abusi sessuali, distrutti nell'onore e poi
discolpati nell'indifferenza generale. Con una serie di
testimonianze strazianti. (La trasmissione radiofonica è
ascoltabile
qui - ndr)
A finire nel mirino degli intervenuti in trasmissione,
come giorni prima nelle riflessioni amare di alcuni
giornali, è stata anche One in Four, l'associazione a
sostegno alle vittime di abusi sessuali fondata e
diretta da Colm O'Gorman, il militante omosessuale ed
esponente politico dei Progressive Democrats, noto anche
in Italia per aver partecipato alla puntata di
Annozero, Rai 2, su Chiesa e pedofilia. One in Four,
che già in passato era stata accusata da più parti di
alimentare la caccia alle streghe, negando il problema
enorme delle false accuse e delle speculazioni ai danni
della Chiesa, è stata colei che aveva assistito e
sostenuto lo stesso Anderson nel suo sporgere denuncia.
L'episodio non ha certo giovato alla già scarsa
popolarità di O'Gorman, il quale, bocciato alle elezioni
di aprile per la Camera dei deputati, non è stato
confermato a luglio dal Primo ministro Bertie Ahern
nella carica di senatore (carica che in Irlanda è,
appunto, di nomina governativa).
Nel frattempo un'altra notizia è passata un po' più in
sordina. Pochi giorni dopo la sentenza contro Anderson,
le tre persone che avevano intentato una causa civile
contro padre John Kinsella, uno dei sacerdoti finiti nel
tritacarne dello scandalo della diocesi di Ferns -
scandalo fatto scoppiare sempre da Colm O'Gorman e al
centro del documentario della BBC proiettato nella
puntata di Annozero - hanno pensato bene di
ritirare le loro denunce. Anche Padre Kinsella si era
proclamato fin dall'inizio totalme nte innocente.
C'è, poi, un caso ancora più recente. Il 19 luglio, a
Galway, Petre Zsiga, rumeno, è stato condannato a
quattro anni di carcere per estorsione, mentre la moglie
irlandese ha ottenuto una sospensione della pena.
Costei, entrata in contatto con padre Brendan Lawless,
parroco di Portumna, era riuscita a farsi mostrare la
canonica e a filmare di nascosto il sacerdote che le
mostrava l'abitazione, tra cui la camera da letto. Dopo
aver offerto prestazioni sessuali a padre Lawless,
debitamente respinte, gli aveva chiesto 14.500 euro,
sotto la minaccia di dare alla stampa sia una parte del
video che un racconto di molestie sessuali. Il prete,
atterrito, aveva pagato. Ma la donna era tornata alla
carica sei mesi dopo. Da lì la denuncia, l'arresto dei
due, marito e moglie, il processo e la condanna.
Queste storie degli ultimi due mesi rendono l'idea di
come un certo clima in Irlanda stia cambiando. Dopo più
di dieci anni di accuse contro sacerdoti, religiosi,
suore ecc., il fenomeno comincia a essere visto anche
dall'opinione publica nella sua dimensione autentica.
Che non è quella di un clero sempre senza macchie e
attaccato da una legione di assoluti falsari. È
piuttosto quella di un cortocircuito generatosi nel
tempo, dove casi relativamente poco numerosi di abusi
commessi da uomini di Chiesa sono stati enfatizzati e
alla fine strumentalizzati per una campagna di
denigrazione contro la Chiesa stessa. Campagna che ha
dato la stura a ogni tipo di speculazione, falsità,
vendetta anche per futili motivi.
Nel 2002 il Governo irlandese, sotto la pressione di una
campagna mediatica martellante, ha dato vita al
Residential Institutions Redress Board, una commissione
incaricata di offrire un risarcimento a tutti coloro che
avessero subito abusi in una serie di scuole statali
appaltate a ordini religiosi ed entrate nell'occhio del
ciclone. In pratica le cosiddette industrial schools
e altri istituti simili che avevano ospitato, dalla fine
dell'800 agli anni '70, orfani e figli di famiglie
disastrate. Nessuna seria prova era richiesta (era,
perché la possibilità di fare appello è terminata nel
2005), bastava una testimonianza verosimile. Il
risultato non era difficile da prevedere.
Circa 14mila sono le denunce arrivate, di cui solo lo
0,4% è stato respinto. Lo Stato, che deve ancora finire
di pagare tutti, si calcola che alla fine avrà di gran
lunga superato il miliardo di euro negli esborsi.
Immancabili gli "inciuci" del sistema. Pochi giorni fa è
nata una polemica quando si è saputo che il Redress
Board ha versato 83,5 milioni di euro agli studi legali
che avevano assistito i denuncianti, alcuni dei quali
messisi dal 2002 in cerca di ex alunni delle
industrial schools finiti anche in Nuova Zelanda,
Canada o Stati Uniti, per far conoscere loro
l'interessante proposta statale.
Nel mentre un ordine tra i più meritori nella storia
dell'Irlanda moderna, la Congregazione dei Fratelli
Cristiani, a cui furono affidate molte delle scuole
infamate, ha visto il 90% dei suoi membri toccati da
almeno un'accusa di abusi sessuali. Religiosi, spesso
molto anziani, che dopo una vita di generosità e di
servizio hanno incontrato la vergogna più atroce. Un
destino che non è stato riservato solo ai "soldati
semplici": dal 1994 a oggi sei vescovi (per avere una
proporzione, in Irlanda le diocesi sono 26) hanno visto
il proprio nome infangato con storie di abusi sessuali
poi finite in una bolla di sapone.
«Non ci stancheremo di lottare contro queste
ingiustizie» dice oggi Florence Horsman Hogan,
fondatrice di Let Our Voice Emerge, una delle
associazioni che si sono battute contro l'isteria
collettiva ai danni della Chiesa Cattolica. Florence,
un'infermiera protestante, figlia di una madre
schizofrenica e di un padre alcolizzato, è stata
cresciuta in una delle industrial schools dirette
dalle Sisters of Mercy. Non ha mai dimenticato la carità
cristiana che gli ha permesso di farsi una vita, e nel
2002 ha deci so di offrirsi come portavoce delle vittime
innocenti di false accuse, soprattutto sacerdoti e
suore. A spingerla a nell'arena pubblica è stato però un
altro motivo: il racconto di vere vittime di abusi, che
si sono sentite strumentalizzate e oltraggiate nel
trovarsi a fianco un esercito di truffatori, piccoli
balordi e anticlericali ossessivi.
Ndr:
- sulla vicenda di Paul Anderson:
Irish Times, 7 giugno 2007, "Man guilty of false sex
abuse claim against priest"
Irish Times, 28 June 2007, "Man Who Made False Abuse
Claims About Priest Jailed For Four Years"
Sunday Independent, 1 luglio 2007, "Falsely Accused
Priest Highlights Abuse Dilemma" di Jerome Reilly
- su Fr. John Kinsella:
Irish Independent, 13 giugno 2007, "Comiskey is More
Than Jappy To Testify On Clerical Abuse" di Dearbhail
McDonald
Irish Times, 14 giugno 2007, "Ferns Sex Abuse Action
Struck Out"
- sulla trasmissione di Joe Duffy su Rte Radio 1
(puntata del 28 giugno)
http://pc.rte.ie/2007/pc/pod-v-280607-65m40s-liveline.mp3
- sulla vicenda della dei rumeni Zsiga e
dell'estorsione ai danni di Fr. Brendan Lawless
Irish Independent, 21
luglio 2007, "Parish priest blackmailed with video after
woman offered sex" di Brian McDonald
- sul Residential Institutions Redress Board:
Sunday Times, 18 dicembre 2005, "Claims of abuse hit
14,768 at deadline" di John Burns
Oppure consultare gli ultimi dati riportati sul sito del
Redress Board (http://www.rirb.ie/updates_article.asp?NID=87),
da cui si evince che la percentuale di richieste di
risarcimento respinte è lievementne salita dallo 0,4%
allo 0,7%
- per informazioni sulle accuse ai Christian Brothers:
Br. Edmund Garvey, responsabile della comunicazione per
i Christian Brothers a Dublino
Christian Brothers
274 North Circular Road
Dublin 7
Ireland
- su Florence Horsman-Hogan
vedasi il sito
http://www.voicesemerge.org/
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