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da: LA STAMPA

Del 17/4/2003 Sezione: Torino cronaca Pag. 50

 

 

ERA STATO DENUNCIATO DA DUE RAGAZZINI CHE SI ERANO INVENTATI TUTTO

Abusi, scagionato il professore di musica

«Un incubo lungo 800 giorni: mi sentivo un appestato»

 

ASSOLTO dopo due anni d'inferno dall'accusa più infamante, specie per un insegnante: abusi sessuali sui propri allievi. Il professor P., accusato di pedofilia da un paio di ragazzini di prima media, forse istigati da qualche adulto, ha vissuto un incubo ad occhi aperti lungo più di 800 giorni. Un'esperienza terribile durante la quale ha avuto modo di provare la sensazione dell'appestato, evitato persino con la vista, ma anche la solidarietà di molti colleghi e genitori, che hanno sempre creduto in lui. Il professore, insegnante di musica alla scuola media «Guglielmo Marconi» di via Ricasoli, si era visto appiccicare il marchio dell'infamia nel dicembre del 2000, quando la Procura gli ha inviato un avviso di garanzia per violenza sessuale. Fin dall'inizio la vicenda non è sembrata poi così chiara, tant'è vero che al termine delle indagini preliminari il pm Zanchetta aveva chiesto l'archiviazione. Ma il Gip Malchiodi ha disposto d'ufficio la richiesta di rinvio a giudizio. E l'incubo è proseguito. Fino a pochi giorni fa, quando il Gup Bevilacqua ha disposto il proscioglimento con formula piena: dalla perizia è risultato che i due ragazzini hanno raccontato un sacco di bugie. Abbiamo incontrato il professor P. nello studio dell'avvocato Rossana Dezio, che l'ha assistito fino dal primo giorno d'indagine.

 

Professore, adesso può tirare un sospiro di sollievo.

«E' stata un'esperienza terribile, che non auguro a nessuno. Venivo evitato come se avessi la peste, c'era gente che quando mi incrociava si voltava dall'altra parte. Non tutti, però. Molti colleghi hanno sempre dimostrato fiducia in me e persino alcuni genitori. Con la maggior parte dei ragazzi, poi, non ci sono stati problemi».

 

La sua famiglia come ha vissuto l'accusa di pedofilia?

«Mia moglie non ha mai avuto dubbi e mi ha sempre sostenuto, specie nei momenti difficili. Quanto a mia figlia, che ha 12 anni, le confesso che abbiamo cercato di tenerla all'oscuro di tutto. E ci siamo riusciti, per fortuna».

 

Sul lavoro non sarà stato facile...

«Ho chiesto il trasferimento in una succursale della scuola e all'inizio i colleghi mi guardavano con un po' di sospetto. Immagino che fosse anche giusto, dato che non mi conoscevano. Ma dopo un paio di mesi quasi tutti mi hanno dimostrato una profonda solidarietà, anzi hanno anche convinto alcuni genitori che sollevavano dubbi sulla mia presenza a scuola».

 

Ha mai avuto paura di un errore giudiziario? Di venir condannato malgrado la sua innocenza?

«Sono dotato di un buon autocontrollo e ho sempre cercato di affrontare il problema in modo razionale. Mi dicevo: "Il giudice e i periti che dovranno esaminare i bambini sono persone serie e competenti, prima o poi la verità verrà a galla". Per fortuna ho avuto ragione».

 

Si è mai chiesto perché quei due allievi l'hanno accusata?

«Sì, me lo chiedevo spesso. Anzi, ogni notte quando non riuscivo a prender sonno. Credo che si tratti di ragazzini fragili e immaturi, provengono da famiglie disgregate e possono venir facilmente strumentalizzati. Per loro forse è stato un gioco, un modo per assumere importanza agli occhi degli adulti».

 

Li ha mai odiati, in questi due anni di sofferenza?

«Odiati no. Forse non si sono neanche resi conto del male che hanno fatto. Ma spero di non incontrarli mai più sulla mia strada».