TORNA ALLA HOMEPAGE

 

 

 

dal  quotidiano "Brescioggi"

Martedì 25 Gennaio 2005


La Corte d'Appello di Brescia ha accolto le tesi difensive.

Fine di un incubo per Giuseppe R., 48 anni
Non ha abusato del figlio, padre assolto
Ma intanto il bimbo è stato adottato da madre biologica e nuovo marito


 


Dopo che la pena era diventata definitiva e dopo essere finito in carcere, è stato assolto dall' accusa di aver molestato sessualmente il figlio di due anni e mezzo. La svolta e la fine di un incubo, per Giuseppe R., 48 anni, sono venute ieri dalla Corte d'Appello di Brescia. Le presunte molestie. per cui l’uomo era stato condannato a sei anni di carcere sia in primo grado, sia in appello e Cassazione risalgono al 1997 ed erano avvenute secondo l’accusa in provincia di Cremona e a Busto Arsizio, dove l’uomo avrebbe praticato giochi a carattere sessuale sul figlio.

In sede di revisione del processo sono state acquisite nuove prove documentali, tra cui fotografie che riprendono il bambino serenamente con il padre, nonna e bisnonna proprio sul letto in cui, secondo l'accusa, erano avvenuti i fatti per cui era stato condannato. Il clima non corrispondeva certo a quello prospettato in giudizio. I magistrati bresciani hanno inizialmente concesso gli arresti domiciliari a Giuseppe R. e ieri hanno accolto le tesi difensive.

«Di particolare rilevanza - ha spiegato l'avvocato difensore. Guglielmo Gulotta - l'apporto di una nota studiosa e ricercatrice di psicologia, Giuliana Mazzoni, giunta dall'Inghilterra. E’ stato possibile dimostrare gli equivoci in cui erano caduti la madre prima egli psicologi dopo, fraintendendo le parole e i gesti del bambino. Quella di oggi è una grande vittoria della giustizia e della psicologia scientifica. È una sentenza che ha comunque risvolti anche drammatici, perché sulla base di presupposti giudicati inesistenti, il bambino è stato dato in adozione alla coppia formata dalla madre biologica e dal suo nuovo marito. Questo sulla base di un provvedimento del tribunale dei minorenni di Milano che dava per scontati i fatti di abuso in considerazione delle condanne».



*********************************************************************
 

dal quotidiano CORRIERE DELLA SERA
martedì, 25 gennaio, 2005
 

Padre assolto dopo tre condanne
Abusi, la Cassazione aveva confermato la pena di 6 anni.

Processo di revisione ribalta verdetto

Brescia, nel frattempo il bimbo è stato dato in adozione

alla mamma e al suo nuovo compagno

Vallini Nunzia




BRESCIA - Equivoci: una dannata catena di equivoci che fanno diventare «mostro» un padre premuroso e affettuoso. Dopo otto anni di infamia, tre sentenze di condanna e anche il carcere, arriva il processo di revisione che ribalta la ricostruzione dei fatti: quel padre indegno, in realtà, è un innocente disperato.

E disperato resta, perché neppure la proclamazione di innocenza gli potrà restituire gli anni di relazione paterna interrotti. Non solo: il bimbo, che oggi è un ragazzino, nel frattempo è stato affidato alla madre biologica e al suo nuovo compagno.

La vicenda risale al ' 97: Giuseppe R., 48 anni, di Busto Arsizio, fu accusato dall' ex moglie d’aver praticato giochi a carattere sessuale sul figlio. Il bambino, che all'epoca aveva due anni e mezzo, quando tornava dai pomeriggi passati con papà raccontava cose strane, sospette, angoscianti, confermate poi dalle perizie degli esperti. Scatta l’inchiesta e poi, una dopo l’altra, arrivano anche le sentenze di condanna per il padre: sei anni in primo grado, confermati in appello e quindi in Cassazione.

Per Giuseppe R., a sentenza diventata definitiva, si aprono anche le porte del carcere. Ma lui, che si è sempre proclamato innocente, non si dà per vinto e decide di giocare a sua difesa anche l' ultima carta: la richiesta di un processo di revisione, approdato per competenza alla corte d'Appello di Brescia. Ieri la sentenza assolutrice. «E' una grande vittoria della giustizia e della psicologia scientifica - commenta il suo legale, l’avvocato Guglielmo Gulotta - grazie all’apporto di una nota studiosa e ricercatrice di psicologia, Giuliana Mazzoni, giunta dall’Inghilterra, è stato possibile dimostrare gli equivoci in cui erano caduti la madre prima e gli psicologi dopo, fraintendendo le parole e i gesti del bambino». Determinante nel giudizio dei giudici bresciani, spiega ancora il legale, è stata l’acquisizione di nuove prove documentali tra cui fotografie che riprendono il bambino con papà, nonna e bisnonna proprio sul letto in cui, secondo l' accusa, si sarebbero svolte le violenze contestate. A smentirle c' è il sorriso del bambino. N. V