Accusato di violenze sulla figlia: assolto
A
CINQUE ANNI DALLA DENUNCIA «PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE»
Cinque anni senza vedere la figlia. Cinque anni passati con
l'accusa più infamante: aver abusato di lei. Ieri la fine di un
incubo, per un trentenne residente in città. La Prima sezione
penale del Tribunale (pres. Giovanni Pagliuca), l'ha mandato
assolto dall'accusa con formula piena: «Perché il fatto non
sussiste». Decade ogni ipotesi accusatoria: la piccola, che nel
2002, quando è partita l'inchiesta, aveva quattro anni e mezzo,
non ha subito alcuna violenza.
A dirlo, prima ancora dei giudici, fu una perizia voluta dallo
stesso Tribunale investito del processo scaturito dalla denuncia
della madre della bambina, ex moglie dell'imputato.
All'origine della vicenda processuale, una coppia in difficoltà.
Un uomo e una donna separati con una figlia in affido condiviso:
soluzione che alla lunga non regge. L'uomo, che si era rivolto
al Telefono Azzurro e al Tribunale dei minori, viene denunciato
dall'ex moglie e finisce inevitabilmente al centro di una
pesantissima inchiesta che passa dalle mani di diversi pm: da
Francesco Beraglia a Roberta Licci, da Gianfranco Gallo a Marco
Dioni. Diversi i momenti drammatici del processo che,
inevitabilmente, ha coinvolto anche la bambina. Al termine di
perizie e di un articolato incidente probatorio, nel corso del
quale l'attenzione delle parti si è concentrata sulla piccola,
ieri la fine e l'assoluzione, invocata anche dal sostituto
procuratore Marco Dioni (anche se con formula dubitativa), del
padre trentenne.