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Da "Il Giornale di Brescia" del 1 giugno 2007


 

Accusato di violenze sulla figlia: assolto 

 

A CINQUE ANNI DALLA DENUNCIA «PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE» 

 

Cinque anni senza vedere la figlia. Cinque anni passati con l'accusa più infamante: aver abusato di lei. Ieri la fine di un incubo, per un trentenne residente in città. La Prima sezione penale del Tribunale (pres. Giovanni Pagliuca), l'ha mandato assolto dall'accusa con formula piena: «Perché il fatto non sussiste». Decade ogni ipotesi accusatoria: la piccola, che nel 2002, quando è partita l'inchiesta, aveva quattro anni e mezzo, non ha subito alcuna violenza.
A dirlo, prima ancora dei giudici, fu una perizia voluta dallo stesso Tribunale investito del processo scaturito dalla denuncia della madre della bambina, ex moglie dell'imputato.
All'origine della vicenda processuale, una coppia in difficoltà. Un uomo e una donna separati con una figlia in affido condiviso: soluzione che alla lunga non regge. L'uomo, che si era rivolto al Telefono Azzurro e al Tribunale dei minori, viene denunciato dall'ex moglie e finisce inevitabilmente al centro di una pesantissima inchiesta che passa dalle mani di diversi pm: da Francesco Beraglia a Roberta Licci, da Gianfranco Gallo a Marco Dioni. Diversi i momenti drammatici del processo che, inevitabilmente, ha coinvolto anche la bambina. Al termine di perizie e di un articolato incidente probatorio, nel corso del quale l'attenzione delle parti si è concentrata sulla piccola, ieri la fine e l'assoluzione, invocata anche dal sostituto procuratore Marco Dioni (anche se con formula dubitativa), del padre trentenne.