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Da "Il Giornale di Brescia" del 4 maggio 2006
ma la figlia è persa Ricostruita la verità, non il rapporto
Condannato dal sistema a non avere più una figlia. Cade l’accusa di violenza sessuale, ma gli strascichi della vicenda hanno conseguenze che nessun giudice può evitare.
Per effetto di quell’incriminazione lui, un
impiegato di 37 anni residente in Franciacorta, ben
difficilmente riuscirà a ricostruire il rapporto con la figlia
avuta dieci anni fa da una ragazza che allora ne aveva appena
18. Ben difficilmente riuscirà a far capire a sua figlia che non
è il nemico da sconfiggere. Ben difficilmente, anche con l’aiuto
di una sentenza che gli dà ragione ed evidenzia che a non andare
semmai è il sistema con cui vengono gestite certe emergenze, ma
anche presunte tali, riuscirà ad essere padre, ad esercitare una
potestà che gli attribuisce il sangue, prima ancora della legge. La difesa dell’uomo, affidata all’avvocato Giambattista Scalvi, riesce a dimostrare al collegio composto dai giudici Pagliuca, Allegri e Canzi, che il metodo adottato dai consulenti di parte nel corso delle audizioni sia stato applicato in modo scorretto: troppo induttive le domande alla piccola. Il Tribunale accoglie le osservazioni dell’avvocato e assolve il papà. Il fatto non sussiste: per il Tribunale la bambina non ha subito violenze sessuali da parte del padre. Una sentenza che restituisce serenità all’uomo, ma non la figlia. «Nonostante il verdetto sia inequivocabile - spiega l’avvocato Scalvi - non ha la forza di restaurare il rapporto. Il risultato, che si sta verificando troppo frequentemente, è imputabile al malfunzionamento del sistema. È sufficiente una denuncia ai servizi sociali, che in queste occasioni si occupano burocraticamente della vicenda, per far scattare il blocco dei colloqui, per interrompere un rapporto che, passato il tempo del processo, non si ricucirà mai più».
Da "Bresciaoggi" del 4 maggio 2006
Accusato di abusi sulla figlia, assolto
Un calvario di quattro anni per un giovane padre franciacortino
denunciato al tribunale dalla
moglie
«La giustizia minorile va riformata»
Un calvario lungo quattro anni e un rapporto ormai quasi irrecuperabile con la propria bambina. È la situazione in cui si trova un 37enne della Franciacorta accusato nel 2002 di violenza sessuale nei confronti della figlioletta di sei anni e assolto nei giorni scorsi perchè il fatto non sussiste. L’assoluzione per il 37enne e per il suo legale, l’avvocato Gianbattista Scalvi, è una bella soddisfazione, ma non è la soluzione a tutti i problemi. Perchè oggi, a distanza di quattro anni da quando al padre è crollato il mondo addosso, recuperare il rapporto con la figlioletta non sarà facile. O meglio, rischia di essere difficilissimo. Perchè il padre è rimasto per quattro anni senza vederla, perchè agli occhi della piccola - è lo stesso padre a pensarlo - è diventato una specie di mostro.
E c’è il rischio reale che la
bambina, ormai inserita nella nuova famiglia che si è creata la
madre, non cambi più idea. C’è il rischio che il giovane padre,
dopo quattro anni di calvario e benchè assolto, abbia perso per
sempre la sua bambina.
E sempre più spesso molti genitori
(quasi esclusivamente papà) vengono accusati di molestie, abusi
o comunque di comportamenti dubbi nei confronti dei bambini.
«C’è molto da riformare - dice l’avvocato - perchè il
funzionamento della giustizia minorile e il lavoro degli
assistenti sociali sono assai criticabili. Spesso tutto si
riduce a un fatto puramente burocratico. È sufficiente una
denuncia per finire in una situazione da cui non è facile
uscire. Gli assistenti sociali prendono atto della denuncia e
propongono al tribunale la sospensione di colloqui e visite. O
se il bambino vive con tutti e due i genitori viene impedito a
quello denunciato di vederlo. Basta una semplice denuncia, senza
che venga fatta alcuna verifica, e i rapporti si interrompono. E
con i tempi della giustizia i rapporti si interrompono per
anni».
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