Violenza sessuale:assolte anche in appello maestre astigiane
(ANSA) - TORINO, 17 GIU - Assolte anche in appello le
maestre di Mombercelli accusate di violenza sessuale ed
abuso di mezzi di correzione di una decina di bambini.
La sentenza e' stata emessa oggi dalla corte d'Appello
del Tribunale di Torino. Laura Gallo e Silvia Bellora
sono pero' state condannate in solido e ai soli fini
civili per abuso di mezzi di correzione.Su questo punto
l'avvocato della difesa Aldo Mirate ha annunciato
ricorso in Cassazione. (ANSA).
GENNAIO 2007, l'assoluzione in
primo grado
|
"La vicenda deve far riflettere: contro
la pedofilia si deve fare una lotta senza quartiere, ma
a fronte di casi di questo genere si deve sentire
innanzi tutto il dovere morale (prima che giuridico) di
valutare con prudenza le dichiarazioni dei bambini
(soprattutto se piccolissimi)" |
LA
REPUBBLICA
Mercoledì
24 gennaio 2007
IL PROCESSO
A un' insegnante riconosciuto l'abuso di
mezzi di correzione
Assolte a Asti le due maestre
"Nessuna violenza sui bimbi"
Sono state
assolte dal tribunale di Asti le due maestre della scuola
materna comunale di Mombercelli accusate di atti di violenza
sessuale e abuso dimezzi di correzione su bambini di 3 e 5 anni.
Soltanto una di loro è stata condannata a sei mesi di reclusione
per la seconda ipotesi di reato. L'inizio dell' inchiesta risale
al 2001.
Il tribunale a
emesso la sentenza dopo tre ore di camera di consiglio. La
scorsa settimana al termine di una dura requisitoria il pubblico
ministero Barbara Badellino aveva chiesto per le due imputate la
condanna a 12 anni di carcere.
"Per ragioni
diverse - hanno commentato al termine del processo gli avvocati
della difesa, Aldo Mirate e Mario Volante - si è sviluppata una
vicenda indegna che ha portato a qualificare le due maestre,
stimante ed apprezzate da tanti bambini, genitori e colleghi, in
perverse pedofile; una vicenda che in sede processuale non ha
trovato un conforto probatorio. La vicenda deve far riflettere:
contro la pedofilia si deve fare una lotta senza quartiere, ma a
fronte di casi di questo genere si deve sentire innanzi tutto il
dovere morale (prima che giuridico) di valutare con prudenza le
dichiarazioni dei bambini (soprattutto se piccolissimi)»>.
L'accusa indicava le due maestre quali responsabili di
attenzioni particolari a sfondo sessuale nei confronti dei
bambini e, in particolare, di metodi poco educativi.
IL GIORNALE
Mercoledì 24 gennaio 2007
I FATTI RISALGONO AL 2000
Violenze sui bimbi
all'asilo
di Mombercelli
Assolte le due maestre
da Asti
Laura Gallo e
Silvia Bellora non sono mostri. Le due maestre imputate di
violenze sessuali nei confronti di otto bambini tra 3 e 5 anni
che, tra il 2000 e il 2001, frequentavano l’asilo infantile di
Mombercelli dove erano in servizio, sono state assolte con la
formula «perché il fatto non sussiste». La Bellora è stata
assolta, per non aver commesso il fatto, anche dell' accusa di
abuso dei mezzi di correzione, mentre la Gallo, per la stessa
imputazione, è stata condannata a sei mesi di reclusione con la
sospensione condizionale della pena. La sentenza è stata letta
nel tardo pomeriggio di ieri.
In mattinata
c'era stata la replica definitiva dell'avvocato Aldo Mirate,
difensore della Bellora. Per diverse ore alcuni famigliari dei
bambini coinvolti, le due insegnanti con i rispettivi legali e
il pm Barbara Badellino che aveva chiesto la condanna per Gallo
e Bellora a 12 anni ciascuna, hanno atteso la sentenza.
Un'atmosfera pesante, condizionata dal giudizio su uno dei casi
più delicati che siano stati trattati nel palazzo di giustizia
astigiano. Dopo la lettura della sentenza poche le dichiarazioni
dei protagonisti della vicenda giudiziaria. Per le due maestre
hanno parlato i difensori «Non avevo dubbi. La sentenza è
limpida» ha detto Mirate che ha fondato la tesi difensiva sul
«contagio psicologico» compiuto sui bambini coinvolti nella
vicenda e su anomalie compiute nella fase delle indagini
preliminari. Laconica la dichiarazione di Alberto Pasta, legale
di parte civile: «Le sentenze si accettano, non si commentano.
Sto valutando, comunque, la possibilità di un appello».
LA STAMPA
(Del 24/1/2007 Sezione: Asti Pag. 55)
TRIBUNALE. IERI L’ATTESO VERDETTO [NERO ROSSOLS]
Una condanna per abuso mezzi di correzione
Sentenza: assolte le due maestre di Mombercelli
Una condanna per abuso mezzi di correzione
ENRICA
CERRATO
MASSIMO
COPPERO ASTI
Assolte «perché il
fatto non sussiste». Il presidente della corte Marco Dovesi
ha pronunciato la sentenza poco dopo le 15, in un’aula
gremita di avvocati e genitori dei bambini. Laura Gallo e
Silvia Bellora, le maestre di Mombercelli da sei anni sotto
accusa per presunte vessazioni agli alunni dell’asilo, non
hanno, per il giudice, mai compiuto atti di violenza
sessuale sui piccoli. La Gallo, secondo i giudici ha abusato
del proprio potere, eccedendo «nei mezzi di correzione»
(condannata a 6 mesi, pena sospesa), la collega, per la
procura responsabile di «concorso morale», non c’entra
invece nulla con tutta la vicenda e ha avuto pieno
proscioglimento. Soddisfazione e sorrisi tra le due donne e
i parenti. «Finalmente». Delusione e sconforto invece tra le
mamme dei piccoli: «Come faremo adesso a dirlo ai nostri
figli? Come genitori abbiamo fatto tutto quello che potevamo
fare». A fronte dei turbati e laconici commenti dei
genitori, dall’altra parte esultavano i difensori. Il più
duro è Aldo Mirate: «Si è sviluppata una vicenda indegna che
ha portato a qualificare Silvia Bellora, stimata maestra e
madre di famiglia, in una perversa pedofila. Ma non è stato
trovato conforto probatorio. Va dato atto al pm Barbara
Badellino (aveva chiesto 12 anni ndr) di aver sostenuto la
sua tesi con compostezza ed equilibrio, ma bisogna
riflettere sul dovere morale di valutare con prudenza le
dichiarazioni di bambini, specie se piccolissimi». Parla
invece di clima da caccia alle streghe, il difensore della
Gallo, Elena Negri: «La storia è stata trasformata in una
crociata con crescendo di accuse infamanti. E infondate che
hanno dato vita ad un processo alle “streghe degli anni
2000”». La legale torinese polemizza anche con il sindaco di
Mombercelli, che avrebbe «supportato la crociata».
LA STAMPA
(Del 17/1/2007 Sezione: Asti Pag.
59)
TRIBUNALE. PROSEGUE IL PROCESSO PER I FATTI DELL’ASILO DI
MOMBERCELLI
Oggi le arringhe della
difesa
TRIBUNALE. PROSEGUE IL
PROCESSO PER I FATTI DELL’ASILO DI MOMBERCELLI
E’ ormai conto alla
rovescia per la sentenza del processo contro le due ex maestre
dell’asilo di Mombercelli, Laura Gallo e Silvia Bellora,
accusate di violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione su
nove bambini della scuola. I fatti nel Duemila. Ieri il legale
di parte civile dei genitori, l’avvocato Alberto Pasta, ha
tenuto la sua requisitoria dopo quella di lunedì pronunciata dal
pm, Barbara Badellino. Pesantissima la richiesta di
risarcimento, presentata insieme all’altro legale, Angela
Ventura: 150 mila euro per ogni bambino coinvolto. Il pm aveva
proposto 12 anni di reclusione per entrambe le imputate,
ritenendole responsabili di numerosi episodi di vessazione nei
confronti di sei piccoli alunni. Il magistrato ha invece chiesto
l’assoluzione per gli altri tre casi.
La difesa
Nella tarda
mattinata di ieri ha parlato uno dei difensori, l’avvocato
Cristina Trabucco dello studio torinese Elena Negri, che ha
discusso della posizione di Laura Gallo. «Abbiamo ricostruito la
cronologia della vicenda facendo riferimento anche al
condizionamento ambientale esercitato da personalità influenti
del paese e al contagio emotivo: i bambini durante l’incidente
probatorio hanno detto cose non vere, forse perché indotti da
qualcuno che li aveva, anche involontariamente, preparati», dice
l’avvocato Negri. Stamani il processo riprenderà con le arringhe
degli altri legali, Mirate e Volante. Per domani sono previste
le repliche di tutte le parti coinvolte. Poi i giudici Marco
Dovesi, Alessandra Mainella e Francesca Lippi si ritireranno in
camera di consiglio per vagliare gli atti del dibattimento e
preparare la sentenza.
Giovedì il
dispositivo
Il dispositivo
verrà letto in aula (a porte chiuse), forse già nel pomeriggio
di giovedì, anche se non si esclude uno slittamento a lunedì
prossimo. Calerà così per ora il sipario su una vicenda che
tiene banco a Mombercelli dall’inizio del 2001, quando ci furono
i primi esposti e s’iniziarono gli accertamenti dei carabinieri.
Parallelamente alle indagini della procura, scattò anche
un’inchiesta disciplinare del provveditorato agli studi,
sollecitata dalle famiglie con alcune tesissime assemblee. Le
due maestre coinvolte vennero trasferite in altre province, dove
continuano attualmente a insegnare. Stessa sorte anche per la
direttrice dell’istituto, che lavora in Liguria.
MA. C.
Ha parlato per
circa tre ore Alberto Pasta, il legale di parte civile di otto
delle nove famiglie mombercellesi che dal 2000 vivono la
controversa vicenda delle presunte vessazioni alla scuola
materna del paese. Pasta ha seguito l’inchiesta fin dai primi
passi: «Ho voluto rimarcare che vi sono tantissimi elementi in
grado di provare la responsabilità penale di Laura Gallo e
Silvia Bellora», dice il legale. Ed aggiunge: «Il pm Badellino
era già stata comunque chiarissima». Pasta intanto, ieri ha
chiesto 150 mila euro di danni per ogni bambino.
MA. C.[/SIGLA]
LA STAMPA
(Del 18/1/2007 Sezione: Asti Pag.
59)
PROCESSO. LE
MAESTRE DI MOMBERCELLI [NERO ROSSOLS]
Ultima arringa Sentenza
attesa per martedì
PROCESSO. LE MAESTRE DI
MOMBERCELLI [NERO ROSSOLS]
E’ slittata a martedì
prossimo la sentenza per Laura Gallo e Silvia Bellora, le due ex
maestre dell’asilo di Mombercelli accusate di violenza sessuale
e abuso di mezzi di correzione su sei bambini che frequentavano
la scuola nel Duemila. La discussione del processo si sta
rivelando più lunga e complessa del previsto: il pm Barbara
Badellino, che ha chiesto 12 anni di reclusione per entrambe le
imputate, lunedì ha parlato per oltre cinque ore. Non sono state
brevi nemmeno le requisitorie degli avvocati di parte civile,
Alberto Pasta e Angela Ventura (per gli episodi relativi
all’unica vittima da lei rappresentata il pm ha tuttavia chiesto
l’assoluzione). E poi, già martedì, ha iniziato a parlare uno
dei legali del pool di difesa, l’avvocato torinese Cristina
Trabucco dello studio Elena Negri (rappresenta Laura Gallo).
Ieri, oltre a Negri, ha preso la parola per una lunga
disquisizione, l’alessandrino Mario Volante, che insieme ad Aldo
Mirate assiste Silvia Bellora di Costigliole. L’udienza è
terminata, come già nei due giorni precedenti, intorno alle 16.
Come sempre, al processo a porte chiuse erano presenti le
imputate e una decina di genitori dei piccoli alunni che
avrebbero subito le presunte vessazioni. «Quelle maestre restano
sempre impassibili, solo la Gallo ha versato qualche lacrima al
momento della richiesta di condanna del pm», si mormora nei
corridoi. Uno degli interventi più attesi è quello di stamani,
quando Mirate terrà l’arringa finale: «Non voglio anticipare
nulla, posso solo dire che mi soffermerò sull’enorme
condizionamento ambientale esercitato sulle famiglie, e sul
contagio emotivo che ha visto i bambini come vittime». Concetti
simili a quelli già espressi dal legale Cristina Trabucco. Al
termine della discussione, il presidente della corte Marco
Dovesi (guida il collegio giudicante composto anche dalle
colleghe Alessandra Mainella e Francesca Lippi) rinvierà
probabilmente il dibattimento a lunedì, quando vi saranno le
repliche di pm, parti civili e difensori. Poi la camera di
consiglio. La sentenza è attesa per il giorno successivo. Una
data quasi coincidente con quella di sei anni fa, quando tutto
ebbe inizio a Mombercelli: era stato infatti durante le vacanze
di Natale che i genitori, trascorrendo più tempo con i bimbi
(allora di 3-4 anni, oggi all’ultimo anno di elementari o già
alle medie), scoprirono sintomi di una sorta di disagio, di
piccole e grandi paure che non erano in grado di esprimere
compiutamente. Da lì ebbe inizio l’inchiesta.
MA. C.
Rosa Maria Costa fino al
2001 era dirigente scolastico dell’area di cui faceva parte la
scuola materna di Mombercelli. La responsabile (di Montegrosso),
da quella data è in servizio a Ceriale (Sv). Ieri con una
lettera a La Stampa ha tenuto a precisare di non essere stata
trasferita d’ufficio in Liguria, ma «di aver ottenuto il
trasferimento con mia propria domanda». Rosa Maria Costa scrive
inoltre in merito all’inchiesta disciplinare aperta all’epoca
nei suoi confronti dal Provveditorato, «che l’indagine si chiuse
nel 2002, con la piena assoluzione da ogni addebito».
LA STAMPA
(Del 23/1/2007 Sezione: Asti Pag.
57)
PROCESSO. MAESTRE DI MOMBERCELLI [NERO_ROSSOLS]
“Quelle accuse dovute a un
contagio emotivo”
PROCESSO. MAESTRE DI
MOMBERCELLI [NERO ROSSOLS
L’arringa della difesa.
Oggi è prevista la sentenza
«La vicenda delle maestre
di Mombercelli è nata e si è sviluppata in un contesto di grave
tensione che ha condizionato tutti i protagonisti. In primo
luogo i bambini sottoposti a ripetuti interrogatori da parte dei
genitori, dei consulenti privati e di quelli del pm: l’audizione
“protetta” dei piccoli, davanti al gip, è stata svolta con
ritardo e ha gravemente compromesso l’attendibilità dei
racconti». L’avvocato Aldo Mirate, legale di Silvia Bellora, la
maestra accusata con la collega Laura Gallo di vessazioni sugli
alunni dell’asilo mombercellese, ieri nell’arringa è stato
durissimo. Un «atto d’accusa» durato più di quattro ore contro
alcuni metodi di indagine e scelte per la raccolta dei presunti
indizi di colpevolezza, che invece il legale di parte civile
delle famiglie, Alberto Pasta, aveva definito «numerosi». Più
volte dall’aula (il processo è a porte chiuse come prevede il
codice di procedura penale per i casi con minori coinvolti), è
rimbombata nel corridoio del tribunale la voce del legale.
Decisa la sua richiesta finale di assoluzione: «Le principali
testimonianze sono viziate da contraddizioni ed
inverosimiglianze», ha detto fra l’altro Mirate. Tema centrale
dell’intervento del legale è stato il «contagio emotivo». A suo
avviso, insieme a quello che ha definito «condizionamento
ambientale», avrebbe giocato un ruolo decisivo nella controversa
vicenda che da sei anni turba la comunità di Mombercelli. «A
Torino, Brescia ma anche a Outreau in Francia - ha spiegato
Mirate - persone innocenti sono state incriminate sulla base
delle testimonianze di bambini “convinti” anche
involontariamente a raccontare violenze in realtà mai subite.
Tutti gli imputati, perlopiù insegnanti di scuole materne o
elementari, sono poi stati assolti». Al termine dell’arringa, vi
sono state le repliche del pm Barbara Badellino, dei legali di
parte civile (oltre a Pasta c’è la torinese Angela Ventura) e
degli altri difensori, Elena Negri, Cristina Trabucco e Mario
Volante. Stamani alle 9 ultime considerazioni di Mirate, poi
inizierà la camera di consiglio. Il presidente della corte,
Marco Dovesi, e i giudici Alessandra Mainella e Francesca Lippi
dovranno preparare la sentenza: tre le ipotesi principali. Vi
potrà essere una condanna sia per «violenza sessuale» che per
«abuso di mezzi di correzione» (il pm ha chiesto 12 anni),
un’assoluzione piena oppure un pronunciamento di colpevolezza
solo per il secondo reato, molto meno grave. Il dispositivo
verrà letto in aula nel tardo pomeriggio, ma non si esclude un
possibile slittamento in serata.
MA. C.
IL FOGLIO
(Dell’8/6/2007 Pag. 2)
PER I
GIUDICI AD ASTI NON C’È STATO
ABUSO SUI
BIMBI, MA PSICOSI COLLETTIVA
di Cristina
GIUDICI
Le motivazioni dell’assoluzione
delle maestre di Mombercelli,
un caso molto simile a quello
di Rignano
Milano. La controversa vicenda
della scuola OLGA ROVERE di Rignano Flaminio, (due giorni fa il
pm ha impugnato la scarcerazione degli imputati decisa dal
tribunale del riesame) potrebbe finire così. Con un giudice che
assolve le maestre dall’accusa di pedofilia, perché “lo stato
di ansietà dei genitori e le modalità utilizzate per scoprire e
capire le ragioni del loro disagio hanno avuto una ricaduta
negativa sull’indagine preliminare e sulla ricostruzione della
verità processuale”. Così almeno è andata a Mombercelli,
(Asti) dove un processo analogo, per non dire identico, si è
concluso nel gennaio scorso con l’assoluzione delle maestre
d’asilo. Nelle motivazioni della sentenza depositata
recentemente al tribunale di Asti - che IL FOGLIO ha potuto
consultare - è contenuta la sequenza sul modus operandi dei
familiari che spiega molte cose sul difficile mestiere dei
genitori in tempi di psicosi collettive. “La madre - scrive il
giudice Francesca LIPPI - ha ricordato che le fece fare il gioco
della stella filante, dicendole che era magica e che se la
sfregava dove la maestra l’aveva toccata si sarebbe pulita. A
quel punto la bambina si sfregò velocemente sul collo e sulla
pancia e volle ripetere più volte il gioco”. Un metodo che è
stato ripetuto più volte durante gli incontri collettivi dei
genitori (che si sono improvvisati detective come è successo
a Rignano Flaminio) nei quali si inducevano i bambini a fare
il gioco della scuola. “In realtà le bimbe sollecitate
con domande dirette e suggestive hanno fatto dei gesti e dei
movimenti che sono stati poi interpretati dagli adulti”, si
legge nella sentenza che fra l’altro fornisce un dettaglio
piuttosto grottesco: durante gli interrogatori i carabinieri
fanno ripetere a una madre il gioco delle stelle filanti per
interrogare i testimoni e ricalcano i metodi improvvisati dai
genitori-detective. Nonostante le ricostruzioni contraddittorie
dei minori. Come ad esempio quella fatta da un bimbo che disse
che dalle finestre della scuola entrava Dracula “faceva baciare
il pisello ai bambini”, ma poi aggiunse “mamma, tranquilla è un
sogno”. Il racconto giudiziario procede con questo ritmo: fra
gli interrogatori dei genitori ai bambini e le denunce
che arrivano in procura a distanza di mesi dai fatti che
inducono alla conclusione che “non è stato possibile
verificare se gli episodi riferiti dai bambini li hanno tratti
dai racconti di altri bambini o se sono stati carpiti dai
discorsi degli adulti”. Dalle motivazioni emerge anche il
contagio emotivo che si diffonde fra i genitori: “È un
dato dal quale non si può prescindere nella valutazione delle
dichiarazioni dei minori”. Il collegio giudicante
presieduto da Marco DOVESI, ritiene anche che le domande
fatte durante gli interrogatori siano state condizionanti.
Ecco qualche esempio riportato nella sentenza: “Facevi dei
giochi brutti?”, “All’asilo non ti è mai capitato di vedere il
pisello di qualcuno?”, “Le maestre davano le carezzine anche da
qualche altra parte?”. Conclusione: “Il Collegio ritiene che
la contaminazione (delle prove) si sia realizzata nella fase
della raccolta delle informazioni e che non sia perciò possibile
distinguere il vero dal falso e dall’immaginario
(un’ipotesi, questa, sostenuta dai difensori sia a Mombercelli
sia a Rignano). In realtà le motivazioni trasformano la sentenza
di assoluzione in un’accusa nei confronti sia dei genitori
che degli psicologi, i quali hanno indotto i
periti a formulare “giudizi su un materiale che non è
risultato autentico né genuino”.
A Mombercelli il pm, lette le
motivazioni, ha deciso di impugnare la sentenza, ma anche a
Rignano potrebbe finire così: con un giudice che
considera le infezioni vaginali riscontrate ai minori “situazioni
frequenti nell’infanzia”; i loro disagi psicologici in
nessun modo “indice di abusi sessuali” e che
ritiene impossibile trasformare un ambiente controllato come
quello di un asilo in uno scenario di violenze sessuali. Una
tesi analoga, se non identica, a quella sostenuta dai difensori
dei presunti pedofili di Rignano Flaminio.