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Corriere del Veneto del 27-11-2009 CASO PONTON DOPO MESI DI RINVII A
RIPETIZIONE, UDIENZA-FIUME A VENEZIA. BUFERA DOPO Al processo d’appello
l’accusa chiede l’assoluzione-bis per i maestri. «Come una seconda violenza» VERONA - «E’ come se i
bambini fossero stati molestati di nuovo... Stavolta, però, per mano di quella
che si dovrebbe definire Giustizia». Le famiglie non sono proprio riuscite a
trattenere tutta la rabbia montata loro in corpo, e soprattutto nel cuore, dopo
aver sentito la procura generale di Venezia - ovvero l’accusa - chiedere alla
Corte d’appello di assolvere gli imputati «per non aver commesso il fatto».
Elementi, prove, testimonianze, disegni troppo contraddittori ed equivocabili,
secondo il sostituto procuratore Bruno Cherchi, per decretare colpevoli i tre
educatori dell’asilo di Ponton alla sbarra per il sospetto di aver abusato di
quei piccoli sessualmente, di averli costretti a giochi e movimenti «proibiti ». Contestazioni agghiaccianti,
scattate nel maggio 2003 e sfociate, un anno dopo, nella custodia cautelare ai
domiciliari inflitta a due dei tre maestri sotto accusa. Poi la chiusura delle
indagini preliminari, il rinvio a giudizio di tutti e tre gli indagati, l’inizio
nell’ottobre 2006 - del processo di primo grado a porte chiuse. Quattro anni di
interrogatori, perizie, udienze, sfociati nella sentenza pronunciata dal
Tribunale collegiale di Verona nel marzo 2007: «Tutti assolti perché il fatto
non sussiste». Ovvero perché - a giudizio dei giudici di primo grado quegli
orribili abusi in realtà non sarebbero mai stati commessi dagli imputati Sara
Savoia, Claudio Corradini e Massimo Pettenati. Un verdetto contestato già allora
in aula dalle famiglie, che si attendevano la tanto invocata «Giustizia» al
processo d’appello ma che ieri, dopo mesi e mesi di ripetuti rinvii e
sostituzioni tra i componenti della Corte lagunare, tutto si attendevano fuorché
la richiesta d’assoluzione «per non aver commesso il fatto» sollecitata dal
sostituto procuratore generale al termine della propria requisitoria in
mattinata. «Da non credere, non ce lo
saremmo mai aspettato - è sbottato l’avvocato di parte civile Lorenzo Picotti,
che ha preso la parola subito dopo l’accusa prima di cedere i riflettori, nel
pomeriggio, alle difese degli imputati - Da parte dell’accusa è stato perfino
tracciato un parallelo con il caso di Rignano, senza tener conto che lì non c’è
ancora una sentenza e che la giurisprudenza successiva, a cominciare da quella
relativa alla vicenda di Brescia, risulta in senso esattamente opposto ». Di
segno contrario, ovviamente, le reazioni delle difese, che dopo la requisitoria
dell’accusa si sono indubbiamente trovate a ricevere un importante assist per
centrare l’assoluzione-bis. A pronunciare l’ultima parola saranno i giudici di
secondo grado anche se, da ieri, le residue speranze dei genitori di «ottenere
Giustizia» sono davvero ridotte al lumicino. |