Da
"La Stampa"
5/12/2008
(7:25) - NELL'ALESSANDRINO
"Paga o diciamo che hai toccato la nostra bambina"
L'uomo si uccide: innocente, temeva lo scandalo
SELMA CHIOSSO
CASTELNUOVO SCRIVIA
(ALESSANDRIA)
Sembrava un suicidio. Anche se la figlia Marina non
ci ha mai creduto. L’aveva ripetuto a tutti: ai
carabinieri, in Procura, in tv: «Qualcuno stava
ricattando mio padre e lo ha ucciso o lo ha portato
alla disperazione fino a togliersi la vita». E aveva
ragione. Tre persone sono state denunciate per
«estorsione e morte come conseguenza di altro
delitto». Ora, a indagini chiuse, il pm ne ha
chiesto il rinvio a giudizio. Il giallo di Giuseppe
Papalia, 63 anni, muratore di Castelnuovo Scrivia,
paese in provincia di Alessandria, inizia il 28
marzo 2007, quando l’uomo scompare e termina il 6
maggio, quando viene trovato impiccato nel cantiere
di un’abitazione in costruzione. A 100 metri da
casa. Due elementi creano il mistero: i piedi per
terra e il cappellino dell’Inter in testa. In tasca
ha un paio di biglietti e da questi partono le
indagini. Sono fogli che imitano grossolanamente la
carta intestata della Procura di Tortona.
C’è scritto di un procedimento penale per molestie
sessuali verso una ragazza di 16 anni. Basta pagare
per uscire dai guai. E così fa Papalia, uomo
semplice, che conosce la ragazza, perché è una
lontana parente, ma che con lei non ha mai avuto a
che fare. Ma ha il terrore di infangare la famiglia.
Sposato, padre di due figli, si sente morire di
vergogna per una storia falsa. E’ fine febbraio
2007. In due mesi, quasi ogni giorno incontra la
sedicenne, a cui consegna, 200, 300, 500 euro per
volta. Diventa taciturno. Ma a tutti dice che gli fa
male una gamba. E’ marzo, quando si rivolge al suo
datore di lavoro e si fa anticipare 2 mila euro. Poi
va in banca e chiede un prestito di 5 mila euro. Li
esige in contanti.
Dice che li deve dare a un compaesano come anticipo
per una casa che intende comprare in Calabria.
Intanto continuano a spillargli denaro. Sono lontani
parenti, emigrati dalla Calabria da un anno. Abitano
a Isola Sant’Antonio, paese poco distante da
Castelnuovo. La mente di tutto, secondo i
carabinieri, è Teresa Angela Camillo, madre della
ragazza. Prende i soldi che la figlia consegna e li
versa sul conto. Ma a reinvestire il denaro, spesso,
è il convivente della donna, Salvatore Caccamo, 26
anni. Dal 7 al 19 marzo i prelievi si fanno
incalzanti. L’ultimo è di 1600 euro. E’ la sera del
28 marzo. Papalia è appena rincasato, quando il
cellulare squilla. Prende un marsupio e dice alla
moglie «Torno subito, ho dimenticato una cosa in
cantiere». Invece sparisce.
La famiglia si dispera. In paese arriva la troupe di
«Chi l’ha visto? », il sindaco Gianni Tagliani
attiva un link sul sito del Comune. Ed è la sera del
6 maggio quando un passante sente un odore
insopportabile provenire dal cantiere. Appeso a
tondino di ferro della soletta del piano interrato
penzola impiccato, e in stato di decomposizione, il
corpo di Papalia. Il marsupio giallo non c’è più.
Forse è stato il pacchetto dell’ultima consegna. Ma
in tasca ci sono i foglietti infamanti. Il controllo
incrociato dei conti correnti rileva in uno, quello
di Papalia, i prelievi e nell’altro, quello di
Teresa Angela Camillo, i versamenti.
I Ris di Parma individuano nel pc della donna lo
strumento per scrivere i foglietti. Con un filo di
voce Marina, la figlia, al tenente colonnello
Giuseppe Bevacqua e al capitano Giorgio Sanna ha
semplicemente detto: «Grazie». Ieri, Valeria Arduino
pm di Tortona, ha chiesto il rinvio a giudizio per
Teresa Angela Camillo e Salvatore Caccamo. La
posizione della ragazza è stata stralciata e se ne
occuperà la Procura dei minori. I tre sono tornati
in Calabria.
da TGCom
Si uccise per false accuse di abusi
Alessandria, 3 denunce per estorsione
"Paga o diciamo che hai toccato la nostra bambina".
Con questa tremenda e falsa minaccia, un uomo e la
sua convivente, con la complicità della figlia
16enne, hanno ricattato per mesi Giuseppe Papalia,
63 anni, muratore di Castelnuovo Scrivia
(Alessandria). Il 63enne si tolse la vita nel maggio
2007. Ora, denunciati per estorsione e morte come
conseguenza di altro delitto, i tre sono stati
rinviati a giudizio.
E’ fine febbraio 2007. In due mesi, Papalia incontra
di frequente la 16enne, a cui consegna piccole
somme. A marzo ottiene dal suo datore di lavoro
2mila euro. Alla banca chiede un prestito di 5mila
euro.
Sposato, padre di due figli, Giuseppe si sente
morire di vergogna per una storia falsa. In
famiglia, che non ha mai creduto al suicidio,
diventa sempre più taciturno.
La mente di tutto, secondo i carabinieri, è Teresa
Angela Camillo, madre della ragazza. Ricevuti i
soldi delle presunte estorsioni, li versa in banca.
Ai ricatti contribuisce anche il convivente della
donna, Salvatore Caccamo, di 26 anni.
Dal 7 al 19 marzo Papalia continua a consegnare
denaro. L’ultima somma è di 1.600 euro. L'uomo
scompare il 28 marzo 2007. Il 6 maggio viene trovato
impiccato nel cantiere di un’abitazione in
costruzione, poco distante da casa. In tasca ha un
paio di biglietti, utili per far partire le
indagini. Sono fogli che imitano grossolanamente la
carta intestata della Procura di Tortona e in cui si
parla di un ipotetico procedimento penale per
molestie sessuali verso una ragazza di 16 anni.
Il controllo incrociato dei conti correnti rileva
passaggi di denaro dalla banca di Papalia a quella
di Teresa Angela Camillo. I Ris di Parma individuano
nel pc della donna il computer con cui sono stati
scritti i foglietti. E' l'ultimo elemento utile per
le indagini. Il pm di Tortona chiede il rinvio a
giudizio per Teresa Angela Camillo e Salvatore
Caccamo. Della ragazza se ne occuperà la Procura dei
minori.
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