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CORRIERE DELLA SERA.it 18 dicembre 2009 di Ennio Caretto
In carcere per 35 anni,
scagionato dal Dna
Un uomo era stato accusato ingiustamente di avere rapito e violentato un
bambino. «Ma non serbo rancore» WASHINGTON – Da quando i tribunali hanno accettato le prove del Dna, 246 detenuti innocenti sono stati scarcerati in America. L’amaro record della durata di detenzione di un innocente lo detiene James Bain, di Bartow in Florida. Bain è tornato in libertà ieri dopo 35 anni di carcere: ne aveva 19 quando vi entrò con l'accusa di avere rapito e violentato un bambino, oggi ne ha 54. Invano il detenuto aveva chiesto per oltre un decennio di sottoporsi alla prova del Dna, inesistente al momento della sua condanna. Vi è infine riuscito quest’anno grazie a «Innocence projet», Progetto innocenza, una combattiva associazione dei diritti umani che ha ottenuto l’assenso al giudice James Yancey. «ERRORE IMPERDONABILE» -
«Fu un errore imperdonabile - ha detto ieri
il giudice stringendogli la mano -. Buona fortuna». Bain avrà un risarcimento
danni di 1 milione e 750 mila dollari: in base alla legge della Florida, gli
innocenti ricevono 50 mila dollari per ogni anno di carcere. «Ci avrei
rinunciato volentieri in cambio della mia libertà» ha commentato Bain. L'uomo,
che al momento del sequestro del bambino era casa con la sorella, fu arrestato
dalla polizia in base a un affrettato identikit. La vittima dichiarò di essere
stato stuprato da un giovane con le basette e i baffi, connotati rispondenti a
quelli del detenuto. Non vi fu mai un faccia a faccia tra i due, ma il bambino
pensò di riconoscerlo in una fotografia: «In realtà - ha protestato l’avvocato
Seth Miller, il suo liberatore -
la vittima fu spinta a farlo dalla polizia».
Ha ammesso Ed Threadgill, l’ex procuratore della Florida che lo fece condannare:
«Mi rammarico del tragico abbaglio, se ci fosse stata la prova del Dna lo
avremmo evitato». «NESSUN RANCORE» -
Bain, un uomo religioso, ha assicurato di non serbargli
rancore. E’ sbucato dal tribunale con una maglietta con su scritto «Non
colpevole» accolto dagli applausi di un’enorme folla. Ha espresso il desiderio
di completare l’università interrotta e di acquistare un telefono cellulare:
«Non ne ho mai usato uno». IL PRECEDENTE -
Il precedente record di detenzione di un innocente, 28
anni, apparteneva a Donald Gates, di Akron nell’Ohio, scarcerato appena cinque
giorni fa. Gates fu condannato all’ergastolo nell’81 per l’assassinio e lo
stupro di una ventunenne. Aveva 31 anni, adesso ne ha 59: «Andai in prigione che
ero un giovane e ne esco che sono un vecchio» ha lamentato. Prima di lui,
deteneva il record, 27 anni, Lee Woodward, di Dallas nel Texas, a sua volta
falsamente accusato di omicidio, e liberato nel 2008. Casi come quelli di Bain,
Gates e Woodward stanno diventando sempre più frequenti e incominciano a fare
effetto sulle giurie, che dalle statistiche hanno ridotto le condanne a morte
negli ultimi anni. Il Death penalty information
center, Centro d’informazione sulla pena capitale,
un’altra associazione dei diritti umani, ha riferito che nel 2009 le condanne a
morte in America saranno 106, contro il record del ’94 di 328. Persino il Texas,
lo stato dell’ex presidente Bush, il più spietato, è sceso a 9 condanne da una
media di 34 annue negli Anni novanta. «Le giurie popolari - ha spiegato il
Centro - si rendono conto di potere sbagliare senza la certezza della prova del
DNA. Non vogliono avere la vita di un innocente sulla loro coscienza». Ma la
loro prudenza non riduce le esecuzioni. Quest’anno esse sono aumentate a 52, da
42 nel 2007 e da 37 nel 2008. |