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Riportiamo un dossier pubblicato nel 2001 da un gruppo di studiosi di statistica.

Si tratta di un'analisi critica e scientifica dei dati sulle violenze sui minori forniti da fonti ufficiali (ISTAT e CENSIS).

Da questa analisi precisa e puntuale emergono atteggiamenti sociali e mediatici che tendono a distorcere la realtà, mentre, al contrario, questi argomenti andrebbero trattati con il massimo rigore e la massima serietà.

Il dossier è preceduto da un'introduzione di Roberto Volpi

 

Le violenze sui minori

 

Dati e analisi di un fenomeno che fa discutere

 

Una premessa: un difficile ragionare

Roberto Volpi

Statistico, consulente dell’Istituto degli Innocenti, Firenze

 

 

E' difficile parlare con obiettività di un argomento di questa portata e drammaticità. Una bambina, una piccola albanese, violentata e trucidata da uno spostato rumeno immigrato; un’altra bambina, stavolta italiana, bruciata ad Andria, in Puglia, da una banda di giovinastri, pur essi italiani, che potrebbero avere al loro attivo altre imprese analoghe, anche se su adulti; la scoperta di una estesa organizzazione criminale internazionale che su e grazie ad Internet commerciava materiali pornografici con minori contenenti ogni tipo di infamità. L’estate prima e poi l’autunno sono stati segnati da questi episodi che provocano orrore e sgomento; ma anche da qualcosa d’altro. Su una spiaggia toscana un uomo è stato rincorso da un manipolo di persone inferocite che, una volta raggiuntolo, non sono riuscite a linciarlo soltanto grazie all’intervento della polizia. L’uomo è rimasto in prognosi riservata per giorni. Aveva fatto un gestaccio a due ragazzine, toccandosi le parti basse.

Il sostituto procuratore generale Ormanni, della Procura di Torre Annunziata, che ha portato alla scoperta dell’esteso traffico di materiali pornografici per pedofili su Internet, intervistato a proposito delle immagini trasmesse dalla Rai, dice che si aspettava ben altro che non le polemiche, arrivate in Parlamento, sui servizi che alla vicenda hanno dedicato il Tgl e il Tg3. “Io mi aspettavo una mobilitazione sociale, morale e, perché no?, anche politica, contro la pedofilia, dopo quello che ha svelato la nostra inchiesta. Mi aspettavo che i Palazzi ci aiutassero a scoprire chi rapisce, sevizia e, a quanto ci risulta, arriva persino ad assassinare i bimbi. Mi aspettavo collaborazione e impegno e invece sono arrivate solo sterili polemiche. E a chi le alimenta vorrei porre una domanda: voi parlate, parlate, ma chi salva quei bambini? Dove la mobilitazione sociale antipedofili, dove?”.

Il giornalista David Sassuoli, responsabile del servizio sul Tgl , ha affermato di voler provocare uno choc, una rivolta nella coscienza dei telespettatori, trasmettendo immagini tanto crude.

E evidente, da queste dichiarazioni, che tanto il magistrato quanto il giornalista pensano che non c'è consapevolezza e sensibilità sufficienti, ma anzi una sorta di acquiescenza, e non soltanto da parte della generica gente, verso crimini tanto orrendi. Il magistrato è arrivato a ipotizzare lobby pedofile la cui testa pensante risiederebbe - e ti pareva? - nel livello politico.

Confesso che mi è difficile capire certi punti di vista, a me sembra che in giro ci sia addirittura una paura fobica del pedofilo e tutto un correre a riparare e proteggere i propri figli; e insieme una gran voglia di tirare il collo a qualcuno, non importa se delinquente che ci guadagna soldi sporchi di sangue o ammalato con problemi grandi come case e magari violato a sua volta da bambino.

Che cosa intende, ad esempio, il sostituto procuratore Ormanni quando auspica una mobilitazione sociale antipedofili e contemporaneamente si lamenta che di essa, al contrario, non vi sia traccia? Manifestazioni di piazza o cos’altro? Un’opera di sensibilizzazione? Misure legislative efficaci? Relativamente a queste ultime, il Parlamento italiano ha varato nel 1998 - ed è stato tra i primi - una legge che ha per titolo “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù che prevede nuove fattispecie di reati (anche commessi tramite Internet), pene detentive più alte ed altro ancora e che è stata ben giudicata proprio dai magistrati, non solo italiani ma europei.

Nel 1996, assieme alla legge contro le violenze sessuali, sono stati istituiti presso ogni Questura d’Italia gli Uffici Minori, con l’obiettivo preciso di contrastare, portare allo scoperto e reprimere certi delitti come le violenze contro i minori e la pedofilia.

Per quanto riguarda la sensibilizzazione, vorrei segnalare che convegni, seminari, tavoli di lavoro o organismi analoghi che riuniscono le istituzioni locali, corsi di formazione, gruppi di lavoro interdisciplinari si sono susseguiti ininterrottamente e a ritmo incalzante da alcuni anni a questa parte. Praticamente non c’è punto d’Italia dove non si sia parlato e non si parli di queste problematiche, di cosa fare, di come affrontarle. Non è fiorita su questi temi soltanto una convegnistica specifica, ma sono sorte e si sono affermate anche precise professionalità ed équipe operative, mentre si sono moltiplicati telefoni, punti o centri di ascolto e analoghe iniziative del volontariato. Nè si può certo imputare l’informazione, scritta e in video, di non dedicare abbastanza Spazio e servizi all’argomento. Non basta? E troppo poco? Vorrei timidamente fare osservare che da alcuni anni a questa parte non si parla praticamente d’altro, a proposito di bambini e minori, che di violenze sessuali, pedofilia e analoghi o connessi fenomeni. Non mi sembra il modo migliore per aiutare famiglie e bambini ad essere normali famiglie e normali bambini.

Sono dunque le manifestazioni di piazza contro la pedofilia che, sole, danno il senso della mobilitazione sociale, della rivolta morale contro crimini orrendi? Queste sole che consentono una crescita di sensibilità e consapevolezza? Che gli umori, in certe manifestazioni, corroborandosi a vicenda, si consolidino e irrigidiscano è certo; che vi sia un contemporaneo aumento di coscienza critica è solo una Speranza.

L’Italia paese degli orchi? E questo il messaggio che il sostituto procuratore Ormanni, e tanti altri sulle sue stesse posizioni, intendono far passare? Ma, a parte l’insensatezza di certe definizioni (e il fatto che risultino implicite in un ragionamento, in una dichiarazione, anziché esplicitamente proposte, non le rende meno insensate), ci si rende almeno conto della loro intrinseca pericolosità?

Attenzione a non scatenare una caccia sociale al pedofilo che, ritenendo se stessa necessaria ancor prima che giustificata, aggiungerebbe soltanto barbarie alla barbarie. La paura fino all’ossessione del pedofilo non aiuta in niente la lotta alla pedofilia, in compenso rischia, concretamente e quotidianamente, di rendere più sospettosa, chiusa, incattivita e vendicativa una società come la nostra (ma non siamo affatto unici nel panorama mondiale, a questo proposito) che di tutto ha bisogno meno che di diventare più sospettosa, chiusa, incattivita e vendicativa.

Nel mezzo stanno i bambini, e se ci si preoccupa per loro attraverso la lente deformante del pedofilo in agguato dietro l’angolo, non cresceranno più forti e leali, più giusti ed equilibrati. Per loro gli spazi di libertà, di autonomia, di creatività si ridurranno ancora. Si stanno preparando intere generazioni di giovani che conosceranno l’infanzia, se pure la conosceranno, principalmente quando non esclusivamente attraverso i servizi socio-educativi: troppo poco, quand’anche quei servizi fossero il non plus ultra. Una generazione di adolescenti pressappoco così è già sulla breccia, e non sembra che stia dando una grande prova di sé.

In questo complesso e difficile panorama le cifre, le statistiche, i numeri vengono agitati come clave. Anche allorquando dimostrano e chiariscono assai poco, da essi si traggono conclusioni sul passato, riflessioni sul presente e previsioni per il futuro fosche come il cielo che prepara il temporale.

In questo Dossier ci si propone di mostrare quel che, nei loro limiti e nelle loro approssimazioni, dicono effettivamente i numeri, le statistiche. E di ricavarne, se possibile, anche qualche indicazione utile per far fare alla lotta contro ogni tipo di violenza sui bambini e sui minori più in generale un passo, un minuscolo passettino fuori dal gorgo della pura, generosa ma cieca, emotività.

 

I numeri e la loro interpretazione

 

Roberto Volpi, Ermenegildo Ciccotti, Enrico Moretti, Roberto Ricciotti, Marco Zelano

Statistici, consulenti dell’Istituto degli Innocenti, Firenze

 

 

 

Le fonti dei dati e la loro diversità

Come orizzontarsi tra definizioni e dati che cambiano al cambiare della legislazione

 

Un esame delle violenze sui minori a partire dalle statistiche correnti dell’ISTAT e tutt’altro che agevole, oltre che poco soddisfacente. Intanto, alcune fattispecie delittuose non sono né riferite né riferibili specificamente ai minori (esse sono: abbandono di minori e incapaci; violazione degli obblighi di assistenza familiare; maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, incesto), e sui dati ad esse relative sarebbe del tutto arbitrario cercare di distinguere la quota relativa ai minori. In secondo luogo, agli inizi del 1996 la legge n. 66 ha ridefinito alcune fattispecie di reati e ne ha introdotte di nuove rendendo di difficile comparazione le statistiche precedenti il 1996 con quelle successive. Per esempio, le violenze sessuali hanno questo nome solo dal 1996, mentre prima esistevano al loro posto le fattispecie delittuose della violenza carnale più alcune altre fattispecie minori. Inoltre, è sempre dal 1996 che sono stati istituiti, presso le Questure italiane, gli Uffici Minori, con al primo punto la lotta alle violenze sessuali sui minori: istituzione che comporta di per sé un balzo delle denunce tra il 1 995 e il 1 996, che infatti c’è stato.

 

L’ISTAT arricchisce e integra, ormai da quasi un quindicennio, la sua produzione di statistiche correnti con indagini campionarie che hanno una cadenza periodica e che fanno parte delle cosiddette “Indagini Multiscopo sulle famiglie”. Spesso queste indagini esplorano argomenti e problematiche che pure si ritrovano nelle statistiche correnti, ma con un taglio e una profondità che, per loro natura, queste ultime non possono avere. Ad esempio, proprio in quanto campionarie le Indagini Multiscopo tendono a sondare i pareri delle famiglie e dei loro componenti sugli argomenti oggetto di indagine. Non deve dunque destare alcuna meraviglia il fatto che i risultati delle statistiche correnti e delle Indagini Multiscopo siano del tutto diversi anche quando gli argomenti si sovrappongono.

Per fare un esempio: un conto saranno i delitti quali si deducono dalle statistiche giudiziarie e tutt’altro i delitti che gli italiani interpellati dichiarano di avere subito. Le possibilità di divergenza sono molte, prima tra tutte quella dovuta al fatto che chi subisce un delitto non sempre lo denuncia e che dunque i delitti dichiarati (che appaiono nelle Indagini Multiscopo sull’argomento) tendono a superare quelli denunciati (che

appaiono negli Annuari delle Statistiche giudiziarie penali). Relativamente al tema delle violenze sui minori esistono, in pratica, tre fonti ufficiali di dati:

a) le statistiche correnti dell’ISTAT sulla criminalità che riguardano i delitti e le persone denunciati all’Autorità Giudiziaria per i quali è stata iniziata l’azione penale;

b) le statistiche del Ministero degli Interni, che riguardano i delitti e le persone denunciati all’Autorità Giudiziaria dalla Polizia, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza;

c) le statistiche ricavate dalle Indagini Multiscopo sulle famiglie dell’ISTAT che prendono in esame le molestie e le violenze che gli intervistati (nella fattispecie le donne di 1459 anni, tra le quali sono distinguibili le minorenni) dichiarano di aver subito.

I primi due tipi di statistiche (denominate rispettivamente “statistiche della criminalità” e “statistiche della delittuosità”) si trovano negli Annuari delle Statistiche giudiziarie penali dell’ISTAT, ma quelle del Ministero degli Interni sono riportate anche su molta letteratura grigia prodotta dallo stesso Ministero. Prenderemo in esame - sia in questo commento, sia nell’appendice statistica - tutte queste fonti di dati, e in più ricorreremo a una ricerca del Censis, datata 1998, che fornisce una stima del numero delle violenze subite - e non soltanto denunciate - annualmente dai minori nel nostro Paese. Ci serviremo altresì di questa ricerca per approfondire il discorso, motto importante, sugli autori di queste violenze.

 

Per come sono organizzati i dati, conviene che, nella nostra analisi, ci riferiamo ordinatamente:

1 . alle violenze sessuali sui minori di 14 anni, documentate dai dati del Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in quanto consentono questa distinzione per età (dati ricavati dalla letteratura grigia dello Stesso Ministero);

2. alle altre violenze sui minori documentate dai dati dell’ISTAT relativi ai delitti per i quali l’Autorità Giudiziaria ha iniziato l’azione penale (dati ricavati dagli Annuari di Statistica giudiziaria penale);

3. alle violenze e alle molestie che le minorenni dichiarano di aver subito (dati ricavati dal volume “La sicurezza dei cittadini. Reati, vittime, percezione della sicurezza e sistemi di protezione - Anno 1997-1998”, che riporta i risultati dell’Indagine Multiscopo sulle famiglie sull’argomento);

4.  alle stime del Censis degli abusi sessuali a danno dei minori e altresì sugli autori di queste violenze (stime ricavate dalla ricerca del Censis “Sfruttamento sessuale e minori. Nuove linee di tutela”, 1998). Dopo una analisi punto per punto, concluderemo con una sintesi che prende contemporaneamente in considerazione tutte le informazioni disponibili.

 

1. Le violenze sessuali sui minori di 14 anni

Quelle sessuali rappresentano l’unica forma di violenza sui minori le cui denunce sono in aumento. Ma l’aumento delle denunce implica o no anche l’aumento di questi delitti?

 

Esaminando la serie dei dati relativi alle denunce di violenze carnali sui minori di 14 anni che va dal 1985 al 1995 troviamo che nel periodo precedente gli anni Novanta le denunce superano di poco le 200 l’anno, per attestarsi poi saldamente sotto questa quota fino al 1995, anno in cui ritornano a superare di pochissimo quota 200, senza arrivare comunque ai valori degli anni Ottanta.

A giudicare da questi dati ci troviamo di fronte, con tutta evidenza, ad un fenomeno sostanzialmente stazionario anche se percorso da una leggera tendenza temporale alla diminuzione che perdura fino al 1995.

Dal 1996 (legge n. 66) i delitti di violenza carnale e affini, che facevano parte dei delitti contro la famiglia, sono stati riuniti nella categoria delle violenze sessuali, che sono invece comprese tra i delitti contro la persona, per i quali le pene sono più severe. Per questo motivo le due serie di dati, relative l’una al periodo che precede l’anno 1996 e l’altra al periodo che inizia proprio dal 1996, non sono pienamente confrontabili.

Ma concentriamo l’attenzione sui dati di quest’ultimo periodo.

 

Denunce di violenze sessuali sui minori di 14 anni. Anni 1996-1999

 

ANNI DENUNCE NUMERI INDICI
1996 305 100
1997 470 154
1998 586 192
1999 511 168

 

Si vede subito che, a differenza di quanto avveniva per le denunce di violenze carnali del periodo 1985-1995, che come Si è detto sono stazionarie e, semmai, leggermente in diminuzione, il fenomeno delle denunce di violenze sessuali contro i minori di 14 anni fa registrare un forte aumento seguito da una contrazione nel 1999 che comunque non impedisce che in tre anni il fenomeno sia cresciuto del 68%. Alle denunce di violenze sessuali possiamo aggiungere quelle degli atti sessuali con minori, che prima del 1996 non venivano neppure rilevati (il reato del resto è ben più lieve della violenza sessuale). Le denunce di atti sessuali con minori hanno fatto registrare un’impennata, passando dai 160 delitti denunciati nel 1996 ai 585 del 1998. Sono dunque in aumento le denunce sia delle violenze sessuali che degli atti sessuali sui minori.

Sono i delitti a sfondo sessuale sui minori quelli per i quali negli ultimi anni le denunce sono cresciute decisamente.

Che cosa Si deve pensare di fronte ad aumenti tanto marcati delle denunce di questi delitti nel breve arco di un triennio? E appena il caso di ricordare che le “denunce” non sono i “delitti” e che questi ultimi non necessariamente sono in stretta correlazione con le denunce. Le variazioni nel numero delle denunce possono dipendere da molti fattori che non hanno a che vedere con analoghe variazioni nei delitti. Per esempio, se cala la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine e nel sistema giudiziario si possono avere meno denunce anche in corrispondenza di più delitti. Un altro fattore che influenza il numero delle denunce è la presenza più o meno diffusa e avvertita delle forze dell’ordine (e dello Stato in tutte le sue articolazioni) sul territorio e la loro capacita di contrastare la criminalità. Un altro fattore ancora è il grado di riprovazione di un determinato delitto da parte della pubblica opinione. Si può, per intenderci, avere una situazione nella quale in due aree territoriali le denunce di un certo delitto divergono unicamente perché in un’area c’è meno tolleranza sociale che nell’altra verso quel delitto (e quel che succede per certi reati della cosiddetta criminalità predatoria come scippi e borseggi). Certo, tolleranza sociale non sembra esserci verso delitti come quello delle violenze sessuali sui bambini. Anzi, si e diffuso nel Paese un senso di riprovazione tale che prende a volte, come si è detto in premessa, le sfumature della vera e propria psicosi collettiva. E, del resto, lo stesso incremento delle denunce di questi delitti si erge a indicatore di una accresciuta riprovazione generale.

Il problema centrale, tornando al nostro interrogativo circa i motivi dell’incremento delle denunce, è quello di riuscire a capire quanto di questo aumento è imputabile all’aumento vero e proprio del fenomeno e quanto, invece, a una maggiore propensione alla denuncia. In altre parole: dobbiamo allarmarci per queste cifre in quanto segnalano fenomeni in espansione o non piuttosto rallegrarci perché questi stessi fenomeni stanno mano a mano venendo alla luce, ovverosia contrastati e repressi? Cos’è successo, dunque, a partire dal 1996, da far schizzare in alto le cifre delle denunce fino all’anno prima stazionarie se non addirittura in diminuzione? E successo che è stata varata una legge - la n. 66 - che ha ampliato i confini del reato di violenza sessuale. Punto primo. Ed e successo, punto secondo, che proprio nel 1996 è stato istituito presso ogni Questura un apposito Ufficio Minori che si occupa innanzi tutto di violenze sessuali sui minori. Ci sono insomma gli elementi per ipotizzare che non sia successo alcun nefasto cataclisma a partire dal 1996. Che non siano aumentate le violenze sessuali sui minori di 014 anni ma soltanto le denunce di queste violenze e che gli artefici di questa aumentata propensione alla denuncia siano in buona misura gli Uffici Minori istituiti presso tutte le Questure d’Italia proprio a partire dal 1996.

Del resto, nel 1999 le denunce registrano una diminuzione rispetto al 1998: 511 rispetto a 586. Sembra però improbabile che, come gia gli aumenti, questa diminuzione delle denunce stia a testimoniare di una reale contrazione del fenomeno.

 

 

2. Le altre violenze sui minori

Non sono in aumento, ma si deve ricordare che normalmente le cifre sottostimano la realtà

 

Non ci sono soltanto le violenze sessuali e gli atti sessuali sui minori, anche se proprio le violenze sessuali sui minori tra tutte le forme di violenza hanno un posto di preminenza per la repulsione che suscitano specialmente quando sono dirette contro dei bambini piccoli. Purtroppo, per una valutazione di tutte le forme di violenza (e non solo di quelle sessuali) si deve tener conto del fatto che dei delitti in generale - e questi dei quali scriviamo non fanno eccezione - non si conosce l’età delle vittime. Tuttavia, alcune fattispecie delittuose riguardano dichiaratamente i soli minori: infanticidio, prostituzione minorile, pornografia minorile, corruzione di minorenne, abuso dei mezzi di correzione, sottrazione consensuale di minore. Altre ancora riguardano presumibilmente soprattutto i minori: abbandono di minori e incapaci; violazione degli obblighi di assistenza familiare; maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli, incesto, ma sarebbe del tutto arbitrario, come abbiamo già fatto notare, estrapolare dalle denunce ad esse relative quelle che riguardano i minorenni. Conviene dunque concentrare l’attenzione sulle violenze che riguardano specificamente i minori, alcune delle quali, come vedremo, rilevate solo a partire da anni molto recenti e per le quali, dunque, non è possibile alcuna valutazione delle tendenze in atto.

L’infanticidio è da sempre assestato su livelli minimi, in quanto varia da punte massime di poco sopra le 10 unità (anni 1987-1988) a punte minime sotto le 5 unità. Nel 1998 si sono avuti proprio 5 casi e, comunque, non si evince alcuna tendenza alla crescita di questo delitto. Dei delitti di prostituzione minorile (9 casi nel 1998) e di pornografia minorile (30 casi nel 1998) si puo solo prendere atto, trattandosi di tipologie di reato la cui rilevazione è cominciata nello stesso 1998 - in conseguenza del varo della legge “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” - ultimo e unico anno, al momento, per il quale sono disponibili i dati. E tuttavia appare abbastanza evidente che sono proprio questi i delitti sui minori che più si prestano a uno sfruttamento in chiave per così dire commerciale. Non mostra una tendenza all’aumento l’abuso dei mezzi di correzione, anche se negli anni 1997 e 1998 i casi sono saliti da 85 nel 1996 a, rispettivamente, 1 10 e 95. Tuttavia, queste cifre erano già state raggiunte e perfino superate in anni precedenti (107 nel 1987 e 99 nel 1989).

Stesso discorso per la sottrazione consensuale di minore, tipologia di reato che dal 1996 comprende anche il ratto di minore

con meno di 14 anni, prima di quella data considerato a sé. Si può anzi affermare che questo delitto e in netta diminuzione in quanto, pur comprendendo dal 1996 due fattispecie delittuose prima considerate separatamente, i casi sono comunque inferiori a quelli che si avevano negli anni precedenti il 1996:

poco più di 100 casi all’anno negli anni 1996, 1997 e 1998, contro punte anche di 300 e oltre sul finire degli anni Ottanta. In sostanza, anche alla luce di quanto gia visto in precedenza, il quadro delle violenze sui minori quale risulta dalle denunce appare in crescita esclusivamente per quanto riguarda il loro versante sessuale, mentre non si può affermare altrettanto del resto delle violenze. Una parola, comunque, va detta per ciò che riguarda i valori assoluti delle violenze. Premesso che anche un solo caso di violenza e di troppo, resta il fatto che questi valori sono tutt’altro che eclatanti. Insomma, non sono queste le cifre che possono giustificare un tanto largo e condiviso allarme della pubblica opinione. Ma occorre in proposito ribadire tre considerazioni: (a) che le cifre si riferiscono a delitti denunciati e che dunque non rappresentano che la punta emergente di fenomeni sotterranei ben più ampi, della reale consistenza dei quali, evidentemente, c’è una sorta di percezione diffusa in giro; (b) che è proprio l’aumento delle denunce delle violenze di tipo sessuale a fare da moltiplicatore dell’allarme e della preoccupazione che circondano queste problematiche; (c) che l’allarme e la preoccupazione sono tanto maggiori in quanto la criminalità organizzata trasforma e traduce in “affari” tante forme delle violenze contro i minori.

 

 

3. Violenze e molestie dichiarate dalle donne di 14-17 e di 14-59 anni

La molestia corre sul filo del telefono. Le minorenni le più esposte a molestie e atti di esibizionismo

 

…omissis…

 

4. Le stime del Censis degli abusi sessuali a danno di minorenni

Una denuncia di abuso sessuale sui minori ogni 20-40 abusi effettivi. La dimensione familiare della violenza sessuale sui minori

 

Le cifre sugli abusi sessuali a danno di minorenni riportate nella ricerca del Censis dal titolo “Sfruttamento sessuale e minori: nuove linee di tutela” non sono confrontabili né con quelle ufficiali delle denunce di violenze sessuali, né con quelle ricavate dall’ISTAT intervistando le minorenni di 14-17 anni. Gli abusi sessuali di cui parla il Censis costituiscono per un verso una categoria più ampia delle sole violenze sessuali, e per l’altro escludono gran parte delle molestie meno gravi dichiarate dalle intervistate nell’Indagine Multiscopo. Inoltre, sono cifre stimate; non denunce di violenze né violenze e molestie dichiarate. Riguardano infine tutti i minorenni e non una parte di essi. Queste cifre servono per completare il quadro della documentazione.

 

Abusi sessuali a danno di minorenni. Stime

VALORI ASSOLUTI
Casi annui di violenza carnale 10.500
Casi annui di molestie gravi 10.500
Casi totali annui di abuso sessuale 21.000
INCIDENZA PERCENTUALE DEI CASI ANNUI STIMATI
1 caso ogni 400 minori
1 caso ogni 4 scuole (elementari e medie inferiori)
1 caso ogni 500 famiglie

 

Come tutte le stime, intendono essere indicative della dimensione reale del fenomeno. Pur con tutte le limitazioni possibili, sono senz’altro cifre che danno un’idea del fenomeno decisamente più vicina alla realtà di quanto non facciano quelle relative alle denunce all’Autorità Giudiziaria che si trovano sulle statistiche dell’ISTAT e che hanno perô il merito, non da poco, di essere sicure. Secondo le stime del Censis circa due bambini su mille subiscono mediamente ogni anno una violenza sessuale. E una stima che non può essere ne accettata acriticamente, né pregiudizialmente respinta, perché il fenomeno e in gran parte nascosto, oscuro, inconfessabile e perfino irraggiungibile. Le stime del Censis fanno pensare che venga scoperto e denunciato un reato di violenza sessuale sui minori su 20-40 reati effettivamente compiuti. Ma, al di là delle cifre, la ricerca mette nero su bianco ciò che, del resto, è risaputo da tutti meno, sembra, che dai mass media che continuano bellamente a ignorare la realtà. Citiamo testualmente dalla ricerca del Censis: “Contrariamente a quanto la stampa e la televisione ribadiscono con ossessiva insistenza, il complesso dei riscontri empirici disponibili evidenzia che la stragrande maggioranza degli abusi sessuali ai danni dei minori (70-90% dei casi) avviene in un ambito familiare e riguarda soprattutto la relazione genitore-figli”. A supporto di questa tesi, comune a tutte le ricerche su questo argomento, il Censis riporta una sintesi dei dati ricavati dai procedimenti penali del Tribunale di Roma che, per l’anno 1996, dimostrano che:

- il 90% dei casi di abuso nei confronti dei minori avviene in famiglia, e vede nel ruolo di abusante il padre naturale, il patrigno, o più raramente la madre/matrigna;

- l’8% dei casi di abuso nei confronti dei minori avviene in ambiti extra familiari, come la scuola o la palestra, e l’abusante risulta essere una persona conosciuta precedentemente dall’abusato, come l’insegnante, il personale scolastico, o altre figure professionali vicine al mondo dei minori;

- appena il 2% dei casi di abuso nei confronti dei minori chiama invece in causa abusanti che risultano del tutto sconosciuti al minore abusato.

A questi dati ricavati dal Censis fa da riscontro il basso numero di denunce contro ignoti che si registrano per questi delitti (il 10-15% di tutte le denunce di violenze sessuali: la percentuale più bassa in assoluto tra tutti I tipi di delitti). Così stando le cose è evidente che, per tornare alle parole del sostituto procuratore Ormanni, la mobilitazione sociale contro la pedofilia dovrebbe innanzi tutto rivolgersi proprio contro le stesse famiglie chiamate a metterla in atto. Siccome quando si parla di pedofilia Si guarda sempre fuori, agli altri, meglio ancora se provenienti dagli altri Paesi, è ora di prendere coscienza che violenze sessuali, abusi sui minori, pedofilia e altro ancora di analogo, allignano soprattutto nel seno stesso delle famiglie.

 

 

5. Considerazioni conclusive

 

5. 1 E' Internet il nuovo veicolo della pornografia minorile

 

E' il versante sessuale delle violenze sui minori quello che le statistiche ufficiali documentano in crescita. Ogni giorno si scoprono su Internet nuovi siti per pedofili. Le violenze contro i minori possono costituire e di fatto costituiscono una merce che alimenta traffici criminali tanto perversi quanto lucrosi. A proposito di violenze sui minori, è la crescente diffusione di questi traffici la vera novità degli ultimi anni. Al turismo sessuale ai danni dei minori, alla prostituzione minorile si è andata affiancando prepotentemente la pornografia minorile, cartacea, in video, su Internet. E' proprio Internet il nuovo veicolo della pornografia minorile ad uso dei pedofili. Ed è Internet altresì la nuova frontiera della lotta alla pornografia minorile e alla pedofilia.

 

5.2 Le violenze sui minori. Perché è positivo e non negativo aumento delle denunce

 

Ma Internet e le indagini che pure portano allo scoperto organizzazioni criminose di indicibile efferatezza, non possono far dimenticare che le violenze sui minori, sessuali in primo luogo, ancora oggi si compiono in prevalenza tra le mura domestiche.

E tuttavia, pur essendo questa una verità incontrovertibile, occorre riaffermare con forza che non ci sono veri, convincenti riscontri che dimostrano che questa quota delle violenze sui minori è in crescita a sua volta. Le denunce rappresentano una percentuale decisamente minoritaria delle violenze effettive, reali, e il loro aumento è con ogni probabilità il frutto sia dei nuovi strumenti legislativi, di indagine e repressivi messi in campo, come abbiamo spiegato al paragrafo 1, sia di una crescente sensibilità collettiva attorno a questo come ad analoghi problemi che toccano i bambini.

Tutti gli indicatori indiretti sembrano confermare questa tesi. Due su tutti: la percentuale di figli naturali non riconosciuti da entrambi i genitori è in irreversibile diminuzione ed è ormai sotto l’1%, mentre, diversamente, quella dei figli riconosciuti da entrambi i genitori è in aumento senza soste o cedimenti ed ha superato l’85%.

La mortalità dei bambini di 0-14 anni non dovuta a malattia, quella per cause violente, è d’altro canto in forte calo da quasi trenta anni, tanto che tra gli anni Settanta ed oggi il tasso di mortalità per queste cause dei bambini di 0-14 anni si è più che dimezzato.

Si tratta di due indicatori, importantissimi, che dimostrano senza ombra di dubbio che i figli sono meglio accolti oggi di una volta e che su di loro si riversa un carico di cure, attenzioni e preoccupazioni neppure lontanamente paragonabile a quello di altre epoche. E realistico pensare che tutto questo avvenga in famiglie che però abusano dei figli molto più di quanto non facessero negli anni trascorsi? A nostro parere no, a nostro parere, lo ripetiamo, l’aumento delle denunce è un fatto positivo in quanto dimostra non un’accresciuta intensità delle violenze sessuali sui bambini ma, finalmente, il loro progressivo venire alla luce dovuto ad un impegno complessivo, della società e dello Stato, più forte e determinato.

 

5.3 L’errore di ridurre tutto, violenze e pedofilia, ad un problema di ordine pubblico

 

C’è una distorsione nel modo di percepire e di opporsi al fenomeno degli abusi e delle violenze contro i minori. Si tende a ignorare o quantomeno a sottovalutare quel che avviene entro ambiti domestici, familiari, conosciuti; si tende, viceversa, a enfatizzare tutto quello che avviene fuori da quegli ambiti, all’esterno, tra gli altri.

Tanto le informazioni che le politiche risentono fortemente di questa distorsione, risultando distorte a loro volta. Si raccomanda in mille modi al bambino di guardarsi dall’altro che sta fuori, ma si dimentica che il suo nemico e otto volte su dieci chi dovrebbe essergli amico.

Più e prima ancora che un problema di sicurezza pubblica questo che ci si presenta e un grande problema di salute privata. Salute etica e morale verso la quale spingere la vita delle famiglie, e alla quale educare gli stessi figli. Ridurre la lotta contro le violenze e gli abusi sui bambini e contro la pedofilia a un problema di ordine pubblico e un clamoroso quanto comodo errore: assolve tutti, non impegna seriamente nessuno, lascia inalterate le cose che davvero andrebbero cambiate, incarognisce la società e i rapporti tra le persone. E produce ulteriori distorsioni. Il rischio pedofili continuamente sbandierato da ogni tribuna e a ogni istante, infatti, rischia a sua volta di allargare la forbice tra la grande maggioranza dei bambini che godranno di attenzioni ancor più asfissianti, stretti in gabbie protettive che lasceranno loro sempre meno spazi e libertà, e una minoranza degli stessi bambini che galleggeranno sempre più lontani dagli altri, sempre più deboli e a rischio.

 

5.4 I bambini scomparsi serbatoio della pornografia minorile e del traffico di organi? Ma in Italia il fenomeno e ben più lieve di come viene rappresentato

 

E infine una parola sui bambini scomparsi. Non c’è analisi dei fenomeni che abbiamo illustrato che non parta da una considerazione: sarebbero soprattutto i bambini scomparsi ad alimentare i turpi traffici di organi, la pornografia minorile, la prostituzione minorile. Il passo per ricordare urbi et orbi che in Italia i bambini scomparsi sono uno sproposito, addirittura migliaia e migliaia l’anno, è breve e viene generalmente compiuto con estrema superficialità da chi, lavorando nell’informazione e avendo la possibilità e la responsabilità di rivolgersi a centinaia di migliaia, quando non a milioni di persone, dovrebbe andarci coi piedi di piombo. Lo abbiamo scritto e detto in tutte le sedi nelle quali ci è capitato di poterlo fare: questa delle migliaia di bambini italiani scomparsi ogni anno è una notizia totalmente e clamorosamente falsa. I bambini italiani effettivamente scomparsi ogni anno si contano sulle dita delle mani. Sono mediamente 3 mila non già i bambini scomparsi ogni anno ma le segnalazioni di scomparsa dei minori, l’80% delle quali si risolvono nel giro di breve tempo, nel senso che o gli “scomparsi” vengono rintracciati o ritornano da soli o non erano mai scomparsi. E non si devono dimenticare, del 20% di segnalazioni che rimane, le denunce di scomparsa non ritirate anche quando cessa la scomparsa che ha dato luogo alla denuncia. Inoltre, tra quanti non vengono rintracciati 7 su 10 sono non già bambini ma 15-17enni e si hanno tutte le ragioni per pensare che se ne siano andati di loro propria volontà, non già in quanto rapiti. Di bambini fino a 10 anni di età dei quali non si avevano ancora riscontri erano rimasti, nel marzo 1998, 120 casi relativi agli anni 1996 e 1997 (che sarebbero poi ulteriormente diminuiti col passare del tempo). L’analisi di questi casi fatta dallo stesso Ministero degli Interni è però inequivocabile, ancorché soggetta a qualche modesto errore: 88 bambini erano stati sottratti dal coniuge separato all’altro coniuge, 28 si erano allontanati dagli istituti minorili che li ospitavano, o unitamente ai genitori o da soli.

Il risultato di tutte queste essenziali specificazioni, si ripete, è dato da pochi, circoscritti e conosciuti casi di bambini italiani effettivamente scomparsi ogni anno.

Propagare ogni volta sull’argomento cifre abnormi e del tutto infondate non è semplicemente fare disinformazione. E' un’altra cosa. E' cercare volutamente la disinformazione. E' qualcosa che sconfina col reato.