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Riportiamo un dossier pubblicato nel 2001 da un
gruppo di studiosi di statistica.
Si tratta di un'analisi critica e scientifica dei
dati sulle violenze sui minori forniti da fonti ufficiali (ISTAT e
CENSIS).
Da questa analisi precisa e puntuale emergono
atteggiamenti sociali e mediatici che tendono a distorcere la realtà,
mentre, al contrario, questi argomenti andrebbero trattati con il
massimo rigore e la massima serietà.
Il dossier è preceduto da un'introduzione di Roberto
Volpi
Le
violenze sui minori
Dati
e analisi di un fenomeno che fa discutere
Una
premessa: un difficile ragionare
Roberto Volpi
Statistico, consulente dell’Istituto degli Innocenti, Firenze
E' difficile parlare con
obiettività di un argomento di questa portata e drammaticità. Una
bambina, una piccola albanese, violentata e trucidata da uno spostato
rumeno immigrato; un’altra bambina, stavolta italiana, bruciata ad
Andria, in Puglia, da una banda di giovinastri, pur essi italiani, che
potrebbero avere al loro attivo altre imprese analoghe, anche se su
adulti; la scoperta di una estesa organizzazione criminale
internazionale che su e grazie ad Internet commerciava materiali
pornografici con minori contenenti ogni tipo di infamità. L’estate prima
e poi l’autunno sono stati segnati da questi episodi che provocano
orrore e sgomento; ma anche da qualcosa d’altro. Su una spiaggia toscana
un uomo è stato rincorso da un manipolo di persone inferocite che, una
volta raggiuntolo, non sono riuscite a linciarlo soltanto grazie
all’intervento della polizia. L’uomo è rimasto in prognosi riservata per
giorni. Aveva fatto un gestaccio a due ragazzine, toccandosi le parti
basse.
Il sostituto procuratore
generale Ormanni, della Procura di Torre Annunziata, che ha portato alla
scoperta dell’esteso traffico di materiali pornografici per pedofili su
Internet, intervistato a proposito delle immagini trasmesse dalla Rai,
dice che si aspettava ben altro che non le polemiche, arrivate in
Parlamento, sui servizi che alla vicenda hanno dedicato il Tgl e il Tg3.
“Io mi aspettavo una mobilitazione sociale, morale e, perché no?, anche
politica, contro la pedofilia, dopo quello che ha svelato la nostra
inchiesta. Mi aspettavo che i Palazzi ci aiutassero a scoprire chi
rapisce, sevizia e, a quanto ci risulta, arriva persino ad assassinare i
bimbi. Mi aspettavo collaborazione e impegno e invece sono arrivate solo
sterili polemiche. E a chi le alimenta vorrei porre una domanda: voi
parlate, parlate, ma chi salva quei bambini? Dove la mobilitazione
sociale antipedofili, dove?”.
Il giornalista David
Sassuoli, responsabile del servizio sul Tgl , ha affermato di voler
provocare uno choc, una rivolta nella coscienza dei telespettatori,
trasmettendo immagini tanto crude.
E evidente, da queste
dichiarazioni, che tanto il magistrato quanto il giornalista pensano che
non c'è consapevolezza e sensibilità sufficienti, ma anzi una sorta di
acquiescenza, e non soltanto da parte della generica gente, verso
crimini tanto orrendi. Il magistrato è arrivato a ipotizzare lobby
pedofile la cui testa pensante risiederebbe - e ti pareva? - nel livello
politico.
Confesso che mi è
difficile capire certi punti di vista, a me sembra che in giro ci sia
addirittura una paura fobica del pedofilo e tutto un correre a riparare
e proteggere i propri figli; e insieme una gran voglia di tirare il
collo a qualcuno, non importa se delinquente che ci guadagna soldi
sporchi di sangue o ammalato con problemi grandi come case e magari
violato a sua volta da bambino.
Che cosa intende, ad
esempio, il sostituto procuratore Ormanni quando auspica una
mobilitazione sociale antipedofili e contemporaneamente si lamenta che
di essa, al contrario, non vi sia traccia? Manifestazioni di piazza o
cos’altro? Un’opera di sensibilizzazione? Misure legislative efficaci?
Relativamente a queste ultime, il Parlamento italiano ha varato nel 1998
- ed è stato tra i primi - una legge che ha per titolo “Norme contro lo
sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo
sessuale in danno dei minori, quali nuove forme di riduzione in
schiavitù che prevede nuove fattispecie di reati (anche commessi tramite
Internet), pene detentive più alte ed altro ancora e che è stata ben
giudicata proprio dai magistrati, non solo italiani ma europei.
Nel 1996, assieme alla
legge contro le violenze sessuali, sono stati istituiti presso ogni
Questura d’Italia gli Uffici Minori, con l’obiettivo preciso di
contrastare, portare allo scoperto e reprimere certi delitti come le
violenze contro i minori e la pedofilia.
Per quanto riguarda
la sensibilizzazione, vorrei segnalare che convegni, seminari, tavoli di
lavoro o organismi analoghi che riuniscono le istituzioni locali, corsi
di formazione, gruppi di lavoro interdisciplinari si sono susseguiti
ininterrottamente e a ritmo incalzante da alcuni anni a questa parte.
Praticamente non c’è punto d’Italia dove non si sia parlato e non si
parli di queste problematiche, di cosa fare, di come affrontarle. Non è
fiorita su questi temi soltanto una convegnistica specifica, ma sono
sorte e si sono affermate anche precise professionalità ed équipe
operative, mentre si sono moltiplicati telefoni, punti o centri di
ascolto e analoghe iniziative del volontariato. Nè si può certo imputare
l’informazione, scritta e in video, di non dedicare abbastanza Spazio e
servizi all’argomento. Non basta? E troppo poco? Vorrei timidamente fare
osservare che da alcuni anni a questa parte non si parla praticamente
d’altro, a proposito di bambini e minori, che di violenze sessuali,
pedofilia e analoghi o connessi fenomeni. Non mi sembra il modo migliore
per aiutare famiglie e bambini ad essere normali famiglie e normali
bambini.
Sono dunque le
manifestazioni di piazza contro la pedofilia che, sole, danno il senso
della mobilitazione sociale, della rivolta morale contro crimini
orrendi? Queste sole che consentono una crescita di sensibilità e
consapevolezza? Che gli umori, in certe manifestazioni, corroborandosi a
vicenda, si consolidino e irrigidiscano è certo; che vi sia un
contemporaneo aumento di coscienza critica è solo una Speranza.
L’Italia paese degli
orchi? E questo il messaggio che il sostituto procuratore Ormanni, e
tanti altri sulle sue stesse posizioni, intendono far passare? Ma, a
parte l’insensatezza di certe definizioni (e il fatto che
risultino implicite in un ragionamento, in una dichiarazione, anziché
esplicitamente proposte, non le rende meno insensate), ci si rende
almeno conto della loro intrinseca pericolosità?
Attenzione a non
scatenare una caccia sociale al pedofilo che, ritenendo se stessa
necessaria ancor prima che giustificata, aggiungerebbe soltanto barbarie
alla barbarie. La paura fino all’ossessione del pedofilo non aiuta in
niente la lotta alla pedofilia, in compenso rischia, concretamente e
quotidianamente, di rendere più sospettosa, chiusa, incattivita e
vendicativa una società come la nostra (ma non siamo affatto unici nel
panorama mondiale, a questo proposito) che di tutto ha bisogno meno che
di diventare più sospettosa, chiusa, incattivita e vendicativa.
Nel mezzo stanno i
bambini, e se ci si preoccupa per loro attraverso la lente
deformante del pedofilo in agguato dietro l’angolo, non cresceranno
più forti e leali, più giusti ed equilibrati. Per loro gli spazi di
libertà, di autonomia, di creatività si ridurranno ancora. Si stanno
preparando intere generazioni di giovani che conosceranno l’infanzia, se
pure la conosceranno, principalmente quando non esclusivamente
attraverso i servizi socio-educativi: troppo poco, quand’anche quei
servizi fossero il non plus ultra. Una generazione di adolescenti
pressappoco così è già sulla breccia, e non sembra che stia dando una
grande prova di sé.
In questo complesso e
difficile panorama le cifre, le statistiche, i numeri vengono agitati
come clave. Anche allorquando dimostrano e chiariscono assai poco, da
essi si traggono conclusioni sul passato, riflessioni sul presente e
previsioni per il futuro fosche come il cielo che prepara il temporale.
In questo Dossier
ci si propone di mostrare quel che, nei loro limiti e nelle loro
approssimazioni, dicono effettivamente i numeri, le statistiche. E di
ricavarne, se possibile, anche qualche indicazione utile per far fare
alla lotta contro ogni tipo di violenza sui bambini e sui minori più in
generale un passo, un minuscolo passettino fuori dal gorgo della
pura, generosa ma cieca, emotività.
I
numeri e la loro interpretazione
Roberto Volpi, Ermenegildo Ciccotti, Enrico Moretti, Roberto Ricciotti,
Marco Zelano
Statistici, consulenti dell’Istituto degli Innocenti, Firenze
Le
fonti dei dati e la loro diversità
Come orizzontarsi tra definizioni e dati che cambiano al cambiare della
legislazione
Un esame delle violenze
sui minori a partire dalle statistiche correnti dell’ISTAT e tutt’altro
che agevole, oltre che poco soddisfacente. Intanto, alcune fattispecie
delittuose non sono né riferite né riferibili specificamente ai minori
(esse sono: abbandono di minori e incapaci; violazione degli obblighi di
assistenza familiare; maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli,
incesto), e sui dati ad esse relative sarebbe del tutto arbitrario
cercare di distinguere la quota relativa ai minori. In secondo luogo,
agli inizi del 1996 la legge n. 66 ha ridefinito alcune fattispecie di
reati e ne ha introdotte di nuove rendendo di difficile comparazione le
statistiche precedenti il 1996 con quelle successive. Per esempio, le
violenze sessuali hanno questo nome solo dal 1996, mentre prima
esistevano al loro posto le fattispecie delittuose della violenza
carnale più alcune altre fattispecie minori. Inoltre, è sempre dal 1996
che sono stati istituiti, presso le Questure italiane, gli Uffici
Minori, con al primo punto la lotta alle violenze sessuali sui minori:
istituzione che comporta di per sé un balzo delle denunce tra il 1 995 e
il 1 996, che infatti c’è stato.
L’ISTAT arricchisce e
integra, ormai da quasi un quindicennio, la sua produzione di
statistiche correnti con indagini campionarie che hanno una cadenza
periodica e che fanno parte delle cosiddette “Indagini Multiscopo sulle
famiglie”. Spesso queste indagini esplorano argomenti e problematiche
che pure si ritrovano nelle statistiche correnti, ma con un taglio e una
profondità che, per loro natura, queste ultime non possono avere. Ad
esempio, proprio in quanto campionarie le Indagini Multiscopo tendono a
sondare i pareri delle famiglie e dei loro componenti sugli argomenti
oggetto di indagine. Non deve dunque destare alcuna meraviglia il fatto
che i risultati delle statistiche correnti e delle Indagini Multiscopo
siano del tutto diversi anche quando gli argomenti si sovrappongono.
Per fare un esempio: un
conto saranno i delitti quali si deducono dalle statistiche giudiziarie
e tutt’altro i delitti che gli italiani interpellati dichiarano di avere
subito. Le possibilità di divergenza sono molte, prima tra tutte quella
dovuta al fatto che chi subisce un delitto non sempre lo denuncia e che
dunque i delitti dichiarati (che appaiono nelle Indagini Multiscopo
sull’argomento) tendono a superare quelli denunciati (che
appaiono negli Annuari
delle Statistiche giudiziarie penali). Relativamente al tema delle
violenze sui minori esistono, in pratica, tre fonti ufficiali di dati:
a) le statistiche
correnti dell’ISTAT sulla criminalità che riguardano i delitti e le
persone denunciati all’Autorità Giudiziaria per i quali è stata iniziata
l’azione penale;
b) le statistiche del
Ministero degli Interni, che riguardano i delitti e le persone
denunciati all’Autorità Giudiziaria dalla Polizia, l’Arma dei
Carabinieri e la Guardia di Finanza;
c) le statistiche
ricavate dalle Indagini Multiscopo sulle famiglie dell’ISTAT che
prendono in esame le molestie e le violenze che gli intervistati (nella
fattispecie le donne di 1459 anni, tra le quali sono distinguibili le
minorenni) dichiarano di aver subito.
I primi due tipi di
statistiche (denominate rispettivamente “statistiche della criminalità”
e “statistiche della delittuosità”) si trovano negli Annuari delle
Statistiche giudiziarie penali dell’ISTAT, ma quelle del Ministero degli
Interni sono riportate anche su molta letteratura grigia prodotta dallo
stesso Ministero. Prenderemo in esame - sia in questo commento, sia
nell’appendice statistica - tutte queste fonti di dati, e in più
ricorreremo a una ricerca del Censis, datata 1998, che fornisce una
stima del numero delle violenze subite - e non soltanto denunciate -
annualmente dai minori nel nostro Paese. Ci serviremo altresì di questa
ricerca per approfondire il discorso, motto importante, sugli autori di
queste violenze.
Per come sono
organizzati i dati, conviene che, nella nostra analisi, ci riferiamo
ordinatamente:
1 . alle violenze
sessuali sui minori di 14 anni, documentate dai dati del Ministero
dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in quanto
consentono questa distinzione per età (dati ricavati dalla letteratura
grigia dello Stesso Ministero);
2. alle altre violenze
sui minori documentate dai dati dell’ISTAT relativi ai delitti per i
quali l’Autorità Giudiziaria ha iniziato l’azione penale (dati ricavati
dagli Annuari di Statistica giudiziaria penale);
3. alle violenze e alle
molestie che le minorenni dichiarano di aver subito (dati ricavati dal
volume “La sicurezza dei cittadini. Reati, vittime, percezione della
sicurezza e sistemi di protezione - Anno 1997-1998”, che riporta i
risultati dell’Indagine Multiscopo sulle famiglie sull’argomento);
4. alle stime del
Censis degli abusi sessuali a danno dei minori e altresì sugli autori di
queste violenze (stime ricavate dalla ricerca del Censis “Sfruttamento
sessuale e minori. Nuove linee di tutela”, 1998). Dopo una analisi punto
per punto, concluderemo con una sintesi che prende contemporaneamente in
considerazione tutte le informazioni disponibili.
1. Le
violenze sessuali sui minori di 14 anni
Quelle sessuali rappresentano l’unica forma di violenza sui minori le
cui denunce sono in aumento. Ma l’aumento delle denunce implica o no
anche l’aumento di questi delitti?
Esaminando la serie dei
dati relativi alle denunce di violenze carnali sui minori di 14 anni che
va dal 1985 al 1995 troviamo che nel periodo precedente gli anni Novanta
le denunce superano di poco le 200 l’anno, per attestarsi poi saldamente
sotto questa quota fino al 1995, anno in cui ritornano a superare di
pochissimo quota 200, senza arrivare comunque ai valori degli anni
Ottanta.
A giudicare da questi
dati ci troviamo di fronte, con tutta evidenza, ad un fenomeno
sostanzialmente stazionario anche se percorso da una leggera tendenza
temporale alla diminuzione che perdura fino al 1995.
Dal 1996 (legge n. 66) i
delitti di violenza carnale e affini, che facevano parte dei delitti
contro la famiglia, sono stati riuniti nella categoria delle violenze
sessuali, che sono invece comprese tra i delitti contro la persona, per
i quali le pene sono più severe. Per questo motivo le due serie di dati,
relative l’una al periodo che precede l’anno 1996 e l’altra al periodo
che inizia proprio dal 1996, non sono pienamente confrontabili.
Ma concentriamo
l’attenzione sui dati di quest’ultimo periodo.
Denunce di violenze sessuali sui minori di 14 anni. Anni 1996-1999
|
ANNI |
DENUNCE |
NUMERI
INDICI |
| 1996 |
305 |
100 |
| 1997 |
470 |
154 |
| 1998 |
586 |
192 |
| 1999 |
511 |
168 |
Si vede subito che, a
differenza di quanto avveniva per le denunce di violenze carnali del
periodo 1985-1995, che come Si è detto sono stazionarie e, semmai,
leggermente in diminuzione, il fenomeno delle denunce di violenze
sessuali contro i minori di 14 anni fa registrare un forte aumento
seguito da una contrazione nel 1999 che comunque non impedisce che in
tre anni il fenomeno sia cresciuto del 68%. Alle denunce di violenze
sessuali possiamo aggiungere quelle degli atti sessuali con minori, che
prima del 1996 non venivano neppure rilevati (il reato del resto è ben
più lieve della violenza sessuale). Le denunce di atti sessuali con
minori hanno fatto registrare un’impennata, passando dai 160 delitti
denunciati nel 1996 ai 585 del 1998. Sono dunque in aumento le denunce
sia delle violenze sessuali che degli atti sessuali sui minori.
Sono i delitti a sfondo
sessuale sui minori quelli per i quali negli ultimi anni le denunce sono
cresciute decisamente.
Che cosa Si deve pensare
di fronte ad aumenti tanto marcati delle denunce di questi delitti nel
breve arco di un triennio? E appena il caso di ricordare che le
“denunce” non sono i “delitti” e che questi ultimi non necessariamente
sono in stretta correlazione con le denunce. Le variazioni nel numero
delle denunce possono dipendere da molti fattori che non hanno a che
vedere con analoghe variazioni nei delitti. Per esempio, se cala la
fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine e nel sistema giudiziario
si possono avere meno denunce anche in corrispondenza di più delitti. Un
altro fattore che influenza il numero delle denunce è la presenza più o
meno diffusa e avvertita delle forze dell’ordine (e dello Stato in tutte
le sue articolazioni) sul territorio e la loro capacita di contrastare
la criminalità. Un altro fattore ancora è il grado di riprovazione di un
determinato delitto da parte della pubblica opinione. Si può, per
intenderci, avere una situazione nella quale in due aree territoriali le
denunce di un certo delitto divergono unicamente perché in un’area c’è
meno tolleranza sociale che nell’altra verso quel delitto (e quel che
succede per certi reati della cosiddetta criminalità predatoria come
scippi e borseggi). Certo, tolleranza sociale non sembra esserci verso
delitti come quello delle violenze sessuali sui bambini. Anzi, si e
diffuso nel Paese un senso di riprovazione tale che prende a volte, come
si è detto in premessa, le sfumature della vera e propria psicosi
collettiva. E, del resto, lo stesso incremento delle denunce di questi
delitti si erge a indicatore di una accresciuta riprovazione generale.
Il problema centrale,
tornando al nostro interrogativo circa i motivi dell’incremento delle
denunce, è quello di riuscire a capire quanto di questo aumento è
imputabile all’aumento vero e proprio del fenomeno e quanto, invece, a
una maggiore propensione alla denuncia. In altre parole: dobbiamo
allarmarci per queste cifre in quanto segnalano fenomeni in espansione o
non piuttosto rallegrarci perché questi stessi fenomeni stanno mano a
mano venendo alla luce, ovverosia contrastati e repressi? Cos’è
successo, dunque, a partire dal 1996, da far schizzare in alto le cifre
delle denunce fino all’anno prima stazionarie se non addirittura in
diminuzione? E successo che è stata varata una legge - la n. 66 - che ha
ampliato i confini del reato di violenza sessuale. Punto primo. Ed e
successo, punto secondo, che proprio nel 1996 è stato istituito presso
ogni Questura un apposito Ufficio Minori che si occupa innanzi tutto di
violenze sessuali sui minori. Ci sono insomma gli elementi per
ipotizzare che non sia successo alcun nefasto cataclisma a partire dal
1996. Che non siano aumentate le violenze sessuali sui minori di 014
anni ma soltanto le denunce di queste violenze e che gli artefici di
questa aumentata propensione alla denuncia siano in buona misura gli
Uffici Minori istituiti presso tutte le Questure d’Italia proprio a
partire dal 1996.
Del resto, nel 1999 le
denunce registrano una diminuzione rispetto al 1998: 511 rispetto a 586.
Sembra però improbabile che, come gia gli aumenti, questa diminuzione
delle denunce stia a testimoniare di una reale contrazione del fenomeno.
2. Le
altre violenze sui minori
Non
sono in aumento, ma si deve ricordare che normalmente le cifre
sottostimano la realtà
Non ci sono soltanto le
violenze sessuali e gli atti sessuali sui minori, anche se proprio le
violenze sessuali sui minori tra tutte le forme di violenza hanno un
posto di preminenza per la repulsione che suscitano specialmente quando
sono dirette contro dei bambini piccoli. Purtroppo, per una valutazione
di tutte le forme di violenza (e non solo di quelle sessuali) si deve
tener conto del fatto che dei delitti in generale - e questi dei quali
scriviamo non fanno eccezione - non si conosce l’età delle vittime.
Tuttavia, alcune fattispecie delittuose riguardano dichiaratamente i
soli minori: infanticidio, prostituzione minorile, pornografia minorile,
corruzione di minorenne, abuso dei mezzi di correzione, sottrazione
consensuale di minore. Altre ancora riguardano presumibilmente
soprattutto i minori: abbandono di minori e incapaci; violazione degli
obblighi di assistenza familiare; maltrattamenti in famiglia o verso
fanciulli, incesto, ma sarebbe del tutto arbitrario, come abbiamo già
fatto notare, estrapolare dalle denunce ad esse relative quelle che
riguardano i minorenni. Conviene dunque concentrare l’attenzione sulle
violenze che riguardano specificamente i minori, alcune delle quali,
come vedremo, rilevate solo a partire da anni molto recenti e per le
quali, dunque, non è possibile alcuna valutazione delle tendenze in
atto.
L’infanticidio è da
sempre assestato su livelli minimi, in quanto varia da punte massime di
poco sopra le 10 unità (anni 1987-1988) a punte minime sotto le 5 unità.
Nel 1998 si sono avuti proprio 5 casi e, comunque, non si evince alcuna
tendenza alla crescita di questo delitto. Dei delitti di prostituzione
minorile (9 casi nel 1998) e di pornografia minorile (30 casi nel 1998)
si puo solo prendere atto, trattandosi di tipologie di reato la cui
rilevazione è cominciata nello stesso 1998 - in conseguenza del varo
della legge “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della
pornografia, del turismo sessuale in danno dei minori, quali nuove forme
di riduzione in schiavitù” - ultimo e unico anno, al momento, per il
quale sono disponibili i dati. E tuttavia appare abbastanza evidente che
sono proprio questi i delitti sui minori che più si prestano a uno
sfruttamento in chiave per così dire commerciale. Non mostra una
tendenza all’aumento l’abuso dei mezzi di correzione, anche se negli
anni 1997 e 1998 i casi sono saliti da 85 nel 1996 a, rispettivamente, 1
10 e 95. Tuttavia, queste cifre erano già state raggiunte e perfino
superate in anni precedenti (107 nel 1987 e 99 nel 1989).
Stesso discorso per la
sottrazione consensuale di minore, tipologia di reato che dal 1996
comprende anche il ratto di minore
con meno di 14 anni,
prima di quella data considerato a sé. Si può anzi affermare che questo
delitto e in netta diminuzione in quanto, pur comprendendo dal 1996 due
fattispecie delittuose prima considerate separatamente, i casi sono
comunque inferiori a quelli che si avevano negli anni precedenti il
1996:
poco più di 100 casi
all’anno negli anni 1996, 1997 e 1998, contro punte anche di 300 e oltre
sul finire degli anni Ottanta. In sostanza, anche alla luce di quanto
gia visto in precedenza, il quadro delle violenze sui minori quale
risulta dalle denunce appare in crescita esclusivamente per quanto
riguarda il loro versante sessuale, mentre non si può affermare
altrettanto del resto delle violenze. Una parola, comunque, va detta per
ciò che riguarda i valori assoluti delle violenze. Premesso che anche un
solo caso di violenza e di troppo, resta il fatto che questi valori sono
tutt’altro che eclatanti. Insomma, non sono queste le cifre che possono
giustificare un tanto largo e condiviso allarme della pubblica opinione.
Ma occorre in proposito ribadire tre considerazioni: (a) che le cifre si
riferiscono a delitti denunciati e che dunque non rappresentano che la
punta emergente di fenomeni sotterranei ben più ampi, della reale
consistenza dei quali, evidentemente, c’è una sorta di percezione
diffusa in giro; (b) che è proprio l’aumento delle denunce delle
violenze di tipo sessuale a fare da moltiplicatore dell’allarme e della
preoccupazione che circondano queste problematiche; (c) che l’allarme e
la preoccupazione sono tanto maggiori in quanto la criminalità
organizzata trasforma e traduce in “affari” tante forme delle violenze
contro i minori.
3.
Violenze e molestie dichiarate dalle donne di 14-17 e di 14-59 anni
La
molestia corre sul filo del telefono. Le minorenni le più esposte a
molestie e atti di esibizionismo
…omissis…
4. Le
stime del Censis degli abusi sessuali a danno di minorenni
Una
denuncia di abuso sessuale sui minori ogni 20-40 abusi effettivi. La
dimensione familiare della violenza sessuale sui minori
Le cifre sugli abusi
sessuali a danno di minorenni riportate nella ricerca del Censis dal
titolo “Sfruttamento sessuale e minori: nuove linee di tutela” non sono
confrontabili né con quelle ufficiali delle denunce di violenze
sessuali, né con quelle ricavate dall’ISTAT intervistando le minorenni
di 14-17 anni. Gli abusi sessuali di cui parla il Censis costituiscono
per un verso una categoria più ampia delle sole violenze sessuali, e per
l’altro escludono gran parte delle molestie meno gravi dichiarate dalle
intervistate nell’Indagine Multiscopo. Inoltre, sono cifre stimate; non
denunce di violenze né violenze e molestie dichiarate. Riguardano infine
tutti i minorenni e non una parte di essi. Queste cifre servono per
completare il quadro della documentazione.
Abusi sessuali a danno di minorenni. Stime
| VALORI ASSOLUTI |
| Casi annui di violenza carnale |
10.500 |
| Casi annui di molestie gravi |
10.500 |
| Casi totali annui di abuso sessuale |
21.000 |
| INCIDENZA PERCENTUALE DEI CASI
ANNUI STIMATI |
| 1 caso ogni 400 minori |
| 1 caso ogni 4 scuole (elementari e
medie inferiori) |
| 1 caso ogni 500 famiglie |
Come tutte le stime,
intendono essere indicative della dimensione reale del fenomeno. Pur con
tutte le limitazioni possibili, sono senz’altro cifre che danno un’idea
del fenomeno decisamente più vicina alla realtà di quanto non facciano
quelle relative alle denunce all’Autorità Giudiziaria che si trovano
sulle statistiche dell’ISTAT e che hanno perô il merito, non da poco, di
essere sicure. Secondo le stime del Censis circa due bambini su mille
subiscono mediamente ogni anno una violenza sessuale. E una stima che
non può essere ne accettata acriticamente, né pregiudizialmente
respinta, perché il fenomeno e in gran parte nascosto, oscuro,
inconfessabile e perfino irraggiungibile. Le stime del Censis fanno
pensare che venga scoperto e denunciato un reato di violenza sessuale
sui minori su 20-40 reati effettivamente compiuti. Ma, al di là delle
cifre, la ricerca mette nero su bianco ciò che, del resto, è risaputo da
tutti meno, sembra, che dai mass media che continuano bellamente a
ignorare la realtà. Citiamo testualmente dalla ricerca del Censis:
“Contrariamente a quanto la stampa e la televisione ribadiscono con
ossessiva insistenza, il complesso dei riscontri empirici disponibili
evidenzia che la stragrande maggioranza degli abusi sessuali ai danni
dei minori (70-90% dei casi) avviene in un ambito familiare e riguarda
soprattutto la relazione genitore-figli”. A supporto di questa tesi,
comune a tutte le ricerche su questo argomento, il Censis riporta una
sintesi dei dati ricavati dai procedimenti penali del Tribunale di Roma
che, per l’anno 1996, dimostrano che:
- il 90% dei casi di
abuso nei confronti dei minori avviene in famiglia, e vede nel ruolo
di abusante il padre naturale, il patrigno, o più raramente la
madre/matrigna;
- l’8% dei casi di abuso
nei confronti dei minori avviene in ambiti extra familiari, come la
scuola o la palestra, e l’abusante risulta essere una persona conosciuta
precedentemente dall’abusato, come l’insegnante, il personale
scolastico, o altre figure professionali vicine al mondo dei minori;
- appena il 2% dei casi
di abuso nei confronti dei minori chiama invece in causa abusanti che
risultano del tutto sconosciuti al minore abusato.
A questi dati ricavati
dal Censis fa da riscontro il basso numero di denunce contro ignoti che
si registrano per questi delitti (il 10-15% di tutte le denunce di
violenze sessuali: la percentuale più bassa in assoluto tra tutti I tipi
di delitti). Così stando le cose è evidente che, per tornare alle parole
del sostituto procuratore Ormanni, la mobilitazione sociale contro la
pedofilia dovrebbe innanzi tutto rivolgersi proprio contro le stesse
famiglie chiamate a metterla in atto. Siccome quando si parla di
pedofilia Si guarda sempre fuori, agli altri, meglio ancora se
provenienti dagli altri Paesi, è ora di prendere coscienza che violenze
sessuali, abusi sui minori, pedofilia e altro ancora di analogo,
allignano soprattutto nel seno stesso delle famiglie.
5.
Considerazioni conclusive
5.
1 E' Internet il nuovo veicolo della pornografia minorile
E' il versante sessuale
delle violenze sui minori quello che le statistiche ufficiali
documentano in crescita. Ogni giorno si scoprono su Internet nuovi siti
per pedofili. Le violenze contro i minori possono costituire e di fatto
costituiscono una merce che alimenta traffici criminali tanto perversi
quanto lucrosi. A proposito di violenze sui minori, è la crescente
diffusione di questi traffici la vera novità degli ultimi anni. Al
turismo sessuale ai danni dei minori, alla prostituzione minorile si è
andata affiancando prepotentemente la pornografia minorile, cartacea, in
video, su Internet. E' proprio Internet il nuovo veicolo della
pornografia minorile ad uso dei pedofili. Ed è Internet altresì la nuova
frontiera della lotta alla pornografia minorile e alla pedofilia.
5.2
Le violenze sui minori. Perché è positivo e non negativo aumento delle
denunce
Ma Internet e le
indagini che pure portano allo scoperto organizzazioni criminose di
indicibile efferatezza, non possono far dimenticare che le violenze sui
minori, sessuali in primo luogo, ancora oggi si compiono in prevalenza
tra le mura domestiche.
E tuttavia, pur essendo questa una verità
incontrovertibile, occorre riaffermare con forza che non ci sono veri,
convincenti riscontri che dimostrano che questa quota delle violenze sui
minori è in crescita a sua volta. Le denunce rappresentano una
percentuale decisamente minoritaria delle violenze effettive, reali, e
il loro aumento è con ogni probabilità il frutto sia dei nuovi strumenti
legislativi, di indagine e repressivi messi in campo, come abbiamo
spiegato al paragrafo 1, sia di una crescente sensibilità collettiva
attorno a questo come ad analoghi problemi che toccano i bambini.
Tutti gli indicatori
indiretti sembrano confermare questa tesi. Due su tutti: la percentuale
di figli naturali non riconosciuti da entrambi i genitori è in
irreversibile diminuzione ed è ormai sotto l’1%, mentre, diversamente,
quella dei figli riconosciuti da entrambi i genitori è in aumento senza
soste o cedimenti ed ha superato l’85%.
La mortalità dei bambini di 0-14
anni non dovuta a malattia, quella per cause violente, è d’altro canto
in forte calo da quasi trenta anni, tanto che tra gli anni Settanta ed
oggi il tasso di mortalità per queste cause dei bambini di 0-14 anni si
è più che dimezzato.
Si tratta di due indicatori, importantissimi, che
dimostrano senza ombra di dubbio che i figli sono meglio accolti oggi di
una volta e che su di loro si riversa un carico di cure, attenzioni e
preoccupazioni neppure lontanamente paragonabile a quello di altre
epoche. E realistico pensare che tutto questo avvenga in famiglie che
però abusano dei figli molto più di quanto non facessero negli anni
trascorsi? A nostro parere no, a nostro parere, lo ripetiamo, l’aumento
delle denunce è un fatto positivo in quanto dimostra non un’accresciuta
intensità delle violenze sessuali sui bambini ma, finalmente, il loro
progressivo venire alla luce dovuto ad un impegno complessivo, della
società e dello Stato, più forte e determinato.
5.3
L’errore di ridurre tutto, violenze e pedofilia, ad un problema di
ordine pubblico
C’è una distorsione nel
modo di percepire e di opporsi al fenomeno degli abusi e delle violenze
contro i minori. Si tende a ignorare o quantomeno a sottovalutare quel
che avviene entro ambiti domestici, familiari, conosciuti; si tende,
viceversa, a enfatizzare tutto quello che avviene fuori da quegli
ambiti, all’esterno, tra gli altri.
Tanto le informazioni
che le politiche risentono fortemente di questa distorsione, risultando
distorte a loro volta. Si raccomanda in mille modi al bambino di
guardarsi dall’altro che sta fuori, ma si dimentica che il suo nemico e
otto volte su dieci chi dovrebbe essergli amico.
Più e prima ancora che
un problema di sicurezza pubblica questo che ci si presenta e un grande
problema di salute privata. Salute etica e morale verso la quale
spingere la vita delle famiglie, e alla quale educare gli stessi figli.
Ridurre la lotta contro le violenze e gli abusi sui bambini e contro la
pedofilia a un problema di ordine pubblico e un clamoroso quanto comodo
errore: assolve tutti, non impegna seriamente nessuno, lascia inalterate
le cose che davvero andrebbero cambiate, incarognisce la società e i
rapporti tra le persone. E produce ulteriori distorsioni. Il rischio
pedofili continuamente sbandierato da ogni tribuna e a ogni istante,
infatti, rischia a sua volta di allargare la forbice tra la grande
maggioranza dei bambini che godranno di attenzioni ancor più
asfissianti, stretti in gabbie protettive che lasceranno loro sempre
meno spazi e libertà, e una minoranza degli stessi bambini che
galleggeranno sempre più lontani dagli altri, sempre più deboli e a
rischio.
5.4
I bambini scomparsi serbatoio della pornografia minorile e del traffico
di organi? Ma in Italia il fenomeno e ben più lieve di come viene
rappresentato
E infine una parola sui
bambini scomparsi. Non c’è analisi dei fenomeni che abbiamo illustrato
che non parta da una considerazione: sarebbero soprattutto i bambini
scomparsi ad alimentare i turpi traffici di organi, la pornografia
minorile, la prostituzione minorile. Il passo per ricordare urbi et orbi
che in Italia i bambini scomparsi sono uno sproposito, addirittura
migliaia e migliaia l’anno, è breve e viene generalmente compiuto con
estrema superficialità da chi, lavorando nell’informazione e avendo la
possibilità e la responsabilità di rivolgersi a centinaia di migliaia,
quando non a milioni di persone, dovrebbe andarci coi piedi di piombo.
Lo abbiamo scritto e detto in tutte le sedi nelle quali ci è capitato di
poterlo fare: questa delle migliaia di bambini italiani scomparsi ogni
anno è una notizia totalmente e clamorosamente falsa. I bambini italiani
effettivamente scomparsi ogni anno si contano sulle dita delle mani.
Sono mediamente 3 mila non già i bambini scomparsi ogni anno ma le
segnalazioni di scomparsa dei minori, l’80% delle quali si risolvono nel
giro di breve tempo, nel senso che o gli “scomparsi” vengono
rintracciati o ritornano da soli o non erano mai scomparsi. E non si
devono dimenticare, del 20% di segnalazioni che rimane, le denunce di
scomparsa non ritirate anche quando cessa la scomparsa che ha dato luogo
alla denuncia. Inoltre, tra quanti non vengono rintracciati 7 su 10 sono
non già bambini ma 15-17enni e si hanno tutte le ragioni per pensare che
se ne siano andati di loro propria volontà, non già in quanto rapiti. Di
bambini fino a 10 anni di età dei quali non si avevano ancora riscontri
erano rimasti, nel marzo 1998, 120 casi relativi agli anni 1996 e 1997
(che sarebbero poi ulteriormente diminuiti col passare del tempo).
L’analisi di questi casi fatta dallo stesso Ministero degli Interni è però
inequivocabile, ancorché soggetta a qualche modesto errore: 88 bambini
erano stati sottratti dal coniuge separato all’altro coniuge, 28 si
erano allontanati dagli istituti minorili che li ospitavano, o
unitamente ai genitori o da soli.
Il risultato di tutte queste
essenziali specificazioni, si ripete, è dato da pochi, circoscritti e
conosciuti casi di bambini italiani effettivamente scomparsi ogni anno.
Propagare ogni volta sull’argomento cifre abnormi e del tutto infondate
non è semplicemente fare disinformazione. E' un’altra cosa. E' cercare
volutamente la disinformazione. E' qualcosa che sconfina col reato.
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