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COME RICONOSCERE I VERI E I FALSI ABUSI

Relazione presentata al Convegno di Cagliari il 27 marzo 2010

  (In calce gli allegati)

Premessa

 L’intento di questo lavoro è far conoscere alla collettività quello che avviene, in alcune delle nostre Procure italiane, durante l’ascolto dei minori, che si presume siano stati al centro di attenzioni particolari da parte di adulti.

Lo studio ha avuto inizio dall’esame delle videoregistrazioni di audizioni protette e incidenti probatori, dalle quali si evince come alcuni operatori del diritto e della salute mentale tenessero in scarsa considerazione le norme nazionali e internazionali sulla tutela del minore. Per di più, si presume che quanto documentato sia solo la punta dell’icerbeg di quello che avviene nella realtà in seno alle istituzioni, in quanto non sempre è possibile fare piena luce sui comportamenti degli attori, proprio per il vincolo della segretezza degli atti del reato.

L’interesse della ricerca è stato rivolto essenzialmente verso due componenti: l’approfondimento del linguaggio verbale utilizzato durante le interviste con il bambino, mediante la costruzione di una scala graduata di suggestionabilità, e l’esame della mimica di tutti gli intervenuti, evidenziando con estrema facilità, come le informazioni raccolte siano di dubbia attendibilità e come sia possibile, durante il colloquio modificare i ricordi, ottenendo una versione dei fatti artefatta e sufficiente per sostenere un’imputabilità.

Perlopiù, l’attenzione si è focalizzata sul lasso di tempo che intercorre fra la denuncia del presunto evento e il momento in cui il minore viene sottoposto all’incidente probatorio, esaminando, se possibile, il comportamento di tutti i convenuti, alla luce delle conoscenze scientifiche psicologiche nell’ascolto di un infante vittima di un presunto abuso.

L’esame delle videoregistrazioni, rilevano come sia forte la discrepanza fra ciò che la letteratura psicologica scientifica condivisa suggerisce, pur considerando le diverse correnti di pensiero, e quanto avviene nelle audizioni protette e negli incidenti probatori.

L’origine ebbe inizio quando il legislatore, con la legge 66/96 in tema di violenza sessuale, ha demandato agli operatori delle istituzioni il compito di coordinare gli interventi a tutela del minore, senza una precisa regolamentazione in tema di ascolto nei casi di presunti abusi. Inoltre, considerato che la psicologia non può assurgere a livello di scienza, come per esempio la fisica, si comprende che lo studio del comportamento umano, con le sue milioni di variabili, diventa ancor più difficile, e la necessità di una norma o regolamentazione su scala nazionale si rende sempre più urgente.

In particolar modo, è un dato psicologicamente scientifico e condiviso, che la suggestionabilità, l’induzione e la manipolazione hanno una forte influenza sull’essere umano, e ancor più sui bambini, nel modificare, non solo i ricordi, ma anche i comportamenti e gli agiti. Se poi consideriamo che certi comportamenti dell’essere umano non possono essere dimostrati, ma semplicemente descritti soggettivamente, si accentua ancor di più il divario interpretativo. Perciò, dinanzi all’assenza di una spiegazione scientifica, è facile comprendere come si alimentino tutti quei processi cognitivi che conducono alla formazione di presunzioni, come possono essere la superstizione, l’isteria o i contagi dichiarativi.

È doveroso spendere alcune considerazioni su alcuni fenomeni sociali per comprendere come l’ascolto del minore sia minato dal contesto in cui vive, proprio per l’assenza di certezza nel comportamento umano. In effetti, se esaminiamo il fenomeno della superstizione, che si tramanda di generazione in generazione e permane ancora oggi nella cultura popolare, questa diventa attiva fintanto che il rapporto costi-benefici resta favorevole, ossia finché credere conviene rispetto ad accettare i rischi che l’eventuale rapporto causa-effetto comporta.

Il cervello umano è una macchina che immagazzina dati e li mette costantemente a confronto, creando, in base all’esperienza connessioni e significati non sempre coerenti con ciò che vediamo in natura. Per esempio, quando è difficile legare un fatto ad un altro, la discordanza fra i due, il più delle volte, non viene registrata dal cervello, e questo processo è la fonte dei pensieri magici. Ciò genera la superstizione (Michael Shermer – Biologo alla Claremont Graduate University).

Per altro verso, è comune sviluppare nelle relazioni tra individui, dei sentimenti o delle sensazioni che variano da soggetto a soggetto. Essi possono essere di varia natura: paura, invidia, gelosia, amicizia, orgoglio, ira…, e sono in grado di modificarsi col trascorrere del tempo a causa dell’ambiente in cui si trovano ad agire. Sebbene l’argomento abbia mille risvolti e altrettanti studi siano possibili, si analizzano di seguito unicamente tre espressioni del fenomeno e cioè: l’isteria, la paura e l’indecisione.

Partendo dall’isteria, si può individuare una base comune a tutti a tre i sentimenti riscontrabile nel fatto che si può parlare di psicologia del soggetto o del gruppo unicamente come trasposizione sul piano generale e collettivo degli stati d’animo dei singoli individui. Senza prevaricare la definizione corretta di isteria dal punto di vista psicologico, si utilizza il termine nel senso di sentimento estremo che, diretto verso qualunque soggetto, faccia perdere la capacità razionale di prendere decisioni equilibrate. Di esempi famosi d’isteria collettiva la storia ne annovera diversi a partire dal 1450 fino ai giorni nostri. Per esempio, tra il 1450 e il 1750, migliaia di persone, per lo più donne, vennero prima accusate del crimen excepta di stregoneria, e poi uccise. Tornado ai giorni nostri, la situazione sociale non è poi tanto diversa, sono infatti cambiati i soggetti, passando dal femminile al maschile, anche se finire in carcere per pedofilia oggi sono gli uomini e non le donne.

Ciò che accomuna il fenomeno è la presenza di alcuni elementi comuni che, insieme, generano questo fenomeno di isteria collettiva:

  • Il mutamento di mentalità verso la tutela del minore e la persistente idea che il satanismo e la stregoneria siano realtà concrete con caratteristiche e strutture ben definite; di fatto non solo il popolino crede al maleficium, ma addirittura le classi colte sono certe dell’esistenza di sette sataniche e di streghe;

  • Problemi di carattere socio economico: crisi economica, guerre e conseguente aumento della popolazione femminile, carestie, epidemie. Tutto ciò non fa che alimentare la paura;

  • Grandi stravolgimenti religiosi e sociali: la riforma protestante e la Controriforma, l’affermazione delle monarchie nazionali, il terrorismo islamico…, con la tendenza sempre più diffusa a creare un capro espiatorio;

  • L’avvicendamento giuridico, da processi di carattere accusatorio a inquisitorio, dal ragionevole dubbio alla discrezionalità del giudicante.

È difficile capire quali siano le vere cause e quali le conseguenze; credo, quindi, sia opportuno indagare questo periodo di crisi come il passaggio dal mondo dell’armonia e della fissità, tipico del medioevo a quello in continua evoluzione sociale ed economica, proprio dell’età moderna.

Recentemente esempi di isteria collettiva, questa volta non limitata a un solo stato, ma addirittura a carattere europeo, possono essere riassunti nei mesi estivi del 1914, subito dopo l’attentato di Sarajevo, quando la popolazione maschile di Francia, Germania e Austria-Ungheria, cresciuta nel mito della cavalleria ottocentesca con principi di cameratismo militare, corse ad arruolarsi con la foga e l’inconsapevolezza di chi non sa cosa significhi davvero una guerra. Un altro esempio possono essere l’antisemitismo e l’incredibile ascesa al potere di Hiltler. In una Germania distrutta, dalla prima guerra mondiale e provata dalla crisi economica internazionale del 1929, le sensazioni di risentimento e di vendetta nei confronti degli alleati vittoriosi e predatori delle ricchezze tedesche crebbe col passare degli anni, fino a ottenebrare la mente della quasi totalità della popolazione che vide nella figura del Führer la sola via di salvezza. Tale espressione isterica collettiva non venne meno neppure con l’inizio della seconda guerra mondiale e tanto meno con le sconfitte del 1944 e 1945.

Anche di recente si è assistito a isterie collettive scaturite dalla morte di Michael Jackson. Basti pensare che le emittenti tv di tutto il mondo, o quasi, sono diventate altrettanti “Jackson Channels”. Di lui, delle sue origini, della sua carriera, dei suoi successi, delle sue ultime prove, dei suoi ultimi istanti, della sua prole, e della sua eredità abbiamo saputo ogni particolare. Tutto annegato nel diluvio di ditirambi e iperboli: il più grande cantante, il più geniale, il più qui, il più la… Resta il fatto che nessun episodio dopo l’11 settembre 2001 ha mai avuto una tale diffusione mediatica. Siamo schietti e realistici, non c’è da stare allegri a vivere in un mondo dove ormai nulla conta più che la morte di un re della musica pop.

La paura o il panico hanno una capacità estremamente elevata di radicarsi nell’animo umano, forse dovuta alla natura ontologica dell’uomo che non conosce  il futuro o per l’intrinseca debolezza del corpo umano che per sua natura è estremamente fragile. L’origine della paura ha quasi sempre inizio dalla diffidenza, che può essere sostenuta dall’invidia, per poi sfociare nel sospetto, individuando un nemico in quello che precedentemente era visto come avversario. La conclusione di tutto ciò sfocia nell’ostilità più aperta, che in alcuni casi provoca una vera e propria paura collettiva. Casi esemplificativi sono stati la caccia alle streghe, la mucca pazza e il virus dei polli, i casi di Rignano Flaminio o quello di Brescia.

L’indecisione, invece, altro non è che un profondo complesso di inferiorità che, tanto nei singoli uomini, che nei gruppi, si esprime nell’immobilismo o in decisioni incongruenti. Ne è un esempio il concetto ispirato alla massima machiavellica “il fine giustifica i mezzi”. Indipendentemente da tutto, il fenomeno della pedofilia, pur nel disgusto più grande possibile per l’atto commesso, non può essere certamente valutato alla stregua di una epidemia, solo per l’assenza di un particolare rigore nelle indagini o per l’inesistenza di un protocollo da assurgere come norma.

Da ultimo, merita citare lo sviluppo del contagio dichiarativo. Si tratta di un fenomeno che assume un’importanza estrema in molti settori, dovuto al diffondersi di false credenze più o meno fondate, tanto da divenire un fenomeno di proselitismo suggestivo.

In un’epoca dove il negazionismo ha una diffusione capillare nel costruire verità alternative che giungono a smentire la scientificità, esso crea un sofisticato meccanismo psicologico tale per cui lo scambio di informazioni tra individui porta a modificare radicalmente quanto accaduto e determina il formarsi di convincimenti che non corrispondono alla realtà dei fatti. Ciò crea una polarizzazione di più gruppi verso notizie che se conformi a quelle che loro già credono o presumono siano accadute, questi sposano la notizia creando una situazione radicale. È evidente che ogni nuovo elemento che si presenta dinanzi a questi gruppi verrà letto secondo le proprie convinzioni, determinando un’interattività che agisce come una cassa armonica, che progressivamente polarizza le loro azioni.

In altre parole, significa la creazione di inferenze psicologiche nel far credere che certi comportamenti o eventi siano realmente accaduti o potrebbero accadere creando delle forti illusioni, mentre nella realtà altro non sono che dei virus che si diffondono nella mente delle persone con lo stesso meccanismo delle malattie virali.

È evidente che l’unione della superstizione, dell’isteria e del contagio dichiarativo creano una miscela esplosiva, tale per cui qualsiasi argomento che venga trattato, non può che generare un procurato allarme sociale. In effetti, in questo ultimo decennio ha preso piede il fenomeno della pedofilia, in relazione alla quale non vi sono dati ufficiali. In un simile contesto alcuni gruppi di teorie psicologiche estremiste hanno avuto il sopravvento a tal punto non solo nel far credere che un disagio equivale a un abuso, ma anche da essere chiamati dagli operatori del diritto per la formazione degli addetti alle Istituzioni.

A latere di tutto ciò e a complemento di una agitazione sociale priva di fondamento scientifico, sono emersi gruppi di associazioni e blog che hanno fiutato l’opportunità per una loro visibilità sociale schierandosi in difesa delle vittime di pedofilia, presente e passata, e facendo leva su quanto pocanzi evidenziato.

Un esempio recente lo si ha dalla conclusione del procedimento penale della scuola materna Sorelli di Brescia, in cui Massimiliano Frassi (Prometeo), Roberta Lerici (Bambinicoraggiosi) e per finire al cosiddetto Lucignolo (Dal paese dei balocchi), pur dinanzi a tre gradi di giudizio di assoluzione degli imputati, accettano di mal grado le risultanze processuali, e per non smentirsi coi genitori scrivono nei loro spazi internet: “Oggi l’infanzia ha perso” – “Ci sono bambini che sono stati traditi dai loro cari…”.

Ritornando alla nostra relazione presentata al convegno di Cagliari il 27 marzo 2010 e dopo questa breve e opinabile esposizione su alcuni comportamenti sociali, si sottolinea come da un lato vi sia tutto uno studio psicologico sul comportamento dell’uomo e dall’altro una visione giuridica che altro non è che un intreccio tra una pseudo-psicologica e la discrezionalità dell’operatore del diritto.

Il lavoro si sviluppa in tre fasi; la prima richiama, pur sommariamente, conoscenze scientifiche psicologiche sulla suggestione, evidenziando come i ricordi possano essere contaminati, la seconda tratta le linee di intervento nei casi di presunti abusi sui minori da parte degli inquirenti e, l’ultima, una serie di episodi realmente accaduti in alcune Procure nell’ascolto del minore.

Correlando i diversi contenuti in tema di abusi ci si accorge, proprio per l’assenza di una regolamentazione su scala nazionale, come un comportamento, un disagio o un sintomo possano essere valutati in modo differente tra accusa e difesa.

L’esempio, forse più significativo, sta nel fatto che la letteratura scientifica psicologica ha dimostrato come un soggetto adulto, dinanzi a un processo comunicativo, crede a quanto gli viene suggerito, assimilando e convincendosi della bontà argomentativa proposta. Per altro verso, invece, i corsi di formazione o aggiornamento dei magistrati sostengono che il ricorso a domande suggestive offre una possibilità di risposte plurime, specie in assenza di una norma processuale che lo vieti. Se a tutto ciò si aggiungono, specificatamente, i paradossi inferenziali come:

  • Il bambino non dice nulla in audizione o incidente probatorio? – Il minore ha rimosso l’abuso sessuale;

  • Il minore accusa l’adulto? – Allora è stato abusato…,

non v’è dubbio che così facendo si verifichi, a mio giudizio, una sostanziale violazione dei diritti dell’uomo.

A guardare bene, ciò che è stato esposto potrebbe essere una stravaganza di chi scrive, ma la realtà è ben diversa, perché la documentazione ottenuta dalla "Scomposizione testimoniale" di alcune videoregistrazioni effettuate presso alcune Procure italiane ci offre tutt’altro scenario.

Ed è proprio la scomposizione in fermo immagini dei video che ci hanno consentito di rilevare come la tutela dei minori sia a rischio; e non solo, perché l’analisi delle domande dell’intervistatore sono il più delle volte suggestive, induttive, manipolatorie…, e la gestualità (intervista non verbale) è altrettanto significativa tanto da condurre il colloquio verso quei canoni preconfezionati.

È bene rammentare, anche se molti sottovalutano la gestualità, che i movimenti del corpo sfuggono all’attenzione del linguaggio sia verbale sia trascritto o vengono considerati meno strutturati rispetto al sistema linguistico.

Nell’ultimo ventennio, studiosi di psicologia, antropologia, semiotica e linguistica (cfr. McNeill 1985, 1992; Kendon 1997, 2004; Haviland 2004, 2005; Cienki & Müller 2008) hanno, tuttavia, selezionato come oggetto di studio non solo tali gesti, ma anche la gestualità che accompagna la conversazione, focalizzando, così, l’attenzione sull’aspetto corporeo –spesso sottovalutato– dei sistemi rappresentativi linguistici. Da una teoria dell’embodiment di sistemi simbolici come il linguaggio, si è dunque passati all’analisi dell’exbodiment (Mittelberg 2008), cioè del modo in cui i concetti possono manifestarsi in modo concreto, nonché delle motivazioni sia culturali sia cognitive dei sistemi multimodali di comunicazione.

La tecnologia “Motion Capture” ci ha permesso, per gli esempi che proponiamo, di “catturare” i movimenti degli intervistati e degli intervistatori in modo preciso, consentendo un’analisi quantitativa e qualitativa del significato espresso in merito alla gestualità suggestiva, postura, lineamenti facciali…

Va subito detto che in molti paesi è d’obbligo la videoregistrazione quando si tratta di colloqui col minore, e la ripresa audio-video viene effettuata mediante videocamere che riprendono ogni singolo attore ed una che riprende l’intero ambiente.

Grazie a questa tecnica è stato possibile individuare e catturare alcune scene sconcertanti che alla semplice visione del documento non erano riscontrabili, ma che hanno certamente creato sconforto per quanto accaduto in seno alle Istituzioni e perplessità per quanto successo. Le immagini della denudazione di una bambina ad opera della madre e della psicologa, il palpeggiamento dell’organo genitale di un consulente da parte di una minore, hanno creato per l’accusa, certamente, una forma di convincimento e stato emotivo di disprezzo per ciò che sarebbe accaduto, mentre nella realtà dei fatti altro non era che una duplice suggestione e induzione non consentita dalla letteratura maggiormente accreditata e un’evidente violazione dell’autodeterminazione dei diritti dell’uomo.

Un ulteriore aspetto molto interessante e nello stesso tempo preoccupante catturato con la tecnologia descritta, è emerso esaminando la videoregistrazione di un ascolto di una minore dell’età di circa dieci/undici anni, che aveva frequentato un corso di prevenzione antipedofilia nelle scuole elementari. Durante il colloquio la bambina dichiara di aver le conoscenze per smascherare un pedofilo, grazie al corso a cui aveva partecipato e all’opuscolo ricevuto, che l’avevano indotta a sostenere che i perversi toccano le adolescenti. Questo siffatto modo di operare è diffuso in molte regioni; ha la tendenza a istituire corsi di prevenzione anti-pedofilia, come se ad ogni angolo di strada o giardino pubblico vi fosse un deviato, senza valutare i rischi che una errata informazione recepita dalla collettività comporta. Anche 40 anni fa si ammoniva i nostri figli a non avvicinarsi agli estranei, a non accettare doni di qualsiasi genere da persone sconosciute, a evitare di accettare gratuitamente caramelle, che potevano contenere della droga o quant’altro.

Certamente a quei tempi non c’era tutta questa isteria collettiva, che oggi in tema di pedofilia si sta diffondendo. Il fatto è però un altro: per esempio, trarre il massimo beneficio economico all’insegna del volontariato in difesa dell’infanzia, sottrarre i bambini alle famiglie adducendo come pretesto l’incapacità genitoriale per inserirli in comunità appartenenti a certi gruppi di pensiero, e infine inasprire le pene delle condanne per dimostrare di essere politici capaci di armonizzare il tessuto sociale, pur di ottenere voti alle elezioni. Questo non significa difendere i pedofili, anzi l’adulto non ha alcun diritto di prevaricare il minore con la sua autorità qualunque essa sia, e togliergli quel piacere della scoperta sessuale che un minore può riscontrare durante la sua crescita psicofisica.

Questo modo di agire e di raccogliere le dichiarazioni di una minore senza un minimo di critica, come in effetti i dialoghi e i fermo immagini documentano, portano, inevitabilmente, verso una sola conclusione e cioè la formazione di un contagio collettivo. In effetti, né il Procuratore né la Psicologa presenti -in momenti temporali diversi, come indicato nel lato destro dell’immagine- hanno osservato che l’asserzione poteva essere frutto di un pregiudizio o fraintendimento di un gesto, in conseguenza del fatto che l’adolescente partecipava a un corso di teatro. Peraltro verso, è interessante rilevare che il contagio si propaga fra le coetanee, creando una rete di sostegno, in cui i pettegolezzi, gli stereotipi, il desiderio di diventare protagonista di una vicenda, generano una quantità di elementi pregiudizievoli che si alimentano e crescono a dismisura senza un autocontrollo.

È evidente che l’assenza di regole comportamentali sia per l’accusa sia per la difesa genera, nella valutazione dei casi di presunti abusi, un sistema a gabbia da cui difficilmente si può uscire, in quanto quelle poche informazioni vere o false che siano, raccolte all’inizio e rielaborate secondo il proprio convincimento (o discrezionalità) diventano, attraverso le inferenze, o fonte di prova o elementi insignificanti, che nell’uno o nell’altro caso creano evidenti traumi nei bambini e negli adulti.

Quello che si è voluto proporre con la presente relazione altro non è che una cristallizzazione di realtà accadute in seno alla giustizia, da cui si evince che le modalità operative differenti fra organi diversi delle Istituzioni non perseguono un’autentica tutela dell’infanzia.

L’auspicio è che questa ricerca sia fonte di una profonda riflessione e riesca ad amalgamare numerose coscienze oltre che favorire la regolamentazione dell’operato di quanti si avvicinano all’ascolto di un minore, attraverso un protocollo comune e condiviso, possibilmente con valenza normativa.

Concludo, con la speranza che le immagini pubblicate non diventino fonte di strumentalizzazione per denigrare il lavoro di ricerca, in quanto rappresentano uno strumento per combattere la superstizione, l’isteria e il contagio dichiarativo, senza dimenticare che l’ignoranza è più vicina alla verità del pregiudizio.

Li, 6 giugno 2010

Vittorio Apolloni

 

Per accedere alla relazione cliccare  QUI.

Per ascoltare la presentazione della relazione al convegno di Cagliari

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Nota:

La pubblicazione delle immagini non violano alcuna norma, essendo le stesse state oggetto di sentenza irrevocabile a cura del Tribunale di Torino. Cliccare  Qui