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La Repubblica.it del 24 maggio 2010 di Sara
Ficocelli Vita eterna per le bugie soprattutto se "rettificate"Uno studio dimostra che le
rettifiche avvalorano le convinzioni esistenti, anche se palesemente false. Si
tratta di un meccanismo mentale di autodeterminazione che condiziona anche le
votazioni politiche
Mettere un’informazione
sbagliata in circolazione è un po' come sciogliere una goccia di petrolio
nell'oceano: potrà rendersi invisibile frammentandosi in mille parti, ma non
scomparirà mai. Per spiegare la meccanica che sta dietro l'immortalità delle
"bugie" e i motivi per cui, malgrado le smentite, ci sarà sempre qualcuno
disposto a dargli credito, gli scienziati politici Brendan Nyhan dell'università
del Michigan e Ann Arbor e Jason Reifler della
Georgia State University di Atlanta hanno condotto alcuni esperimenti chiedendo
ai partecipanti di leggere notizie false contenenti dichiarazioni fuorvianti di
alcuni politici, e assegnando poi ad alcuni, a caso, una versione dell'articolo
contenente delle rettifiche. "Dai risultati ottenuti -
ha spiegato Brendan Nyhan al New York Times - è emerso che la diffusione di
rettifiche non solo non elimina i fraintendimenti ma anzi li fa peggiorare. In
un esperimento, ad esempio, abbiamo riscontrato che la porzione di elettori
conservatori che credono che i tagli alle tasse dell'ex presidente George W.
Bush abbiano contribuito alla crescita economica è salita dal 36% al 67% proprio
quando questa notizia è stata smentita. Le persone tendono ad accanirsi contro
la correzione delle informazioni già messe in circolazione e alle quali avevano
dato credito. Paradossalmente le smentite rafforzano i fraintendimenti". Lo studio americano,
presentato al meeting annuale dell'American Political Science Association, è
partito dai dati raccolti dal collega James H. Kuklinski, che nel 2000 illustrò
la differenza tra disinformazione e cattiva informazione, concludendo che spesso
gli elettori basano le preferenze politiche su false informazioni ritenute
attendibili, e dai ricercatori Charles S. Taber e Milton Lodge, che nel 2006
dimostrarono con una serie di sondaggi che spesso i cittadini rifiutano di
credere alle opinioni contrastanti con le loro, anche se è dimostrato che sono
vere. Nyhan, Arbor e Reifler hanno condotto la propria ricerca con una serie di
quattro esperimenti, suddividendo i volontari in gruppi e riscontrando come sia
praticamente impossibile far cambiare idea a qualcuno smentendo un'informazione
ritenuta fino a quel momento attendibile. Dalle cause scatenanti della guerra in
Iraq alla riforma sanitaria di Obama, sono tanti gli esempi di notizie false,
poi corrette, che hanno continuano e continuano a circolare come vere sul web,
sui giornali e quindi tra le opinioni della gente. E questo, come nel 2007
spiegò in un altro studio Brian J. Gaines, è un meccanismo di ragionamento che
ha a che vedere con l'autodeterminazione. "Sono due i procedimenti mentali che
regolano l'assimilazione delle informazioni", ha spiegato Nyhan. "Innanzitutto
chi le riceve va alla ricerca di pregiudizi: quando leggiamo qualcosa cerchiamo
in realtà una conferma ai nostri preconcetti, qualcosa che avvalori le nostre
convinzioni. Non una vera informazione. Il secondo procedimento scatta invece al
momento dell'eventuale smentita: noi lo chiamiamo
backfire effect ("effetto ritorno di fiamma") ed è
quel meccanismo mentale che porta a rafforzare le proprie convinzioni proprio
perché qualcuno le ha messe in discussione o controdimostrate". Come diceva Mark
Twain, "non è ciò che non sai a crearti dei problemi, ma ciò che sai per certo". |