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CORRIERE DELLA
SERA.it
del 2o
luglio a cura di Emanuela Di Pasqua
La nuova edizione in uscita
nel 2013
Arriva la nuova 'Bibbia' della
psichiatria
Saremo tutti «disturbati mentali»
Il "Manuale diagnostico"
potrebbe svalutare la gravità di alcune patologie etichettando chiunque come
malato.
E l'orientamento prevalente
gli riconosce grande merito.
MILANO
- Citando come esempio l'ansia depressiva lieve o il rischio di sindrome
psicotica, alcuni studiosi sostengono che persone considerate perfettamente sane
verranno in futuro definite mentalmente malate. Il "Manuale diagnostico e
statistico" (DSM) si appresta infatti ad affrontare
un aggiornamento previsto
tra tre anni, quando uscirà l'atteso DSM-V, ma già esplode la
polemica circa un eccessivo allargamento dei criteri che classificano la
malattia mentale. E se alla fine tutti fossimo definiti un po' matti cosa
accadrebbe?
IL
GOTHA DELLA PSICHIATRIA
- Essendo il DSM uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali più
utilizzati da medici e psichiatri, la preoccupazione è che una classificazione
troppo generica del disturbo mentale equivalga a etichettare tutti come matti. E
tutti è come dire nessuno. Questa in sintesi la critica da parte degli
psichiatri britannici Til Wykes e Felicity Collard, dell'Institute of Psychiatry
al Kings College London, e di Nick Craddock, dell'Università di Cardiff. Il
gotha della psichiatria britannica ha espresso un timore soprattutto circa
un'eventuale medicalizzazione eccessiva di molti disturbi lievi e generici che,
se classificati come anormali, potrebbero essere trattati farmacologicamente con
troppa disinvoltura. Un esempio emblematico è costituito dai disordini infantili
bipolari, la cui esplosione a livello diagnostico si è tradotta in un vero e
proprio boom di farmaci.
L'IMPORTANZA DEL MANUALE
- La prima versione del "Manuale diagnostico e statistico" risale al 1952 e fu
redatta dall'American Psychiatric Association. Particolarmente famosa divenne la
settima ristampa, nella quale si escludeva definitivamente l'omosessualità nella
classificazione psicopatologica. Da sempre viene considerata un riferimento
cruciale nella diagnosi della malattia mentale e negli anni ha dettato e
influenzato gli orientamenti globali. Attualmente la comunità psichiatrica ha un
atteggiamento opposto a quello che vigeva negli anni antecedenti alla riforma
Basaglia, al quale si deve il merito di aver intuito tra i primi che la malattia
mentale si acquisisce e che non può essere incasellata in schemi troppo rigidi.
IL
PARERE DELL'ESPERTO -
Abbiamo sentito il parere del professor Claudio Mencacci, direttore del
Dipartimento di salute mentale dell'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli di
Milano, chiedendogli in particolare la sua posizione sul dibattito in corso per
quanto riguarda i disturbi infantili e gli effettivi pericoli che la bibbia
della psichiatria mondiale diventi troppo generica. «Il timore che il DSM V,
ancora in fase di costruzione, possa portare a un'eccessiva medicalizzazione può
anche avere un suo fondamento - osserva Mencacci -, ma non bisogna dimenticare
che si tratta del primo tentativo di mettere in relazione i sintomi con il
cervello. Il DSM-V è il figlio dello sviluppo delle neuroscienze e del
neuro-imaging». «Oggi abbiamo delle nozioni sulla genetica e l'ambiente che non
si possono ignorare e che la nosografia psichiatrica non conosceva» fa notare
Mencacci, sottolineando che sta emergendo una classificazione psichiatrica più
positiva rispetto al passato e una considerazione del disturbo mentale meno
statica. «Una nosologia psichiatrica coerente e plausibile, quale quella
praticata oggi, dovrà inevitabilmente passare per un collegamento tra i sintomi
e il cervello. Il compito è quello di creare una classificazione a partire dai
sintomi, dalla loro caratterizzazione disfunzionale in rapporto ai contesti per
procedere all'identificazione dei processi neurali, con eventuali supporto di
basi genetiche. Il DSM-V cerca di compiere questo passo fondamentale». E
rispetto alla critica ricorrente alla neuropsichiatria infantile? «Credo
semplicemente che il dibattito ideologico non giovi alla psichiatria. Un esempio
emblematico è la cosiddetta ADHD (disturbo da deficit di attenzione e di
iperattività): è importante che venga diagnosticata nella giusta età ed è
importante sapere che su dieci bambini che soffrono di questa patologia (che è
un vero e proprio disturbo psichiatrico da distinguersi da una generica
vivacità), otto possono essere curati con un trattamento psicologico, ma due
necessitano di un intervento farmacologico. Se l'ADHD non viene riconosciuta, e
di conseguenza trattata con le giuste modalità, quel bambino ha una probabilità
altissima di diventare un adulto che farà uso di stupefacenti». In questo senso
dunque, come fa notare Mencacci, il DSM-V è un grande passo in avanti, alla
condizione che «l'intervento medico tenga sempre conto anche delle altre
modalità di intervento».
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