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La Repubblica.itdel 1 novembre 2010 di
Vera Schiavazzi
I bambini ci prendono in giro
"Usano l'ironia già a 4 anni"
Una ricerca canadese ribalta le teorie sostenute finora sulla capacità dei
piccoli di comprendere i paradossi. E rimette in discussione gli schemi usati da
sempre sull'intera evoluzione del linguaggio infantile
Mamme manager attente: una risata potrebbe travolgervi. I bambini sanno
scherzare, comprendere l'ironia e contraccambiarla fin dalla più tenera età, a 4
anni addirittura, mentre fino a non molto tempo fa psicologi e linguisti
ritenevano che domande retoriche, iperboli e paradossi fossero un’esclusiva
degli adulti, alla quale i più piccoli potevano avvicinarsi non prima dei dieci
anni. Ma uno studio canadese appena pubblicato sul British Journal of
Developmental Psychology e condotto analizzando battuta dopo battuta 350 ore di
dialoghi tra genitori e figli tra i quattro e i sei anni sembra dimostrare il
contrario. I bambini ci guardano, e ci prendono in giro, usando sapientemente un
bagaglio che a tre anni arriva a mille diverse parole, e di lì in poi viaggia
velocissimamente e continua a evolvere in espressioni, sfumature, capacità di
interazione. "Se non fosse così -conferma Irene Vernero, docente di logopedia e
responsabile di centinaia di piccoli pazienti che ogni anno passano in un grande
ospedale come le Molinette di Torino -non sarebbe spiegabile perché bambini
piccolissimi esclamano "che stress!" e subito dopo scoppiano a ridere".
Non sempre i genitori, le madri soprattutto, sanno accogliere col sorriso questa
precoce capacità dei propri figli. "Espressioni come "ora che so che si mangiano
polpette sono un pochino meno affamato" irritano le mamme, che le considerano
sgarbate o credono di essere le sole a poter usare il paradosso -spiega Holly
Recchia, la psicologa canadese che ha condotto la ricerca partendo dagli annunci
di nascita nella regione dell'Ontario e seguendo i bambini passo passo -Al
contrario, imparare a scherzare con i propri figli può essere un ottimo mezzo
per gestire i conflitti educativi".
Ma i nuovi risultati rimettono
in discussione gli schemi usati fin qui dagli esperti sull'intera evoluzione del
linguaggio infantile. Scherzare appare una capacità collegata sia
all'intelligenza personale sia all'ambiente nel quale si cresce, ma resta un "dono"
almeno in parte inspiegabile,
come altre abilità dei bambini. "Mentre la scrittura, la lettura e il contare
richiedono l'apprendimento di nozioni convenzionali, la parola si impara
spontaneamente, per "immersione" nell’ambiente familiare e sociale -spiega Irene
Vernero -Ma alcuni piccoli sembrano acquisire prima e più di altri la capacità
di comprendere che alcune parole o alcune frasi possono far ridere e di usarle
anche quando non posseggono ancora gli strumenti culturali per capirne fino in
fondo il significato". Aver deciso che non si può essere sarcastici prima dei
dieci anni, potrebbe anche essere stato un mero errore scientifico, che ha
resistito in mancanza di adeguati studi sul campo.
A sostenerlo è una delle più
autorevoli studiose italiane, la psicologa dell'età evolutiva Tilde Giani
Gallino. "Osservando i bambini nel loro ambiente naturale, per esempio a scuola
-spiega Giani Gallino -è facile riscontrare che non solo scherzano tra loro e
con gli adulti, ma si pongono anche il problema
che la loro
esagerazione ironica sia colta nel giusto modo dall’interlocutore". Una capacità
che si rivela anche attraverso i disegni: "Abbiamo chiesto a decine di piccoli
allievi delle materne di illustrare qualcosa che avevano inventato e molti hanno
prodotto macchine sofisticatissime in grado di svolgere compiti dal sapore
surreale come tirare nello stesso momento molte palle di neve -racconta Gallino
-Se però il ricercatore mostrava di prendere troppo sul serio l'invenzione, era
spesso il bambino stesso a precisare "sto
scherzando!"".
Tra le mura domestiche, lo studio canadese, ma anche l'esperienza concreta che
viaggia sui blog per sole mamme, parrebbe dimostrare che esiste una proporzione
tra le esagerazioni verbali dei genitori e quelle dei figli. Così la mamma
esasperata che ha l’abitudine di ripetere "quante volte devo dirti...?" dovrà
prepararsi all'ironica risposta "ancora 82". E quella che tenta un insegnamento
morale ricordando al pargolo inappetente la tragedia della fame nel mondo dovrà
imparare ad accettare il suggerimento, scherzoso ma tagliente, di spedire ai
meno fortunati l'arrosto appena cucinato. |