INTERVENTO
DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO
CIAMPI
ALL'INCONTRO
CON I NUOVI UDITORI GIUDIZIARI
Palazzo del Quirinale, 28
febbraio 2005
Signor Ministro
della Giustizia,
Signor
Vice
Presidente
del
Consiglio
Superiore
della Magistratura,
Signori Componenti
della
Commissione
per
il
tirocinio
e
la
formazione
professionale del
Consiglio
Superiore della Magistratura,
Cari giovani
Uditori,
a
tutti
il
mio
cordiale
benvenuto. Un ringraziamento
particolarmente
sentito al Vice Presidente
del
Consiglio Superiore,
Onorevole
Rognoni,
per
il suo saluto
di apertura, che ha messo
a
fuoco
alcuni importanti
problemi connessi all'espletamento
dei
concorsi
e ha
ben
rappresentato
quel
che
il Paese
si aspetta
da
voi.
E'
il
mio quarto incontro
con
gli Uditori
giudiziari: il primo
lo
ebbi nel
novembre
2000,
riprendendo
una
consuetudine che
era
stata
interrotta
per
diversi
anni;
il
secondo e
il
terzo, nel
febbraio
e
marzo
2003.
Ogni
volta ho
visto nei volti
dei
giovani
magistrati entusiasmo
e
insieme
consapevolezza della
importanza
dei
compiti
che
li
attendono
e si apprestano a svolgere.
Anche
oggi
qui vedo
quello
stesso
entusiasmo
e quella
stessa consapevolezza
sui
vostri
volti.
Il
mio
sarà
un
breve
saluto.
Dico
subito che
è
per me
motivo
di
conforto
dare il benvenuto al
Quirinale
a giovani
che ben presto
dovranno
adoperarsi
per
contribuire
a
rendere
efficiente un
sistema
di
giustizia che
da tempo
incontra
difficoltà e che
non
sempre
riesce a
essere
veramente
e
pienamente funzionale e rispondente
alle esigenze della nostra società
civile.
Dà
conforto constatare che
nuove
energie
sono
in arrivo per
intensificare
la
lotta
contro
quello che
-
non mi
stanco di ripeterlo -
è il
nemico
mortale
della
giustizia, la durata eccessiva
dei
processi,
che spinge
i procedimenti, sia civili sia
penali,
a
ridosso del
limite
al
di là
del
quale comincia
il dominio
della
"non giustizia".
Una
giustizia
che
non
arriva, o
che non arriva
in
tempi
ragionevoli,
è
una
giustizia
negata con
grave
lesione
dei
diritti
fondamentali
dei cittadini e dei fondamenti
stessi
della
democrazia.
Ho ancora
vivo
il ricordo delle
frasi
pronunciate
in proposito
dal
Procuratore
Generale presso
la
Corte di
Cassazione nella sua relazione inaugurale
dell'anno giudiziario
in corso.
Auspico
che
le linee
di
mutamento
che
egli ha
indicato
possano realizzarsi in
un
prossimo
futuro.
Mi
riferisco
alla
necessità
di
rivedere e
ripensare
alcune
procedure e all'accelerazione
di
programmi
intesi
a
rendere
più
efficiente
l'organizzazione
giudiziaria
anche
mediante
l'impiego
diffuso
e
razionale
dello
strumento informatico.
Alcuni
segnali
positivi
vengono
dalle
recenti esperienze sul processo
telematico,
che
mi
auguro
possa
avere
in
tempi
brevi
uno
sviluppo
sempre
più
ampio.
il
vostro
ingresso in
Magistratura
costituisce parte
della
realizzazione
del
programma
di aumento dell'organico
dei
magistrati.
Sono
stati
banditi
nuovi
concorsi
che
spero
possano
essere
svolti
al
più presto
e con riferimento
ai quali
ritengo necessario richiamare
l'attenzione
sia del
Consiglio Superiore sia
del
Ministero
perché la
durata
delle procedure
concorsuali sia la più
breve
possibile.
Al
vostro
ingresso
in
Magistratura
fa seguito ora
il
periodo di
tirocinio,
che
è
il
primo
atto
del
processo
di formazione
che
accompagnerà
costantemente
la vostra
carriera.
La
vostra
formazione
acquista
oggi una dimensione
più
ampia
nel
quadro
europeo
in
cui l'attività
dei magistrati è destinata
a
svolgersi.
Ho
apprezzato, al
riguardo,
l'attenzione che il Consiglio
Superiore
ha riservato,
nella
programmazione dei corsi,
ai
temi
connessi
allo
sviluppo
dello
spazio
giuridico
europeo.
Un riscontro
importante
di
questa
attenzione
è
dato dalla attribuzione
al
Consiglio
Superiore
della
Presidenza della Rete
Europea
dei
Consigli
di Giustizia, che
ha
avuto
la
sua
consacrazione
proprio nella
sede
istituzionale dello
stesso
Consiglio
il 20
maggio
2004.
La
Costituzione
europea,
che
i Paesi
membri
dell'Unione
si
apprestano
a ratificare,
fa
riferimento
esplicito
alla necessità di forme
di
cooperazione
sempre
più
intense,
anche in
vista
del
riavvicinamento delle
normative,
pur
nel
rispetto
delle particolari
culture
giuridiche.
Non
dovete
mai
perdere di
vista
che
questa è
ormai
la
cornice
stabile
che racchiude
l'ambito della vostra attività di
magistrati.
Indubbiamente, sul
problema
della
formazione,
bisognerà
attendere
gli
esiti di
un
progetto
di
riforma
che
è tuttora
in fase di
elaborazione. Ma è
questo
un
punto
che,
al di
là
di
soluzioni
di problemi
particolari,
vede
una sostanziale
condivisione
delle finalità
perseguite
in
ogni
sede,
dal
Parlamento
al Ministero
della Giustizia, al
Consiglio Superiore. Una
parte
non secondaria della
formazione
riguarderà
la tecnica
di redazione dei
vostri
atti,
la
quale -
già
nei
codici
si
trovano
precisi
riferimenti
a
questo
riguardo
- dovrà
essere
improntata
a
criteri di
chiarezza
e
di
sintesi,
in grado
di
rafforzare
nei destinatari
della
vostra
attività la
convinzione
della certezza del
diritto.
ho
già
detto ai
vostri
colleghi
che
vi hanno
preceduto in analoga cerimonia
di
incontro e
desidero
ripetere anche a voi
oggi
che,
nell'esercizio
dell'attività
alla
quale
avete
scelto
di
dedicarvi,
potrete
trovare
soltanto nell'intimo
della
vostra
coscienza la
risposta finale ai
problemi, ai dubbi che
dottrina
ed
esperienza professionale, da
sole,
non
sono sempre
in
grado di
risolvere.
Sia,
quindi,
la
coscienza
il riferimento
ultimo del
codice
deontologico
della
vostra
nobile
professione.
E
questo
vale per
ogni
uomo,
soprattutto
per
chi sia
investito
di incarichi
istituzionali.
La
Costituzione detta
regole
chiarissime sulla salvaguardia
della vostra funzione:
autonomia
e
indipendenza da ogni altro
potere
(articolo
104)
e
soggezione alla sola
legge
(articolo
101).
Sappiate,
però,
che
i primi
garanti
della autonomia
e
della
indipendenza del vostro
lavoro
dovete
essere
voi
stessi,
con
la
vostra
condotta, ispirata
a
coraggio e
umiltà,
sempre
attenta
ad
evitare comportamenti
non
conformi
all'etica
della missione
a voi affidata
e pronta
a riconoscere gli errori
eventualmente
commessi.
Ha scritto Voltaire
(Trattato sulla
tolleranza) che "l'onore
dei
giudici
consiste, come
quello
degli altri
uomini,
nel
riparare i
loro errori".
Le
sentenze, le
requisitorie,
le
ordinanze e tutte
"le
pronunce
degli Organi
giudiziari
di ogni
ordine
e grado
possono
essere criticati anche
con toni
forti":
così si è
espresso
più volte,
anche
all'unanimità,
il Consiglio Superiore
della Magistratura,
aggiungendo
che "l'esercizio
del diritto
di
critica non
deve
tradursi
tuttavia
in prese
di
posizioni
tali da
delegittimare
l'attività
giudiziaria".
In
occasione
dell'insediamento
del Consiglio
Superiore
della Magistratura
attualmente
in
carica
ho ribadito che la
stabilità
delle
Istituzioni "si
fonda
sulla
divisione
dei
poteri e
sul
rispetto
pieno e
reciproco
delle funzioni di ciascuno.
Sicché
sta ai
magistrati
così come
a tutti
coloro
che sono
investiti
di pubbliche responsabilità non
travalicare
i
confini
istituzionali e non
alimentare
le tensioni".
Il
Paese
può e
deve
contare su
questa serenità
e su
questo
superiore equilibrio, per
preservare
il quale
dovete sempre
sapere
anestetizzare
le
vostre
reazioni,
anche
davanti ad
attacchi
avvertiti
come
ugualmente
diretti
alle persone
o all'intero
ordine
giudiziario.
E'
questo
l'unico
modo
non soltanto
di
essere ma
anche
di apparire
autonomi
e
indipendenti, rafforzando
con ciò
stesso
la fiducia
dei
cittadini nella giustizia.
Per
parte mia, sarò
sempre
garante
attento e severo dell'autonomia
e dell'indipendenza
e
strenuo
difensore del
prestigio della
Magistratura.
L'auspicio
che
ancora
oggi formulo
è che
tra
Parlamento, Governo
e
Consiglio Superiore
della Magistratura si
svolgano
sempre
e
soltanto confronti
e dialoghi
costruttivi
su
tutti
i temi
cruciali
concernenti il
sistema Giustizia.
Occorre
ogni
sforzo per
rasserenare
il clima.
***
Ma
oggi è
per voi
soprattutto un
giorno
di
augurio.
Sappiate sempre
essere
degni
del prestigio
della
vostra
funzione. Iniziate da
subito
a
svolgere con
intensità
e riservatezza
l'impegno
professionale,
nella consapevolezza di
quanto
sia essenziale
il
vostro compito
per la
realizzazione
concreta
dei principi
di democrazia,
libertà,
eguaglianza
e legalità
consacrati nella
nostra
Costituzione.
A tutti un
fervido
augurio
di buon lavoro,
con il
mio
saluto
più cordiale!